UNIONE: LETTA, ALLARGARE MAGGIORANZA A SETTORI MODERATISe "il terreno di sfida e' l'azione di governo", l'Unione non puo' certo "immaginare di durare cinque anni solo col voto dei senatori a vita". Per questo, e' la sfida che lancia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, nel suo intervento all'assemblea federale della Margherita, "dobbiamo lavorare per allargare la maggioranza. Questo non puo' che avvenire con un'azione di convincimento dei settori moderati". Letta parte da un'analisi del risultato delle elezioni politiche: "Ds e Dl sono usciti dalle urne non autosufficienti. Dobbiamo dircelo e averlo ben chiaro". Questo, prosegue Letta, "vuol dire che una continuita' rispetto a Ds e Dl e fasta non fara' il partito democratico". Serve quindi un nuovo soggetto che non abbia "una struttura unica, monolitica". Ma allo stesso tempo, occorre non ripetere "l'errore del 1996, quando ad un'azione forte di governo non e' corrisposta un'altrettanto forte azione politica. Dobbiamo far si' che attorno alla prospettiva del partito democratico e della sua leadership si costruisca un'azione politica forte", ma anche un'azione di governo che risponda alla richiesta di cambiamento del Paese. Per Letta la strada da percorrere e' quella iniziata con il cosiddetto decreto Bersani sulle liberalizzazioni, che deve essere appunto "il modello della futura azione di governo del partito democratico, perche' finalmente ci siamo rimpossessati della parola liberta', che deve essere il baricentro del partito democratico". Ma Letta indica anche un altro obiettivo: "riconquistare Milano e la Lombardia, per questo dobbiamo allargare questa maggioranza".
Se "il terreno di sfida e' l'azione di governo", l'Unione non puo' certo "immaginare di durare cinque anni solo col voto dei senatori a vita". Per questo, e' la sfida che lancia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, nel suo intervento all'assemblea federale della Margherita, "dobbiamo lavorare per allargare la maggioranza. Questo non puo' che avvenire con un'azione di convincimento dei settori moderati". Letta parte da un'analisi del risultato delle elezioni politiche: "Ds e Dl sono usciti dalle urne non autosufficienti. Dobbiamo dircelo e averlo ben chiaro". Questo, prosegue Letta, "vuol dire che una continuita' rispetto a Ds e Dl e fasta non fara' il partito democratico". Serve quindi un nuovo soggetto che non abbia "una struttura unica, monolitica". Ma allo stesso tempo, occorre non ripetere "l'errore del 1996, quando ad un'azione forte di governo non e' corrisposta un'altrettanto forte azione politica. Dobbiamo far si' che attorno alla prospettiva del partito democratico e della sua leadership si costruisca un'azione politica forte", ma anche un'azione di governo che risponda alla richiesta di cambiamento del Paese. Per Letta la strada da percorrere e' quella iniziata con il cosiddetto decreto Bersani sulle liberalizzazioni, che deve essere appunto "il modello della futura azione di governo del partito democratico, perche' finalmente ci siamo rimpossessati della parola liberta', che deve essere il baricentro del partito democratico". Ma Letta indica anche un altro obiettivo: "riconquistare Milano e la Lombardia, per questo dobbiamo allargare questa maggioranza".
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Qualcuno sa dare una corretta interpretazione di questa parole ad un disorientato elettore?




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