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IL PROCESSO

13 settembre 2002
Luigi Cascioli deposita querela presso il Tribunale di Viterbo contro don Enrico Righi, parroco di Bagnoregio, quale rappresentante dei ministri della Chiesa, per abuso di credulità popolare e sostituzione di persona.
ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI VITERBO

Il sottoscritto Luigi Cascioli, residente in Roccalvecce (Viterbo), via delle province n. 45/b
ESPONE QUANTO SEGUE
Il sottoscritto, dopo lunghi e approfonditi studi consistenti anche (e non solo) in un'esegesi testuale del Vecchio e del Nuovo Testamento, è arrivato alla conclusione che molti dei fatti presentati come veri e storici dalle cosiddette “Sacre Scritture” sono in realtà dei falsi, primo fra tutti la storicizzazione della figura di Gesù il Cristo, per buona parte mutuata sulla figura di Giovanni di Gamala, figlio di Giuda, discendente diretto delle stirpe degli Asmonei .
Le motivazioni che hanno condotto il sottoscritto a tale conclusione sono dettagliatamente esposte nel libro che si allega al presente esposto, del quale costituisce parte integrante e sostanziale.
Con il presente esposto non si vuole contestare la libertà dei cristiani di professare la propria fede, sancita dall'art. 19 della Costituzione, ma si vuole stigmatizzare l'abuso che Chiesa Cattolica commette avvalendosi del proprio prestigio per inculcare come fatti reali e storici quelle che non sono altro che invenzioni.
Un chiaro esempio di tale abuso è stato commesso da don Enrico Righi (parroco di Bagnoregio) allorché ha sostenuto, nel bollettino della parrocchia di S. Bonaventura in Bagnoregio n° 245 marzo-aprile 2002, la figura storica di Gesù affermando falsamente di essere figlio di Giuseppe e di Maria (personaggi anch'essi quanto mai immaginari e quindi storicamente inesistenti), di avere avuto i natali dalla città di Betlemme e di essere cresciuto a Nazaret. Che la figura di Gesù sia stata costruita per intero su quella di certo Giovanni di Gamala, figlio di Giuda detto il Galileo, risulta in maniera inconfutabile da una sì grande quantità di prove da togliere ogni dubbio sulle falsificazioni operate dai redattori dei Vangeli. Basterebbe soltanto quella riguardante la trasformazione dell'appellativo Nazireo, con cui veniva chiamato Giovanni di Gamala, in quello di Nazareno data a Gesù, quale abitante di Nazaret, per dimostrare nella maniera più assoluta la sostituzione di persona.
Da un punto di vista penalistico, tali falsificazioni storiche possono integrare le fattispecie di due reati: L'abuso della credulità popolare e la sostituzione di persona (nel caso di Gesù Cristo)
Ai sensi dall'art. 661 C .P., si ha abuso della credulità popolare quando taluno, per mezzo di imposture, trae in inganno una moltitudine di persone. Nel caso di specie, i ministri del culto della Chiesa Cattolica come Righi nel caso in esame , commettendo dei falsi storici (quindi presentando come veri e realmente accaduti dei fatti inventati funzionali alla dottrina religiosa) ingannano tutte le persone che vengono a contatto con l'insegnamento di tale religione inducendoli a credere nella stessa sulla base non di argomentazioni puramente teologiche (del tutto lecite e ammissibili), ma sulla base di un