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  1. #1
    Quin igitur expergiscimini?
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    Predefinito Prodi prigioniero di Goldman & Sachs

    E' ormai chiaro, dopo le ripetute esternazioni di Padoa-Schioppa, che sul nuovo governo gravano le ipoteche dell' oligarchia finanziaria atlantica sopranazionale.
    Romano è ostaggio di noti azionisti esteri, il cui massimo rappresentante è Padoa-Schioppa.
    Ingenuamente Romano l' aveva chiamato credendo che risanasse il bilancio, ma non immaginava che quello si sarebbe pienamente conformato ai dettami dell' oligarchia finanziaria atlantica sopranazionale che dal Britannia in poi ha imposto la svendita delle risorse produttive italiane, tentando di confinare il nostro Paese nel ruolo di giardino d' Europa, come da anni vanno predicando i Verdi di Stercoraro Scanio, secondo cui l' Italia dovrebbe dedicarsi esclusivamente al turismo, alla moda e a tutto quanto fa spettacolo!
    Amici, è questo il momento, per noi repubblicani europei della corrente nazionaleuropea e sociale, di aprire una grande campagna di sensibilizzazione politica nel Paese!
    Parola d' ordine: SALVARE ROMANO!
    Lucio Sergio Catilina

  2. #2
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    Ciccio, guarda che nel tuo scenario Prodi starebbe benissimo come grande burattinaio alle spalle di tutti. Quanto a "turboliberismo" il buon Prodi non è secondo a nessuno. E quanto a connivenze con la finanza internazionale Padoa Schioppa sembra uno spaurito infante, ai confronti nel nostro nuovo presdelcons.
    Ovviamente stando alla tua impostazione.

  3. #3
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    Goldman e soprattutto Sachs, che dei due è il più bastardo, la devono piantare subito, cribbio.

  4. #4
    Tu osi uccidere Caio Mario?
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik
    Goldman & Sachs la devono piantare subito.
    Purtroppo, di fronte a tale piano predatorio, non c'è centrosinistra o centrodestra che tengano, a farla da padroni sono i Goldman & Sachs, i Salomon Levy e un po' pure i Debenedetti.
    Non è un caso che il risultato dello scontro sulle OPA bancarie, che ha consentito l' ingresso degli olandesi di ABN Amro e dei francesi di Paribas al comando di due importanti banche italiane, è stata la nomina di Mario Draghi a governatore di Bankitalia. Draghi è senza ombra di dubbio uno dei massimi rappresentanti in Italia degli interessi non degli Italiani, ma delle grandi banche d' affari e ha il compito di guidare l' Italia verso "il posto nella divisione internazionale del lavoro", ossia in realtà verso nient' altro che la spoliazione delle richezze nazionali.

  5. #5
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    Ma ben vengano le banche straniere, se i banchieri italici sono i lestofanti, sicofanti e figli di buona donna che ben conosciamo.
    Bacio le mani, dottor Fazio...

  6. #6
    Ex-portavoce di Catilina
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    Citazione Originariamente Scritto da Alberich
    Ma ben vengano le banche straniere, i banchieri italici sono i lestofanti, sicofanti e figli di buona donna che ben conosciamo.
    A parte il fatto che non si capisce per quale motivo i banchieri stranieri non dovrebbero essere lestofanti, sicofanti e figli di buona donna (anzi, gli olandesi della ABN Amro hanno una sicura fama in tal senso), qui il problema di fondo è un altro.
    La grande finanza atlantica internazionale ha stabilito che al nostro Paese non deve rimanere altro che il ruolo di produttore di servizi. E siccome a vendere quelli finanziari e di altra sorta ci saranno gli atlantici (inglesi, olandesi, americani) gli italiani dovranno esprimersi nel turismo, nella moda, nel lusso per i vip, nelle bellezze artistiche e naturali (comprese le buone donne).
    C'è però un piccolo particolare: mantenere un' economia del genere- ossia un' economia che non produce ed in balia delle voglie dei turisti atlantici- costa, per cui bisogna tagliare le pensioni, i salari, le strutture pubbliche dalla sanità all' istruzione alla difesa stessa. Per quanto riguarda le infrastrutture, si fanno quel tanto che basta a reggere un sistema di transito di merci destinate ad altri, non ad arricchire il nostro Paese. Tutto questo lo predica e lo spiega da tempo il finanziere Carlo De Benedetti, non a caso.
    Quindi possiamo diagnosticare che i grandi potentati finanziari e non i governi reggeranno le sorti del mondo ed in questo contesto il destino dell' Italia è già stato determinato (a meno che non intervenga qualche grande movimento di contestazione).
    L' Italia- dice De Benedetti e insieme a lui la grande finanza atlantica sopranazionale- non ha futuro tranne che nell' estetica, che vuole dire: mangiar bene, vestirsi bene, arte, cultura, paesaggio, belle donne, savoir faire...
    Eh sì, Alberich, diamoci altri dieci anni di tempo con questo andazzo e le imprese italiane scompariranno, come auspica De Benedetti.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Caio Mario
    Draghi è senza ombra di dubbio uno dei massimi rappresentanti in Italia degli interessi non degli Italiani, ma delle grandi banche d' affari e ha il compito di guidare l' Italia verso "il posto nella divisione internazionale del lavoro", ossia in realtà verso nient' altro che la spoliazione delle richezze nazionali.
    E lui cosa ci guadagna a spoliare le ricchezze nazionali?

