
Originariamente Scritto da
denty
Eccola la proposta che ci salverà dal pantano dell’immobilismo costituzionale, l’idea risolutiva dell’impasse riformista che vive il nostro Paese. Da qui si può ripartire per un nuovo mondo più moderno, più democratico, più libero. Almeno questa dovrebbe essere l’intenzione di Giovanni Sartori che, dalle colonne del primo quotidiano d'Italia, lancia il propostone. In un editoriale sul Corriere della Sera il costituzionalista di via Solferino suggerisce al mondo politico quella che potrebbe essere l’exit strategy da adottare per riformare la nostra Costituzione.
Secondo Sartori sarebbe necessario istituire «una piccola commissione di costituzionalisti che dovrà redigere, su quattro-cinque punti “prioritari” (così il presidente Giorgio Napolitano), una rosa di proposte, anche alternative, da sottoporre al Parlamento. Si capisce che il Parlamento vorrà emendare, e che i partitini si opporranno a tutto quello che li danneggi: ma la Commissione resterà in carica per controdedurre; e poi si sa che chi redige un testo ha già vinto a metà». E da chi sarà formata questa costituente in miniatura? A spiegarlo è sempre Sartori: «Penserei, tanto per discuterne, a 9 componenti (eventualmente con altrettanti sostituti): quattro costituzionalisti designati dai quattro maggiori partiti, quattro costituzionalisti designati dalla loro associazione e un giurista di indiscussa autorità designato dal Capo dello Stato». Eureka, la soluzione è a portata di mano. Perché nessuno ci aveva pensato prima? Sostanzialmente per 4 motivi: è antidemocratica, è elitaria, è autoreferenziale, è razzista. Quindi, la commissione ad escludendum di Sartori è da bocciare, da rispedire al mittente con tanto di lettera in cui sono riassunti l’A, B, C delle democrazie, almeno i principi basilari.