Compagni e amici
mi piacerebbe discutere sul significato dell'aggettivo 'democratico' attribuito al partito che 'dovrà' unire le diverse tradizioni culturali e politiche del centrosinstra, e come questo aggettivo possa essere rappresentativo di un sentimento comune d'appartenenza.
Mi sembra che i nostri leader, quelli che dovrebbero guidare la nascita del nuovo partito, intendano la parola democratico solo come un cappello per cercare di racchiudere tutti in una definizione, passando da definizioni specifiche come socialdemocrazia, liberaldemocrazia e cristianesimo democratico a una definizione generica.
in questo modo la parola democratico non rappresenta altro che la solita politica che si autoconserva e si autosostiene, che produce un contenitore solo perchè i semplici partiti singoli non sono da soli in grado di perpetuare il mantenimento del potere e la soddisfazione dei molti molti interessi legati ad esso.
io spero che la parola democratico possa rappresentare un processo di rinnovamento che porti ad un nuovo modo di concepire la politica, ovvero il pensare la politica come servizio ai cittadini singoli e alla società nel suo insieme, una politica 'democratica' che abbia come faro i problemi della società e delle persone e in nome di questi sappia andare anche contro interessi particolari che talora si mettono di traverso alla loro risoluzione(es. Chiesa, es. cooperative, es. sindacati, es. confindustria, enel, interessi a livello locale e territoriale come quelli di chi gestisce il problema dei rifiuti, costruttori)
in secondo luogo penso che la parola 'democratico' indichi anche una struttura che si basi sulla partecipazione della gente ai processi decisionali.
Questo fattore penso sia praticamente assente nella cultura della Margherita ed è quasi scomparso anche nei DS, basta vedere le modalità di gestione dei problemi dei DS romani: piccoli gruppi di potenti attorno al presidente di municipio e al sindaco che decidono senza dialogo con la cittadinanza nè con la base del partito ma con filo diretto con i poteri interessati.
Sicuramente il dialogo con i poteri interessati è fondamentale perchè è importante che la soddisfazione dell'interesse 'privato' combaci il più possibile con il miglioramento della situazione 'pubblica' cosicchè la collettività ne tragga vantaggio ( e di questo Veltroni è un campione), ma in questo modo di far politica manca la partecipazione e la valorizzazione delle idee, dei progetti che possono venire dalla società civile e dalla base, manca l'ascolto e la politica chiude la porta a qualsiasi suo rinnovamento.




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