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Discussione: Stregoneria, mito o realtà?

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    Predefinito Stregoneria, mito o realtà?

    LE FANTASIE PSICOPATICHE DELLE STREGHE
    di Paolo A. Rossi (*) -


    Immagine dal sito https://upload.wikimedia.org/

    Fra le componenti fondamentali della stregoneria europea emergono alcuni fatti universalmente accettati come definitori dell'ambito oggettuale della medesima, ossia il patto satanico, i malefici operati a danno dei singoli e della collettività, le riunioni sabbatiche ed infine il volo notturno. Le ultime due caratteristiche compaiono in maniera omogenea ed uniforme in tutte le confessioni di tutti i processi europei per stregoneria. (Almeno a noi personalmente non risultano dei controesempi); questo è un fatto che deve farci riflettere. Il mito del Sabba e del volo notturno, infatti, va addebitato o alla fantasia degli inquisitori che 10 avrebbero comunicato alle imputate oppure deve essere in qualche modo inserito in un contesto esplicativo che tenga conto degli aspetti più propriamente medico-psichiatrici del fenomeno, oltre che delle caratteristiche di cultura materiale e spirituale, che analizzeremo in seguito. A nessuno dei coevi del periodo persecutorio, siano essi stati difensori o detrattori della realtà della stregoneria, e mai venuto in mente di affermare che il volo notturno fosse una menzogna intenzionale della strega, né tantomeno una invenzione dei giudici torturatori. Piuttosto essi si sono sforzati di dimostrare rispettivamente e in che modo questo fosse possibile, oppure che l' esperienza del volo era riconducibile alla sfera onirica e/o psicopatologica. Con un buon senso che a molti dei nostri studiosi contemporanei manca, tutti costoro tengono conto del fatto che la totalità delle accusate pur mostrando, a volte, disaccordo su altri punti del rito e del culto diabolico, non mette mai in discussione la realtà dei convegni a cui esse si recano per via aerea. L 'unico punto di discordanza è semmai quello se al Sabba ci si reca "in somnis" oppure "corporaliter", o per meglio dire se ci si va solo con l'anima o anche col corpo. La questione è subito risolta: basta vegliare tutta la notte una strega, e se questa al mattino dichiara di essersi recata al Sabba allora vuol dire che vi si è recata solo "in spirito" (i più radicali detrattori e difensori della realtà del Sabba prendono posizioni meno sfumate). Wier (1) dichiara che il volo e il Sabba sono soltanto sogni, mentre il Bodin (2) e il Boguet (3) affermano che nel letto è rimasto solo un fantasma del corpo, a ciò composto da Satana medesimo per confondere il marito o i familiari della strega) .Al di là della polemica che vede contrapposto l'ambiente inquisitoriale, che crede in un Sabba reale, ai pochissimi scettici dell'epoca, che oppongono al Sabba tangibile una esperienza onirica e fantastica, valla pena di ascoltare le parole stesse delle streghe, le quali ammettono decisamente di recarsi al convegno satanico "lassando a casa il corpo", oppure percepiscono l'andare in sogno come qualcosa di reale, una sorta di sonnambulismo in cui il corpo è comunque avvertito come presente. (Non è un caso che per gli Autori del Malleus Maleficarum (4) il sonnambulismo è assimilato ad altre manifestazioni diaboliche quali le trasformazioni sostanziali, il volo, l'ossessione ecc.).

    In ogni caso i punti su cui non v'è alcun disaccordo nei referti delle streghe sono i seguenti: tutte ammettono di recarsi al Sabba in volo, di utilizzare a tal scopo unguenti adatti alla bisogna, di cadere in una sorta di catalessi e di risvegliarsi nel luogo del convegno dove provano tutte una serie di esperienze o disagevoli o addirittura dolorose, dove avvertono le sensazioni amplificate ed infine dove tutto viene percepito in uno stato di disordine e di confusione.

    Dichiarare che queste esperienze sono il prodotto della tortura ci semplificherebbe parecchio la vita, ma il fatto che sia il Sabba che il volo notturno fanno parte di una mitologia arcaica, che vengono descritti con assoluta uniformità e concordanza in tutte le confessioni (sia spontanee che no) , che già sin dal periodo altomedievale si discuteva se fossero menzogne o sogni (“innumera multitudo hac falsa opinione decepta" oppure "daemonum illusionibus et fantasmatibus seductae" si legge nel Canon Episcopi) (5) ci costringe a tentare una strada più complessa. Al riguardo sono possibili due diverse ipotesi.

    La prima, che molte streghe, essendo epilettiche o isteriche, potessero durante i momenti di crisi perdere i sensi, vivere esperienze di sdoppiamento schizoide, cadere nel delirio tipico dell'istero-epilessia o in forme stuporose della schizofrenia catatonica. La seconda che, data per certa e abituale la pratica dell'unzione prima del volo, si può ipotizzare una tossicomania per l'uso ripetuto di farmaci psicoanalettici o psicodislettici (la maggior parte delle "erbe delle streghe" contengono alcaloidi adatti a provocare i fenomeni in questione).

    Queste ipotesi non si escludono a vicenda e neppure escludono i referti ottenuti tramite l'interrogatorio con tortura. Tuttavia devono essere soppesate con una certa attenzione.

    Riguardo alla prima ipotesi, va subito detto che non è possibile ridurre l'intero universo di queste manifestazioni all'ambito della patologia, non foss'altro che per motivi statistici: un numero così elevato di malati di mente ci obbliga ad "invertire” le linee di demarcazione fra la salute e la malattia, facendo della malattia mentale una sorta di "stato normale" dell'epoca. Inoltre le allucinazioni, anziché situarsi nella sfera individuale e privata, posseggono una consistenza culturale di tipo collettivo (e, come sappiamo, non è del tutto rigoroso parlare di "inconscio e nevrosi collettive"). Infine bisogna cercare di andare cauti nell'attribuire alla psicopatologia l'intera responsabilità delle forme "strane" della religiosità popolare o di aspetti del misticismo deviato. (Il termine "suggestione" abusato dalla medicina del secolo scorso, ben lungi dallo spiegare qualcosa ha, al contrario, necessità di essere lui medesimo spiegato).

    Ben diversa è la situazione quando si considerano la grande epidemia epilettica che dal 1350 in poi prende il nome popolare di "ballo di S. Vito" e la "grande histèrie" del XVI secolo, la quale si manifestava, tra l'altro con deliri convulsivi e perdite della coscienza. Questi sono "fatti" che non possono venir frettolosamente liquidati come "fantasie della psicoanalisi", ma afferiscono ad una ben precisa condizione "igienica" dell'Europa dal XV al XVII secolo, così come le malattie scrofolose, le carenze ematiche, la peste, la lebbra e la sifilide.

    Oltretutto già nella stessa epoca persecutoria vien fatta l'ipotesi che le streghe siano affette da "malattie mentali", anche se per la maggioranza di coloro che enunciarono tale tesi non fa alcuna distinzione fra il crimine del pazzo e quello del sano di mente. Nonostante il delirio fosse riconosciuto come manifestazione patologica, la sua causa era collocata non in ambito medico, ma in ambito etico; d'altra parte ciò non deve assolutamente meravigliarci se si pensa che in tutto l'arco di tempo che Va dalla riforma medica vesaliana alla rivoluzione harveiano-malpighiana, i problemi neuro-psichiatrici vengono accuratamente evitati, in quanto sono fatti afferire alla morale e alla psicologia razionale.

    Gli stessi Autori del Malleus Maleficarum dedicano un numero non indifferente di pagine alla discussione del tema del delirio e delle fantasie. AI riguardo Gregory Zilboorg nel suo Medical Men and the Witch during the Renaissance ricava dalla lettura del Malleus in chiave psichiatrica la convinzione che «esso potrebbe, con qualche piccolo ritocco editoriale, servire da eccellente manuale di" psichiatria clinica descrittiva del XV secolo: basterebbe sostituire alla parola strega la parola paziente ed eliminare il demonio.

    Non bisogna stupirsi che i demoni - si legge, infatti, nel Malleus Maleficarum - abbiano tali poteri, quando anche un difetto naturale può portare allo stesso risultato, come si dimostra nel caso degli eccitati e dei melanconici, nei maniaci ed in alcuni alcolizzati ...infatti gli eccitati credono di vedere cose prodigiose, come bestie ed altri orrori, quando in realtà non vedono nulla».

    Ammesso questo bisogna chiedersi se mai i Nostri si siano posti la domanda del perché i malati mentali siano tali? Certamente! Essi, infatti rispondono togliendoci ogni dubbio:

    «...a volte l'uso della ragione è completamente reso impossibile; e questo stato può essere esemplificato da certe persone come gli anormali, i pazzi e gli ubriachi. Non fa perciò meraviglia che i demoni possano, col permesso di Dio, incatenare la loro ragione e difatti si dice che tali uomini farneticano perché i loro sensi sono stati sottratti dal demonio».

    Sia come sia, essi ci avvertono che gli stregoni, anche se sono riconoscibili come malati di mente, non vanno giustificati, dato che la loro malattia è opera del demonio cui il soggetto in esame ha dato motivo e possibilità di agire:

    «il demonio non può entrare in alcun modo nella mente e nel corpo dell'uomo, né ha il potere di penetrare i suoi pensieri se questo non s'è prima spogliato di tutti i pensieri santi, ed è del tutto cieco e privato di contemplazione spirituale» (ossia, detto in altre parole, quando è in peccato mortale).

    Non c'è da scandalizzarsi per questo, anzi bisognerebbe superare l'astioso puerile disprezzo che ancor caratterizza parte della storiografia "laica e liberale" nei confronti della religione cattolica (responsabile secondo costoro, di buona parte delle ombre che gravano sulla nostra storia passata) e cercare di capire le ragioni effettive che hanno indotto a certe prese di posizione della Chiesa. Nel caso presente va detto che davvero le streghe (o quantomeno la maggior parte di queste) erano eretiche, miscredenti e sacrileghe, solo che alla luce delle nostre attuali conoscenze parleremmo piuttosto di "paranoia mistica" , di "psicosi schizofrenica " e di "nevrosi coatta " tutte cose che, ovviamente, afferiscono più alla psicopatologia che all'etica. Specie il caso della "nevrosi coatta" è riconoscibilissima nella pratica delle streghe di dileggiare la religione, di vilipendere i Sacramenti, di bestemmiare le cose più sacre. È caratteristica tipologica di questo genere di nevrotico (come ben sanno gli odierni psichiatri) di rispondere alla repressione con la bestemmia, con la farsa del rito religioso, con il sacrilegio fatto di nascosto e con tutta una serie di pulsioni emozionali contro le imposizioni. L'abitudine delle streghe di schernire il nome di Dio o di vilipendere l'Ostia consacrata, di rispondere alla Messa con formule blasfeme e di dileggiare i riti sacri fa pensare, data la costanza e l'uniformità di tale atteggiamento, ad una sintomatologia di tal genere.

