| Martedì 11 Luglio 2006 - 14:15 | Paolo Emiliani |

L’Onu non è la libera assemblea delle nazioni, non lo è mai stata. Non potrebbe esserlo un’organizzazione nata a San Francisco nel giugno del 1945, quando l’Europa era un cumulo di macerie ancora fumanti e ancora si combatteva nel Pacifico (da lì a due mesi gli americani avrebbero gettato le loro criminali bombe su Hiroshima e Nagasaki). L’Onu è un’organizzazione ad uso e consumo dei vincitori del conflitto mondiale, in gran parte mantenuta economicamente dagli Usa e da questi di fatto controllata, seppur con i limiti imposti dai ‘veti’ che privilegiano anche la Cina e quella Russia erede dell’Unione Sovietica.
Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu non è stato capace in questi giorni di approvare una seria e decisa risoluzione di condanna contro l’entità sionista che ha invaso, bombardato e terrorizzato i territori palestinesi, facendo anche sistematico ricorso all’omicidio mirato, al sequestro di persona (compresi donne e bambini), distruggendo abitazioni di civili inermi. In poche parole macchiandosi di crimini contro l’umanità.
Lo stesso Consiglio di Sicurezza sta però lavorando alacremente per approvare (potrebbe anche essere successo questa notte mentre eravamo in stampa) una risoluzione di condanna della Corea del Nord per i suoi esperimenti missilistici.
Si badi bene: esperimenti. La Corea del Nord non ha attacato nessuno, non è stata versata una sola goccia di sangue: ha solo cercato di migliorare il suo impianto difensivo per scoraggiare attacchi contro di essa.
Del resto da tempo gli Usa minacciano la Corea del Nord (la lista delle nazioni canaglia l’ha fatta Washington non Pyongyang) e gli yankee sono dotati di missili certo più potenti di quelli coreani e certo continuano nei loro esperimenti senza che il Palazzo di Vetro si sogni di turbare le loro attività, anche quando queste passano dalla fase teorica a quella pratica, come l’invasione dell’Iraq o dell’Afghanistan. Ora però l’Onu potrebbe dire la sua e questo è sempre stato un atto propedeutico per le successive ‘iniziative’ americane. L’unica speranza viene ora dalla Cina, che sarebbe contraria a una risoluzione in tempi così brevi e, nonostante le sue crescenti distanze da Pyongyang, potrebbe sollevare il veto. E’ probabile che Pechino intenda attendere i risultati di una missione che il vicepremier Hui Liangyu sta compiendo da ieri nella Corea del Nord. Hui è accompagnato dal viceministro degli esteri Wu dawei, rappresentante della Cina alla trattativa internazionale a sei sul nucleare nordcoreano. Giappone e Usa sono invece decisi nell’insistere per una condanna di Pyongyang nei tempi più brevi, con Condoleezza Rice ancora una volta nelle vesti del falco. E l’Europa? Un colpevole silenzio. La distanza geografica che ci separa dalla Corea del Nord non può certo mitigare le colpe di questa ignavia.
Paolo Emiliani