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Discussione: Sud libero

  1. #1
    Mannysta
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    Predefinito Sud libero

    Ciao a tutti, vorrei sapere perchè il Sud non riesce ad avere un partito importante per l'indipendentismo, eppure siete in tanti, al Nord ma anche all'estero. Voi volete l'indipendenza.

    Spero di ricevere numerose risposte senza il personaggio di turno che inizia a dire terroni o polentoni, ciao.

  2. #2
    Sospeso/a
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Leader
    Ciao a tutti, vorrei sapere perchè il Sud non riesce ad avere un partito importante per l'indipendentismo, eppure siete in tanti, al Nord ma anche all'estero. Voi volete l'indipendenza.

    Spero di ricevere numerose risposte senza il personaggio di turno che inizia a dire terroni o polentoni, ciao.
    Io voglio che l'Italia stia bene dappertutto!!!
    Che le ricchezze per risolvere le povertà vengano distribuite equamente col patto di Solidarietà!
    Che senso ha avere un Sud Indipendente per poi essere invasi - tempo al tempo - e colonizzati ancora una volta da altri che stanno male?

    ...ma ciò non toglie che non ci debba essere l'interindipendenza fra Regioni!...ma senza buffonate di inni nazionali (non lo fanno gli svizzeri!...e dove, in Italia sarebbero poche le Regioni che ne avrebbero il diritto - quindi: laissez tombez!...per non creare maggiori casini, per intanto!). In più, lo Stato dovrebbe riconoscere pubblicamente la colonizzazione del Regno delle Due Sicilie da parte dei Piemontesi!...In fondo è stato l'unico Regno con sovrani italiani ad essere stato invaso, al contrario del Veneto!...e come qualche esimio professore italiano e Meridionale ha proposto: magari di sventolare anche la bandiera dell'ex Regno insieme a quella italiana ed europea come fanno negli Usa con la bandiera Dixie!!!
    La nostra storia non ha niente a che vedere coi modelli anglosassoni!...per esempio, la Scozia presa da Bossi!...ecco perché all'estero la lega non viene presa in considerazione! mentre in Italia campa sui "fattori umani emozionali" con insistere nel creare un nemico nei Meridionali nelle istituzioni del Nord senza andare - da ignorante o consapevolmente - alla ricerca della causa del perché si è arrivati a questa situazione! Vuole creare a tutti i costi una "identità padana" con le sue fasulle carte geografiche!
    L'Italia di oggi, non è nient'altro che ancora quella del 1859 sotto molti aspetti...specialmente quello geografico! e c'era anche una forte componente identità italiana, anche se non viene riconosciuta al popolo!...ma al Sud, l'essere italiani era ieri prima del "disastro unità" ed è oggi una cosa che non si mette in discussione....e questo lascia pure l'amaro in bocca poiché a 146 anni non ci si capaciti ancora di come possiamo essere così distanti fra italiani dopo 2 guerre mondiali, immigrazioni a iosa...ecc
    Anzi, è già qualcosa che Bruxelles fà le paghe ai vostri italiani parlamentari!!!che rifiutano di essere italiani e sobillano la popolazione a non essere italiani e intanto se ne vanno in giro con quale passaporto?
    Farsi bene i conti per non fare la fine dell'ex Yugoslavia!!!(ma solo al Nord, però).

  3. #3
    Mannaggia 'a marina
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    Citazione Originariamente Scritto da Leader
    Ciao a tutti, vorrei sapere perchè il Sud non riesce ad avere un partito importante per l'indipendentismo, eppure siete in tanti, al Nord ma anche all'estero. Voi volete l'indipendenza.

    Spero di ricevere numerose risposte senza il personaggio di turno che inizia a dire terroni o polentoni, ciao.
    Il problema di fondo è che siamo molti ma non abbastanza, poi ci sono troppi litigi tra i vari movimenti che si presentano frammentati e poco credibili. Ci vorrebbe inoltre qualcuno veramente carismatico che riescisse a coinvolgere le persone ed a far conoscere la causa.