    Per quanto riguarda, invece, la "paranoia mistica" e la "psicosi schizofrenica", non è difficile riconoscere nelle "sacerdotesse di Satana" lo sdoppiamento psicotico, le fantasie cannibaliche, la ninfomania e il delirio del possesso. Quando queste "devianze" si estendono in senso collettivo, allora si normalizzano in forme di liturgie e mitologie eretiche, credenze eterodosse, congreghe di minoranze anticonformiste. Oltre agli aspetti psichiatrici della stregoneria andrebbero presi in esame anche gli aspetti più propriamente psicoanalitici, ma purtroppo questo è un terreno minato, denso di pericoli per lo storico che voglia improvvisarsi cultore di una disciplina che, oltretutto, resta ancora campo di battaglia di avverse e irriducibili fazioni. Sia come sia, anche se ci si accontenta di muoversi a livello di storia della psichiatria e della medicina, si possono rilevare nelle tante demonologie dell'epoca, così come dai verbali dei processi, esempi e descrizioni "cliniche" di non poche psicopatologie di origine, presumibilmente, sessuale. Il Malleus Maleficarum, così come la Demonomanie del Bodin, il Discours execrable del Boguet, il Tableau de l'inconstance des mauvais anges del De L' Ancre (6) , il Disquisitionum magicarum libri sex di Del Rio (7) , sono altrettante miniere d'oro per leggere in chiave "psicopatologica" le "devianze" delle streghe e le "nevrosi" degli inquisitori.

    Ma ritorniamo al nostro problema, che è in definitiva di carattere medico più che psicologico,

    Su un ben diverso piano infatti, può essere condotta l'indagine quando siano stati accertati gli agenti patogeni delle varie forme di malattia mentale rilevabili nella fenomenologia dell'evento stregoneria. Certamente a forme, come le già ricordate nevrosi coatte e paranoie mistiche, bisogna rivolgersi tenendo costantemente d'occhio tutta una serie di condizioni culturali di ordine politico e sociale, ma quando si entra nel campo dell'isteria, dell'epilessia, delle nevrosi depressive, dei deliri ossessivi, dell'alcolismo, delle tare demenziali ereditarie, delle neuropatie ad eziologia tossica (alimentare e farmacologica) , allora la consistenza stessa del fenomeno si impone con forza propria in termini squisitamente psichiatrici.

    Tutte queste forme della malattia mentale sono perfettamente riconosciute dagli stessi Autori del Malleus, solo che vengono dichiarate effetti dell'eresia e non loro causa.

    In un solo caso essi danno l'impressione di credere il contrario:

    «. ..un oggetto materiale può causare nel corpo umano una predisposizione che lo rende suscettibile alle operazioni demoniache. Ad esempio secondo il parere di alcuni medici la mania predispone fortemente gli uomini alla demenza e conseguentemente all'ossessione demoniaca: perciò se in un caso simile, l'agente passivo che induce la predisposizione viene rimosso, ne seguirà che l'afflizione attiva provocata dal demonio sarà guarita».

    Impressione la nostra che svanisce di colpo, qualche riga dopo, allorché si legge che il rimedio adatto a rimuovere l'agente passivo altro non è che un adeguato esorcismo. D'altra parte non c'è da farsene meraviglia in quanto qualche pagina prima, nel discutere se è lecito amministrare i Sacramenti agli indemoniati, i Nostri avevano già chiaramente avvertito che, date certe particolari condizioni (che non staremo a ricordare), la cosa è lecita «per i battezzati che sono tormentati nel corpo da immondi spiriti, così come verso gli altri dementi» .

    Eccitati, melanconici, maniaci, alcolizzati, sadici e masochisti, ninfomani e frigide, isteriche, epilettici, nevrotici e psicotici d'ogni genere; schizofrenici e paranoici, e financo i sonnambuli, i lunatici e i mitomani si trovano tutti descritti con dovizia di particolari nel più famoso dei manuali di stregoneria. A quadri clinici descritti con rara perizia di osservatori corrisponde, però, la solita diagnosi: possessione diabolica e quasi sempre l'estrema cura: il rogo. Moltissimi i sani di mente coinvolti nella persecuzione da denunce e confessioni di folli. Essi sono sicuramente la maggioranza dei perseguitati, ma quando un meccanismo come quello della caccia alle streghe è innescato, allora i confini fra il sano e il malato si abbattono. Dai verbali dei processi non è molto difficile riconoscere gli uni dagli altri: il mitomane racconta spontaneamente ogni sorta di assurdità e trova sempre chi è disposto a credergli, il nevrotico, affetto da isteria di conversione, dà segni tali di sopportare la tortura {anestesia isterica) che l'inquisitore non può che chiamare in causa la protezione di Satana, allo stesso modo la sors silentii {il sortilegio per cui l'imputata si rifugiava in un irremovibile mutismo) è riconoscibile, secondo Zilboorg, nelle forme stuporose della schizofrenia catatonica; lo psicotico alterna, durante l'interrogatorio e la detenzione, periodi di depressione, delirio e allucinazione {in moltissimi casi confessano che Satana è li alloro fianco per consigliarli) ; lo psicotico paranoide dapprima accusa alcune persone di avergli gettato il malocchio o addirittura di averlo stregato, in seguito o mantiene il delirio di persecuzione o lo trasforma in mania di grandezza {e allora si autoaccusa di essere il più eminente degli stregoni) .

    Solo i "normali" {difficile era rimanerlo per tanto dopo l'arresto) negano coscientemente ogni addebito, entrano a testa alta in prigione, certi di potersi presto scagionare, convinti che sia loro accaduto un increscioso incidente, insistono nell'autodifesa, chiamano a giuramento la Madonna e i Santi, esibiscono prove della loro estraneità ai fatti di cui sono accusati, alla fine cedono alla tortura, ma scesi dal cavalletto ritentano subito la difesa e ritrattano la confessione. In definitiva si comportano da "innocenti ". Certo la maggior parte di loro non è accusata a torto: essi sono implicati in riti superstiziosi, procurano aborti, dispensano erbe medicamentose e veleni, praticano la divinazione, procurano talismani e offrono la loro arte sia a chi vuole ottenere amore, sia a chi vuole placare l'odio; ma si stupiscono di essere accusati di infamie e delitti inconcepibili.

    Uno di questi casi, trattato dal Boguet, quello di Françoise Secretain, una mendicante di Coirière che sbarcava il lunario come guaritrice, fornitrice d'erbe e di talismani, impressionò tanto il medico del Duca di Clèves, J. Wier, da indurlo a scrivere quello che è stato definito il primo manuale di psichiatria e cioè il De praestigis demonum. Questa donna, morta, presumibilmente di infarto, in carcere, dopo aver resistito in ogni modo alle accuse; mentre la sua compagna, Rolande de Vemois, confessava le più incredibili nefandezze, induce il Wier a rovesciare la posizione tradizionale della Cultura dei suoi tempi nei confronti della relazione follia-eresia. Per la prima volta ci sentiremo dire:

    "L' oggetto di questo mio libro è anche medico, in quanto dimostro che le malattie attribuite alle streghe provengono da cause naturali. ..che il Diavolo si insinua nella loro fantasia, desta o addormentata, in varie forme ed apparizioni spettrali muovendo i loro umori e i loro spiriti vitali ...mentre le loro menti sono ferite, turbate e sconvolte da fantasmi e apparizioni in cervelli già istupiditi dalla melanconia e dai suoi vapori. ..cosicché esse osano giurare sulla vita che hanno visto o fatto cose che non sono mai accadute in natura».

    E’ il 1563, il periodo dell'inizio della più terribile delle ondate persecutorie e l'opera del medico tedesco, che chiedeva cure cliniche al posto dei roghi, sarà bandita come la più perniciosa delle astuzie sataniche. Mentre il calvinista Daneau e il cattolico Bodin riuscivano a rovinare la carriera e la reputazione di Wier, la sua opera faceva proseliti ed inseriva nella cultura europea il dubbio che la stregoneria altro non fosse che il frutto della fantasia malata di individui: «bisognosi - a detta di Pietro d'Abano, Agostino Nifo e Michel de Montaigne - più dell'elleboro che del fuoco». Al più attivo dei seguaci di Wier, quel Regjnald Scot che meritò in risposta al suo scetticismo nientemeno che un'opera polemica firmata dal suo Sovrano, Giacomo VI di Scozia (8) , si oppose anche il reverendo Perkins il quale accampò, tra tante insulsaggini, una ragione intelligente

    Contro l'opinione che le streghe "fossero delle vecchie dal cervello debole", obiettò che se fosse vero che queste sono delle psicopatiche, allora ognuna di esse avrebbe una sua personale allucinazione, mentre si rileva, da tutti i processi, una singolare uniformità di prassi e di teoria demonologica.

    L'unica risposta a questa obiezione (come già abbiamo premesso all'inizio) è quella di complementare l'ipotesi della follia con quella della tortura e dell'uso delle droghe allucinogene, e, in altre parole, di giustificare l'omogeneità delle descrizioni del sabba volo notturno attribuendole in parte a ragioni di ordine culturale \il mito contadino della fertilità) , giuridiche (la stereotipia dei procedimenti inquisitori), dottrinario (la mitologia cristiana dell'angelo ribelle), psicologico (l’endemicità di alcuni disturbi mentali ad origine psicogena oppure organica e farmacologica: l'uso ripetuto di erbe "medicinali" contenenti alcaloidi ad effetto psico-dislettico o psicoanalettico),

    Se aggiungiamo a queste caratteristiche della fenomenologia della mentalità magico-diabolica le ragioni di ordine ambientale (l'habitat geografico, etnico e antropologico); socioeconomico e politico, legate al problema della genesi della stregoneria, allora potremo approssimarci in modo, a nostro avviso, abbastanza soddisfacente, a quella costruzione,di un universo d'oggetti della teoria storiografica sulla stregoneria che, tenteremo, nel corso dei prossimi interventi, di mettere in cantiere.



    Note:

    (1) Giovanni Weyer o Wier (1515-1588), medico renano, allievo dell’occultista Cornelio Agrippa. Nei suoi scritti, tra cui il De praestigiis daemonum (1563) sostenne che i crimini imputati alle streghe erano immaginari e che tali donne, invece di essere imprigionate, torturate e bruciate, dovevano essere affidate alle cure di un buon medico.

    (2) Jean Bodin (1529 o 1530- 1596), professore di diritto romano. Portatore di un’ideologia preilluministica della tolleranza. Bodin pubblicò nel 1580 il trattato De la Demonomania des sorciers, nel quale, rovesciando incredibilmente le proprie posizioni tolleranti, sostenne la legittimità di un implacabile persecuzione delle streghe, codificandone metodi disumani.

    (3) Henry Boguet, giudice in Borgogna, scrisse il Discours des sorciers (1601) per offrire ai tribunali, sulla base della propria esperienza, una serie di consigli per rendere più spedite le procedure contro le streghe.

    (4) Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe) : manuale per la caccia alle streghe, scritto dai due inquisitori tedeschi Jakob Sprenger (1436 ca.-1495) e Heinrich Institoris (1430 ca.-1505 ca.);È composto di tre parti: la prima dimostra l'esistenza delle streghe; la seconda espone, spesso in forma aneddotica, i poteri delle streghe e i possibili rimedi per contrastarli; la terza tratta la procedura da seguire nei processi per stregoneria.