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik
    E lui cosa ci guadagna a spoliare le ricchezze nazionali?
    guarda che il capo dei cattivi fa quello che fa per il gusto di seminare morte e distruzione e di sconfiggere i buoni...non ridurre sempre tutto al vile denaro.

    allego foto di mario draghi.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik
    E lui cosa ci guadagna?
    Vedi brunik, non è questione di guadagni materiali, è questione di antropologia culturale. Draghi è fatto così, è cresciuto nella City di Londra, città nella quale fino a poco tempo fa aveva finanche la residenza, è imbevuto della visione atlantica sopranazionale che considera la compiuta realizzazione dell' Uomo nella Storia.
    Pensa anche al caso Unipol, che egli ha contribuito a montare per assestare un colpo mortale al mondo delle cooperative.
    Dietro il tentativo Unipol ci stava un progetto antitetico a quello dei Draghi, dei Padoa-Schioppa, dei De Benedetti e dei Goldman & Sachs, ossia di tutti coloro che intendono de-industrializzare l' Italia e spostare le attività produttive all' estero. Ma questa cosa qui non può essere accettata dal mondo delle cooperative di produzione (ah, ancora una volta sia benedetto il nostro Mazzini con il suo associazionismo!) che costituiscono una realtà produttiva radicata nel territorio e legata proprio alla sua valorizzazione in termini di infrastrutture produttive, edilizia, ecc.; che costituiscono uno dei pochi settori che è cresciuto costantemente ed ha creato occupazione negli ultimi anni, grazie anche alla legge che in cambio di agevolazioni fiscali obbliga a reinvestire una quota consistente dei profitti nella produzione. Esistono cooperative di eccellenza dal punto di vista tecnologico, come quella che dovrebbe perforare la galleria in Val di Susa, o altre che costruiscono ponti, dighe ed altre opere pubbliche in Sudamerica, Asia ed in Africa
    Lucio Sergio Catilina

  10. #10
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    Per evitare che si spostino attività produttive all'estero la soluzione che propongo io è semplice: pagare gli operai 150 euro al mese come fanno in Romania, in modo che i nostri prodotti costino meno e quello che adesso paghi 1500 domani lo pagherai 150.

    Oppure in alternativa mettere dazi sulle importazioni ed obbligare a produrre autarchicamente in Italia in modo che i prezzi siano tanto alti che un operaio italiano che guadagna 1500 euro al mese possa comprare quello che compra un rumeno con 150 euro al mese.

    Oppure vietare agli imprenditori di guadagnare così tengono i prezzi più bassi e gli operai diventano più ricchi. Poi se nessuno fa più l'imprenditore potremo sempre esportare gli operai in Romania e farli produrre direttamente là a 150 euro al mese.

    Se non riusciamo ad esportare gli operai e nessuno vuol far più l'imprenditore la soluzione di riserva c'è: facciamo produrre allo stato così tra 30 anni abbattiamo il comunismo e gli operai italiani lavoreranno a 150 euro al mese per gli imprenditori rumeni, e Mario Draghi andrà in Transilvania a fare i suoi sconquassi e a delocalizzare l'industria rumena.

 

 
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