18 luglio 2006 - Tratto da Movisol http://www.movisol.org/znews125.htm

17 luglio 2006 – Il nuovo conflitto tra Israele e Libano rappresenta il “secondo fronte” aperto dal Vice President Cheney in Medio Oriente, dopo la campagna militare israeliana nella striscia di Gaza per annientare il governo di Hamas. Ora c’è da attendersi l’apertura di un terzo fronte contro la Siria, che sarebbe il preludio per un attacco contro l’Iran attraverso Israele che operi per conto di Cheney o tramite un attacco diretto delle forze USA.

Come recentemente riferito nell’ultimo numero di giugno della rivista EIR, questa nuova guerra è stata pianificata durante un incontro segreto tra Cheney, Donald Rumsfeld e Benjamin Netanyahu alla conferenza indetta dall’American Enterprise Institute a metà giugno a Beaver Creek in Colorado (l'articolo dell'EIR in inglese, formato PDF).
L’apertura del “secondo fronte”, cioè l’attacco di Israele al Libano, era pianificata. Stando ad Ha’aretz del 13 luglio, le manovre militari erano state preparate per la fine dell’estate in base ad uno scenario che prevedeva incidenti di confine a cui l’esercito israeliano avrebbe risposto con un attacco in forze contro il Libano. Fonti mediorientali consultate dall’EIR riferiscono che i soldati israeliani catturati dagli Hezbollah erano sconfinati in territorio libanese.

Com’era prevedibile, gli Hezbollah hanno risposto ai bombardamenti aerei e di artiglieria contro gli obiettivi in Libano lanciando missili a breve raggio contro le città settentrionali israeliane come Haifa. Il 15 luglio un missile ha centrato un’unità navale israeliana impegnata nel blocco navale de Libano. Gli israeliani intendono liquidare le capacità militari di Hezbollah nel Libano meridionale, a partire dalla batterie missilistiche. Gli Hezbollah dispongono infatti di migliaia di missili a breve raggio che sarebbero usati nel caso di un attacco di Israele contro la Siria o l’Iran.

Lo storico militare israeliano Meir Pa’il ha confermato all’EIR che da un punto di vista militare Israele probabilmente occuperà il Libano meridionale fino al fiume Litani. Nondimeno Israele non potrebbe sostenere una guerra a tutto campo in Libano come quella del 1982, e neanche un’occupazione permanente della vecchia “zona di sicurezza” da cui si ritirò nel 2000. Sebbene Pa’il dubita che la Siria offrirà ad Israele un pretesto per attaccare, è però convinto che se questo pretesto sarà creato, un attacco militare non è da escludere. “Il vero problema è che i leader israeliani pensano solo in termini militari”, mentre il problema reale è politico – costruire una pace con i vicini arabi – ha detto Pa’il, che è membro del partito favorevole alla pace Meretz-Yahad.

Un’altra fonte israeliana, che rappresenta ampi strati dei militari e della sicurezza del paese, ha spiegato all’EIR che Israele continuerà ad agire militarmente contro gli Hezbollah. Israele accetterà un cessate il fuoco solo se questo prevede l’intervento di una forza militare internazionale da stanziare lungo il confine israeliano palestinese con il compito di fungere da cuscinetto tra Israele e gli Hezbollah. Molto probabilmente dovranno essere truppe della NATO, ha spiegato la fonte. Un cessate il fuoco, ha aggiunto, non può essere mediato dagli Stati Uniti perché Washington non ha mostrato risolutezza e per questo si è screditata in tutta la regione. La fonte ha concluso che la situazione potrebbe migliorare “se a Washington ci fosse un governo”.