    (5) CanonEpircopi: breve istruzione, destinata ai vescovi, sull'atteggiamento da assumere nei confronti dell'antica credenza nella "società di Diana " (corteo di donne che durante la notte vola al seguito di Diana). Il Canon, che risale probabilmente al IX sec., nega la reale possibilità di tale volo notturno, ritenendolo pura illusione. Nei secoli successivi, quando il volo notturno fu attribuito alle streghe quale mezzo per recarsi al Sabba, i "difensori" delle streghe tentarono invano di poggiare le proprie tesi sull'autorità dell'antico documento canonico

    (6) Pierre de Lancre, consigliere del Parlamento di Bordeaux. Unitamente al suo collega Jean d'Espagnet, il 18 febbraio 1609 fu incaricato da Enrico IV di ripulire la zona del Labourd dai pericoli causati da streghe e stregoni. I processi da lui istruiti accesero centinaia di roghi e fecero scrivere: “ I giudici sono talmente prevenuti che assai spesso spopolano regioni intere, sotto pretesto di purificarle e ripulirle da queste diffuse infezioni, arrivando a bruciare quattrocento persone alla volta". .

    (7) Martin Del Rio (1522-1608), gesuita belga, latinista di grande fama, fu autore del Disquisitionum magicarum libri sex, il prontuario inquisitoriale più usato nel XVIII sec. (venti edizioni sino al 1755). L'attenzione di Del Rio è rivolta soprattutto al tema dell'unione sessuale tra demoni e streghe, del quale si teorizzano i dettagli più morbosi. Per le sue tesi allucinanti, Del Rio fu ribattezzato dagli avversari "Martin Delirio". .

    (8) Giacomo VI di Scozia, poi divenuto Giacomo I d’Inghilterra (1566-1625) pubblicò nel 1604 il trattato Demonologia, costruito in forma di dialogo tra due personaggi, Filomato ed Epistemone, che dibattono le questioni inerenti la magia e la stregoneria.

    (*) Storia del pensiero Scientifico (Univ. di Genova)

    http://web.mclink.it/MH0077/LeStagio...horror%201.htm
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 05-09-16 alle 15:35
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

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    Predefinito Riferimento: Stregoneria, mito o realtà?

    Le streghe erano tutte brutte e vecchie?

    Massimo Centini

    Un diffuso e abusato luogo comune indica la strega con caratteristiche tendenti a dare di questo personaggio tutta una serie di peculiarità che ne accentuerebbero il suo ruolo negativo.

    Secondo la tradizione quindi, la strega è vecchia, spesso brutta, male in arnese, vestita di stracci, sdentata e con voce inquietante; le sue unghie sono lunghe e tendono a fare delle sue mani magre quasi dei pericolosi artigli. Anche il naso è frequentemente anomalo: lungo o adunco. I capelli sono disordinatamente adagiati sul capo e rimandano all'immagine classica di Medusa. Ma siamo sicuri che questa figura corrisponda proprio alla realtà?

    Se proviamo ad osservare che cosa dicono le fonti storiche sull'argomento, ci rendiamo conto di quanto sia distante lo stereotipo precedentemente indicato dall’autentica dimensione dei fatti. Le donne accusate di stregoneria non erano affatto vecchie: l'età media di frequente era sotto i quarant'anni e vi furono anche numerosi casi di "streghe-bambine”, entrate a far parte delle congreghe diaboliche seguendo le tracce materne o portate al sabba dai parenti stretti.
    Quindi è lecito ipotizzare che l'immagine ricorrente della strega (tipo Befana, tanto per intenderci) sia stato originato da alcuni fattori non direttamente connessi all'aspetto effettivo delle presunte streghe:

    1. l'atteggiamento fortemente misogino degli accusatori;
    2. l'utilizzo dell'aspetto fisico repellente come "segno" destinato ad accentuare, a livello di inconscio collettivo, la "negatività" di qualcuno;
    3. il peso dell'immaginario fiabesco che ha fatto della “vecchia e brutta" un topos letterario ricorrente (si pensi, ad esempio alle streghe presenti in Biancaneve o Hänsel e Gretel).

    A sostegno della tesi va anche ricordato che una significativa percentuale di donne accusate di stregoneria si prostituiva; altre vivevano non rispettando i canoni della morale comune (convivevano con più uomini, svolgevano attività illecite, praticavano forme di terapia popolare in contrasto con le norme, ecc.).


    F. Goya, Il grande capro (1797/98 - Museo Lazaro Galdiano, Madrid)
    Immagine dal sito http://upload.wikimedia.org/

    Inoltre, in numerose delle dichiarazioni rilasciate agli inquisitori dalle accusate, risulta chiaro che durante il sabba, ma non solo, molte di queste donne si univano sessualmente ai demoni, descritti non secondo l'iconografia ricorrente, ma come giovani belli, prestanti. Infatti dalla fine del XVIII secolo si va definendo anche un modello tendente a porre in rilievo la forte carica sensuale della strega, con i conseguenti rivolgimenti dello stereotipo descritto.

    Anche attraverso gli elementi fin qui indicati, si scorge nitidamente la possibilità per ripensare all'immagine della strega, sempre più lontana da quella condivisa dalla maggioranza. Consideriamo inoltre che tra quanti si sono occupati di stregoneria vi sono studiosi che propongono una tesi decisamente in controtendenza: le streghe sarebbero state omosessuali, vittime prima di tutto della loro diversità e perseguite perché artefici di pratiche contro natura. L'abominazione delle "donne" di Satana si sarebbe quindi espressa soprattutto con il peccato di sodomia, perseguito come il più grave e considerato origine di tutti i mali.

    Sostanzialmente quindi nella presunta adepta di Satana risultavano tradotte visivamente, sul piano della fisiognomica e su quello iconografico, tutte le paure e le angosce che tra il XV e il XVII secolo hanno alimentato la caccia alle streghe.
    Due i temi importanti nell'ottica della nostra valutazione:

    a) l'atteggiamento repressivo contro la donna, come leitmotiv della caccia alle streghe;
    b) lo stereotipo iconografico ricorrente che dà alla strega un'immagine fìssa: vecchia, brutta, con accentuati difetti fisici e un volto segnato dal rapporto con il mondo dell'ombra.

    Così l'Ecclesiastico: "La donna è piena di malizia. Ogni malizia e ogni perversità provengono da lei (XXV, 13); (...) spesso colte dal delirio, esse uccidono i loro bambini (XXV, 81)".

    Un piccolo frammento del Malleus maleficarum è sufficiente per esprimere la visione che contrassegnò numerosi teologi e inquisitori impegnati nella lotta contro le streghe: "Già nella prima donna è evidente che per natura ha minor fede: infatti, al serpente che le chiedeva perché non mangiassero da tutti gli alberi del Paradiso, già con la sua risposta si rivelava in dubbio e senza fede nelle parole di Dio. E tutto questo è già dimostrato dall'etimologia del nome. Infatti, femmina viene da fede e meno, perché ha sempre minor fede e la serba di meno (...). Dunque, una donna cattiva per natura, che è più pronta a dubitare della fede, è altrettanto pronta a rinnegarla, ed è questa la caratteristica fondamentale delle streghe".

    http://www.antrocom.it/mod-subjects-...ageid-154.html
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 05-09-16 alle 15:39
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Stregoneria, mito o realtà?

    È la posizione della cultura ufficiale e contemporanea,quella che considera il proprio punto di vista come l’unico
    possibile e che non riesce ad uscire dai canoni di una pragmaticità materialista: se non è cattiva la strega è pazza.
    Allora bisogna dimostrare questa pazzia con sagge disquisizioni dottorali che accertino l’origine patologica della
    devianza: cattiva nutrizione, malattie endemiche, "paranoia mistica" o "psicosi schizofrenica", sdoppiamento
    psicotico, fantasie cannibaliche, ninfomania (non poteva mancare) e delirio di possesso: «Quando queste "devianze" si
    estendono in senso collettivo, allora si normalizzano in forme di liturgie e mitologie eretiche, credenze eterodosse,
    congreghe di minoranze anticonformiste». Cioè quando queste concezioni, nate e sviluppate da esseri umani e, per
    loro stessa natura limitate all’ambito umano, diventano «generali» allora vengono «istituzionalizzate» come credenze
    più o meno diffuse. Questa è una visione basata su di un concetto di realtà empirica e materialista che, per intenderci,
    pur professandosi «religiosa», cattolica o meno ma comunque «credente», cade poi nel gioco di un ateismo implicito
    parlando di «divinizzazione» della natura. È una mentalità antropocentrica che cerca di ridurre tutto nei suoi, più o
    meno limitati, schemi mentali.
    La questione della stregoneria andrebbe inserita in una visione della cultura antica assai più ampia e non limitata alle
    sue ultime propaggini. La «caccia alle streghe» è solo la punta di un iceberg molto più vasto. Le streghe del
    rinascimento forse erano veramente diventate un problema per la società di allora: eredi di un mondo e di conoscenze
    arcaiche che la maggioranza tra coloro che professavano queste pratiche più non comprendeva né dominava ma
    erano pur sempre pratiche che potevano conservare un certo potere.
    La degenerazione di quella cultura, da secoli parallela al cristianesimo ufficiale, avvenne quando fù perso di vista
    quello che doveva necessariamente essere il suo fine ultimo di realizzazione spirituale cioè metodo di ottenimento
    della conoscenza o «unione» mistica con ciò che vi è «sopraumano» e non di «infraumano» o diabolico.
    Questo sempre «ammesso e non concesso che dio esista». E la questione di fondo è proprio sempre questa: accettare
    o meno l’esistenza di una realtà «intelligente» che veniva definita «superiore» perché chi, in qualche modo, arrivava a
    conoscerla riusciva a descriverla solo con termini negativi: non è questo, non è quello... È qualcosa di reale ma che
    sfugge ai canoni della razionalità umana perché affianca a questa una procedura di conoscenza che ingloba ed
    oltrepassa la conoscenza discorsiva e razionale...
    Sarebbe invece molto interessante fare uno studio senza pregiudizi sulle poche testimonianze che restano di quella
    cultura, si potrebbe scoprire un vero monumento al sapere arcaico, trovarne tracce è difficile ma non impossibile.
    Personalmente, e proprio non saprei dire quanto questa sia una mia idea personale o quanto possa invece essere
    considerata una «strada giusta», mi è capitato di fare una piccola somma alcuni mesi fà, ritrovandomi a leggere negli
    stessi giorni alcuni articoli su due differenti argomenti:
    1. i «Sabei di Harran» misterioso popolo che nel Corano viene definita «gente del libro», cioè partecipe della
    rivelazione divina, anche se non musulmani, e pertanto accettati dal mondo islamico. Anzi inseriti nel contesto
    culturale arabo del medioevo come «depositari» di conoscenze ermetiche ed astrologiche. Conoscenze comuni
    all’occidente Cristiano; anzi i Sabei, in certi contesti musulmani, sono impropriamente (?) ritenuti cristiani. In altri
    luoghi e/o momenti vengono definiti«i seguaci della religione di Noè»
    - Il loro era un culto privo di sacre scritture, di profeti e, addirittura, di qualsivoglia pratica istituzionale di culto
    che non sia soltanto il tawhìd, la fede in un unico Dio, nel fermo e profondo convincimento interiore che “Non c’è
    altro Dio se non Dio”. Il nome che costoro usavano per esprimere il concetto «Dio» era Sabbazio o Sabbaoth od
    un termine simile ma con evidente assonanza fonetica sia col Sabba delle streghe che col Sabato ebraico che col
    Sabato giorno di Saturno spesso, come Shiva e come il suo alter-ego e fratello Poseidon, raffigurato con le corna
    del Toro ed il Tridente in mano. Questa accumunanza per indicare l’origine protostorica del culto di Sabazio. Un
    culto diffuso nel mondo romano, dove questo termine, proprio a Saturno, veniva usato per indicare l’aspetto
    furioso o gaudente o comunque euforico di Giove come signore degli eserciti, quindi di Marte ma anche di
    Dioniso, il signore delle baccanti...
    2. Proprio vicino ad Harran, città dell’alta Mesopotamia di cui era originario quell’Abramo che è considerato il
    «Patriarca» delle religioni ebraica-cristiana-musulmana; quella stessa Harran dei Sabei, così poco distante da
    Efeso, dove nel mondo antico sorgeva il più importante Tempio di Artemide e dove ancor oggi c’è una chiesa
    cattolica che dicono sia amata e rispettata anche dai turchi musulmani che abitano quei luoghi: la chiesa che
    sorge ove la Vergine Maria fù assunta in cielo. Proprio lì in quei paraggi, tra Harran ed Efeso, c’è una collina
    chiamata in turco Gobelki Tepe dove un archeologo tedesco conduce uno scavo veramente sorprendente e qui il
    discorso si fà lungo. Ho notato che c’è stato poco interesse verso questo argomento, non ricordo articoli né sulla
    vecchia Pol ne altrove o forse sono io che non li ho notati.

