Jacqueline Amidi
22/07/2006
Il rabbinato educa all'odio fin dall'infanzia il popolo: bambini israeliani «firmano» le bombe dirette ai libanesi.Nei giorni in cui la barbarie e l'animalità israeliane tentano di sommergere e distruggere il Libano, pochi conoscono la realtà e il significato di questo Paese.
Il Libano, il mio Paese, è piccolissimo: 10.452 km2.
Si riduce a una catena costiera di 200 km di lunghezza e di 75 km di larghezza e culmina con una cima sempre innevata di 3.080 metri.
Tutto un sistema montuoso calcareo, insomma, che scende verso il sud lungo la riva del Mediterraneo, suddiviso in due muraglie parallele dall'avvallamento della Bekaa.
«E questa piccola entità naturale di 200 km per 75, di una perfetta omogeneità e di un meraviglioso equilibrio geografico, era provvidenzialmente destinata a fondere in un solo piccolo popolo, come in un bel mosaico, tutte le razze che sarebbero venute nel corso dei secoli a cercarvi un rifugio e a mettersi in ascolto della parola di Dio, alle soglie della Terra Santa». (1)
E' dunque un piccolissimo Paese che Israele pensa di potersi mangiare e digerire.
Ma Israele non sa ancora a sufficienza che tutti quelli che hanno cercato di «mangiare Libano», lungo tutto la sua storia, l'hanno digerito male e sono morti?


Il regalo dei bambini israeliani a quelli palestinesi



1. Si ricorda, Israele, di quale Paese stia aggredendo?



Un piccolissimo Paese, sì.
Ma la forza temibile di questo piccolo Paese - che Israele stia bene attento! - è quella che gli viene dalle preghiere, dalle benedizioni e dalla protezione regale della Vergine, di cui è il feudo che Dio le ha affidato da sempre e per sempre.
Durante la Messa, nelle sue letture e preghiere, quante volte si sente il nome del Libano?
Il Libano è nominato nell'Antico e nel Nuovo Testamento più di cento volte.
Soprattutto nei libri storici, nei libri profetici e nei salmi.
Alla soglia della vera terra promessa - il cielo, dove la sua morte vicina lo avrebbe introdotto - la preghiera che Mosè rivolge a Yahveh traduce bene il desiderio e l'amarezza che egli prova, pensando al bel Paese che egli non avrebbe mai potuto vedere sulla terra: «Signore, Dio [...]. Che io passi dunque, e veda questa terra fertilissima al di là del Giordano, quelle belle montagne, e il Libano!». (2)
Le cime innevate del Libano! Nell'esegesi ebraica e talmudica, osserva Pierre Corcket, il Libano rappresenta metaforicamente il Tempio e il popolo santo che lo abita, perché il Tempio sbianca e purifica le colpe di Israele.
E' detto da Isaia: «[...] i vostri peccati, fossero pure di scarlatto, diventeranno bianchi [laban] come la neve». (3)
Nella Bibbia ogni montagna, o la montagna per eccellenza, è il Libano: montagna del Libano coperta di neve buona parte dell'anno, la cui denominazione Lebnaan (Libano) significava il «biancore del latte».
La nostra bandiera non poteva avere altro emblema nazionale che il cedro verdeggiante su fondo bianco di neve.
Il Libano è il cedro e il cedro è il Libano: i due termini finivano a tal punto per confondersi, che la Bibbia li utilizza spesso l'uno per l'altro.



