Non toccano i civili israeliani ma solo i soldati. Sono nati dopo la prima invasione israeliana del Libano. Sono al Governo con un ministro in Libano.
(17 luglio 2006)

Negli anni Settanta gli sciti libanesi ascoltavano il rock e votavano comunista. Alcuni di loro avevano buoni rapporto con gli israeliani tanto che ci andavano in vacanza. Il famoso "odio per gli ebrei" di cui si riempie la bocca la stampa occidentale per giustificare i massacri dei vari Sharon e compagnia bella e' solo un artificio per nascondere la verità. Sia Hezbollah che Hamas cosi' come la Jihad Islamica palestinese sono nati dal fallimento di qualsiasi possibile processo di pace per colpa di Israeliani ed americani, a causa della giusta rabbia araba per l'usurpazione della Palestina da parte dei sionisti e dopo l'esecrabile invasione del Libano da parte degli stessi israeliani noti per la loro ferocial ed il loro disprezzo per la vita dei non ebrei.
I maroniti che erano i loro cani da guardia preferiti negli anni Ottanta adesso sono alleati degli Hezbollah e fanno parte a pieno titolo della Resistenza libanese. Altro che terrorismo!!

Scheda: chi sono gli Hezbollah

Tra le loro regole religiose il divieto di uccidere o far del male intenzionalmente a civili nemici (in questo caso israeliani) Fanno azioni di resistenza solo contro obbiettivi militari e un loro membro e' oggi ministro del governo libanese. Nonostante cio’ gli USA - e non l’Europa- li hanno iscritti ufficialmente tra le organizzazioni "terroristiche". EcHezbollah: Partito Transnazionale

Hezbollah o "partito di Dio" nasce in Libano nell’ottobre del 1982 in seguito all’occupazione del sud del Paese da parte di Israele, conclusasi nel 2000. Non si tratta di un vero e proprio Partito politico sul modello europeo, ma piuttosto di un movimento religioso Sciita con precise finalità politiche: l’instaurazione di uno Stato islamico in Libano sul modello della Repubblica Islamica dell’Iran. Lo stesso Hezbollah ebbe la benedizione dell’Ayhatollah Khomeyni (pace su di lui ) il Wali Faqi dei Musulmani Sciiti dentro e fuori l’Iran , durante i duri anni di guerra contro l’idra sionista.
Il "partito di Dio" è fortemente radicato nel tessuto sociale sciita del Libano, in particolare nel sud e nella capitale, infatti, nelle ultime elezioni amministrative ha vinto in diversi comuni del sud, grazie al supporto siriano, dando prova di voler diventare una forza politica "moderata" integrata al sistema politico. Forte di questo successo elettorale il partito filo-iraniano potrà reclamare dei posti al Governo centrale. Con questo cambiamento il Grande Hasan Nasrallah, leader del movimento Sciita, vuole dimostrare ai Governi stranieri che Hezbollah è un grande Movimento di Popolo , che può guidare il paese verso la sua riscossa contro il Sionismo.
Il campo d’azione e la rete di relazioni di Hezbollah si estendono anche al di fuori dei confini libanesi, grazie alle numerose comunità Sciite in diaspora ed ai nuovi mezzi di comunicazione, in particolare Internet. Hezbollah considera l’Italia una amica sincera e affidabile.

"Siamo un partito libanese che ha lottato contro l’occupazione, abbiamo ancora armi per garantire la sicurezza, perché il pericolo Israele tuttora esiste e noi non possiamo rilassarci davanti al nemico". Esordisce così Ghaleb Abu Zaineb, membro del consiglio politico del "partito di Dio" e responsabile delle pubbliche relazioni con i cristiani in Libano, quando gli chiedo di descrivere chi sono gli Hezbollah.

"Esercitiamo un’attività politica - prosegue - da quando è iniziata la pace in Libano abbiamo rappresentanti in Parlamento, lavoriamo nella vita sociale e in tutti i suoi settori. Dopo la liberazione di questo Paese è aumentato l’interesse in campo politico. Dopo la cacciata degli occupanti dalla maggior parte del territorio libanese, per noi è diventato principale costruire uno Stato moderno in Libano. In questo campo lavoriamo in maniera seria, anche se troviamo delle difficoltà a causa della corruzione che c’è nella società libanese".

Per il rappresentante del "partito di Dio", che conosce l’Italia dove anni fa è venuto per studiare, la situazione interna del Libano può migliorare, così da garantire un miglior livello di vita, avviare dei piani per cancellare il debito pubblico, per dare delle garanzie sociali, tra cui la libertà in tutti i suoi aspetti. "Non vogliamo - precisa - che il Libano diventi una riserva americana o sotto mandato americano". Ghaleb Abu Zaineb mi ha gentilmente ricevuto nella sede del Quartier Generale degli Hezbollah, a Beirut, e non si sottrae a nessuna domanda.

