Vi riporto l'editoriale delle scienze di questo mese che riporta un argomento per me molto interessante... mi farebbe piacere conoscere il vostro pensiero!
luglio 2006
Editoriale
Problemi eticamente insensibili
Enrico Bellone
Notevole è la vivacità delle odierne discussioni sui problemi «eticamente sensibili». Il confronto ha luogo in sedi diverse – politiche, filosofiche, giornalistiche – e pone quesiti di rilievo. Ci si chiede, per esempio, se certi gruppi di cellule sono o non sono una persona, e, di conseguenza, sino a che punto sia criminosa una linea di ricerca che le studia in laboratorio, quali leggi vadano allora promulgate per bloccarla e quali pene siano eventualmente da infliggere a chi osasse violarle.
Nulla di nuovo, tutto sommato. Nel primo Seicento fu appassionatamente scritto che la nuova scienza avrebbe sbriciolato il cosmo in atomi, dissolto la società e disgregato l’ordine dei rapporti umani; nell’Ottocento si insorse contro la teoria di Darwin accusandola di negare il progetto divino. E oggi non pochi intellettuali addirittura vedono, nell’intero mondo della scienza e della tecnica, la disumanizzazione della nostra specie e il tramonto dello spirito.
Non vorrei essere frainteso: non intendo sottovalutare certe opinioni solo perché non le condivido. In fin dei conti, quasi tutti i portatori di queste opinioni dichiarano di non essere contrari alla scienza in generale, ma solo a certe sue conseguenze. Vorrei allora far notare che esistono problemi reali che, tuttavia, a molti opinionisti e politici non sembrano «eticamente sensibili».
Chi è favorevole alla scienza in generale dovrebbe anche tener conto del fatto particolare che la scienza ha bisogno di scienziati che la producano, e che, di conseguenza, le Università hanno l’onere di preparare al meglio nuove generazioni di studiosi. Un buon numero dei nostri atenei ci riesce: ma non riesce ad arginare la cosiddetta «fuga dei cervelli». Come mai? È opportuno, a questo proposito, ricordare alcune cifre.
Un giovane che entra in un dottorato di ricerca percepisce un emolumento annuo lordo pari a 10.540 euro. Al netto, poco più di 800 euro al mese. Un «giovane» ricercatore prossimo ai cinquant’anni, invece, è quasi benestante: incassa, ogni mese, 1700 euro. Ebbene, è impossibile avere dubbi sul fatto che un dottorando ventisettenne in fisica o un ricercatore quarantaseienne in biologia molecolare siano «persone». Ma come è possibile allora che i loro stipendi mensili non rientrino nella pubblica cornice dei problemi «eticamente sensibili»? Da più parti, e da troppi anni, si dice che la coperta è corta, e che non c’è una lira. Ebbene, se fosse vero che non ci sono fondi da investire nella ricerca, allora avrebbero ragione coloro che auspicano l’estinzione del ruolo stesso dei ricercatori.
Penso invece che un simile auspicio sia deleterio. Penso anche che sia stata saggia la decisione italiana, presa poche settimane fa, di aderire al Consiglio Europeo della Ricerca. Saggia per un motivo «eticamente sensibile»: entrando nel Consiglio si innescano conseguenze la cui portata è potenzialmente innovativa.
La prima conseguenza potrebbe essere quella di introdurre criteri meritocratici sia nella selezione del personale docente e ricercatore, sia nelle carriere. E la seconda? La seconda dovrebbe essere quella di vergognarci, come paese, dell’elemosina mensile con cui ricompensiamo i nostri «giovani» studiosi.
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