Il Cedro del Libano, piantato dalla mano di Dio, testimonia la maestà e la potenza del creatore: «Gli alberi del campo sono sazi di linfa e i cedri del Libano, che Egli ha piantato». (4)
Il Cedro del Libano: «Arz er Rab», «Cedro del Signore».
E' così che lo chiamiamo, noi.
E' di questo stesso cedro che Salomone costruì il Tempio degno dell'Arca, la casa del Signore: «Hiram, re di Tiro, rispose con una lettera, inviata a Salomone: «[...] Noi taglieremo tanti alberi del Libano secondo tutto il tuo bisogno e te li condurremo su zattere fino a Giaffa; sarà poi tua cura trasportarli a Gerusalemme». (5)
E che cos'è il Cedro del Libano?
Un albero che affonda le sue radici a una grande profondità negli interstizi delle rocce, cosa che gli permette di affrontare le tempeste più violente.
Ha la particolarità di portare i suoi frutti affusolati al di sopra dei suoi rami, dritti verso il cielo, e non sospesi al di sotto, come in altre specie.
Offre forse - osserva ancora Corcket - i suoi frutti al Signore, come su una mano tesa?
Il legno del cedro è lucido.
Invecchiando assume la durezza della pietra.
Fiutate il legno del cedro: esala un gradevole odore d'incenso.
Bruciando, il legno del cedro libera un profumo tanto gradevole che nelle cerimonie religiose si utilizzava il cedro allo stesso modo che l'incenso.
Profumo del Libano che gli abiti della fidanzata esalavano nel Cantico dei Cantici: «[...] l'odore dei tuoi abiti è come l'odore del Libano». (6)
Isaia poteva cantare: «La gloria del Libano gli sarà data [...]. Vedranno la gloria di Yaveh». (7)
Già il Libano e i fenici hanno ben contribuito alla gloria di Salomone e alle antiche magnificenze di Gerusalemme.




Questo è il risultato



2. «Vieni, mia fidanzata, dal Libano» (Cantico dei Cantici)



Nel Cantico dei Cantici, nell'amore tra i due fidanzati che vi è cantato noi leggiamo l'amore di Dio per il suo popolo, ma anche l'immagine delle nozze mistiche di Cristo con la sua Chiesa.
Ed è certo che l'autore del Cantico ha attinto largamente alle bellezze del Libano, alla freschezza dei suoi valloni e al profumo delle sue foreste.
E perché il Libano, ancora il Libano?
Perché per il poeta ispirato e per i suoi contemporanei tutto ciò che era bello e grazioso non poteva provenire che dal Libano.
E non è una gloria di questo Paese, che la Chiesa abbia scelto proprio questi passaggi del Cantico dei Cantici per esprimere la sua venerazione per la Vergine immacolata?
«Tota pulchra», «Sei tutta bella, mia beneamata, e senza alcuna macchia! [...] Vieni, mia sposa, dal Libano [...]. Miele e latte sono sotto la tua lingua, e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano [...]».
La fidanzata risponde: «Il mio beneamato è fresco e vermiglio, si distingue tra mille. [...] Il suo aspetto è quello del Libano, senza rivale, come il cedro». (8)
E' in onore di questa sposa che Tiro e Sidone riceveranno un giorno la visita di Cristo, sposo della Chiesa e suo capo mistico?
Un popolo che presidia ferocemente queste verità non avrà mai paura di morire.



3. «Guai à loro! Perché sono loro stessi gli autori della loro rovina» (Isaia)



Isaia non è stato molto tenero con quelli del suo popolo.
Li conosceva bene, si direbbe: «Guai a loro! Perché sono loro stessi gli autori della loro rovina». (9)
Ed eccoci in pieno conflitto israelo-libanese.
Chi aggredisce? E chi è aggredito?
Ecco dei fatti.
Il quotidiano libanese L'Orient - Le Jour, 14 giugno 2006.
Titolo: «La rete terrorista smantellata si riforniva da Israele».
Testo: «L'esercito libanese ha presentato ieri il materiale sofisticato per la comunicazione e lo spionaggio, rinvenuto prevalentemente nella cantina del domicilio di Mahmoud Rafeh, a Hasbaya.
Secondo l'inchiesta dei servizi d'informazione dell'esercito, Rafeh faceva parte di una rete che operava da parecchi anni per il Mossad e che aveva eseguito per conto di Israele l'attentato contro i fratelli Majzoub a Sidone il maggio scorso, così come altri assassinii che avevano avuto per bersagli due responsabili Hezbollah così come Jihad Ahmad Gibril.
I membri di questa rete terrorista avevano effettuato degli stages di formazione in Israele ed erano stati reclutati per l'esecuzione di operazioni, non per la raccolta di informazioni.
Essi ricevevano il loro materiale dallo Stato ebraico per via di terra, attraverso dei punti di passaggio situati nella ex-striscia di frontiera tra Chebaa et Kfarkila».