  4. #4
    Sospeso/a
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    http://www.itccarli.it/carlcarlpa.php


    La targa che il comune di Trieste posò
    nel corridoio della scuola nel 1965

  5. #5
    Sospeso/a
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    http://fermi.univr.it/iperstoria/rub...sti/testi2.htm

    Abstract
    Le rivendicazioni autonomistiche italiane hanno fondamento nelle trasformazioni epocali che stiamo vivendo / Guerra fredda e grandi organizzazioni internazionali hanno indebolito gli stati nazionali / Rapporto ambivalente e contraddittorio degli Italiani con la loro identità nazionale / Per tutti gli anni Ottanta, le rivendicazioni localiste non hanno avuto rilevanti consensi / La Lega ha dato voce ai pregiudizi antimeridionalisti diffusi nel Nord / Efficacia del linguaggio antimeridionale della Lega / Dalla "questione meridionale" alla "questione settentrionale" / Dalla crisi del modello fordista alla reindustrializzazione basata sulla piccola impresa a base famigliare, cui la Lega ha offerto rappresentanza politica / La protesta fiscale, cavallo di battaglia / La Lega ha coniugato l'etnonazionalismo con il populismo / Doppia polarizzazione: orizzontale (Nord -Sud) e verticale (piccola impresa - grande industria) / Crescita dei sentimenti di appartenenza padana: rituali di massa e iniziative simboliche.
    SOMMARIO

    1. Globalizzazione e localismo
    2. Nord e sud
    3. Classi sociali e territorio
    4. Nordismo e populismo
    5. Patriottismo padano e iniziativa politica

  6. #6
    gronk
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    Citazione Originariamente Scritto da Leader
    Ciao a tutti, vorrei sapere perchè il Sud non riesce ad avere un partito importante per l'indipendentismo, eppure siete in tanti, al Nord ma anche all'estero. Voi volete l'indipendenza.

    Spero di ricevere numerose risposte senza il personaggio di turno che inizia a dire terroni o polentoni, ciao.
    _____________________________________

    Ma quale indipendentismo???? a terroncello legaioloslavo, l'indipendentismo vai a organizzarlo in bosnia o albania, le terre dei tuoi avi!
    ciao terun europeo!

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da gronk
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    Ma quale indipendentismo???? a terroncello legaioloslavo, l'indipendentismo vai a organizzarlo in bosnia o albania, le terre dei tuoi avi!
    ciao terun europeo!

    Eh eh, salve Gronk
    2010:

  8. #8
    Gaeta resiste ancora!
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    Citazione Originariamente Scritto da Leader
    Ciao a tutti, vorrei sapere perchè il Sud non riesce ad avere un partito importante per l'indipendentismo, eppure siete in tanti, al Nord ma anche all'estero. Voi volete l'indipendenza.

    Spero di ricevere numerose risposte senza il personaggio di turno che inizia a dire terroni o polentoni, ciao.
    perche noi siamo un popolo vinto, perchè hanno cancellato la ns memoria storica:
    chiedi in giro ai meridionali se conoscono giacinto de sivo, il principe di canosa, i lager di fenestrelle, se sanno la storia delle Due Sicilie nel perido borbonico e anke precedentemnte, chiedi se consocno Fra Diavolo e il Cardinale Ruffo, la modernizzazione di Ferdinando II, la verità sul periodo spagnolo etc etc
    Ecco, come diceva un canto dei briganti, la nostra gente:
    nu sape bbuon qual'è 'a verità
    'o ver lup è 'o piemontese che avimmà scaccià !

    Agli unitarsiti, vi rispetto xkè siete in buona fede, anke io sarei x salvaguardare l'unità, ma deve finire questa situazione. Nn è giusto che un terzo del "sistema Italia" sia sistematicamente la cenerentola delle nazione. Altrimenti è mgl "divorziare" civilmente, dato che nei tempi in cui ci si amministrava noi, si viveva meglio, in base, ovviamnete, agli standard di quel periodo.
    Ma l'iTalia è stta iùunificata dal Nord ai danni del Sud, qstt meccanismo nn si è + interrotto, negare qst fenomeno è vuota retorica.
    La Nazione Italia può esistere (come è esistita per lunghi secoli) divisa in più stati... lo stato italiano è morto, W l'Italia chè èè immortale !