    http://www.galileonet.it/news/10673/...pio-piu-antico

    Questo è un link in italiano spiega di cosa sto parlando, per il resto sono due giorni che lavoro dietro a queste
    poche righe e non penso sia il caso, per il momento di dilungarmi ancora sull’argomento. Saluti a tutti.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 05-09-16 alle 15:41

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Stregoneria, mito o realtà?

    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
    Le streghe erano tutte brutte e vecchie?
    Io dico di no...


    John William Waterhouse - La strega (1911 ca)

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    Predefinito Riferimento: Stregoneria, mito o realtà?

    In effetti la strega di Waterhouse da te riportata, Silvia, è molto bella ;
    vi sono in quel dipinto aspetti tipici simbolici della pittura di Dante Gabriel Rossetti, che conosco meglio (in: La casa della vita, che sfoglio ora), in quel modo di dipingere le donne, splendide per me, streghe eventualmente comprese.

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Stregoneria, mito o realtà?

    Salem (oggi USA, Massachusetts)
    1692 Una storia vera di caccia alla streghe.

    Le streghe bambine di Salem (libro)
    http://www.bol.it/libri/scheda/ea978883847984.html

    "New England, inverno del 1692. Nella comunità puritana di Salem, Betty, 9 anni e Abigail, 11, figlia e nipote del reverendo Parris, vengono improvvisamente colte da violente crisi isteriche, quasi fossero perseguitate da oscure forze maligne. Ben presto alle due bambine se ne aggiungono altre, sconvolte dagli stessi spaventosi sintomi. Nel villaggio si scatenano il panico e la follia. Tre donne vengono accusate di essere in combutta con Satana, tre persone scomode per la PURITANA comunità di Salem: Tituba, la schiava indiana del reverendo, e con lei due donne che vivono ai margini della società. Inizia così un agghiacciante caccia alle streghe, e un' improvvisa ondata di violenta travolge la cittadina in preda a isterismi di mass, fanatismo religioso e interessi economici. In molti pagheranno con la vita colpe mai commesse, prima che sulla lunga notte di Salem torni a splendere la luce della ragione.


    I processi per la caccia alle streghe di Salem si "conclusero" circa 300 anni dopo. Nel 1957 il parlamento del Massachussets approvò una risoluzione che assolveva le ultime sei streghe la cui condanna era ritenuta formalmente valida. Solo nel 2001 vennero assolte le ultime donne considerate streghe... ormai morte da più di 300 anni.

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: Stregoneria, mito o realtà?

    Già, le visioni del sabba sono allucinazioni o un'esperienza con un fondamento reale?
    Di solito le allucinazioni hanno un contenuto soggettivo, che cambia da persona a persona e al massimo condivide alcuni semplici stereotipi.

    Se esaminando le testimonianze si trovano descrizioni dell'esperienza molto simili, da parte di persone lontane tra loro nello spazio e nel tempo, che presumibilmente non abbiano potuto scambiarsi informazioni, si può cominciare a credere all'esistenza di un substrato comune a cui tutte abbiano attinto. E' da questo ragionamento che Jung ha sviluppato la teoria dell'inconscio collettivo.

  8. #8
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    Predefinito Riferimento: Stregoneria, mito o realtà?

    Paolo Aldo Rossi

    L'UNGUENTO PER VOLARE AL SABBA




    Salvator Rosa – Streghe e incantesimi (1646)



    "Unguento unguento, mandami alla noce di Benevento supra acqua e supra vento et supre ad omne maltempo". (1)


    Questa formula, universalmente conosciuta ed ossessivamente ripetuta in tutte le innumerevoli versioni dei racconti sulle streghe che si davano convegno sotto il più celebre noce d'Europa, ha finito col rappresentare, nella concisione del dettato stilistico popolare, l'immagine forse di maggior potenza evocativa del rituale preparatorio al volo notturno.
    Nonostante, però, che la credenza nelle streghe quali abili manipolatrici di erbe, filtri e veleni, capaci di procurare visioni o indurre eventi "innaturali" , fosse generalmente diffusa fin dall' età classica, il collegamento fra il volo magico e l'unguento appare relativamente tardi o quantomeno nei documenti cristiano-medievali sulla stregoneria si parla frequentemente del viaggio aereo, ma non si fa parola degli elementi tecnici che lo precedevano e preparavano. "...certe donne scellerate, e seguaci di Satana – recita il “Canon Episcopi” - ingannate dalle illusioni e dalle seduzioni del diavolo, pretendono e dichiarano di cavalcare certe bestie, nella profondità delle ore notturne, insieme con la dea pagana Diana (o Erodiade) accompagnandosi ad una innumerevole folla di altre donne, e affermano di attraversare enormi spazi di terra nel silenzio della notte. " (2)

    A questo, che è il più antico documento ecclesiastico sulla stregoneria ed ha rappresentato per secoli una delle principali basi dottrinali del Magistero circa tale argomento, ha contribuito, come si è già avuto modo di dire, a ritardare il periodo persecutorio in quanto il suo dettato originario recitava in merito alla illusorietà e fantasticità del fenomeno, tanto da terminare con l'avvertimento che chiunque avesse, al contrario, creduto nella realtà dell'operazione stregonesca: " ...procul dubio infidelis est et pagano deterior". In questa prospettiva era evidente che l'interesse veniva spostato sull'agente principale dell'evento: Satana, maestro di illusioni, mentre le presunte streghe venivano considerate semplicemente come sciagurate colpevoli del peccato di superstizione o, al più, come adoratrici dei demoni pagani, ma non certamente come autentiche malfattrici capaci, oltretutto, di operare eventi straordinari quali la traslazione aerea del proprio corpo attraverso enormi spazi in brevissimi tempi. Né la Chiesa, né lo Stato medievale credono che le streghe siano davvero in grado di mettere in atto quanto affermano e difatti se andiamo a vedere la legislazione in merito ci rendiamo conto che il tono generale della cultura giuridica, sia civile che religiosa, dell’Alto Medioevo è sostanzialmente conforme alla concezione che la stregoneria sia una forma perversa e ignorante della superstizione pagana e che di conseguenza vada trattata come tale, e cioé corretta dalla Chiesa tramite prescrizioni di opportune reprimende penitenziali e punita dal potere civile con pene pecuniarie e detentive, all’interno della tradizione, costituita da un magistero e da una giurisprudenza che s’erano chiaramente espressi contro la realtà del Sabba, diventava estremamente difficoltoso perseguire il delitto di stregoneria a meno di dimostrare da un lato che i "canoni"' andavano interpretati diversamente e dall'altro che le streghe erano davvero in grado di recarsi al congresso notturno con mezzi straordinari e, giunte colà, congiurare con l'Avversario per portare ogni sorta di delitto contro la società. Bisogna, però, attendere fino alla prima metà del XV secolo per trovare una trattazione completa ed articolata di tale tematica. Il teologo spagnolo Alfonso Tostado, nella Quaestio XLVII dei Comentaria in Primam Partem Metthaei, riesce a mettere a fuoco il tema basilare su cui incentrare la dimostrazione della realtà della stregoneria: il “Canon Episcopi”, se rettamente interpretato, dichiara la falsità della demonolatria delle streghe, ma non quella del volo notturno o in altre parole le streghe seguono una falsa fede, ma operano autentici malefici, per cui conclude che: " ...Le malefiche donne, come anche gli uomini, compiute alcune nefande pratiche superstiziose e unzioni, vengono presi dai diavoli e trasportati attraverso luoghi diversi. .." (3).


    Rivoltata dunque a favore della propria tesi la fonte più autorevole del magistero, grazie anche a tutta una serie di citazioni testuali presenti nella Tradizione e nella Rivelazione: Gesù trasferito da Satana sul più alto pinnacolo del tempio, il volo del profeta Abacuc, Simon Mago trasportato per l'aria dai demoni e, naturalmente, tutta una serie di exempla tratti dalle Vite dei Santi, Tostado può tranquillamente affermare che non esistono più controindicazioni canoniche a parlare di trasporto aereo delle streghe, mentre vi sono testimonianze dirette e ben documentate che lo confermano.
    In questa nuova dimensione ideologica egli è anche il primo a parlare specificatamente dell'unguento: "Ci sono delle donne, quelle che noi chiamiamo streghe, che spergiurano di potersi recare in qualsivoglia luogo. ..una volta cosparse con uno speciale unguento. ..E là si permettono ogni sorta di piacere" (4).

    Il fatto interessante è che la maggior parte degli assertori della realtà del volo, Tostado compreso, dichiarano anche di aver assistito personalmente all'unzione e di aver potuto accertarsi che la strega rimaneva nello stesso luogo dove s'era unta, cadendo in una sorta di deliquio, seguito da un sonno profondo, e svegliatasi avrebbe raccontato di aver percorso spazi inimmaginabili.
    Questo, comunque, non smuove minimamente la loro convinzione nella realtà dell'evento dato che spiegano il tutto con la teoria che le streghe si recano al Sabba lasciando a casa il corpo (alcuni dichiarano che vanno al "gioco" in ispirito ed altri, invece, ipotizzano la sostituzione del corpo fisico con un fantasma, creato per ingannare i presenti).