Ancora L'Orient - Le Jour del 14 giugno 2006.
Un altro articolo. Titolo: «La porta minata dell'automobile che servì per l'attentato di Sidone è stata preparata in Israele».
Testo: «L'esercito [libanese] è riuscito a smantellare una rete terrorista legata ai servizi segretinisraeliani, implicata nell'assassinio del responsabile della Jihad islamica Mahmoud Majzoub e di suo fratello Nidal, il 26 maggio scorso, a Sidone. I servizi d'informazione dell'esercito hanno arrestato Mahmoud Rafeh, già membro delle Fsi [Forze di sicurezza interna, libanesi], originario di Hasbaya, implicato nell'assassinio dei fratelli Majzoub e in altri attentati che avevano avuto per bersaglio dei responsabili di Hezbollah. Diversi oggetti e documenti che mettevano in causa Rafeh e la sua rete terrorista sono stati ritrovati nella sua casa ad Hasbaya.
In un comunicato pubblicato ieri, l'esercito ha sottolineato che i suoi servizi d'informazione hanno arrestato i principali responsabili della rete. Rafeh ha riconosciuto di aver preso parte all'esecuzione di diversi attentati con automobili minate, ordinati da Israele nel corso di questi ultimi anni in Libano [...]».



Infine, L'Orient - Le Jour del 10 luglio 2006.
Titolo: «Beirut fortemente consigliata, per evitare il veto USA, di non rivolgere una denuncia ufficiale all'ONU».
Testo: «Le grandi potenze amano e aiutano il Libano, certo, ma hanno anche i piedi per terra.
Molte di loro hanno dunque fortemente consigliato a Beirut di evitare di rivolgere una denuncia ufficiale al Consiglio di sicurezza e di chiedergli di riunirsi riguardo alla rete dei servizi israeliani impiantata in Libano, alla quale i servizi libanesi avevano portato un serio colpo con l'arresto di uno dei suoi membri, il libanese Mahmoud Rafeh, accusato dell'assassinio dei fratelli Majzoub a Sidone il 26 maggio scorso.
Questi Paesi amici hanno chiesto alle autorità libanesi di informare semplicemente il Consiglio di sicurezza e il suo presidente dei dettagli dell'incidente, perché altrimenti gli Stati Uniti sarebbero costretti a utilizzare il loro diritto di veto per attenuare le accuse contro Israele e ricusare in questo modo il contenuto dell'inchiesta condotta dalle autorità libanesi di sicurezza.
E questo nonostante le risultanze alle quali essa è pervenuta: per ammissione dello stesso Rafeh, questa rete aveva assassinato diversi resistenti palestinesi e libanesi.
In ogni caso, fonti diplomatiche bene informate assicurano che Washington preferisce 'veramente' non dover utilizzare il suo diritto di veto.
E'stato dunque chiaramente raccomandato ai responsabili libanesi - che in questo momento gli Stati Uniti sostengono senza riserve - di evitare qualsiasi richiesta ufficiale rivolta al Consiglio di sicurezza.
Gli americani mettono infatti in evidenza il fatto che la rete israeliana si limita ad agire contro gli attivisti pro-palestinesi e che non ha assolutamente nulla a che fare con la serie di assassinii, dei tentativi di assassinio e di attentati commessi durante lo scorso anno contro personalità notoriamente anti-siriane.
Le autorità libanesi sono state ugualmente consigliate di non cadere nella trappola sperimentata dai palestinesi con il governo israeliano attuale; di accontentarsi soltanto di informare l'ONU; di processare Rafeh e tutti quelli la cui colpevolezza è provata e di procedere attivamente allo smantellamento della rete israeliana, ricordandosi bene che non c'è niente da guadagnare
dalla parte di New York contro Israele.
Sono stati inoltre ricordati ai libanesi gli evidenti fallimenti dei tentativi palestinesi e arabi miranti a fare in modo che il Consiglio di sicurezza prenda posizione contro lo Stato ebraico [...]».





