IL COMMENTO
PER L’AUTONOMIA SERVE IL “BLOCCO POLITICO VENETO”
di FABRIZIO COMENCINI *Il referendum costituzionale del 25 giugno ha spaccato le regioni italiane e dimostrato che il “progetto padania” era qualcosa di artificiale ideato da un partito nordista per sopperire a un deficit di ideologia e di fondamenti politici condivisi dai suoi dirigenti e militanti. Umberto Bossi ha avuto un indiscusso fiuto nel capire che un partito come quello da lui “creato” non avrebbe avuto storia se si fosse limitato alla rivendicazione federalista. Proprio per questo dopo la brevissima parentesi del primo governo Berlusconi (maggio 2004, dicembre 2004) il leader della Lega Nord ha iniziato un percorso di smarcamento e fidelizzazione dei suoi elettori per mettere al riparo “il partito” dal saccheggio elettorale sia della destra sia della sinistra politica italiana.
La simbologia e l’ideologia della “patria padana” sono stati il collante per tenere assieme l’elettorato delle regioni del nord, che senza Bossi e l’utopia della padania indipendente e ricca sarebbe ritornato nei partiti italiani moderati di destra o riformisti di sinistra. Per questo Bossi ha trasformato la federazione delle Leghe autonomiste e federaliste del nord in un partito di rito leninista, svuotando ed estirpando qualsiasi legame etnico-culturale che potesse far emergere le differenze storiche tra i popoli delle regioni del nord. La riforma costituzionale votata dal centrodestra è sicuramente più centralista di quella approvata dal centrosinistra nel 2001; poco male, alla Lega e Bossi non interessava il contenuto ma il messaggio, lo spot politico. In parte ha avuto successo, l’insipienza di alcuni partiti della sinistra radicale e la voglia di rivalsa di Berlusconi hanno riportato la Lega e Bossi al centro dell’attenzione del dibattito politico dato che in Lombardia e Veneto il voto referendario ha confermato più che in altre regioni il voto moderato delle elezioni parlamentari. Ma c’è un ma; è emerso un dato nuovo: la padania non c’è più. Se la padania non c’è più anche la Lega di Bossi rischia di non avere più alcuno scopo ed ideologia. Come si fa ad andare sul “sacro prato di Pontida” a giurare “padania libera” senza: Piemonte, Liguria, Emilia, Romagna, Friuli, Venezia Giulia, Trentino e sud Tirolo? Che funzione ha un governo padano con la capitale e dintorni in mano ai “nemici”? Dal cappello a cilindro ecco che esce il Lombardo Veneto. Ma esiste il Lombardo Veneto? Cosa ha da spartire con il Veneto la celtica Pavia? E Varese, e Como? Il popolo veneto con la sua lingua, la sua storia, la sua cultura, le sue leggi, la sua capitale che hanno in comune con Milano, con la capitale economica della padania, che ha sempre guardato a Torino e a Genova e mai verso l’Adriatico? Dio ci liberi dal Lombardo Veneto! Noi veneti passeremo dalla padella alla brace. Se c’è qualcosa di buono nel risultato del referendum costituzionale è che finalmente ha riportato agli onori della cronaca la “questione Veneta”. Di questo deve rendersi conto anche il centrosinistra, che, ora al Governo, ha l’occasione più unica che rara di dare risposte serie alle richieste dei cittadini.
Agli inizi del 1999 a Padova, con il compianto prof. Miglio, con il prof. Fernando Requejo teorico del federalismo Catalano, con l’avv. Ivone Cacciavillani proponemmo la via del “federalismo asimmetrico” sul modello spagnolo, in cui la Catalogna, la Galizia o i Paesi Baschi possono “contrattare” con il governo centrale a Madrid i propri poteri e la propria autonomia sostanziale. Quella è la direzione che deve tenere una riforma costituzionale: Federalismo asimmetrico contrattato nel cotesto della solidarietà. Se la Calabria non vuole gestire la sanità, la scuola, le strade, il lavoro, perché il Veneto non deve poterlo fare? La Calabria lascerà queste competenze allo Stato, come fa per certi versi l’Estremadura spagnola, ma noi veneti potremo atogovernarci su ciò che riteniamo indispensabile per la nostra regione. Il Consiglio regionale veneto, in cinque anni, non ha approvato neanche una bozza di riforma dello Statuto degna di questo nome: altro che Catalogna! Noi della Liga Veneta ci riconosciamo nell’appello di Massimo Cacciari e auspichiamo la nascita di un unico “Blocco Politico Veneto” per far riconoscere da tutta l’Italia la nostra voglia di autonomia.
• Segretario
Liga Fronte Veneto-Veneti d’Europa
Il Gazzettino
Martedì, 4 Luglio 2006




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