  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da gronk
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    Ma quale indipendentismo???? a terroncello legaioloslavo, l'indipendentismo vai a organizzarlo in bosnia o albania, le terre dei tuoi avi!
    ciao terun europeo!
    Calma.

  10. #10
    Gaeta resiste ancora!
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    Fernando Ritter

    da: "La via mala"

    Alla fine degli anni '60 vi erano ufficialmente, sparsi attraverso il mondo, 6 milioni di individui in possesso di passaporto italiano. Di questi, oltre 2,4 milioni vivevano in Europa: 900 mila in Francia, 700 mila in Svizzera, 400 mila in Germania, 250 mila nel Benelux, 150 mila in Gran Bretagna. In realtà, il numero degli italiani all'estero era allora sensibilmente superiore alla cifra ufficiale, in quanto da essa erano stati esclusi tutti coloro che, nel corso degli anni, avevano rinunciato o dovuto rinunciare alla propria cittadinanza originaria. Innumerevoli quindi sono stati gli italiani costretti a prendere la via dell'esilio per cercare, all'estero, quel pane che veniva loro negato in patria. Ciò avvenne precisamente da quando, conquistato dai piemontesi il Regno delle due Sicilie, cominciò in nome dell'Unità d'Italia, il pesante saccheggio del più vasto, più potente e più ricco Stato della Penisola; di quello Stato che poteva vantarsi di un'amministrazione pubblica modello e di un patrimonio aureo di poco inferiore al mezzo miliardo di lire oro, più che doppio di quello complessivo degli altri Stati d'Italia. Stato pacifico che, tra l'altro, non conosceva la coscrizione obbligatoria e la leva in massa, e che si era posto all'avanguardia del progresso tecnico; a esso i Borboni avevano dato la prima ferrovia in Italia, la prima nave a vapore, il primo telegrafo elettrico (sia pure sperimentale) e, alla sua capitale, l'illuminazione a gas, con 10 anni d'anticipo sulle altre città della Penisola. Stato dove non attecchì la grande usura, che vide anzi fallire il ramo dei Rothschild che si era stabilito a Napoli. L'Unità d'Italia, per il Meridione, significò il crollo della sua agricoltura e quello delle sue industrie -già più sviluppate e floride di quelle del Nord - con conseguenze che si fecero sempre più gravi e tragiche per le popolazioni.
    L'Unità portò anzitutto alla completa rovina dei contadini, considerati sino alla conquista legalmente inamovibili dalle terre feudali, ecclesiastiche e comunali da loro coltivate, nonché proprietari di quelle coloniche; contadini praticamente esenti da doppie imposizioni e tributi, e da qualsiasi servitù militari. L'incameramento di queste terre, in ossequio ai nuovi principî, da parte del demanio piemontese, la loro messa in vendita, il loro acquisto, furono il trionfo degli speculatori, degli usurai, dei manipolatori di ogni specie, locali e piovuti dal Nord, i quali - sotto la protezione di un esercito di occupazione forte di 120 mila uomini e che, in 10 anni, bruciando paesi e paesani, massacrò 20 mila contadini in lotta per il pane, gabbandoli per briganti -diventarono, con l'ausilio di leggi non meno infami di coloro che le applicavano, i padroni inesorabili del contadino. Questi, messo