Dunque, se abbiamo capito bene: Israele può entrare da padrone in Libano, fare attentati terroristi gravissimi, impiantarvi reti di terroristi; e il Libano, buono buono, deve tenere la bocca cucita.
Chi ha ucciso Hariri?
Chi ha ucciso Hobeika?
Quest'ultimo non aveva forse reso nota (stupidamente) la sua intenzione di andare a Bruxelles per testimoniare, e rivelare finalmente la vera identità di «Sharon lo squartatore», il solo e vero autore dei massacri di Sabra e Chatila?
Risultato: una misteriosa rete si incarica di farlo saltare per aria nella sua autovettura, come misteriosamente una rete analoga si incaricò di far saltare in aria Hariri.
È forse possibile che un provocatore sia «provocato»?
Il nostro povero Israele, sempre costretto a «difendersi», sempre vittima dei «terroristi» folli che vagano qua e là per il mondo, ebbene, chi l'avrebbe detto?, quanto agli attacchi futuri dei «terroristi» ha dei doni di previsioni profetiche!
Sapeva dunque in anticipo che a breve l'Hezbollah gli avrebbe regalato il pretesto auspicato: «La natura della provocazione è chiarita da un articolo del Jerusalem Post, dove, tra la solita propaganda, viene detto: 'Poche settimane fa una intera divisione della riserva è stata richiamata per essere addestrata a un'operazione come quella che l'esercito israeliano sta compiendo in risposta all'attacco degli Hezbollah di giovédì mattina'. (10) La previsione profetica israeliana, continua Blondet, «Questa sì che è preveggenza: settimane prima della provocazione islamista, Israele si preparava a invadere il Libano».



Nell'anno 2000 Israele si è ufficialmente ritirato dal Libano.
Ma noi non siamo sciocchi al punto di pensare che Israele non fosse mosso che da un tenero desiderio di pace.
E soprattutto, nessuno ha mai pensato che Israele avrebbe ritirato dal Libano anche le sue reti di spie, di assassini, di terroristi e di gangster.
Il suo sogno non è forse quello di distruggere e smembrare il Libano e di impedire a ogni costo che il Libano sia unito, forte, sovrano? (11)
Noi siamo il cruccio di Israele per due prime ragioni:
- anzitutto, l'acqua; può sembrare sorprendente, ma in futuro la guerra reale non sarà più soltanto per il petrolio. Sarà anche per l'acqua, la vera materia prima del Libano, quella di cui il nostro avido vicino Israele mancherà sempre più.
- In secondo luogo, l'economia.
Un Libano economicamente forte, come lo era sempre stato e come lo è ancora in ogni momento (malgrado il debito pubblico gigantesco inoculato nel corpo del Libano da Rafic Hariri), è un Libano di cui si ha invidia e gelosia.
A queste, si aggiungono altre e più profonde «ragioni», che presiedono ai deliri omicidi di questo Israele nazional-sionista (come lo si potrebbe ben denominare, a giusto titolo) e alla sua bulimia di sangue umano, esattamente secondo la tradizione di Caino.
«Ragioni» al cui riguardo pagine decisive sono state scritte da Israel Shahak, da Norton Mezvinsky e da Israel Adam Shamir, autori ebrei coraggiosi ed esemplari ai quali si può tranquillamente riferirsi. (12)
Da queste più profonde «ragioni» discendono:
- la crudele volontà di Israele di far esplodere la testimonianza e l'esempio vivente di uno Stato, il Libano, al cui interno comunità diverse possono riuscire con successo a convivere.
- Il feroce e antico programma israeliano di espansione e di dominio, già apertamente espresso, tra altri, da Oded Yinon. (13)
Il pretesto auspicato per l'aggressione è arrivato.
E Israele invade e distrugge il Libano, per distruggere - come dice Condoleezza Rice - l'«Asse del male».
E cominciando dall'Hezbollah (ecco il pretesto), allungare poi le braccia e i tentacoli verso la Siria e l'Iran.
Visto che comunque la cosa era in programma, tutti i mezzi sono buoni, non è vero?





4. «Guai ai malvagi! Perché sono loro stessi gli autori della loro rovina» (Isaia)



Ma perché questo attacco israeliano barbaro, bestiale, quasi si direbbe animato da un odio cabalistico contro il Libano?
Ascolta, Israele, la voce del tuo profeta Abacuc: «Sì, la violenza fatta al Libano ti sommergerà [...], a causa del sangue umano, a causa della violenza fatta al Paese [...]. Guai [...] !». (14)
Cinque maledizioni di Abacuc.
Rivolte a Nabuchodonosor?
Ma oggi Israele, sei proprio tu Nabuchodonosor, Golia, Caino.
Chi è dunque il vero popolo di Dio?
Una nazione che porta il peso di tante iniquità?
«Guai ai malvagi! Perché sono loro stessi gli autori della loro rovina! [...] Guai a coloro che tirano l'iniquità con corde di menzogna! [...] Guai a quelli che chiamano bene il male e male il bene [...]!». (15)
Quante volte il Libano è declinato nel corso dei secoli?
Quante occupazioni hanno calpestato il suolo libanese?
Quante volte - ci dice ancora Isaia – «il Libano maestoso è precipitato»?
Ma ogni volta, immancabilmente, «i Cedri del Libano si rallegrano» della morte del tiranno. (16)
Se Israele voleva realmente fronteggiare coloro che (legittimamente!) lo combattono, perché aggredire bestialmente tutto il Libano e tutti i libanesi e ammonticchiare vittime innocenti, contro - anzitutto - ogni regola morale, e contro tutte le regole di guerra e le convenzioni internazionalmente riconosciute?