ingannevole rappresentazione dei fatti. Il reato è contravvenzionale, per cui è sufficiente l'elemento psicologico della colpa, che è certamente riscontrabile in tutti i ministri del culto cattolico (quindi anche di don Enrico Righi), atteso che non è possibile che persone istruite e che, per vocazione e mestiere, studiano continuamente la Bibbia e i vangeli non si siano accorte delle numerose e ripetute falsità (anche grossolane) contenute in tali scritti. Per quanto attiene al delitto di sostituzione di persona, esso si riscontra allorquando un soggetto, per trarre vantaggio, induce altri in errore attribuendo, a se o ad altri, un falso nome.
Nel caso in esame, il libro La Favola di Cristo (cui rimando per più esaurienti spiegazioni) dimostra che Gesù il Cristo non è mai esistito e che sotto tale nome si cela tal Giovanni di Gamala.
Quindi i ministri della Chiesa Cattolica come Don Righi che fanno proselitismo per trarre vantaggio dal numero dei fedeli che tanto è maggiore è tanto più grande sarà l'introito economico derivante dalle sue offerte, tra cui quella dell'8 per mille abbinata alla dichiarazione dei redditi) , inducendo in errore, sulla base di tali falsità, coloro i quali ricevono il messaggio commettono il reato previsto e punito dall'art. 494 del Codice Penale.
Tra l'altro, per integrare il reato in parola, “non è necessario che il fine propostosi dall'agente sia in se stesso illecito o di natura patrimoniale, ben potendo essere lecito e non patrimoniale” (Cass.Sez. V 9.2.973 n° 164 conforme Cass. Sez. V 17.2.1967 n° 340).
L'elemento soggettivo richiesto è il dolo specifico che sussiste in tutti questi soggetti che, pur essendo consapevoli di tali falsità, non si fanno scrupolo di continuare a propalarle come fa don Righi.
La responsabilità del Sommo Pontefice può essere solo morale, attesa la sua immunità ai sensi dell'art.3 - I comma C.P., mentre per tutti gli altri ministri del culto cattolico ( tra cui don Righi ) può prospettarsi la responsabilità di natura penale.
La continua presentazione di fatti falsi gabellati come veri lede anche la tranquillità morale e la serenità dell'esponente, con conseguente danno da emozional distress, di cui si chiederà il risarcimento del danno nelle opportune sedi, mediante tempestiva costituzione di parte civile, che si riserva sin d'ora.
Il sottoscritto rimanendo a disposizione dell'Autorità Giudiziaria per fornire ogni chiarimento, si riserva di integrare quanto esposto e chiede espressamente di essere sentito sui fatti di cui sopra.
Tanto premesso e considerato, il sottoscritto Luigi Cascioli presenta formale
DENUNCIA- QUERELA
nei confronti di don Enrico Righi, parroco di Bagnoregio (VT), ivi residente in via Matteotti n° 45, in eventuale concorso con gli altri ministri della Chiesa cattolica, per i reati p. e p. degli artt. 494 e 661 C .P., nonché per ogni altro reato che la S.V. vorrà ravvisare nel comportamento sopra descritto.
Con riserva di costituzione di parte civile nei modi e nei tempi stabiliti dalla legge, chiedo, ex art.408 C.P.P., di essere informato in caso di archiviazione della notizia criminis.
Si deposita il libro “ La Favola di Cristo” e il bollettino parrocchiale a miglior riprova di quanto esposto.
Con osservanza.
13/9/2002
Luigi Cascioli

