L’Unione Sarda di oggi, prima pagina.
Dopo gli ultimi arresti
Fumo, indipendentisti e arrosto politico
DI SALVATORE CUBEDDU
I dieci sardi di “A manca pro s’indipendentzia”, rinchiusi nel torrido carcere di Buoncamino, rappresentano l’ultimo caso di fenomeni conosciuti.
È da poco, in Spagna, che gli indipendentisti baschi hanno deposto le armi e ammesso la politica quale unica strada per raggiungere i propri obiettivi. Non molto prima lo stesso gesto è stato compiuto dai cattolici ribelli dell’Irlanda del Nord. Vanno, cioè, chiudendosi in Europa anche gli ultimi residui di lotta armata che abbiano a motivo l’indipendenza dei popoli senza Stato.
Una scelta che trova le sue ragioni, da una parte nella tendenza a disperdere nelle istituzioni europee e sovrannazionali quell’unicum di sovranità che, da secoli e fino a qualche decennio fa, veniva attribuito a ciascuno Stato ed a tutti gli Stati in quanto tali. E, dall’altra, negli spazi sempre maggiori offerti dalla “dispersione della sovranità” verso entità territoriali finora ingabbiate nelle strutture statuali. Insomma: non vale la pena di andare ad ammazzarsi ed ammazzare per obiettivi in parte superati; inoltre, nel costituirsi della nuova Europa, vige il patto per cui nessuno Stato riconoscerà gli irredentismi interni agli altri Stati. Nel nostro caso, fosse confermata l’attribuzione delle bombe, e prescindendo dalla maggiore o minore loro pericolosità, ci troveremmo di fronte all’ultimo episodio di lotta armata per la liberazione di un popolo europeo. Essa assimilerebbe la Sardegna del Duemila all’Italia della restaurazione ottocentesca ed i patrioti rinchiusi a Buoncammino al Silvio Pellico ed agli italiani allora imprigionati nel castello austriaco dello Spielberg.
Ma le cose stanno proprio così? E se, come affermano gli arrestati, “A manca pro s’indipendentzia” fosse consapevole dei tempi mutati? Normalmente questi movimenti armati, per ragioni di propaganda, si assumono la responsabilità e spiegano il senso delle loro azioni. Non è forse, quello della rivendicazione, il tratto caratteristico del terrorismo di sinistra? Se, invece, in questo caso, ci trovassimo di fronte ad un errore giudiziario? O, a qualcosa d’altro?
Nell’autunno del 1967, l’allora presidente Del Rio paventò in Consiglio regionale la ripresa dei sentimenti separatisti. Poi si è andati più in là, con altre indagini e veri e propri processi agli “indipendentisti” del partito sardo. Qualcosa di più oscuro rispetto al ben documentato intervento di Feltrinelli alla fine degli anni ’60. Nel dicembre del 1975 si sprecano i titoli dei giornali e le inchieste della grande stampa a proposito del caso Columbu, quando l’allora segretario sardista pubblicava una lettera aperta a proposito della “repubblica dei Sardi” e incontrava i giovani di “Su Populu Sardu” e il “Movimento Città e Campagna”, mentre il SID (Servizio Informazioni Difesa) svolgeva indagini sul collegamenti tra i sequestri di persona ed i finanziamenti ai sardisti. Situazione che avrà una continuità nel decennio successivo, con gli arresti ed il processo di Cagliari durante la presidenza di Mario Melis. Molto fumo e niente arrosto, alcuni militanti innocenti soffrirono mesi di galera, amaramente il leader sardista denunciò trame dei “servizi segreti italiani e libici”.
E per questo subì un processo dal quale uscì indenne: già da anni era stato messo sull’avviso a proposito di trame di servizi deviati e di strani personaggi infiltrati nella confusione del vento sardista.
Questi doverosi richiami a fatti precedenti dicono tanto, ma possono significare anche nulla rispetto a quello che succede oggi.
Ma può risultare non inutile tenerli presenti.




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