Perché, contro tutte queste regole, distruggere deliberatamente tutte le sue infrastrutture?
Perché questo scatenarsi infernale e volontario contro la vita dei civili, contro le loro case?
Come una bestia immonda resa folle dalla pestilenza intima che la divora, Israele attacca, brucia e bombarda tutte le città, dal nord al sud, tutto il Libano, cristiano e musulmano.
Noi siamo tutti il suo bersaglio.
Ma Israele non fa che cementare così la volontà di tutto un popolo, mai come ora unito contro le orde di lupi rognosi israeliani, assetati di sangue umano, folli del delirio di Caino.
Israele crede di poter fare a meno di ogni legge morale e di ogni convenzione internazionale.
Crede di essere ancora il popolo «eletto».
Ma Dio, anche se «lento all'ira», quando i rinnegamenti e i crimini del popolo che un tempo era «eletto» raggiungono l'intollerabile, Egli a ogni cadenza non lo «elegge» ad altro che alle punizioni più terribili.
Israele si dice esulcerato per la cattura di due suoi soldati?
Ma chi ha protestato contro gli atti criminali, gli assassinii, i sequestri di persone, le distruzioni e i saccheggi moltiplicati da Israele (e non soltanto in Palestina) da più di cinquant'anni?
E chi ha aperto bocca per le migliaia di libanesi rapiti o assassinati da Israele lungo più di vent'anni?
Ancora oggi abbiamo tanti libanesi sequestrati da Israele e che Israele tiene nelle sue galere.
Non è forse legittima difesa - nel momento in cui perdurano l'inerzia e la complicità delle penose «Istituzioni Internazionali», delle «Grandi Potenze», della miserabile Europa (17) - ogni tentativo militare contro queste mute di assassini israeliani, per ridurli alla ragione, alla legge, a un grado almeno elementare di civiltà morale?
«Ma le vostre iniquità hanno messo una separazione tra voi e il vostro Dio [...]. Perché le vostre mani sono sporche di sangue e le vostre dita di iniquità; le vostre labbra enunciano la menzogna, la vostra lingua tiene discorsi perversi. [...] si concepisce il male e si partorisce il crimine. [...] le loro opere sono opere criminali, un'opera di violenza è nelle loro mani. I loro piedi corrono verso il male, e si affrettano per versare il sangue innocente; i loro pensieri sono pensieri di crimine, la devastazione e la rovina sono sulla loro strada. Essi non conoscono il sentiero della pace, e non c'è rettitudine nelle loro vie; essi si fanno dei sentieri tortuosi: chiunque vi cammina non conosce affatto la pace». (18)



Questo passaggio Isaia lo rivolge agli ebrei, non ad altri.
Isaia, il più grande profeta dell'Antica Alleanza.
Egli «lottò anche per la moralità sociale [...] e da lui vengono le più impressionanti figurazioni delle trasgressioni contro la giustizia: il ricco che commette sopruso ai danni del popolo minuto e si arricchisce a sue spese [...]; sentenze ingiuste nelle cause che si svolgono davanti ai magistrati; oppressione dell'orfano e della vedova [...] si parla anche di violenze personali, fino al delitto: il profeta conosce dei 'peccati scarlatti' [...]; Dio si copre la faccia di fronte al gesto della preghiera [...], perché sono mani coperte di sangue», come scrive monsignor Antonino Romeo» (Isaia¸ in Enciclopedia Cattolica).
È forse per queste verità, amare e terribili, che i «pii» e «timorati» contemporanei di Isaia lo avrebbero ta-gliato a pezzi con una sega di legno?
Quali altri pensieri di crimine animano lo spirito di Israele?
E come al solito, tutti i mass-media che rispondono agli ordini del padrone - il padrone sono le lobby ebraiche, il cui pezzo di bravura è il diffondere falsità - «enunciano la menzogna», la disinformazione, per ben gestire e governare un gregge buono buono e grasso di masse inzeppate di ignoranza e di banalità.
Su ciò che accade realmente in Libano, chi dice la verità? Pochi giusti.