    Hans Baldung Grien – Witches Sabbath (1510)


    Vi è anche chi attribuisce il volo al parto di fantasie malate (umori melanconici, debolezza propria del cervello femminile, follia...), ma costoro si sentono rispondere, e questa volta con una certa ragione, che le alterazioni mentali sono rigorosamente soggettive, mentre la presunta "fantasia" in questione è assolutamente omogenea in tutte le confessioni.
    In ogni caso, quantomeno fino a Giovan Battista della Porta, a nessuno è mai venuto il sospetto che il tanto famigerato unguento avesse a che vedere con la costante omogeneità della descrizione del volo. Se andiamo a leggere le tante "ricette" dell 'unguento, riportate in quasi tutti i manuali inquisitoriali o nei documenti letterari o giuridici, ci rendiamo conto di come venisse sempre messa in rilievo la serie dei componenti orridi o grandguignoleschi: grasso di bambino non battezzato, sangue di pipistrello, vipere, rospi, ossa di morti, sangue mestruale. .., mentre si accenna soltanto di sfuggita ad "erbe delle streghe" non meglio identificate. Alla stessa stregua, anche i medici e gli scienziati più illuminati giungono fino a dissertare dei vari aspetti psicopatologici nel comportamento della strega, tanto che Gregory Zilboorg (5) non ha forse visto male quando ha affermato che il De prestigiis daemonum di Johan Wier può essere considerato il primo autentico manuale di psichiatria, ma, in ogni caso, nessuno è stato sfiorato dall'ipotesi che le cause andassero ricercate in ambito fisiologico (quelle che noi oggi chiameremmo patologie organiche, carenze alimentari, intossicazioni).

    Lasciamo, quindi, parlare alcuni testi particolarmente illuminanti: " Accadde che una di queste donnicciole che affermano di far parte di tale setta - scrive Tostado nei “Commentaria super Genesim” – non essendo creduta dai presenti in merito a questo punto [ il volo ] .. fece alcuni segni particolari e si cosparse con un unguento e immantinente giacque esanime. Quando dopo molte ore si riebbe, asserì di essere stata in questo o in quel luogo... Ma i presenti la contraddirono facendole notare che per tutto quel tempo era rimasta stesa a terra e a prova di ciò le dissero che, per essere sicuri, l'avevano bastonata e le avevano procurato delle bruciature con il fuoco. Ma questa s'era svegliata senza sentire ne il dolore delle ustioni ne la sofferenza delle bastonate. .." (6) e ancora, J. Nider narra nel suo Formicarius che il Padre Domenicano, avendo sentito che una certa donna si vantava di esser trasportata di notte al Sabba, le propose di acconsentire a che lui presenziasse l'evento onde poterne essere testimone: "giunto il giorno che la vecchia aveva fissato per la prova... presenziò l'avvenimento in compagnia di uomini degni di fede. La donna entrò in uno di quei recipienti in cui si suole fare la pasta e vi si accomodò,. dopo aver pronunciato le formule malefiche si cosparse con un unguento e, subito, reclinato il capo si addormentò e, per opera del demonio, sognò con tanta intensità Venere e altre superstizioni sicché, con voce alterata, mandava grida di gioia e batteva le mani come per applaudire, ma nel muoversi tanto scompostamente fece cadere dall’ alto sgabello il recipiente in cui sedeva. .." (7). L' esilarante comicità del tutto, tipica peraltro del teatro medievale, non è minimamente rilevata dai due ecclesiastici tanto che, invece di dar adito ad uno scroscio di risate, provoca dottissime e pedanti argomentazioni circa gli inganni dei demoni.

    È invece Apistio, un personaggio della “Strega” di Giovan Francesco Pico della Mirandola ad esprimersi nel senso del ridicolo: " ...mi par cosa da ridere che fatto un circolo et untosi il corpo con esso uno unguento non so in che modo, e dette mormoran io non so che parole si mescolino co i Demoni e che quelle ribalde cavalchino 'a notte quel legno si concia il lino o la canapa. .." (8) e, appena qualche decennio più tardi, il grande giurista Andrea Alciati dopo aver celiato di un inquisitore operante nel comasco: " ...costui ne aveva arse moltissime, certo più di cento, e ogni giorno le offriva, una dopo l'altra, come nuovi olocausti a Vulcano, non poche delle quali meritavano d'esser curate più con l'elleboro che con il fuoco" e dopo aver dichiarato sarcasticamente: " ...perché non supporre che il malvagio demone se ne stesse con i suoi demoni, mentre quella [la strega che si recava al gioco lasciando un fantasma nel letto] con suo marito? Perché immaginare un corpo vero in un sabba fasullo ed un corpo fasullo in un letto vero?” termina acidamente: "...alcuni teologi, moderni si sforzano di ribattere a quel testo [il Canon Episcopi] ma, con argomentazioni che non possono stare ne in cielo ne in terra" (9).

    Negli stessi anni in cui fervevano tali insulse dispute Paracelso, preso atto delle conoscenze di medicina popolare (streghe erboriste, ostetriche, cerusici e boia) intuiva la composizione di quell'unguento satanico che Pietro Andrea Mattioli trascrive in una ricetta, calibrandone gli elementi: sugna, resina e fiori di canapa, rosolaccio e semi di girasole.
    Ma è solo con il Della Porta che si prende piena coscienza del rapporto fra le sostanze neuropsicoattive contenute nell'unguento e il delirio indotto.
    Egli assiste, infatti, ad una esperienza "neuropsichica" analoga a quelle precedentemente citate: " Mi accadde di avere a disposizione una vecchia la quale, spontaneamente e in breve tempo, mi offrì la soluzione del problema. Comandò che venissero mandati fuori coloro che io avevo chiamato a testimoniare e mentre noi la stavamo a spiare da una apertura della porta essa si spogliò e si frizionò vigorosamente con un unguento che, a causa dei suoi succhi soporiferi, la fece cadere in un sonno profondo. Allora noi aprimmo la porta, ma essa, svegliatasi, ci cacciò a male parole, ma poi cadde completamente priva di sensi. Noi ritorniamo fuori e, piano piano, il potere del filtro perde i suoi effetti. Essa si risveglia e incomincia a delirare e dice di aver attraversato mari e montagne e risponde in modo menzognero alle mie domande. Noi affermiamo di non essere convinti di quanto ci dice e lei insiste, perdiamo la pazienza, ma lei si ostina ancora di più" (10) e, con molto maggior buon senso dei suoi predecessori, ne conclude: " Una esagerata bramosia di sensazioni morbose ha talmente invaso lo spirito umano da trascinare all'abuso delle sostanze che la provvida natura ha messo a disposizione degli uomini. Di molte di esse riunite insieme sono composti gli unguenti delle streghe, I quali, benché siano mescolati a molte superstizioni, mostrano a chi li esamina, che la loro efficacia proviene da forze naturali. Dirò quanto ho appreso dalle streghe. Esse cuociono in un vaso di rame grasso di bambini stemperato con acqua. Cuocendo l'acqua evapora e nel vaso rimane una pasta, a cui le streghe aggiungono aconito, foglie di pioppo, sangue di pipistrello, solano sonnifero e olio. È possibile mescolarvi anche altri ingredienti non dissimili. Appena l'unguento è pronto se ne spalmano il corpo, strofinando la pelle lino ad arrossirla, in modo che si rilasci e si dilatino i pori e l' olio penetri più profondamente nei tessuti provocando una reazione più rapida e violenta…” (11)

    Due degli ingredienti che compongono l'unguento, sono sicuramente interessanti: l'aconito e il solano sonnifero.
    L'aconitum napellus è una pianta erbacea perenne, frequente in tutta Europa, predilige i pascoli montani fertilizzati fino ad altitudini intorno ai 3000 metri. Tra i suoi principi attivi: gli alcaloidi del gruppo diterpene, napellina, aconitina e i glucosidi flavonici luteolina e apigenina. E, subito dopo, l' Aconitum ferox del Nepiù, il veleno vegetale più attivo che esista. Una dose di 2 gr. di tubero fresco {da 1 a 3 mg. di aconitina) può rappresentare la dose mortale per l'uomo. il veleno penetra attraverso la pelle ( anche il semplice mazzetto, tenuto in mano, provoca intossicazioni e dermatiti).
    Le preparazioni di aconito applicate sulla cute inducono parzialmente una eccitazione sensoriale, cui segue un caratteristico formicolio e l'ottundimento della sensibilità con conseguente anestesia, disturbi sensoriali, paralisi dei centri bulbari, irregolarità cardiache.
    Il solano sonnifero o atropa belladonna è una pianta perenne. diffusa in tutta Europa, specie nelle radure e nelle macchie e lungo le strade boschive. Il frutto è una bacca nera lucida grande quasi quanto una ciliegia. (la dose letale va da 10 a 15 bacche, mentre a medi dosaggi provano modificazioni neuropsicologiche ed esperienziali) La pianta intera contiene vari alcaloidi fra cui la scopolamina, l'iosciamina e l'atropina. Nel processo di disidratazione la iosciamina si trasforma, a causa di un processo enzimatico, in atropina. Fra le sostanze delirio-inducenti, l'atropina e gli atropino-simili rappresentano la classe di farmaci più interessanti ai nostri scopi. La maggior parte delle erbe delle streghe (gli ingredienti non dissimili di cui parla il Della Porta e che troviamo spesso qua e là citati nella maggior parte dei verbali giudiziari) appartengono a questo gruppo. Giusquiamo, datura" stramonio, atropa mandragora sono tutti farmaci dose-dipendenti: a bassi dosaggi danno euforia, benessere, disturbi della memoria, alterazioni spazio-temporali e vividezza nelle percezioni sensoriali, mentre ad alte dosi compaiono midriasi, allucinazioni e delirio. (La sintomatologia e il vissuto neuro-psichico sono simili a quello degli allucinogeni).

    Esistono poi, numerosissime testimonianze circa l'uso da parte dell'erboristeria delle streghe di varie piante spontanee quali la cicuta, il verbasco, la valeriana, l'erba morella, la dulcamara, la digitale, il salice. La cicuta induce paralisi motoria graduale, rallentamento cardiaco, ipossia (insufficiente ossigenazione), delirio e eccitazione convulsiva, il verbasco e la valeriana sono sedativi, la morella e la dulcamara (contenenti solanina) danno nausea, allucinazioni visive, diafonia, vertigine, paralisi dell'attività motoria e respiratoria, sono anche narcotici e analgesici, la digitale (in caso di intossicazione acuta o cronica) provoca disorientamento spazio-temporale, confusione, afasia, delirio. allucinazioni ed infine i salicilati sono responsabili di confusione, delirio, psicosi, forme stuporose, sindromi maniacali, allucinazioni.