Perché non si riesce a raggiungere una pacificazione in Libano?
"Il problema libanese ha diversi livelli. Ogni problema lo fanno entrare nella parola pacificazione. Nella Valle della Bekaa ad esempio c’è la produzione dell’uva, se questa non viene smerciata allora dicono che il problema è la presenza degli sciiti. Per le mele se non ci sono sbocchi sul mercato allora il problema è cristiano. Tutto questo comporta delle complicazioni. Qualcuno in Libano ha sempre voglia di rafforzare la sua posizione con l’esterno, per riuscire a guadagnare qualcosa sull’altra parte. Questo problema c’è da quando è nato il Libano, finchè penseranno in questo modo non hanno imparato niente dalle esperienze negative del passato. Nell’82 c’era l’occupazione di Israele, una parte del Libano ha partecipato con l’occupazione e ha pensato di aver vinto, questa parte ha scoperto che Israele lavora per se stesso, ma gli sviluppi successivi hanno dimostrato che le influenze esterne provocano conflitti".

Lei crede nella nascita di uno Stato moderno?
"Fino a quando non vengono risolti i problemi interni e non c’è rispetto per le situazioni interne, allora non possiamo vedere la nascita di uno Stato moderno, di uno Stato che può avere la sua democrazia, libertà di espressione. Tutto questo adesso non esiste in modo corretto. Devono sentire la propria nazionalità, non lavorare per sfruttare lo Stato e incrementare e finanziare la loro religione. L’influenza straniera alimenta i contrasti interni, perché appoggia una parte contro l’altra".

Cosa è cambiato con l’assassinio dell’ex premier Rafik Hariri?
"L’assassinio di Hariri ha cambiato molte cose. C’erano accordi con il presidente Hariri ed erano stati fatti dei passi avanti nel dialogo con loro. Eravamo d’accordo anche quando c’era il disaccordo. C’era tutto concordato su quello che loro facevano qui e all’estero. E’ stata la perdita più grossa contro lo sfruttamento americano e il comportamento dei francesi. L’uccisione di Hariri è servita a rovesciare la situazione politica in Libano. Accettare il mandato americano e il ritiro della Siria, solo per sostituire i siriani con altri, è il pericolo più grave che deve affrontare il Libano. Gli americani sono arrivati alla nostra area con un progetto chiaro. Sono entrati in Iraq e sono inciampati e per questo si sono girati verso il Libano. Vogliono rovesciare tutto ed entrare nel mondo arabo. La stampa americana voleva gestire il cambiamento. Bush continua a parlare della situazione libanese. La stampa americana continua a dire che "la rivoluzione in Libano avrà successo, tutto sta andando bene". Dopo le due manifestazioni di piazza dell’8 e del 14 marzo scorso, stiamo lavorando per evitare interferenza americana in Libano. Quella parte dei libanesi che vuole montare sul cavallo dell’amministrazione americana dice che il mandato è internazionale. Anche l’ambasciatore interferisce nella direzione del Consiglio dei ministri: ha infatti messo il veto su questioni che riguardano il partito di Dio. Non voleva che il ministro degli Esteri libanese fosse sciita, ma noi siamo riusciti a prevalere sul veto. Non voleva il presidente del Parlamento, ma un’altra persona più vicina agli americani, ma gli Hezbollah sono riusciti a far eleggere quello che loro volevano".

Qual è il futuro del Libano?
"Il futuro è una scommessa. Se i libanesi hanno imparato dalle esperienze passate, allora siamo a un incrocio per la costituzione di uno Stato moderno. Se invece lavoreranno come quelle persone che influenzano dall’esterno, non faremo mai lo Stato. Se continuiamo in questo modo, continuerà il problema. La ricetta magica del Libano è: rispetto dell’equilibrio".

Lei pensa che gli Hezbollah in futuro faranno pace con Israele?
"Noi non speriamo di fare pace con loro e non possiamo considerare loro stessi in pace fino a quando i territori palestinesi occupati e i palestinesi dispersi in tutto il mondo non vedranno una qualunque possibilità di pace. Non si può fare pace con un assassino che prende la terra con la forza, che uccide in modo spietato, che minaccia. Non si può fare pace. Non c’è equilibrio, sono stati coperti massacri e omicidi. Gli americani hanno bloccato indagini e commissioni di indagini su quegli omicidi e adesso hanno il coraggio di chiedere un’indagine sull’assassinio di Hariri".

Com’è il rapporto con l’Italia e gli italiani?
"In Libano in generale c’è amore verso Italia e italiani, è considerato un Paese amico. I libanesi non vedono niente di negativo nell’Italia. Questo è il pensiero di tutte le parti".

Qual è il messaggio che Lei vuole inviare alla popolazione libanese?
"Auguro che i libanesi riprendano l’interesse pubblico, perché è un’occasione d’oro per discutere di una nuova forma di realtà che porti alla costituzione di uno Stato libanese. Dico di non fa perdere questa occasione. Riguardo l’estero, invece, dico che noi puntiamo sulla popolazione e anche sulla sensibilità umana, affinchè possiamo essere fuori dal conflitto internazionale. Il mandato americano è il pericolo grave per l’interno del Libano. Confermiamo i buoni rapporti con l’Europa. Siamo uno Stato mediterraneo, quindi possiamo lavorare per scambio e dialogo tra le culture. Questo però possiamo definirlo con l’Europa non con gli americani".