La civiltà contro il terrorismo...



5. Quale via d'uscita, per il Libano?



Previamente, due punti-guida:
- che il popolo libanese resti più che mai unito (e che quei giornalisti vigliacchi del mondo «civile» la smettano di parlare di «guerra civile» o «confessionale»).
Che i libanesi resistano di fronte all'aggressione, anche se il prezzo da pagare è molto alto: «Senza effusione di sangue non c'è redenzione». (19)
Come le radici del cedro maestoso, che il nostro popolo si aggrappi coraggiosamente all'appartenenza e all'identità libanese.
Non fuggire, non abbandonare.
La terra è cara e i nemici avanzano come cavallette.
Che si dica con ammirazione: «I libanesi sono malati d'amore per il loro Paese».
- Spazzare via l'attuale casta politica libanese.
La principale sventura del Libano è il tradimento e la corruzione dei suoi politici-banderuole: cuori di schiavi in perpetua ricerca di padroni, ieri e da decine d'anni servi della Siria, oggi - incoronati «maggioranza» parlamentare dalla legge elettorale siriana - in lista d'attesa per diventare i servi privilegiati dei peggiori e più bassi nemici del Libano e del mondo: dei due principali Stati-canaglia: Israele e gli Stati Uniti.



E ancora: «Se Dio è con me, chi è contro di me?», dice san Paolo.
Una terra che per vero miracolo fu spettatrice del crollo di innumerevoli imperi, può veramente essere schiacciata?
Si possono forse avere ancora dubbi, di fronte a questo fatto clamoroso: questo piccolissimo Paese, che non ha nessuna vera forza militare, com'è che non è mai perito?
Distruzioni? Si ricostruirà.
Questi invasori di oggi, sanno con chi hanno realmente a che fare?
Sanno che la Vergine - di cui il Libano è il feudo - è colei che da sempre, dall'inizio del libro della Genesi fino all'ultimo giorno del mondo e oltre, è colei che eternamente schiaccia le testa del serpente?
Nostra Signora del Libano (20), situata geograficamente nel bel mezzo del Libano e situata misticamente al centro del suo cuore, ha da sempre dispiegato sul nostro bel Paese il suo manto protettore:



«O Notre-Dame du Liban,
cèdre à l'immense ombrage,
fais de tes rameaux verdoyants
un toit pour tes enfants.



Quand menace l'orage
et que Satan rugit,
serrés sous ton ombrage,
nous sommes à l'abri» (20).





«O Nostra Signora del Libano,
cedro dall'immensa ramatura,
fa' dei tuoi rami verdeggianti
un tetto per i tuoi figli.



Quando la tempesta minaccia
e Satana rugge,
stretti sotto la tua ramatura
noi siamo al riparo».



Jacqueline Amidi

Originale francese (19-7-2006 - Esteri): http://www.effedieffe.com/interventi...rametro=esteri




