| Venerdi 21 Luglio 2006 - 13:20 | Dagoberto Bellucci |

Dopo una serie di ‘peripezie’ legate ai voli e ai relativi visti d’accesso finalmente siamo riusciti , oggi mercoledi’ 19 luglio, a passare la frontiera tra la Siria e il Libano.
Arrivati via Vienna ieri notte all’aeroporto internazionale di Damasco ci siamo successivamente spostati con un volo interno a Latakia sulla costa sud-occidentale siriana e da lì , anche grazie all’interessamento davvero squisito delle autorità di polizia locali, abbiamo continuato il nostro viaggio di avvicinamento alla frontiera libanese.
Al posto di frontiere di Arida abbiamo potuto assistere alla fiumana di pullman ed auto in fuga dal paese dei cedri. Diciamo che, con una buona dose di precisione, siamo tra i rari occidentali che andavano nella direzione opposta nell’ultima settimana.
Questa prima corrispondenza da Tripoli - dove non sono mancati nei giorni scorsi gli attacchi dell’aviazione israeliana (ne abbiamo purtroppo constatate le conseguenze visto che un intero posto di pattugliamento dell’esercito libanese è andato completamente distrutto all’entrata della città) - ‘coincide’ con una delle più violente giornate di scontri tra la Resistenza Islamica e l’esercito d’occupazione sionista.
Per tutta la giornata la Resistenza Islamica ha lanciato le sue kathiushe contro i centri abitati dell’Alta Galilea contro obiettivi militari. Colpite le citta’ di Nazareth e Kiriat Schmona.
In risposta l’entità sionista ha sferrato una serie di violenti cannoneggiamenti d’artiglieria oltre frontiera: si contano almeno 190 vittime la cifra più alta dall’inizio del conflitto che porta così drammaticamente a superare quota 400 vittime libanesi.
Bombardati anche i quartieri di Da’he alla periferia meridionale della capitale, l’aeroporto e la zona del porto.
La televisione “Al Manar” ha mandato in onda continuamente le dirette di questi ennesimi attacchi contribuendo a fornire un quadro meno incerto della situazione soprattutto per quanto riguarda i villaggi alla frontiera meridionale.
Meno di quarant’otto ore fa “Israele” aveva ‘invitato’ tutti gli abitanti del Libano meridionale ad abbandonare i loro villaggi facendo intendere di essere pronto a sferrare una offensiva terrestre su vasta scala.
Nell’assordante silenzio della comunità internazionale questo paese isolato resiste indomito. Tutto il Libano è con la Resistenza tutti questa volta sono al fianco di Hiz’b’Allah. E’ quello che si respira anche qua a Tripoli, prima tappa del nostro viaggio di avvicinamento alla capitale in fiamme, nei discorsi e nell’umore dei libanesi solidali come mai con i rifugiati dalla Beqa’a, dal sud e dalle banlieus meridionali di Beirut.
Migliaia di profughi sono stati ospitati nelle principali scuole della città (approssimativamente dalle stime forniteci questo primo pomeriggio dall’Amministrazione comunale della città - che ringraziamo per la calorosa accoglienza riservataci - non meno di seimila sarebbero i rifugiati che hano trovato un tetto, del cibo e un posto letto messi a disposizione dalla città di Tripoli) e altre migliaia sono stati sparpagliati nei villaggi della provincia fino al confine con la Siria.
Domani cercheremo di arrivare a Beirut. Sarà probabilmente tutta un altra ‘storia’ da raccontare: Da’he - il quartiere sciita a sud della capitale che per mesi e mesi ci ha ‘ospitato’ - praticamente non esiste più. Tutto è stato spazzato via dalla furia sionista.