Introduciamo nei nostri simposii un argomento di discussione molto importante, congiunto al tema del Demone personale.
Ci porremo una domanda così frequente tra i neoplatonici da divenire quasi ‘scolastica’: ci interrogheremo cioè sul se e sul quanto gli Astri possano influire sui destini umani.
Per far ciò, chiederemo il supporto di chi meglio di noi conosce le dottrine astrologiche.
Plotino vede nel “fuso” platonico il cielo dei pianeti, retto da Ananke:
Ed ora ricordiamoci del “fuso”, che, secondo gli antichi, le Moire fanno girare filando e che per Platone rappresenta il cielo dei pianeti e la sfera delle stelle fisse; le Moire e la Necessità (Anànke), loro madre, lo fanno girare e filano il destino di ciascun uomo alla sua nascita
Il nostro legame con gli astri determinerebbe così il nostro carattere, da cui discendono azioni e passioni:
Simili teorie ci legano agli astri, dai quali riceviamo l’anima nostra, e ci sottomettono così alla Necessità (Anànke) non appena arriviamo quaggiù. Da essi deriva il nostro carattere e dal carattere le azioni e da una disposizione passiva le passioni
Ma Plotino, come noi, si chiede:
così, che resta di noi?
La risposta sembra platonica, ma la sfumatura pessimistica (con la natura che ‘infligge mali’) è tipicamente plotiniana (sarà amplificata da Porfirio):
Rimane ciò che noi siamo veramente, il nostro io, cui la natura ha dato il dominio sulle passioni. In mezzo a tutti i mali che la natura ci infligge il Dio ci ha dato la virtù (Areté) che non ha padrone.




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