da: http://federicodepetris.blogspot.com/

FALSO PATRIOTTISMO

La “febbre mondiale” è salita, da quando Totti con il suo rigore allo scadere elimina gli australiani, poi i ragazzi di Lippi liquidano gli ucraini con un secco tre a zero ed ancora il goal di Grosso e il raddoppio di Del Piero che mettono in ginocchio nella semifinale i tedeschi padroni di casa ed infine la finalissima contro i transalpini vinta ai rigori con precisione chirurgica.
A questa escalation di successi che ha visto protagonista la nostra nazionale di calcio è seguita in parallelo una esplosione inaudita di patriottismo: le città italiane decorate con numerossissimi tricolori che da ogni bandiera e balcone sventolavano, ad ogni goal segnato dai nostri campioni esplodeva in ogni casa un boato di gioia, l’inno nazionale ad inizio partita cantato a squarciagola da tutti grandi e piccini. Inutile ricordare le notti insonni di quei tanti nostri connazionali che al termine di ogni partita, che ci ha visto vincitori, scendeva con il tricolore in pugno nelle strade a cantare l’inno a sentirsi orgoglioso di essere italiano.
A nulla sono serviti i ridicoli richiami di alcuni esponenti leghisti, tramite “la Padania”, o di post-comunisti di “Liberazione”, che inorridivano alla vista di così tanti tricolori per le strade.
La notte dopo la vittoria della finale abbiamo assistito a scene di giubilo in tutta la penisola strade affollatissime, caroselli improvvisati, spettacoli pirotecnici etc….
In milioni sono scesi in piazza manifestando con orgoglio il vessillo italico, in milioni hanno scandito cori nazionalistici, ma questi milioni di compatrioti durante gli altri 365 giorni l’anno dov’erano?
Perché queste folle oceaniche che con orgoglio si sentono italiane non si vedono a difendere veramente la Patria?
Perché l’orgoglio di essere italiani è venuto fuori solo per una partita di calcio?
Molti di questi ferventi nazionalisti in realtà disdegnano il patriottismo, disdegnano il sentimento nazionalistico nella loro vita quotidiana.
Perché altrimenti avremmo visto queste folle oceaniche armati di solo tricolore assaltare le basi americane installate nel nostro territorio nazionale, avremmo visto queste masse che avrebbero occupato i luoghi sedi delle istituzioni in cui lavorano i servi dello straniero invasore, che venne nel 1945 a “liberarci” e che oggi nel 2006 è ancora qui!
Nessuno infatti si rende conto che la nostra Italia è sottoposta al controllo militare degli USA e che dunque il nostro agire politico sarà sempre limitato; è come lavorare con una pistola puntata alla tempia…se sgarri e non fai ciò che il capo ordina….muori.
Nessuno capisce che i nostri militari che muoiono in Iraq ed Afghanistan, muoiono per gli interessi degli americani e che il nostro tricolore si è sporcato di sangue per cause assolutamente deprecabili.
I nostri contingenti attivi nell’ex- Jugoslavia sono là a fare gli interessi delle forze americane che destabilizzano e minano l’integrità culturale dell’Europa favorendo le minoranze islamiche a discapito dei patrioti serbi che da secoli combattono in prima linea contro lo sfondamento islamico in Europa.
Dove sono queste folle oceaniche che si oppongono all’immigrazione incalzante ormai divenuta una vera e propria invasione?
Dove sono questi milioni di italiani che si battono per la Giustizia Sociale e il mantenimento di uno Stato che sia realmente ed autenticamente SOCIALE?
Dove sono i nostri connazionali che si scagliano contro il potere del sistema bancario che soffoca la nostra gente?

La realtà è una Italia allo sbando, debole, abitata da un popolo che ha perso l’antica fierezza dei suoi avi, che è stato “rammollito” dal benessere, che è stato annichilito nell’animo, che sta smarrendo la propria millenaria identità.
Un popolo che vive di cose superflue, un popolo superficiale destinato a soccombere.
La realtà è che anche la presenza allogena in Italia ha impugnato il tricolore e si sentiva italiana e tifava Italia.
L’allogeno con il tricolore è l’immagine che rappresenta meglio l’Italia del futuro, un’Italia snaturalizzata del tutto omologata, sconfitta, un’Italia morta.

FEDERICO DEPETRIS