Amici, il campionato di Calcio tornerà ad essere bellissimo: anche l'Atalanta potrà tenersi i suoi campioncini invece di essere obbligata a venderli sempre agli squadroni per non fallire.
I diritti TV verranno ripartiti al 50% in parti uguali tra tutte le squadre e al 50% in base alla classifica dell'anno precedente.
Corriere 22.7.06
Calcio e diritti tv, vincono le piccole squadre
Il governo reintroduce la contrattazione collettiva. Meno soldi ai grandi club
ROMA — Uno a zero, palla al centro. Certo, al fischio finale manca ancora un po', ma le «piccole» del calcio possono finalmente esultare. Per loro, la legge varata ieri dal governo che introduce la contrattazione collettiva dei diritti televisivi a partire dal 2007, è una battaglia vinta, e anche una manna dal cielo. Significa molti soldi in più e, in pratica, la fine dello strapotere delle «grandi». Della Juve e del Milan (non bastasse Moggiopoli) ma anche di Inter, Roma e Lazio: cinque squadre che da sole, grazie alla vendita soggettiva dei propri diritti, si mangiavano oltre l'80% dell'intera torta, che per la serie A vale circa 500 milioni di euro l'anno.
Con la nuova legge il sistema cambia radicalmente. La contrattazione dei diritti diventa collettiva, cioè affidata alla Lega. Metà del ricavato sarà divisa in parti uguali tra tutte le squadre, e il rimanente 50% in base al bacino d'utenza e ai risultati sportivi (ma ci sarà una quota destinata a finanziare anche gli altri sport). Una «mutualità» totale, comunque molto più spinta di quella odierna, bloccata al 19% (la quota dei ricavi dei singoli che va alla collettività, serie B compresa), che andrà comunque rivista. E siamo solo «al primo passo» ha detto il ministro dello Sport, Giovanna Melandri, annunciando nuove regole anche per procuratori e scommesse.
La rivoluzione, ovviamente, investe come un ciclone anche il business della tv. La Lega farà delle aste per ciascuna singola piattaforma, tv satellitare, analogica, digitale terrestre, e per quelle innovative, tv via Internet, Umts e Dvb-H. E alle aste potranno partecipare solo gli operatori abilitati a trasmettere in quelle particolari modalità. Vuol dire la fine degli acquisti «all'ingrosso», su cui si era specializzata Mediaset, che acquistava tutti i diritti di una squadra per poi rivenderli in «sublicenza» ai vari operatori (Sky, Rai, digitale terrestre, ecc.). I contratti saranno di durata non superiore a due-tre anni per le piattaforme innovative e poco più lunghi per quelle tradizionali.
Resta il nodo spinosissimo dei contratti in essere. Mediaset, ad esempio, ha accordi con Juve, Milan e Inter che arrivano al 2008. La legge delega, che una volta approvata dal Parlamento andrà attuata dal governo con decreti legislativi, prevede l'avvio del nuovo sistema dal luglio 2007. Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, ipotizzava ieri disdette volontarie da parte dei club. Solo che Mediaset non ne vuol neanche sentir parlare. «Per noi, che i diritti siano soggettivi o collettivi, è la stessa cosa. Purché siano rispettati gli interessi di chi quei diritti li ha già acquisiti» ha detto Gina Nieri, consigliere di amministrazione di Mediaset.
La legge delega è stata ben accolta anche da Sky, che per inciso non ha concorrenti nella pay-tv sul satellite e che finisce per avere uno sconto sulle condizioni imposte dall'antitrust Ue alla fusione Stream-Tele+ da cui è nata. Lo stesso da Fastweb, che come Mediaset finora ha beneficiato dei vincoli imposti a Sky, ma che chiede di vietare i contratti di esclusiva. I problemi sul mercato dei media, insomma, non sono irrilevanti. Anche per questo l'Antitrust non vedeva di buon occhio la legge per il ritorno alla contrattazione collettiva. In Parlamento non dovrebbero sorgere ostacoli insormontabili, anche se Forza Italia ha preannunciato che farà barricate. L'Udc è pronta a sostenere la legge. Lo stesso An. Anche perché, come dice il portavoce Andrea Ronchi, «è identica a una mia proposta di legge. Dal 2003 dico che i diritti soggettivi mettevano un potere enorme in pochissime mani».




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