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  1. #1
    Ipercritico, Freddo, Cinico
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    Predefinito Enrico Letta, Allargare Maggioranza A Settori Moderati

    UNIONE: LETTA, ALLARGARE MAGGIORANZA A SETTORI MODERATISe "il terreno di sfida e' l'azione di governo", l'Unione non puo' certo "immaginare di durare cinque anni solo col voto dei senatori a vita". Per questo, e' la sfida che lancia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, nel suo intervento all'assemblea federale della Margherita, "dobbiamo lavorare per allargare la maggioranza. Questo non puo' che avvenire con un'azione di convincimento dei settori moderati". Letta parte da un'analisi del risultato delle elezioni politiche: "Ds e Dl sono usciti dalle urne non autosufficienti. Dobbiamo dircelo e averlo ben chiaro". Questo, prosegue Letta, "vuol dire che una continuita' rispetto a Ds e Dl e fasta non fara' il partito democratico". Serve quindi un nuovo soggetto che non abbia "una struttura unica, monolitica". Ma allo stesso tempo, occorre non ripetere "l'errore del 1996, quando ad un'azione forte di governo non e' corrisposta un'altrettanto forte azione politica. Dobbiamo far si' che attorno alla prospettiva del partito democratico e della sua leadership si costruisca un'azione politica forte", ma anche un'azione di governo che risponda alla richiesta di cambiamento del Paese. Per Letta la strada da percorrere e' quella iniziata con il cosiddetto decreto Bersani sulle liberalizzazioni, che deve essere appunto "il modello della futura azione di governo del partito democratico, perche' finalmente ci siamo rimpossessati della parola liberta', che deve essere il baricentro del partito democratico". Ma Letta indica anche un altro obiettivo: "riconquistare Milano e la Lombardia, per questo dobbiamo allargare questa maggioranza".
    Se "il terreno di sfida e' l'azione di governo", l'Unione non puo' certo "immaginare di durare cinque anni solo col voto dei senatori a vita". Per questo, e' la sfida che lancia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, nel suo intervento all'assemblea federale della Margherita, "dobbiamo lavorare per allargare la maggioranza. Questo non puo' che avvenire con un'azione di convincimento dei settori moderati". Letta parte da un'analisi del risultato delle elezioni politiche: "Ds e Dl sono usciti dalle urne non autosufficienti. Dobbiamo dircelo e averlo ben chiaro". Questo, prosegue Letta, "vuol dire che una continuita' rispetto a Ds e Dl e fasta non fara' il partito democratico". Serve quindi un nuovo soggetto che non abbia "una struttura unica, monolitica". Ma allo stesso tempo, occorre non ripetere "l'errore del 1996, quando ad un'azione forte di governo non e' corrisposta un'altrettanto forte azione politica. Dobbiamo far si' che attorno alla prospettiva del partito democratico e della sua leadership si costruisca un'azione politica forte", ma anche un'azione di governo che risponda alla richiesta di cambiamento del Paese. Per Letta la strada da percorrere e' quella iniziata con il cosiddetto decreto Bersani sulle liberalizzazioni, che deve essere appunto "il modello della futura azione di governo del partito democratico, perche' finalmente ci siamo rimpossessati della parola liberta', che deve essere il baricentro del partito democratico". Ma Letta indica anche un altro obiettivo: "riconquistare Milano e la Lombardia, per questo dobbiamo allargare questa maggioranza".



    Qualcuno sa dare una corretta interpretazione di questa parole ad un disorientato elettore?

  2. #2
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    follini e tabacci vi aspettiamo...

  3. #3
    Dov'è finito il PCI di Berlinguer?
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    Se entra l'udc nel governo, la sinistra dovrebbe uscirne in blocco
    Dio è l'unico essere che per regnare non ha neanche bisogno di esistere... (Baudelaire)

  4. #4
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    Si certo, e poi io e altri milioni di diessini votiamo scheda bianca alle prossime politiche.

    Letta e i suoi amici servi del vaticano sognino pure, il destino della margherita è essere fagocitata dai DS nel PD.

  5. #5
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    che bel clima amichevole...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio
    non credo proprio.
    Vedremo, la funzione del PD è quella. Altrimenti dopo l'uscita di scena del Silvio si torna a far politica sul serio come ai vecchi tempi, e poi altro che Margherita.

  7. #7
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    la margherita e soprattutto la componente popolare ha una storia,i ds una opposta...le differenze si sono attenuate e sono ancora vive soprattutto sotto la cenere....meglio del PD sarebbe un bel partito che si rifà al PSE,invece vogliamo piegare l'Europa al contesto italiano facendo evolvere il PSE in qualcos'altro solo perchè in Italia non si è in grado di avere partiti di dimensioni notevoli...magari fare una bella legge elettorale che elimini i partiti sotto il 5%?

  8. #8
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    e vai, inciucio con l'Udc, la Dc e il nuovo Psi. La risoluzione del conflitto d'interessi scordatevela fino al 2050.

