Nelle borgate...CI SIAMO!
Dal popolo, per il popolo. La presenza dei ragazzi della Fiamma attraverso associazioni sportive e movimentismo si sente!La palestra popolare Primo Carnera si sviluppa piano piano....avanti così!
I mejo fichi della Primo Carnera
Racconto del viaggio all'interno di una struttura che si presenta "romanamente" e che mette sul suo vessillo concetti come durezza, sacrificio, lotta e bellezza, tipici del pugilato
Da un paio di mesi i muri dei nostri quartieri sono coperti da un manifesto “particolare”: quello della Palestra Sociale Primo Carnera. L’indirizzo politico è ben evidente sia dalla posa del noto pugile, ripreso mentre saluta romanamente, sia, soprattutto, dal logo della Fiamma Tricolore. L’interesse per la palestra non nasce da un interesse politico, ma dal termine “sociale”. Per questo siamo andati a visitare questo spazio occupato per capirne funzioni e prospettive. Devo ammettere di esserci andato un po’ insicuro perché, pur non credendo troppo ai “sentito dire”, molti mi avevano detto di stare attento. Appena arrivato, però, ho trovato un responsabile disposto a far due chiacchiere: “Lo spazio è stato occupato più di un anno fa ma l’inaugurazione è stato possibile farla solo il 13 maggio scorso”. Chiedo il perché del termine sociale e mi viene risposto che basta guardare il quartiere, la palestra è in una traversa di via Cervi, per capire come non esistano centri aggregativi o palestre con prezzi accessibili a tutti. “Tutti?” – un po’ stupito – “in fin dei conti i manifesti della Fiamma Tricolore non sono una discriminante?” – “Beh ovvio che preferiamo avere come “utenti” la mejo gioventù (!!!) però non è che chiediamo la tessera del partito a chi entra e poi la scelta del pugilato non è solo la scelta di uno sport che tira…”, “Ma?” “Beh, per noi la vita è una lotta” “Cioè?” “Ogni giorno” – risponde – “viviamo la vita come una sfida per migliorare e contro tutto ciò che riteniamo indegno; il pugilato racchiude questo spirito: durezza, sacrificio, lotta, e, perché no, bellezza tutto, comunque, con il sorriso sulle labbra, quindi diciamo che la selezione è, un po’, automatica”. Onestamente di bellezza non è che ne vedo tanta mentre di sorrisi tutti sembrano esserne, sorprendentemente, pieni quasi che, pur non conoscendomi, avessero voglia di farmi sentire accettato e partecipe del loro sudore. “Ma non è che questa palestra è una fucina di picchiatori?” Il mio interlocutore sorride e “beh non è che ci tiriamo indietro quando si tratta di difendere noi stessi e il quartiere, ma picchiatori proprio no…se pensi che organizziamo squadracce o pestaggi hai sbagliato posto…”. Ci salutiamo davanti a una birra e mi chiede d’iscrivermi. Gli rispondo che ci penserò su. Ma, poi, mi accorgo che su un muro c’è un manifesto della RSI…





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