    Da ultimo vanno menzionati due ulteriori ingredienti dell'unguento: il rospo e la canapa. Le ghiandole cutanee dei rospi contengono la bufotenina ( dimetil-5-idrossi-triptamina) una sostanza indolica simile per struttura alla serotonina e alla dietilamide dell'acido lisergico, ancor oggi usato ritualmente, in alcune culture primitive, per indurre stati allucinatori (è appena il caso di ricordare che la fustigazione del rospo, onde ottenerne il veleno, è uno degli elementi centrali del Sabba). Per quanto riguarda la canapa è evidente che, quando se ne parla, si tratta di cannabis sativa e non della cannabis indica, ma è ormai chiarito che la percentuale dei cannabinoidi attivi della pianta europea non è dissimile da quella della canapa indiana, dipendendo ciò dalle condizioni di coltura.


    F. Francken - Hexensabbat (1607)

    Le streghe sono rappresentate in abiti contadini,
    nell'atto di svestirsi per poi ungersi vicendevolmente
    e recarsi in volo al sabba. In terra, all'interno di
    un cerchio magico, sono disposti un rospo trafitto
    e la testa di un soldato decapitato
    .


    Una delle obiezioni fondamentali contro l'ipotesi dell'induzione farmacologica di esperienze psichiche a causa dell'uso di tali unguenti e che questi, dovendo essere ovviamente spalmati sulla pelle, non potevano essere assorbiti in maniera apprezzabile dall'organismo. E’ vero che le sostanze attive non attraversano la cute, ma fanno eccezione proprio i composti liposolubili veicolati su eccipienti lipidici (in parole povere l'unguento delle streghe). Se si tien conto poi che queste venivano strofinate sulla pella lacera, su piaghe o sulla carne viva, si capisce come potevano funzionare più rapidamente che per ingestione o inalazione. L 'igiene dell'epoca, specie nelle classi più povere (si pensi, però, anche alla scarsa pulizia delle classi abbienti) era del tutto approssimativa, le malattie scrofolose sono patologie normali, i parassiti sono ospiti fissi, le carenze vitaminiche naturale prodotto di squilibri alimentari e l'ignoranza di ogni elementare cautela antisettica porta con sè il prurito e l'infezione. Gli unguenti delle streghe calmano il dolore e spesso lo guariscono, ma sovente danno reazioni tossiche. Molti degli ingredienti visti sopra entrano nella pomata con funzione vulneraria (es. le foglie di pioppo), sedativa ( es. le solanacee ), antiflogistica ed antibatterica ( es. l'olio di iperico) e quindi non solo leniscono i dolori, ma curano anche i mali dando in aggiunta "sogni dilettevoli" che soddisfano le "bramosie esagerate di sensazioni morbose".

    È quindi plausibile ammettere, in generale, che gli stati tossici indotti dall' uso di questi farmaci neuropsicoattivi provochino nell'individuo una lacerazione del tessuto connettivo coscienziale fra immagini di origine sensoriale e immagini endogene che si presentano con carattere percettivo e vengono vissute dal soggetto come autentiche percezioni e scambiate con queste, tanto che sono attribuite alla realtà esterna e ritenute immagini reali.
    In definitiva si induce un feed-back positivo: coloro che sono affetti da piaghe dolorose o algie varie ricorrono alla strega erborista per avere lenimento e questa nel procurare loro un potente analgesico (ipnotici, tranquillanti, neurolettici) inizia costoro, può essere anche inconsapevolmente, ai misteri del Sabba e li lega ad una assuefacente tossicodipendenza.

    Una seria valutazione di questa ipotesi (complementare, si badi bene, a quelle che già abbiamo chiamato tessere del mosaico o linee multiway) può essere fatta solo se si chiamano in causa tutta una serie di elementi interne transdisciplinari quali ad es. la storia dell'alimentazione e della salute, la psicologia sociale, la psichiatria e la farmacologia, il tutto passato attraverso la formulazione di precise cautele metodologiche e impianti epistemologici adeguati.


    Note:

    (1) D. Mammoli, Processo alla strega Matteuccia di Francesco, 20 marzo 1428, 1969.
    (2) Il “Canon Episcopi” è riportato da :
    a ) Reginone di Prum, Libri duo de Synodalis causis, in Migne P.L. CXL, coll. 1853-1870
    b ) Burcardo di Worms, Corrector et medicus, (Decretorum liber XIX) in P.L. CXL, col, 976
    c ) Graziano, Decretum magistri Gratiani editio liptiensis, ed A Freideberg, Lipsia 1922, pp. 1030-1031 e in tutte le opere di demonologia dal XIIIal XVIII secolo, commentato, annotato e interpretato a sostegno contro la realtà della stregoneria.
    (3) Alfonso Tostado Commentaria in primam partem Matthaei, Quaestio XLVII cap. IV, pag. 410, Venetiis 1615
    (4) Alfonso Tostado, Commentaria super Genesim, Quaestio CCCLIV, Venetiis 1507
    (5) Gregory Zilboorg, The medical man and the witch during the renaissance, J. Hopkins University press, Baltimore 1935.
    (6) Alfonso Tostado, Commentaria super Genesim, Quaestio CCCLIV, Venetiis 1507
    (7) Johan Nider, Formicarius, Colonia 1475I, II, c4
    (8) Giovan Francesco Pico della Mirandola, Dialogo intitolato la Strega, overo de li inganni de’ Demoni, tradotto dall’abate Turini, Pescia 1555 pag.21
    (9) Andrea Alciati, Andrea Alciati iuriconsulti Mediolanensis Parergon iuris libri VIII, Lione 1544, pp. 92-94
    (10) Giovan Battista della Porta, Magia naturalis sive de miraculis rerum naturalium, Napoli, 1558, I, II, 26
    (11) Ibidem cfr. Giuseppe Bonomo, Caccia alle streghe, Palermo 1959, pp. 394-396 di cui abbiamo usato la traduzione del brano dellaportiano.


    Paolo Aldo Rossi

    da Abstracta n° 13 (marzo 1987) e dal sito www.airesis.net

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    Predefinito Riferimento: Stregoneria, mito o realtà?

    BENEVENTO STREGATA

    La leggenda

    Narra la leggenda che ai tempi del Ducato Longobardo, un paio di miglia fuori dalla città di Benevento, un serpente di bronzo appeso ad un albero di noce era meta di un culto misterioso che trascinò alla perdizione gli abitanti della città, la quale venne scelta dal Demonio come casa.
    Sotto il magico noce, nelle notti di giovedì e venerdì, in alcuni periodi dell'anno più che in altri, si radunavano le streghe, che qui convenivano da ogni parte e ballavano danze di morte, si univano ai demoni e portavano la perdizione su tutta la terra intorno.

    Erano tempi bui come la notte, mentre le armate dell'esercito Bizantino cingevano d'assedio la città, affamando e portando morte, il cielo chiedeva per la salvezza di Benevento, che quel culto pagano e diabolico fosse soppresso e che il Noce delle streghe fosse sradicato. La pianta fu abbattuta con la scure da San Barbato, allora vescovo, ma il culto delle streghe nere non cessò e resistette nel silenzio delle notti fredde ed umide per la vicinanza del fiume. Lo stesso albero "grandioso e verdeggiante anco in mezzo inverno, ricompariva nelle notti di Sabba" nello stesso punto e in altri ancora e, poiché quando un luogo è maledetto, tale resta per sempre. Ancora oggi si dice che le creature della notte tornino nel luogo che chi le ha precedute aveva scelto e di esse nessuno ha dato testimonianza per il terrore, ma solo i passanti ne descrivono le urla e gli agghiaccianti rumori.


    Le testimonianze storiche

    Il materiale sulle streghe di Benevento e sul Noce é vastissimo, non si contano i libri che sono stati scritti, per ovvi motivi qui sono riportate poche essenziali notizie, tali da rendere l'idea della storia, senza creare confusioni.
    Gran parte di ciò che abbiamo sul Noce di Benevento e sulla sua possibile ubicazione é noto da scritti medievali che narrano testimonianze dirette e indirette delle streghe e sui processi dell'Inquisizione di tutta Italia.
    Tuttavia la fama di questo posto si diffuse così tanto che ne troviamo traccia, oltre che nella letteratura italiana, anche in quella straniera e citazioni le abbiamo anche nel Machbeth di Shakespeare.
    Ma la leggenda, le citazioni, le tradizioni sono molto più antiche. Il noce, sotto cui si radunavano le streghe e i demoni, fu abbattuto intorno all'anno 665; il vescovo Barbato condusse nel posto maledetto una gran processione di persone e, dopo averlo abbattuto, fece estirpare le radici così da cavar via il male dalla terra; nelle radici trovò un demone che lo stesso santo ammazzò con l'acqua santa.

    Tuttavia, questo non servì a purificare il luogo dal male.
    Le adunanze di streghe continuarono per secoli, tanto che noi ne possiamo trovare testimonianze precise e dettagliate anche nel periodo dell'Inquisizione e fino al 1600.
    La storia delle streghe di Benevento quindi si protrae per almeno un millennio, ma ci sono validi motivi per credere, che non solo essa sia molto più antica del sesto secolo, ma che ancora oggi sia attuale e veritiera.

    Prima delle Guerre Sannitiche la città si chiamava Maleventum, ed era una potente citta sannitica poi, dopo la conquista Romana e la vittoriosa battaglia che qui si combattè contro il re Pirro nel 275 a.C., i Romani ne cambiarono il nome in Beneventum. Ed é certo che essa fu il luogo di un importante e diffuso culto pagano legato alla dea egizia Iside, dea della magia. Pare che i riti di questo culto si svolgessero attorno a due alberi magici già nel'88 d.C.; ma sul perché la città portasse quel nome, si fano solo ipotesi.
    Quelle che seguono sono solo una piccola parte delle numerosissime testimonianze che abbiamo sul luogo a cui convenivano le streghe ed i maghi da tutto il mondo.
    La maga Alcina fu una delle potenti streghe che qui venivano ad adorare i demoni, venne ad abitare in questa città nel luogo che si chiamava Pietra Pulcina, Pietrelcina.
    La strega Violante confessò al tribunale del Santo Officio della città, che non era consentito a tutte le streghe di recarsi al Noce, ma solo a quelle che avessero particolari requisiti, le cosiddette arcistreghe.
    Il giorno in cui avvenivano i raduni era il venerdì, forse perché secondo la tradizione cattolica questo é il giorno della morte di Gesù.
    Nell'anno 1428 la strega umbra, Matteuccia, si recava al Noce di Benevento in volo per partecipare "alle immortali tregende", dopo aver recitato questa formula:

    "Unguento, unguento,
    mandame alla noce de Benevento.
    Supra acqua e supra vento
    et supra omne maletempo".
    Dai verbali del suo processo a Todi nel 1428.