nell'impossibilità materiale di pagare le tasse e i balzelli imposti da un Piemonte in eterno disavanzo finanziario, si vide portare via le scorte, gli attrezzi, la capanna, il campo; e ciò non da un feudatario "spietato", ma dal borghese "liberale". Così il contadino dell'ex reame delle Due Sicilie, il quale dal 1830 al 1860 aveva fruito di una condizione economica assai migliore di quella dei lavoratori della terra del resto della Penisola, si vide con l'Unità depredato addirittura anche del lavoro. E questo in quanto i nuovi proprietari della terra - introducendo colture industriali (agrumi e ulivo) in sostituzione di quelle che coprivano il fabbisogno alimentare e tessile delle popolazioni locali, contadine e cittadine - non ebbero che una preoccupazione: quella di realizzare sempre maggiori profitti finanziari, pure a totale scapito del lavoro (l'industrializzazione di quei tempi!). Così le campagne del Mezzogiorno, sacrificate all'industrializzazione agricola locale e tradite dalla politica per lo sviluppo delle manifatture del Nord, non furono più nella possibilità materiale, come lo erano state nei secoli, di assicurare alla popolazione del Sud, anche delle città, neppure la propria alimentazione. E fu lo sfacelo [1]. Si interruppe in conseguenza - tra l'altro - la corrente migratoria della mano d'opera, che sino allora si era spostata dal Nord al Sud, mentre i contadini meridionali, cacciati per fame dalle loro terre, furono costretti alla fuga verso il Nord e l'estero. Fenomeno che non tardò a trasformare l'intera Penisola in una immane colonia di sfruttamento umano, dove nuovi negrieri razziavano ogni anno, non più africani, ma un crescente contingente di disperati bianchi, il cui numero salì progressivamente da 107 mila - media annua del periodo 1876 -1880 - a 310 mila, media annua del periodo 1896 -1900, a 554 mila, media annua del periodo 1901-1905, a 651 mila, media annua del periodo 1906-1910, a 711 mila nell'anno 1912, a 872 mila nell'anno 1913, anno di vigilia della prima guerra mondiale, che troncò questa tratta, sino alla fine delle ostilità, per fornire carne da cannone, in abbondanza, alle offensive, negazione della strategia, di un altro piemontese. Nessun documento meglio di queste cifre potrebbe illustrare i risultati economici, sociali e umani della politica della borghesia italiana "liberale" di quegli anni. Borghesia che doveva trovare in Giovanni Giolitti il suo personaggio più rappresentativo, diventato direttamente o - per pochi mesi - tramite i suoi luogotenenti Fortis e Luzzato, dal 1903 al marzo 1914 capo del governo e, attraverso la burocrazia e la corruzione, padrone assoluto del Paese. Politica che costrinse, nell'ultimo biennio dell'era giolittiana, oltre un milione e mezzo di italiani a emigrare; più della metà dei quali oltre Atlantico, verso l'inferno delle fazende brasiliane, delle miniere e ferriere della Pennsylvania, dei mattatoi di Chicago, degli angiporti e dei bassifondi di Buenos Aires e di New York; caricata per maggior utile degli armatori del Nord, in condizioni di poco meno disumane di quelle fatte all'inizio del secolo scorso dai negrieri agli schiavi portati sui mercati delle due Americhe.