  9. #9
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    Tabù e colpi di biliardo
    Nel centrosinistra avanza il dubbio di poter durare 5 anni

    Se abbiamo compreso bene, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, l'onorevole Enrico Letta, avrebbe detto che la maggioranza andrebbe allargata, perché non si può pensare di durare cinque anni sulla base del sostegno dei senatori a vita. E difatti, in questi giorni di caldo intenso, al Senato si sono già registrati non pochi problemi per la coalizione di governo, e di maggiori se ne preparano.



    L'onorevole Letta, come sappiamo, non è osservatore indipendente. Per i suoi incarichi politici è esponente autorevolissimo, ed esposto ad un tale rilievo, che poi avrebbe corretto questa dichiarazione quando comunque era già stata ampiamente diffusa. Tanto che Massimo Franco, nel suo articolo sul "Corriere della Sera" ("La rottura di un tabù"), scrive: "Qualunque ipotesi di allargamento dell'Unione rischia di terremotare Prodi, più che di aiutarlo". Prima infatti che l'arrivo di truppe esterne al sostegno di Prodi, vi sarebbe il rischio di una fuoriuscita delle milizie interne, dai Verdi, al Pdci, alla stessa Rifondazione. Per cui si rischierebbe di chiedere il concorso esterno, perdere parte di quell'interno e non avere di fatto nuovamente i numeri sufficienti per una navigazione tranquilla.

    Il bipolarismo starà anche finendo la sua stagione, ma gli effetti sono pesanti. Il prezzo lo hanno pagato i partiti, che prendono le loro decisioni, ma poi i parlamentari degli stessi si riservano di esercitare liberamente il loro mandato popolare. Per cui non sarebbe detto fino alla prova del voto in Aula che, una volta deciso (facciamo un esempio di fantasia), Udc e Rifondazione non votassero insieme a favore del governo, e i vari parlamentari si comportassero così secondo le indicazioni del partito e non secondo il mandato elettorale che impedisce una tale alleanza. Certo, come sappiamo, non è affatto detto che Rifondazione e l'Udc possano votare insieme a favore del governo. Tanto che in una intervista al quotidiano "la Repubblica", l'onorevole Tremonti, parlando del prossimo voto per l'Afghanistan dice: "Ciò che conta non è che la maggioranza ha preso i voti da fuori, ma che li ha persi da dentro". Ecco allora che, comunque, si delineerebbe una nuova maggioranza, ergo un nuovo governo.

    Con il massimo spirito di obiettività che si richiede in momenti tanto delicati, dobbiamo osservare che nella maggioranza esistono almeno due linee articolatamente composte. C'è poi chi sostiene che le linee siano almeno tre su ogni tema dirimente, ma consentiteci tale semplificazione.

    Sull'economia, ad esempio, Padoa - Schioppa, parte dei Ds, parte della Margherita e Prodi sono per interventi strutturali nell'ordine della riduzione della spesa pubblica. E Verdi, Pdci, Rifondazione, parte minore dei Ds e parte ancor minore della Margherita, sono contrari a detti interventi. Sulla politica estera la divisione è ancora più complicata, perché c'è chi è d'accordo sul rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan, e poi in disaccordo sulle operazioni militari israeliane in Libano. Notiamo che qui la divisione è ancora più eclatante perché distingue Amato da D'Alema e, a sentire il discorso di Fassino alla Sinagoga di Roma, anche il segretario dei Ds dal suo presidente.

    Allora ha ragione Franco ed ha ragione anche Tremonti che, in questo contesto terremotato, non vede spazi "per colpi di biliardo".

    Per cui se la strada dell'allargamento della maggioranza appare impervia e si vuole invece assicurare un governo stabile al Paese, rimane soltanto come praticabile lo schema della Grosse Koalition, quello che, per intenderci, immaginò Giorgio La Malfa già ai tempi del congresso di Fiuggi, e che poi fu proposto da Berlusconi all'indomani del voto, in una analisi realistica dei risultati. Questa sarebbe l'unica soluzione razionale, o, come dice Tremonti: "La realtà è la realtà". Ma qui di nuovo si innesca il peso di un bipolarismo sballato quale quello che noi abbiamo sperimentato per anni, tale da essere ostacolo non lieve per un'intesa tra coloro che si sono osteggiati per più di 13 anni, dal '94 al oggi. Certo, tutti gli sforzi politici ed umani sono plausibili, anche quelli di mettere insieme gli opposti, soprattutto quando i poli contengono cariche repulsive al loro stesso interno. Ma non ci stupiremmo se, alla fine della fiera, la via più facile per risolvere la crisi non dichiarata di governo, fosse la strada che potrebbe apparire come la più rovinosa: le elezioni.

    Roma, 18 luglio 2006



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  10. #10
    Gin Pì... Nun ce lassà...
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    Citazione Originariamente Scritto da alemaggia
    follini e tabacci vi aspettiamo...
    Sentita la risposta del compagno Follini?

    D.: Tramontata l'ipotesi del partito unico?
    R.: (breve rotear di pupille e sorrisetto idiota...) Cerchiamo di "liberalizzare" la politica...

    Uno sguattero del genere sta sicuramente meglio dalle vostre parti.

 

 
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