    Altra citazione é quella di Bernardino da Siena, durante il suo discorso quaresimale a piazza del Campo.
    L'uditore Paolo Grillando di Castiglione Fiorentino, in alcuni processi tenutisi dal 1524 al 1527, affermava che il maggior luogo di ritrovo delle streghe, era sotto un noce nel beneventano.
    Durante uno dei sui interrogatori nel 1524, due streghe gli confessarono gli orrendi riti che erano solite praticare sotto il magico Noce. Ad ognuna di esse era assegnato un demone, che doveva accompagnarle sempre e servirle a comando, ma loro non dovevano contraddirlo mai, altrimenti sarebbero andate incontro a tormenti senza fine, il nome del suo demone era Martinetto o Maestrino.

    Pietro Piperno ha scritto un'opera, il "De nuce maga Beneventana". Il trattato é del 1635 circa e narra la completa storia della leggenda e degli episodi che si verificarono nel secolo precedente, in maniera dettagliata e precisa, e parte delle sue storie sono trattate anche in questo articolo.
    All'epoca il noce era già stato abbattuto da parecchio, la leggenda di San Barbato infatti, é non anteriore del IX secolo, e ciò conferma, se ce ne fosse bisogno, che la perversione andò avanti per secoli.
    Le varie descrizioni fanno trasparire una grande preoccupazione per il fatto che anche gli abitanti della città erano a volte trascinati nella perdizione, le streghe tendevano a fare allievi tra la popolazione, il male si diffondeva come una pestilenza e sembrava inarrestabile, fin che la scure del coraggioso vescovo beneventano non spazzò via l'albero del male .... ma era solo un illusione.
    Si narra che del Noce era rimasto il grosso tronco cavo all'interno, e in esso venivano spesso ritrovate ossa, a volte anche di bambini e di giovani in tenera età, innocenti rapiti dalle Janare cattive.


    Il luogo

    Sull'esatta ubicazione del Noce ancora oggi gli studiosi non sono concordi, infatti anche dalle testimonianze medievali che ora si riportano, la descrizione dei posti fa pensare che ci fossero più punti in cui si radunavano le streghe, cosa questa che trova conferma nella leggenda originaria.
    Il luogo dove era collocato il Noce, quello sradicato da San Barbato, si pensa sia allo Stretto di Barba, gola sinistra sulla strada vecchia per Avellino, dove oggi sorge una chiesetta abbandonata, che apre la strada ad un bosco spettrale.
    Ad avvalorare questa ipotesi ci sono alcune descrizioni contenute in antichi testi. Si racconta di uomo chiamato Lamberto di Altavilla, della terra di Altavilla lontana sei miglia da Benevento; una sera partì da Benevento per Altavilla e, lungo la strada, vide una grande riunione di uomini e donne. Un'altra storia narra di una strega che si era recata al Sabba, ma sulla via per il ritorno era stata colta dall'alba e così abbandonata dal suo demone accompagnatore, cadde a terra sofferente e stremata, fu raccolta da un viandante sulla strada per Altavilla, un contadino che la portò a casa sua e se ne prese cura, ma fu troppo curioso, insisteva perché la donna gli rivelasse la verità sul luogo dove era stata la notte prima. La curiosità fu fatale al contadino, poichè di lui non si seppe più niente, di lui furono trovati solo i vestiti che indossava, dalla madre e dalle sorelle.

    Tuttavia ci sono altre testimonianze, che ci fanno pensare che il luogo fosse un'altro, sempre lungo il fiume Sabato, ma più vicino alla città, in pianura e, strana coincidenza, anche in questo posto oggi sorge una vecchia chiesetta abbandonata, oltre ad un vecchio cimitero, i quali hanno probabilmente ispirato le storielle delle vecchie abitanti della contrada.
    Paolo Grillando narra la storia di un contadino laziale che, vedendo la moglie uscire di notte di gran fretta e rincasare all'alba, la costrinse a farsi portare con lei.
    Nonostante le sue raccomandazioni, di non pronunciare mai le parole, "DIO, Gesù" il contadino giunto al Sabba, chiese del sale per insaporire i pasti che gli erano offerti (le streghe non usano il sale) e poiché questo tardava, quando finalmente glielo portarono esclamo: "... sia lodato Gesù, finalmente il sale..."
    Tutto intorno a lui sparì e rimase solo e quasi morì di freddo, infatti questo luogo é in una pianura vicino al fiume Sabato, dove per l'umidità del fiume e per le vicine colline che lo circondano, vi é molto freddo.

    Questo luogo é verosimilmente una zona poco abitata al di là del Ponte Leproso, dove inizia una stradina stretta; si incontra subito un grosso crocifisso che apre la strada il quale, quasi come un monito o una protezione, si mostra agli occhi di chi passa di lì.
    Questo posto é molto caratteristico o meglio era perché la superstrada che hanno costruito, lo ha completamente rovinato; é abitato da anziane signore, spesso vedove e da poche famiglie che vivono lì da decenni.
    Oltre le poche case che sorgono nei pressi della vecchia chiesa stregata, c'é la piana del fiume Sabato.
    Questo luogo é infestato dai Folletti che non sono creature cattive, in quanto i poveri anziani contadini del posto non ne possono proprio più dei loro scherzi.
    Infatti la passione dei folletti é quella di intrecciare il crine ai cavalli; a volte la notte infastidiscono gli animali e fanno un rumore del "diavolo", ma i poveri contadini non riescono mai a beccarli sul fatto, sono solo costretti a dover sciogliere la criniera dei loro poveri cavalli. Le storie che si raccontano in queste contrada sono storie di altri tempi, alcune saranno proposte in seguito. Le anziane signore vestite di nero della periferia le raccontano ai loro nipoti per farli stare buoni ed é un vero peccato, perché l'impressione è che questo immenso patrimonio folcloristico sia destinato a scomparire insieme a quelle vecchie signore, che non mettono in dubbio nemmeno per un momento l'esistenza reale, passata e attuale delle Streghe nere di Benevento.


    Streghe al rogo

    Mariana di San Sisto.
    Nell'anno 1456, Mariana venne accusata di andare con una sua compagna a danzare con i diavoli sotto un noce nel beneventano, torturata alla fine confessò. Andavano a rapire i bambini nella notte per succhiare da loro l'anima, e ne bevevano anche il sangue. Accusata di aver ridotto in fin di vita il bambino di Paolo Giacomo, detto il Barbiere, e Flora Schiavo, fu condannata al rogo.

    Bellezza Orsini, 1600 circa.
    Questa é la storia più famosa dalle nostre parti, era una strega dichiarata, era famosa per i suoi malefici e venefici.
    Era esperta di erbe e medicinali, un giovane in cura presso di lei, morì a seguito di una malattia e i suoi parenti accusarono Bellezza di averlo stregato e ucciso.
    Questo fu solo l'inizio di una lunga serie di denuncie che seguirono.
    Così fu condotta al carcere di Fiano e sottoposta a crudeli interrogatori, confessò che il luogo dei raduni era sotto il Noce e che le riunioni più importanti avvenivano ogni tre anni (ma si sa che non era affatto così, forse volle proteggere il culto), tra le altre cose diceva di possedere un libro con scritti tutti i "segreti del mondo".
    Condannata al rogo, si suicidò in carcere, colpendosi piu volte la gola con un chiodo.

    Faustina Orsi, anno 1552.
    Fu accusata di aver ucciso molti bambini dopo averli "stregati con le sue medicine"; anche lei confessò, pur con descrizioni meno dettagliate di quelle di Bellezza. Lei però affermava di aver commesso molte opere malvagie, ma anche di essersi pentita, infatti da più di due anni non si recava più al Noce. All'epoca del processo aveva 80 anni; l'anzianità e il suo pentimento non le risparmiarono il rogo. Morì bruciata come le altre streghe.
    Abele De Blasio, studioso dell'argomento, ci dice che a Benevento erano conservati i verbali di oltre 200 processi per stregoneria, presso la Curia Arcivescovile. Ma gli atti furono fatti sparire, distrutti probabilmente, nel 1860, prima dell'arrivo delle truppe garibaldine, per evitare che fossero utilizzati come propaganda anticlericale nel difficile periodo che precedeva la presa di Roma.

    "… io non conosco leggende che come questa siano diffuse in ogni parte del vecchio continente; salvo ovviamente la legge di adattamento, ond'essa è uscita qua è là modificata da elementi etnici, ma il nome di Benevento vi è sempre conservato ..."
    A. Jamalio da "La Regina del Sannio"


    Immagine tratta dal sito http://upload.wikimedia.org/

    In mezzo a noi…

    La gente di queste parti non ci tiene a raccontare le proprie storie, si crede che quando si racconta a qualcuno la storia di una strega, questa poi ritorni a bussare alla tua porta. Ma ci sono alcuni ragazzi che hanno fornito un contributo importante, hanno chiesto di rimanere anonimi e qui si riportano alcuni dei loro racconti. Alcuni fatti hanno avuto un epilogo tragico e di questo non si dirà niente per rispetto delle persone interessate.

    La Janara è la strega di Benevento.
    Una delle derivazioni del termine è dal latino "ianua", che vuol dire "porta", ed essa è considerata dalla leggenda come l'insediatrice delle porte.
    Tuttavia non si sa se le Janare e le streghe siano la stessa cosa, in effetti ci sono differenze nel loro modo di agire, ma anche molte similitudini, come la passione per i bambini innocenti.
    Entra in casa tua come il vento, di solito lo capisci, perché un gelido soffia e ti sfiora il viso.

    Quando una Janara ti fa visita una volta, dopo ritorna, fino a quando non riesci a vederla e allora le devi dire, "Vieni domani a prendere il sale!"; la Janara se ne va e il giorno dopo, per qualche misterioso motivo, deve tornare da te a prendersi il sale e la prima donna che entrerà in casa tua sarà una Janara.
    Le Janare sono di solito descritte come donne malvagie, anche se non è chiaro di che tipo di entità si tratti, di solito molestano i bambini, si siedono sul loro petto e gli impediscono di respirare, intanto li maltrattano; infatti, premendogli il petto con il loro peso, i bambini non riescono ad emettere un grido.
    Questo tipo di entità è presente in molti paesi, lungo il corso del fiume Calore, nella provincia di Benevento, mentre in città si parla di Streghe.
    Le vecchie streghe di Benevento agiscono in modo un pò diverso. Così come il lupo mannaro che non entra nelle case, se davanti la porta ci sono più di due scalini, anche la strega ha una fobia, un ossessione da cui non può sottrarsi. Di notte entra dalla porta principale ma se si trova davanti una scopa, o un sacchetto di grani di sale, deve contare tutte le setole della scopa e tutti i grani del sacchetto senza sbagliare, altrimenti non può entrare.
    E mentre conta, intanto si fa giorno e la luce le fa perdere i poteri, così l'abitante della casa è salvo, almeno per un'altra notte.
    E' cosi che si difendono le persone da queste parti, almeno quelle che sono già state "visitate" da una strega, mettono una scopa davanti alla porta.

