Al capitolo “convivenza con i campani”, oltre la metà degli intervistati sostiene che vivere con i napoletani è facile. Di converso,
il 47 per cento giudica “non sempre facile” o “impossibile” la convivenza con gli autoctoni. Molti intervistati trovano i campani “ignoranti”, spiegano che in Italia le lingue straniere non sono conosciute e dunque la comunicazione risulta difficile per chi non conosce l’italiano. In particolare, alcuni sono rimasti sorpresi dal fatto che spesso anche i medici e il personale ospedaliero non conoscano l’inglese, oppure della scarsa conoscenza delle lingue tra gli insegnanti. Altri ancora hanno sottolineato che i campani non sanno nulla dei Paesi di provenienza degli stranieri, degli tradizioni, della geografia e della storia delle nazioni d’origine.
I paesi europei, ad esempio, sarebbero considerati automaticamente “cattolici” mentre i rimanenti sarebbero “musulmani”. La povertà di un Paese sarebbe associata all’arretratezza tecnica e culturale, al punto che desterebbe sorpresa l’esistenza di scuole, università o persino di automobili e aerei. I campani, insomma, secondo gli immigrati intervistati, formulerebbero spesso giudizi superficiali o banali, e resterebbero sorpresi dal fatto che una donna immigrata possa essere un medico laureato e non una semplice colf.
Se si considerano poi le differenti nazionalità, si nota che gli immigrati dell’Europa orientale ritengono che gli italiani siano “sia buoni che cattivi”. Invece
chi arriva dall’Africa subsahariana considera gli italiani sostanzialmente accoglienti anche se meno istruiti. I cinesi, infine, ritengono gli italiani sostanzialmente indifferenti.