    [1] Codificato dalle leggi protezioniste del 1887 a favore delle industrie del Nord.





    PRIMA

    1735 – Prima cattedra di astronomia in Italia (Università di Napoli a Pietro De Martino)
    1737 – Primo teatro nel mondo (San Carlo a Napoli)
    1754 – Prima cattedra di Economia nel mondo (Università di Napoli ad Antonio Genovesi)
    1762 – Fondazione Accademia di Architettura (tra le prime d’Europa)
    1774 – Istituzione della motivazione delle sentenze (G.Filangieri)
    1781 – Primo codice marittimo del mondo (Michele Iorio)
    1782 – Primo intervento in Italia di Profilassi Anti-tubercolare
    1783 – Primo cimitero d’Europa ad uso di tutte le classi sociali (Palermo)
    1786 – Più grande cantiere navale d’Italia e del Mediterraneo (Castellammare 2000 operai)
    1792 – Primo Atlante Marittimo nel mondo (scuola di cartografia napoletana)
    1801 – Primo museo Mineralogico del mondo
    1807 – Primo Orto botanico in Italia a Napoli
    1813 – Primo Ospedale Psichiatrico italiano (Aversa)
    1818 – Prima nave a vapore del mondo (Ferdinando I)
    1819 – Primo Osservatorio Astronomico in Italia (Capodimonte)
    1820 – Primo codice militare d’Italia
    1832 – Primo ponte sospeso in ferro in Italia (fiume Garigliano)
    1832 – Primo Stato italiano a dotarsi di un Ufficio Centrale di Statistica
    1839 – Prima ferrovia e prima stazione in Italia, terza in Europa (Napoli-Portici)
    1839 – Prima illuminazione a gas di una città italiana e terza in Europa (Napoli)
    1840 – Prima fabbrica metalmeccanica d’Italia (Pietrarsa con 1050 operai)
    1841 – Primo centro sismologico in Italia (Ercolano ing.Gaetano Fazzini)
    1841 – Primo sistema di fari lenticolari a luce costante in Italia (Nisida)
    1843 – Prima nave da guerra a vapore d’Italia (pirofregata Ercole)
    1844 – Primo Osservatorio Meteorologico in Italia (falde del Vesuvio dott. Melloni)
    1845 – Prima locomotiva a vapore costruita in Italia (stabilimento di Pietrarsa)
    1848 – Primo Stato italiano a concedere la Costituzione (29 gennaio)
    1852 – Primo Telegrafo elettrico in Italia
    1852 – Primo Bacino di Carenaggio in muratura in Italia (porto di Napoli)
    1852 – Primo Piroscafo della penisola italiana ad attraversare l’Atlantico (il Sicilia della società di
    navigazione del palermitano Salvatore De Pace)
    1852 – Primo esperimento di Illuminazione Elettrica in Italia (Capodimonte)
    1856 – Premio per il terzo paese al mondo in sviluppo industriale (Parigi Esposizione Internazionale)
    1856 – Primo Sismografo Elettromagnetico nel mondo (arch. Luigi Palmieri)
    1859 – Primo Stato italiano per produzione di guanti (700.000 dozzine di paia ogni anno)
    1860 – Prima flotta mercantile e militare d’Italia
    1860 – Prima nave ad elica in Italia (Monarca)
    1860 – Più bassa percentuale di mortalità infantile d’Italia
    1860 – Più alta percentuale di medici per abitante d’Italia
    1860 – Primo piano regolatore in Italia (città di Napoli)
    1860 – Minor carico Tributario Erariale in Italia
    1860 – Maggior quantità di lire-oro tra tutti i Banchi Nazionali Preunitari (Banco delle Due Sicilie 443
    milioni sui 668 milioni del totale: 66.3%)
    1860 – Prima borsa merci e seconda borsa valori d’Europa
    1860 – Maggior numero di società per azioni in Italia
    1860 – Miglior finanza pubblica tra gli stati preunitari
    1860 – Rendita dello stato quotata alla Borsa di Parigi al tasso del 12%
    1860 – Tasso di sconto più basso della penisola (5%)
    Primi assegni bancari della storia economica
    Primo sistema pensionistico con ritenute del 2% sugli stipendi (S.Leucio)
    Prima cattedra di Psichiatria
    Prima cattedra di Ostetricia e osservazioni chirurgiche
    Primo corpo di Pompieri in Italia

    ALTRE REALIZZAZIONI

    1740 – Inizio attività delle celebri manifatture di Capodimonte (lavorazione ceramica)
    1748 – Fondazione Università di Altamura (Terra di Bari)
    1748 – Costruzione del Real Albergo dei Poveri a Napoli (5000 posti letto)
    1757 – Inizio attività della Real Fabbrica d’Armi di Torre Annunziata
    1764 – Inaugurazione dell’Acquedotto di Maddaloni detto “Carolino”
    1768 – Inaugurazione del complesso siderurgico di Mongiana (VV)
    1774 – Completamento dei lavori per la costruzione della Reggia di Caserta
    1776 – Inizio attività del celebre setificio di S.Leucio
    1784 – Istituzione del Porto Franco a Messina (abolito nel 1879)
    1787 – Fondazione della Scuola Militare Nunziatella
    1835 – Costruzione del Ponte sospeso in ferro sul Fiume Calore
    1841 – Istituzione dell’Amministrazione Generale delle Bonificazioni (bonifiche del Volturno 15000ha,
    del Sarno, della Piana del Sele, delle paludi Sipontine, del golfo di Policastro, della piana di
    Bivona e dei dintorni di Brindisi)
    1845 – Risanamento del debito pubblico (ministro delle finanze D’Andrea)
    1847 – Fondazione della colonia agricola di S.Ferdinando di Puglia (FG), dopo la bonifica della zona
    1855 – Collegamento telegrafico tra Napoli e Roma, Parigi, Londra


 

 
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