    Ma c'è un'altra cosa che non bisogna mai fare: mai aprire la porta. A differenza delle Janare, infatti, la strega bussa prima di entrare. La più famosa strega di questi tempi, forse ancora in circolazione, è la Zucculara, che infesta il quartiere storico del Triggio. Si chiama così perché corre per le stradine strette con dei grossi zoccoli, che fanno un gran rumore sulle strade di pietra, bussa alle porte delle vecchie case medievali, abitate per lo più da famiglie che sono lì da una vita e ancora più spesso da anziani e vedove. Ma se vai ad aprire la porta, fuori non c'è nessuno, senti solo il rumore dei suoi zoccoli e la sua risata che si spegne lentamente dietro la sua ombra.
    Sono anni che si racconta di lei, ma in verità non si sa chi sia in realtà, se solo uno spirito femminile inquieto oppure una vecchia strega ancora viva e vegeta.
    Le persone che dicono di averla vista sono molte, ma la storia è sempre la stessa, lei bussa violentemente alla porta e quando vanno ad aprire, se ne riesce a vedere solo l'ombra fuggente.
    Gli avvistamenti della Zucculara, sono talmente tanti, che la possiamo considerare più che una realtà.
    Non sembra che ci siano episodi di sangue legati alla sua presenza, pare che si diverta semplicemente a mettere paura alla gente, ma ci sono storie che forse la riguardano, che ci raccontano una versione differente.

    Nel 1985, si diffuse una storia: in una scuola elementare alcuni bambini tornavano piangendo dal bagno e con lividi sul dorso delle mani; raccontavano di una vecchia signora che li rimproverava dicendo: "Se continui a dire le bugie, una di queste notti vengo e ti porto via …"
    Le maestre e i maestri non hanno mai trovato conferme a queste storie, non c'era mai nessuno nei bagni, ma si limitavano a raccomandare ai genitori di venire sempre a prendere i figli a scuola, anche quando abitavano vicino, tuttavia l'unica cosa che accadde è che si diffuse il sospetto che i maestri maltrattassero i bambini.
    Un insegnante di questa scuola, notò all'uscita, una signora anziana, quasi tutti i giorni, ma mai di venerdì, che se ne stava in un angolo e con una caramella nella mano cercava di attirare i bambini soli. La cosa era molto strana, tanto che il maestro, raccomandò alla classe di non avvicinarsi mai a quella vecchia e nel caso fossero stati seguiti, di cominciare ad urlare e chiedere aiuto.
    Ma si sa come sono i bambini e così un gruppetto di loro, evidentemente nessuno di quelli che aveva visto una "vecchia nel bagno", all'uscita dalla scuola, cominciò ad infastidirla, gli tiravano anche le arance della mensa. Il maestro a questo punto, intervenne rimproverando i bambini e così fecero anche i genitori ma quando chiedevano alla signora dove abitasse, chi aspettava a scuola, lei non rispondeva, si agitava ed emetteva una specie di lamento, come se fosse muta.

    Un giorno, poiché i bambini continuavano ad infastidirla e non andavano per niente per il sottile, il maestro le chiese nuovamente di accompagnarla a casa in macchina e questa volta la signora accettò, quello che ci è stato raccontato a questo punto è frutto dei ricordi del figlio di quell'uomo, che frequentava la stessa scuola ed era in macchina col padre.
    L'anziana donna entro nella macchina, si sedette a fatica sul sedile anteriore, il suo corpo emanava una specie di gelido alito "... era come stare vicini al frigorifero aperto ...", arrivati alla casa lei scese e si avvicino alla porta.
    Era una normalissima casa, tipica del quartiere, ma quando l'uomo girò la macchina per tornare indietro, vide la sagoma della vecchia che velocissima, non sembrava nemmeno camminasse, che entrava in un'altra casa di fronte a quella dove si era incamminata, la quale era ed è completamente in rovina. Sceso dalla macchina la seguì, ma quando entrò nella casa, non trovò nient'altro che erba alta e ferro arrugginito ovunque.
    Quella casa a pezzi si è sempre ritenuta stregata ed è da sempre meta di curiosi, soprattutto bambini del posto all'uscita dalla vicina scuola; ma purtroppo si sono verificati molti incidenti lì, alcuni molto gravi, per cui le porte e le finestre, anche quelle del secondo e terzo piano, sono state murate. Secondo alcuni per via delle siringhe buttate lì dai drogati, secondo altri per evitare altri strani incidenti; molti dicono, per chiudervi dentro il male, fatto sta che nessuno ha più visto o sentito quella signora.

    Il giovane che ha raccontato questa storia, attribuisce a quella vecchia "strega", molte sventure che hanno colpito la sua famiglia.
    Nel settembre del 1999, due giovani beneventani, appassionati di misteri, hanno girato un filmato allo Stretto del Barba, luogo dove pare sorgesse il magico Noce.
    Il filmato dura circa mezz'ora, ed è la testimonianza che in quel luogo, ancora oggi accade qualcosa di inspiegabile. All'epoca del filmato, la strada che porta alla chiesa era chiusa, bisognava procedere a piedi per circa un chilometro, costeggiando il bosco, in un posto isolato e buio come la notte.
    E' un sabato notte, quando i due amici decidono di andare "dalle streghe", prendono la telecamera e partono per la loro avventura. Una volta giunti allo Stretto, parcheggiano la macchina davanti ai blocchi di cemento che chiudono la strada e si avviano a piedi verso la chiesa. Sorridono e scherzano, illuminando la strada con la luce debole della videocamera, il freddo è pungente, e l'unico rumore che si sente è lo scorrere del fiume; a circa metà strada, si fermano per mettersi i giubbotti, a questo punto cominciano a sentirsi rumori inquietanti che diventano sempre più forti e frequenti, dal filmato è difficile dire di che si tratti. Sembrano proprio rumori di rami secchi che si spezzano e "… pietre che battono con violenza su altre pietre …". Uno dei due, impaurito, vorrebbe andarsene, ma l'altro lo convince a proseguire, ma è qui che i rumori diventano veramente intensi, come se si avvicinassero sempre di più, nel nastro non si vede niente, ma è come se qualcuno stia tirando delle pietre. Allora i due si allontanano, camminando all'indietro per illuminare la strada verso la chiesa; arrivati ai blocchi, i rumori cessano.

    Invece di andar via, i ragazzi rimangono accanto alla macchina e rivedono il filmato per cercare di capire cosa fosse successo.
    Nel punto dove comincia la strada chiusa, c'è un segnale stradale di divieto, l'unica luce è quella delle stelle, quando i ragazzi ricominciano a riprendere, uno di loro dice all'altro: "secondo me laggiù c'è una strega ...", in questo esatto momento due pietre colpiscono il segnale stradale e questo basta perchè i due salgano in macchina e se ne tornino indietro.
    Se anche volessimo pensare ad uno scherzo, e la cosa sembra molto improbabile per la collocazione del posto (completamente isolato a circa 6 km dalla città), allora la persona che ha colpito il segnale per ben due volte, doveva essere un tiratore scelto, i due ragazzi hanno dato una spiegazione che mi sembra perfettamente appropriata: "Qualcuno quella sera, ha voluto dirci con le buone di andarcene, é stato solo un avvertimento, non sarà più così …"
    Se non fosse per la durata, questo filmino non avrebbe niente da invidiare al famoso film "The Blair Witch Project", con la differenza che qui è tutto vero.

    Per i tre giorni successivi, i due ragazzi hanno raccontato di non riuscire a mettersi in contatto telefonico l'uno con l'altro, quando uno chiamava l'altro, il telefono del ricevente non squillava, era come se qualcuno o qualcosa impedisse il contatto.
    I due ragazzi si sono promessi di ritornare in quel posto per capire, solo che hanno detto: "Ci andremo un pò più numerosi …". Ora la strada è stata riaperta ed è possibile arrivare alla chiesa in macchina anche di notte senza pericoli, è probabile che qualunque cosa succeda lì, si sia spostata nel bosco o alle spalle della montagna.

    Oggi la gente vive la propria vita e crede che tutto ciò che non riesce a vedere o a capire sia solo una fantasia, una leggenda.
    Da queste parti ci sono persone che prima di andare a letto, chiudono bene porte e finestre e non lo fanno per proteggersi dai ladri, tuttavia sono poche le persone che coltivano la passione per il paranormale e sono quelle poche persone, animate da uno spirito d'avventura e dalla ricerca della verità che tengono in vita il patrimonio di miti e leggende che in ogni angolo di queste terre depresse è più forte che in altre parti del mondo.

    Nessuno è mai riuscito a dimostrare, con assoluta certezza, che qui si radunavano e si radunano le streghe e gli spiriti inquieti, così come nessuno può affermare con assoluta certezza che nei boschi fuori città, non succeda nulla.
    Tuttavia proprio la diffidenza è la prova più lampante che tutto è reale. Questa è la terra delle streghe da più di 1500 anni, molti di noi non vedono e non sentono, ed é solo perché non vogliono vedere … solo perché non vogliono credere.

    Dal sito http://www.creepynet.com/
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

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    Predefinito Malleus maleficarum

    Pietra miliare della caccia alle streghe, summa interpretativa di tutta la letteratura demonologia del XV° secolo, il Malleus maleficarum è opera di due inquisitori domenicani, Heinrich Krämer e Jacob Sprenger. Strutturato in modo tale da poter offrire a qualsiasi inquisitore argomentazioni, materiale e procedure per scovare le streghe e debellarle, fu uno strumento di repressione particolarmente efficace, grazie anche al clima di paura e di rinnovata adesione alla lotta contro il demonio che le guerre di religione avevano rinvigorito.

    Generalmente accettato all'epoca come presa di posizione ufficiale della Chiesa nei confronti della stregoneria, questa raffinata costruzione giuridica rimane oggi un documento di grande interesse storico, impressionante testimonianza della follia di un'epoca.

    Il libro era diviso in tre parti. Nelle prime due si sosteneva la necessità primaria di credere all'esistenza della stregoneria, fattore di grande pericolo per la società. Erano quindi elencate tutte le possibili malefatte delle streghe: patti col diavolo, partecipazione al Sabba, pratiche abortive, rapporti sessuali coi demoni, distruzione dei raccolti mediante tempeste e grandine, nascita di bambini mostruosi e simili amenità. Chi non credeva a questo, chi pensava fossero superstizioni popolari, o guardava con occhio indulgente tutta la faccenda, era sicuramente un eretico e uno stregone.

    Il Malleus maleficarum teorizza la stregoneria come frutto dell'inferiorità intellettuale e morale della donna: "la stregoneria deriva dalla lussuria della carne, che nelle donne è insaziabile". Innanzitutto le donne sono molto più crudeli degli uomini. In secondo luogo, sono per natura più impressionabili e più permeabili agli influssi degli spiriti, ragion per cui il demonio le attacca per prime. Infine hanno una "lingua immonda" e tutto ciò che imparano nelle arti magiche lo possono difficilmente nascondere alle amiche.

    Ma le presunte streghe non erano altro che donne comuni con qualche vaga nozione di erboristeria. Dai processi risulta che erano particolarmente esposte all’accusa le vedove, le donne anziane e quelle sole (perché ritenute sessualmente avide e quindi di facile preda del maligno) e soprattutto levatrici e bambinaie, professionalmente a contatto con i bambini in un'epoca di alta mortalità infantile.



 

 
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