Venezuela, cambia il vento per Chàvez?

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Dimissioni del ministro della Difesa. Poi quelle del ministro dell'Ambiente. Infine lascia anche il numero uno del Banco del Venezuela
Tensione a Caracas. Dopo la chiusura di Rctv la popolazione è in fermento. Manifestazioni studentesche, organizzate soprattutto dagli universitari, stanno attraversando diverse città del paese.
Una partecipazione massiccia contro la decisione presa dal Conatel (Commissione nazionale per le telecomunicazioni) di chiudere Rctv, la più antica televisione del paese.
Ma per le strade sono scesi anche i fedelissimi elettori del presidente Chàvez, per difendere le scelte del governo.
Da registrare, purtroppo, anche la morte di un ragazzo di 15 anni ferito durante gli scontri fra oppositori di Chàvez e suoi sostenitori avvenuti durante una manifestazione nella città di Merida, nella zona settentrionale del Paese.
A Caracas la polizia ha dovuto disperdere i manifestanti d'opposizione, grazie all'utilizzo di gas lacrimogeni, che stavano raggiungendo a piedi la sede del Conatel. Dopo poco i manifestanti sono stati attaccati con una fitta sassaiola da alcune frange di sostenitori del governo. Insomma, un paese in subbuglio da una parte e dall'altra.
Le manifestazioni degli ultimi giorni, che alimentano la polemica sulla libertà di stampa e di espressione in Venezuela, non sono l'unico problema in vista per il presidente bolivariano.
E' notizia delle ultime ore, infatti, che sia il vice presidente della Repubblica, nonché ministro della Difesa, Ramon Carrizales e sua moglie, Yuvirì Ortega, ministro dell'Ambiente hanno rassegnato le dimissioni dall'esecutivo. Dimissioni che sono state accettate da Chàvez. Motivo? Sembra che alla base della decisione della coppia ci siano solo ed esclusivamente "ragioni personali". C'è dell'altro. Un altro uomo abbandona il suo incarico prestigioso. Si tratta del presiedente del Banco de Venezuela Eugenio Vazquez Orellana.
Stando alle dichiarazioni, almeno quelle ufficiali, della prima ora sembra che Orellana abbia preso la decisione dopo accertamenti clinici che avrebbero evidenziato un deficitario stato di salute.
Per molti, però, non sarebbe andata così. Alla base della rinuncia, infatti, ci sarebbe un'evidente distanza dalla politica economica del nuovo ministro dell'Economia Finanza e Pianificazione, Jorge Giordani. Orellana verrà sostituito da un uomo di fiducia del governo che fino a qualche ora fa era considerato il braccio destro dell'ascoltatissimo Ramon Carrizales, oggi dimissionario.

"Nelle ultime ore ciò di cui maggiormente si discute a Caracas è la possibile radicalizzazione dell'esecutivo venezuelano che porterebbe a un rapporto ancora più stretto con Cuba sul piano della difesa. Cioè con la presenza di generali cubani all'interno del comando venezuelano. Tutto questo ha generato malessere nelle forze armate di Caracas. Malessere che ovviamente all'interno dell'esecutivo era espresso dal ministro della Difesa. In questo momento il presidente Hugo Chàvez sta ridefinendo le proprie alleanze. Insomma, tutto questo dimostra che un'ala dell'esecutivo, quella più moderata, abbandona la partita. Poi tutti ovviamente hanno accettato la motivazione ufficiale delle dimissioni per motivi personali" racconta il direttore dell'Icei Alfredo Luis Somoza.
"Le dimissioni del numero uno del Banco del Venezuela, invece, devono essere viste sotto l'aspetto economico. Il paese si sta dirigendo verso una crisi economica notevole. Il fattore di crescita che era legato quasi esclusivamente al petrolio, sta rallentando notevolmente. Il momento magico del paese legato all'oro nero credo sia terminato. Negli ultimi cinque anni le infrastrutture non sono state aumentate. Nessun tipo di infrastruttura soprattutto quelle necessarie alla produzione e all'esportazione di energia elettrica e petrolio. E i proventi del greggio sono stati utilizzati più per sostenere i governi amici dell'America Latina che a rinnovare le infrastrutture. Poi c'è un secondo punto che è strettamente economico. Da qualche tempo il governo non sta più cercando il dialogo con gli investitori tradizionali presenti in Venezuela ma sta procedendo a forza di nazionalizzazioni di attività economiche senza essere in grado di gestirle. Soprattutto, però, continuando su questa strada estromette il Paese da quelli appetibili per gli investitori. Quindi il governo non investe in aggiornamento infrastrutturale e in servizi e dall'altra parte allontana gli investitori esteri. Tutto questo, sommato al deficit energetico e al fatto che il 60 percento della popolazione venezuelana era sotto la soglia di povertà e vi è rimasta, non fa vedere un futuro roseo. Ad ogni modo questa serie di dimissioni devono essere vista sotto l'ottica politica anche se sono state spacciate per decisioni personali. Anche se sembrano innocue queste ultime dimissioni sono il più forte campanello d'allarme che il governo di Chavez abbia ascoltato negli ultimi tempi. Si iniziano a sentire opinioni diverse da quelle del presidente sia in merito alla collocazione strategica del Paese sia dal punto di vista economico. A mio avviso non si tratta più di mettere in discussione la figura del leader ma di sicuro all'interno dello schieramento chavista in molti si stanno chiedendo dove sta andando il Venezuela. Insomma, io credo che gli ultimi avvenimenti politici siano molto più importanti di quello che ci vogliono far credere" conclude Somoza.

Alessandro Grandi

PeaceReporter - Venezuela, cambia il vento per Chàvez?