20:47 Papa: Preghiere dal Libano

Il Papa ha dichiarato che le autorità libanesi avrebbero "implorato" il governo italiano. "Le comunità cristiane libanesi ci hanno implorato, così come hanno implorato il Governo italiano di aiutarle" ha detto Benedetto XVI nell'incontro con i giornalisti a Les Combes. "Noi - ha continuato - lo facciamo aiutando con la preghiera e con le forze della Chiesa presenti. L'azione diplomatica - ha spiegato - è altra cosa, perchè noi non entriamo in politica anche se facciamo tutto per la pace".
20:16 Papa: Musulmani ed ebrei preghino con noi

La Giornata di Preghiera di domenica che Benedetto XVI ha indetto per chiedere a Dio il dono della Pace per il Libano ed Israele è aperta anche "a musulmani ed ebrei". Il Papa spiega ai giornalisti che "l'invito è rivolto a chi vuole pregare ma - ha aggiunto - sono invitati soprattutto ebrei e musulmani".


COMUNICATO

Visto il perdurare del conflitto in Medio Oriente e delle gravissime sofferenze delle popolazioni interessate, il Pontificio Consiglio COR UNUM vuole manifestare a nome del Santo Padre la vicinanza a quanti soffrono inviando un primo aiuto per sostenere l’accoglienza alle migliaia di sfollati.

Tale aiuto è diretto a un progetto promosso da Caritas Libano, Custodia di Terra Santa, Fondazione AVSI e altre organizzazioni presenti sul territorio, per fornire materiali ai centri di accoglienza (materassi, coperte, lenzuola), acqua potabile, kit alimentari e igienici, medicine.

Il Pontificio Consiglio COR UNUM fa propria la preoccupazione del Papa rilanciando l’appello per la giornata di preghiera e di digiuno indetta da Benedetto XVI per il 23 luglio e chiedendo alle organizzazioni caritative di aiutare tutte le popolazioni "colpite da questo spietato conflitto".

A questo proposito si segnala dove si possono indirizzare donativi per questa raccolta straordinaria:

C/C Postale N. 603035
intestato a Pontificio Consiglio COR UNUM – causale: per Libano


C/C Banca di Roma N. 101010
ABI 3002 CAB 5008 (dall’estero: SWIFT: BROMIT)
intestato a Pontificio Consiglio COR UNUM – causale: per Libano

[01088-01.01]

[B0381-XX.01]

Fonte: Sala Stampa della Santa Sede

DOMANI PREGHIERA COL PAPA

DIPENDE DAI PICCOLI LA PACE

www.avvenire.it


Serafino Tognetti

Dobbiamo noi cristiani pregare per la pace tra le nazioni, pur sapendo in partenza che questa non ci sarà mai? Il compito del cristiano rimane quello di annunciare la pace ultima, lavorando incessantemente per rendere - qui in terra - meno aspra l'opposizione degli egoismi che dividono gli uomini e li mettono in guerra tra loro. La pace ultima e definitiva suppone infatti la vittoria sul peccato. E pertanto oggi non può essere che relativa.

Vi è comunque continuità tra la realtà presente e quella futura; per questo il cristianesimo continua ad annunciare la pace con i profeti, impegnandosi a realizzare per intero quanto oggi possibile, nonostante le minacce e i rischi sempre incombenti.

Alla luce dell'Antico Testamento possiamo dire che tutto si è compiuto: ma tutto si è già compiuto nell'intimo, dove l'uomo si è incontrato con Dio. Dall'intimo muove il cammino dell'uomo; ogni cammino infatti che non parta di qua, anche se sembra realizzare qualcosa di concreto, lascia immutata la condizione dell'uomo, schiavo del mondo e del male.

Nel presente, invece, la pace è frutto della giustizia. Non è ancora la pace ultima, comunione e unità nell'amore, ma è già una vittoria sul caos. La legge, se non risana l'uomo nell'intimo, almeno arresta la morte e assicura la vita. È per questa vita che l'uomo può attendere serenamente il compimento ultimo della parola di Dio nella pace perfetta e definitiva dell'unità. Se di fatto la pace perfetta suppone l'intervento diretto di Dio, l'uomo che vive nel tempo annuncia e prepara l'ultimo evento. La storia infatti è essenzialmente profetica.

È per questa pace che gli autori ispirati del Nuovo Testamento e, tra i Padri apostolici, san Clemente Romano, ci comandavano di sottometterci a coloro che hanno il governo e di pregare per loro, perché assicurando la pace nella giustizia, gli uomini possano attendere con tranquillità alla loro salvezza.

Non basta: la Chiesa esalta questa pace, invita a difenderla e incrementarla e vuole che gli uomini la promuovano come un bene necessario alla stessa vita religiosa dei credenti. Moltissimi sono i documenti del magistero, da Pio XII al presente Pontefice, che hanno come argomento questa pace.

Preghiamo, dunque, come ci chiede il Papa Benedetto XVI per la pace nel mondo e in Medio Oriente. Preghiamo in ginocchio, perché questa è vera carità. Non facciamo chiasso, non sfiliamo con inutili bandiere, ma parliamo con Dio e supplichiamolo con cuore contrito.

"La vita del mondo - affermava con disarmante semplicità Aristide, uno dei primi apologeti cristiani - dipende dalla preghiera dei cristiani". E don Divo Barsotti, sulla stessa linea, affermava dal suo eremo toscano: "Credete che il destino dei mondo dipenda dai capi di Stato? Niente affatto! Dipende dalla preghiera dei semplici e dei piccoli, che nessuno conosce e che nulla agli occhi del mondo... "

Rimane tuttavia che ogni attività dell'uomo in ordine alla pace, ogni risultato che possa ottenere per stabilirla, avrà sempre un carattere profetico. La pace vera e perfetta è del mondo futuro. Il cristiano vivrà nel mondo per dare testimonianza di quell'assoluto che Dio ha acceso nel suo cuore. La sua azione farà più dolorosa l'attesa, più viva la speranza dell'intervento divino. Una tensione drammatica oggi spinge l'uomo verso la fine: tutto è compiuto nella dimensione del mistero e tutto deve compiersi ancora nella dimensione della sua rivelazione.

La pace infatti cui l'anima aspira è la gloria della Resurrezione, che sarà la gloria dell'umanità divenuta un solo Corpo con il Cristo, per vivere in Lui una comunione perfetta nell'amore. È finalmente il Regno di Dio. Fino a quel giorno la vita della Chiesa si riassumerà sempre nella domanda del Pater: "Venga il tuo Regno", sarà l'invocazione appassionata e struggente che chiude l'ultimo libro ispirato: "Amen, vieni Signore Gesù".