La musica totale è la perfetta fusione di ritmo, timbro, armonia e melodia: Grand Wazoo (numero 2, diciamo così) di Frank Zappa, dall’album “Lost Episodes”: il puntillismo sintetico, assoluto e definitivo. Webern suonato da Derek Bailey, con la voce umana, poi distorta, a rompere i coglioni. Tappe intermedie, Les Marteaux sans maitre, Earl Brown e Donatoni (suonati da Charlie Parker, Eric Dolphy e Ornette Coleman).
L’elettronica consente fusione dei timbri, suddivisione del ritmo, dilatazione della melodia e combinazioni armoniche infinite, con tutte le sfumature possibili, anche in termini di intervallo (dodecafonia e atonalità), di durata (influenza del jazz), di colore (influenza hippy), sapendo ironizzare su di esse, come ha sempre fatto Zappa, unendo Gerry Garcia ed Emerson con Harry Partch e Nancarrow, oltre che i Beatles con i Gentle Giant, oltre a tutto il resto, in una continua “presa d’atto” di ciò che appare meglio, eliminando via via le scorie della storia e dello storico.
E’ ora possibile, sia aggregare in sintesi tutti i timbri naturali, sia scomporli negl’infiniti elementi di una sfumatura.
Una visione del suono estremamente più ricca dell’elettronica Darmstadt degli anni ’50, data dall’influenza, oltre che dell’impressionismo, del fauvismo e dell’espressionismo (Debussy, Strawinsky, Schoemberg), del rock elettrico ed elettronico, progressivo e della psichedelia, e della sua ricerca di timbri ad effetto, ma anche di piccole nuove sonorità, di buon gusto e ritmicamente sostenute (Gentle Giant, appunto).
Il folklore fa la sua parte, se non rimane folklore. Prendendo dai primi assoli “siciliani” di Zappa, alle più propagandistiche reminiscenze bartokiane dello stesso Emerson (si veda la versione del brano di Ginastera).
Canterbury al punto più alto è la musica leggera della nuova tendenza (Hatfield and the North, National Health), con Gowen che la fonde con Bill Evans.
A differenza della vecchia avanguardia, la nuova musica è’ bella, in sè, e piacevole per chi l’ascolta, a livello mentale, quanto corporeo.
Rifiuta tutto quel che è greve e ottuso, scansioni ritmiche pesanti, il rumorismo non mediato, la lagna e la canzone sfacciata.
Può concedersi lievi, in tutti i sensi, strizzatine d’occhio, per favorire l’identificazione del e da parte del pubblico. Le strizzatine d’occhio indicano il target, sicchè per massimizzare occorre strizzare l’occhio in tutte le direzioni: per questo è necessario che siano lievi.
Problema delle citazioni e del ricorso alla maniera esplicita. L’ideale è che non ve ne siano, si può alludere, riconoscendo la pari dignità delle fonti di ispirazione. In caso contrario, si entra nel genere comico, basta saperlo.
Tutto ciò segna la sconfitta storica di John Cage, perchè, aveva ragione il pubblico, i suoi silenzi erano davvero ridicoli, imbarazzanti per lui, per la sua incapacità di guardarsi attorno.
Si chiude così il ciclo novecentesco, e non si sa se se ne apre un altro. Forse si tratta di ricominciare da capo, partendo dalle “particelle elementari”: qualcuno è partito in anticipo, sbagliando i tempi, credendo prematuramente che il percorso fosse finito (Satie).
Si tratta ora di inventare infiniti nuovi classicismi, cominciando col prendere a manate e a ditate la tastiera, come fanno i bambini con i Bontempi, i Casio e le Yamaha (non essendo disponibili pianini alla Schroeder).
Le sintesi non impediscono le convivenze (dall’hegelismo progressivo, ma scolastico, di Marx, al non-hegelismo di Proudhon).