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ARCHIVIAZIONE DEL GIUDICE MAUTONE
IN SEGUITO ALL’UDIENZA DEL 27 GENNAIO 2006
Copia dell’archiviazione dell’opposizione proposta da Cascioli contro la sentenza emessa il giorno 10.2.2006 e comunicata a Cascioli Luigi l’8.2.2006, nella quale il Giudice Mautone respinge la denuncia contro don Enrico Righi, accusato dei reati previsti dagli artt. 661 e 494, nonostante riconosca che costui ha rinnegato la figura storica di Cristo.
TRIBUNALE DI VITERBO
UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI
Il giudice per le Indagini Preliminari, provvedendo sulla opposizione alla richiesta di archiviazione del provvedimento n. 1249/04 R.G.N.R. a carico di Righi Enrico, avanzata da Cascioli Luigi; letti gli atti del procedimento e sentite le parti comparse in camera di consiglio;
(I° motivo di ricusazione) ritenuta, preliminarmente, la inammissibilità dell’opposizione proposta dal Righi (!?!).
che, invero, con riferimento agli ipotizzati reati di cui agli articoli. 494 e 661 c.p., deve riconoscersi come l’interesse tutelato da entrambe le norme vada individuato nell’interesse generale dello Stato alla tutela della fede pubblica, talché soggetto passivo dei reati, legittimato quale persona offesa alla proposizione dell’opposizione alla richiesta di archiviazione, è unicamente la P.A. (Parte Accusata);
(2° motivo) che, d’altro canto, l’opposizione proposta dal Cascioli presenta un ulteriore profilo di inammissibilità integrato dalla totale carenza di specifiche indicazioni sull’oggetto delle indagini suppletive e sui relativi elementi di prova caratterizzati dai necessari requisiti di pertinenza e rilevanza;
(3° motivo) che, in proposito, giova rilevare come appaia sicuramente irrilevante a fini investigativi la dedotta richiesta di espletamento di accertamento tecnico in ordine alla verità storica dell’esistenza di Gesù di Nazareth, posto che, a prescindere dalle intrinseche difficoltà di una tale indagine, risultati della stessa non potrebbero portare che ad affermazioni opinabili e controverse, non utili per la corretta valutazione dei fatti in esame;
(4° motivo) considerato, comunque, nel merito, che, nello scritto contestato dal Cascioli (articolo “Il Figlio si Davide” pubblicato nel bollettino Parrocchiale –marzo aprile 2002), il Righi si è limitato a sostenere l’umanità, cioè l’essenza dell’uomo Gesù, e NON GIA’ AD AFFERMARNE L’ESISTENZA STORICA, come sostenuto dall’opponente;
(5° motivo) che, in tal senso, l’articolo appare l’estrinsecamento di un diritto costituzionalmente garantito alla libera manifestazione del pensiero, tanto più giustificato se si tiene conto delle funzioni svolte dal Righi quale appartenente ad un ordine ecclesiastico, sul contenuto del quale è possibile ammettere esclusivamente critiche o giudizi negativi, giammai censure o divieti basati su convincimenti del tutto soggettivi, derivati da studi storici più o meno approfonditi e/o fondati;
(6° motivo) che, così rettamente inquadrati i termini della questione, deve scludersi in senso strettamente giuridico che si possono individuare nello scritto a firma del Righi gli estremi dei reati ipotizzati, vero essendo che, al di là della palese mancanza in capo al valore del dolo generico richiesto dalla legge, nel reato di sostituzione di persona di cui all’art. 494 c.p. è richiesto il fine di procurare a sè o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, mentre nel reato di abuso della credulità popolare è necessaria la “impostura”, ovvero la falsa rappresentazione del vero, elementi del tutto insussistenti nel caso in esame;
che, per le superiori considerazioni, va disposta l’archiviazione dell’intero contesto per infondatezza della notizia di reato;
che, in fine, stante la pervicacia della condotta processuale osservata dal Cascioli, il quale, pur a seguito dell’archiviazione di precedente identica denuncia contro ignoti (v.decr. 28/11/03, in atti), ha inteso riproporla nei diretti confronti del Righi, appare opportuno rimettere gli atti al P.M. perché valuti l’eventuale sussistenza degli estremi del reato di calunnia astrattamente ravvisabile nei fatti;
P.Q.M.
Visti gli art. 409, 410 c.p.p., rigetta l’opposizione e dispone l’archiviazione del procedimento a carico di Righi Enrico, ordinando la restituzione degli atti al P.M. anche perché valuti la sussistenza degli estremi del reato di calunnia in danno del medesimo.
Manda alla cancelleria per gli adempimenti.