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Note
1) Pierre Corcket, «Le Liban dans la Bible», Franciscan Printing Press, Jerusalem, 1978, pagina 15.
2) Deuteronomio, 3, 24-25.
3) Isaia, 1, 18.
4) Salmi, 103 (104), 16.
5) II Cronache (II Paralipomeni), confronta 2, 11-16.
6) Cantico dei Cantici, 4, 11. [Confronta La Sainte Bible, Traduction d'après les textes originaux par A. Crampon, Desclée, 1923, ad locum (ndt)].
7) Isaia, 35, 2. [Confronta La Sainte Bible, citato, ad locum (ndt)].
8) Cantico dei Cantici, confronta 4, 7-15 e 5, 10-16.
9) Isaia, 3, 9.
10) Confronta Maurizio Blondet, Attenzione, apocalisse in vista, in effedieffe.com, 13-7-2006.
11) Confronta il mio articolo Liban: Guerres et entr'actes de paix, in effedieffe.com, 21-10-2005.
12) Israel Shahak, «Jewish history, jewish religion. The weight of three thousand years», Pluto press, London, 1994, pp. 128; Israel Shahak, Israeli foreing and nuclear policies, Foreword by Christopher Hitchens, Pluto press, London, 1997, pp. 215; Israel Shahak & Norton Mezvinsky, Jewish fundamental-ism in Israel, Second edition, Pluto press, London, 2003, pp. 224. Confronta inoltre il sito di Israel Adam Shamir: www.israelshamir.net.
13) Oded Yinon, A strategy for Israel in the nineteen eighties (in ebraico), in Kivunim [Orientamenti, Di-rettive], A Journal for judaism and zionism, numero 14, février 1982, Editor: Yoram Beck, Editorial Committee: Eli Eyal, Yoram Beck, Amnon Hadari, Yohanan Manor, Elieser Schweid, Published by the Department of Publicity / The World Zionist Organization, Jerusalem.
Come ricordavo nel mio articolo citato qui nella nota 11, la Rivista di studi palestinesi, nella sua edizione in lingua inglese, ha pubblicato nel 1982 la traduzione integrale dall'ebraico del testo di Oded Yinon, compiuta da Israel Shahak e da lui intitolata The zionist plan for the Middle-East, accompagnata da una Prefazione e da una Conclusione dello stesso Shahak. Il testo integrale della traduzione inglese, così co-me quello della Prefazione e della Conclusione di Israel Shahak, sono reperibili on-line in Alabaster's ar-chive: http://www.geocities.com/alabasters_...nist_plan.html.
La traduzione integrale francese del testo di Oded Yinon, con il titolo Stratégie pour Israël dans les an-nées 1980, accompagnata dalla Prefazione di Israel Shahak (ma non dalla sua Conclusione), è stata pub-blicata nell'edizione francese della Revue d'études palestiniennes, pubblicata dall'Institut des études pa-lestiniennes [BP 11-7164, Beyrouth, Liban], numero 5, ottobre 1982, pp. 73-83.
La maggior parte di tale traduzione francese (ma senza le note originali di Oded Yinon), insieme con tra-duzione integrale della Prefazione e della Conclusione di Israel Shahak, sono reperibili on-line in Aa-argh: www.vho.org/aaargh/fran/livres3/terris.pdf.
14) Habacuc, 2, 17. Il profeta ebreo Abacuc (600 avanti Cristo) pone nel suo libro profetico il problema del male nella storia del popolo d'Israele.
15) Isaia, 3, 11; 5, 18; 5, 20. [Confronta La Sainte Bible, cit., ad locum (ndt)].
16) Isaia, 14, 8.
17) La Francia «sovrana» invia una sua nave per rimpatriare i suoi cittadini residenti in Libano. E al largo del litorale libanese, prima di arrivare al porto di Beirut, la Francia si lascia «sovranamente» perquisire dai malviventi israeliani. Che bassezza!
Belle, la mollezza e la vigliaccheria del mondo occidentale: ci si vuole far chiamare «civili» e insieme si vuole farsi identici a Ponzio Pilato. Ora, tutti i governi europei conoscono bene i crimini di Israele, ma non si muovono altro che ai suoi ordini. Ecco dunque perché Israele è forte: a causa della vigliaccheria senza limiti di coloro che dovrebbero con fermezza rimettergli museruola e guinzaglio. Tutto un vermi-naio parlamentare, in Europa, ha invece la sfrontatezza di chiedere che questa suburra nazional-sionista sia accolta in Europa (e in compagnia dalla Turchia)! Dove va l'Europa?
Infine, che quei poveri arlecchini parlamentari che brulicano nei diversi Paesi europei, quei poveri servi-tori di tutti i padroni, la smettano, per favore, di guaire e di ricantarci che in Libano, da parte di Israele, non si tratterebbe che di una guerra della «democrazia» contro il «terrorismo». No. La nostra guerra - la guerra che ci viene imposta - è la guerra della libertà, del diritto, della sovranità e dell'onore nazionale, contro la barbarie, l'animalità tirannica e la follia omicida del nazional-sionismo israeliano.
18) Isaia, 59, 2-8.
19) San Paolo, Epistola agli ebrei, 9, 22.
20) Il celebre santuario dedicato a Notre-Dame du Liban è situato sulla montagna che strapiomba sulla costa libanese, a uguale distanza dai confini settentrionale e meridionale del Paese (ndt).
21) Charles Corm, La montagne inspirée.




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