Viterbo, 9.2.2006
Dep. 3-2-06
IL G.I.P.
Dott. Gaetano Mautone

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Dott. Giovanni di Stefano

RICORSO AL TRIBUNALE PER LE LIBERTA’ DELL’UOMO DI STRASBURGO
ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

Luigi Cascioli



TRA:
LUIGI CASCIOLI - Denunciante
E
ITALIA - Querelata
RICHIESTA SECONDO ARTICOLO 34 DELLA CONVENZIONE EUROPEA SUI DIRITTI DELL’UOMO E NORME 45 E 47 DELLE NORME DI CORTE.
Importante: questa richiesta è un documento legale e formale e può concernere i vostri diritti e obbligazioni.
  1. LE PARTI
A IL RICHIEDENTE
1 Cognome Cascioli
2 Nome Luigi
Sesso Maschio
3 Nazionalità Italiana
4 Professione Pensionato
5 Data e luogo di nascita 16/02/1934 Bagnoregio (VT)
6 Residenza Via delle Province 45B
Roccalvecce, Viterbo
7 Tel. 39 0761 910283
8 Indirizzo attuale Come sopra
(se diverso dal 6)
9 Nomi dei Rappresentanti Giovanni Di Stefano & Domenico Marinelli
Studio Legale Internazionale
10 Professione dei rappresentanti Avvocati
11 Indirizzo dei rappresentanti Largo G. Tartini 3-4 Roma 00197 Italia
12 Telefono +39 06 85203516
Fax +39 06 80692652
e-mail nazionale@tiscali.it
B PARTE QUERELATA
  1. Italia
  1. ESPOSIZIONE DEI FATTI
  2. Una completa situazione dei fatti è allegata alla presente richiesta nel documento intitolato “Situazione dei fatti e loro argomentazione”.
III) ESPOSIZIONE DELLE VIOLAZIONI DELLA CONVENZIONE E DEGLI ARGOMENTI DI PERTINENZA
  1. Il querelante denuncia l’infrazione dei suoi diritti in violazione dell’articolo 6 della Convenzione. Una dettagliata esposizione delle rivendicazioni del denunciante è allegata a questa richiesta nel documento intitolato “Situazione dei fatti e loro argomentazione”.
IV) ESPOSIZIONE RELATIVA ALL’ART. 35 1 DELLA CONVENZIONE
16 Decisione finale (data, tribunale o autorità e motivo della decisione)
27 gennaio 2006 – Tribunale di Viterbo – Archiviazione della denuncia.
17 Altre decisioni (elenco in ordine cronologico, tribunale o autorità e motivi addotti nelle rispettive decisioni)
    1. Denuncia depositata presso il Tribunale di Viterbo il 13 settembre 2002
    2. Memorie integrative presentate al tribunale di Viterbo il 27 novembre 2002
    3. Richiesta di archiviazione del 8 maggio 2003
    4. Opposizione all’archiviazione del 14 maggio 2003
    5. Udienza presso il Tribunale di Viterbo del 21 settembre 2003
    6. Sentenza del Tribunale di Viterbo del 26 settembre 2003
    7. Motivazione della sentenza del Tribunale di Viterbo del 28 novembre 2003
    8. Appello dal denunciante al G.I.P. del Tribunale di Viterbo del 9 marzo 2004
    9. Iscrizione di Don Enrico Righi nel registro degli indagati del 11 maggio 2004
    10. Richiesta di ulteriore appello al Tribunale di Viterbo dal denunciante – 23 settembre 2004
    11. Opposizione alla richiesta di archiviazione del 23 settembre 2004
    12. Udienza presso il Tribunale di Viterbo del 27 gennaio 2006
18 Ha lei completato il ciclo giuridico previsto dalla legge italiana? Se non lo avesse fatto ne spieghi il motivo.
Il denunciante ha esaurito l’intero iter previsto dalla legislazione italiana riguardante la difesa dei propri diritti.

V) ESPOSIZIONE DELL’OGGETTO DELLA DENUNCIA E RICHIESTA PER UN GIUSTO RICONOSCIMENTO DEI PROPRI DIRITTI.
19 L’oggetto della denuncia è richiedere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo un giudizio su come il Governo ha infranto e continua ad infrangere i diritti del denunciante in base all’art. 6 della Convenzione e ottenere soddisfazione per l’infrazione, incluso il risarcimento finanziario per i pregiudizi morali ricevuti e i costi legali sostenuti.

VI) ESPOSIZIONE RIGUARDANTE ALTRI PROCEDIMENTI INTERNAZIONALI
20 La richiesta del denunciante non è stata sottomessa a nessun’altra procedura internazionale.
VII) ELENCO DEI DOCUMENTI
21 Il denunciante allega copia di tutti i documenti di rilievo nel documento intitolato “Situazione dei fatti e loro argomentazione” allegato alla presente.
VIII) LINGUA PRESCELTA
22 Inglese
IX) AUTODICHIARAZIONE E FIRMA
23 Io dichiaro tutto ciò nel rispetto della mia conoscenza della legge, inoltre dichiaro che le informazioni che ho riportato nella mia esposizione sono corrette e dichiaro che rispetterò i procedimenti e le regole della Corte.
LUIGI CASCIOLI
Luogo: ROMA, ITALIA
Data: 18 marzo 2006