I SERVI DI SILVIO SI FOTTONO SEI MILIONI DI EURO L'ANNO DEI NOSTRI EURI PER SCRIVERE QUESTE MINCHIATE.


I SERVI DI SILVIO SI FOTTONO SEI MILIONI DI EURO L'ANNO DEI NOSTRI EURI PER SCRIVERE QUESTE MINCHIATE.


(con Libero fateci la lettiera del gatto: sempre che il gatto non la schifi a sua volta)
«Indagine sul calcio» di Oliviero Beha: non un «instant book» ma una rigorosa prova che il giornalismo in Italia non è ancora morto
L’Italia nel pallone, un thriller con molti delitti e pochi castighi
Bisogna proprio leggerla in questi giorni, fra il mondiale e il processo, l’Indagine sul calcio di Oliviero Beha e Andrea Di Caro (Bur, pagg. 630, 12 euro). Perché tanto il mondiale quanto il processo sono figli del dio pallone che, rotolando rotolando, s’inzacchera sempre più spesso di fango, anche se poi al momento giusto finisce nella porta giusta e torna per qualche istante immacolato. Diversamente dai tanti instant book già usciti e in procinto di uscire sull’onda di Calciopoli e di Intercettopoli, Indagine sul calcio è stato pensato e scritto prima che scoppiasse l’ultimo scandalo. Infatti non ne parla proprio, essendo andato in stampa un attimo dopo che uscissero le prime intercettazioni della Procura di Torino che han portato alle dimissioni di Moggi, Giraudo, Carraro & C. Meglio così: è la prova che il giornalismo in Italia non è ancora morto, anche se ogni tanto pare il contrario. È la prova che esistono ancora giornalisti sportivi, come Di Caro, o non-solo-sportivi, come Beha, che non han bisogno dei mattinali di procura per denunciare gli scandali. Gli basta un paio di occhi bene aperti per vedere e raccontare. Beha, da questo punto di vista, è un precursore: do you remember Italia-Camerun? Non sempre, sfumata la retorica da trionfo, è tutt’oro quel che luccica.
Indagine sul calcio è un giallo lungo e avvincente che comincia dal Mundial 1982, quello dell’«aiutino» camerunense, e si arresta alle soglie del mondiale 2006. Un thriller con tanti delitti e pochi castighi, dove il mistero non riguarda mai l’assassino (quello è sempre noto), ma gli investigatori che non hanno mai investigato o, se l’hanno fatto, han perso il loro tempo. Perché i responsabili, politicamente prim’ancora che penalmente o sportivamente, l’hanno sempre fatta franca. Fino alle intercettazioni, appunto. Moggi e Carraro, Galliani e Berlusconi, Bergamo e Pairetto, sono lì da una vita. Plurirecidivi e ciononostante (o forse proprio per questo) inamovibili fino all’altroieri. Il libro racconta di un giovane Lucianone che già nel ’77, quando stava alla Lazio, era soprannominato «Er Bucìa» (Il Bugia). Racconta dell’arbitro Bergamo che s’intrufola nello scandalo Roma-Dundee (la tentata corruzione del fischietto francese Vautrot, che lambisce il presidente giallorosso Dino Viola) per scopi tutt’altro che nobili e viene squalificato per qualche mese. Racconta di un pm che interroga Beha dopo lo scoop su Italia-Camerun e gli fa questa prima domanda: «Possiamo verbalizzare che la Federazione non c’entra nulla?» (il suo nome è Nitto Palma: diventerà deputato di Forza Italia). Racconta delle prodigiose analisi antidoping che scoprono il segreto di Pulcinella, cioè Maradona cocainomane, solo quando El Pibe è a fine carriera e ha litigato con Moggi. Racconta del Milan berlusconizzato che ritira la squadra a Marsiglia perché non riesce a pareggiare, e poi acquista Lentini dal Torino con 10 miliardi di fuoribusta al presidente granata Gianmauro Borsano, bancarottiere e dunque deputato socialista (all’epoca Maurizio Gasparri, non ancora arruolato dalla ditta, si permetteva financo di accusare Silvio di «finanza allegra»). Racconta degli stadi d’oro di Italia 90 (gestione Montezemolo-Carraro). Racconta di come la politica abbia sempre piegato il calcio a instrumentum regni: Craxi consegna il Milan al Cavaliere; Andreotti affida la Roma all’ottimo Ciarrapico; Pomicino, Mastella & C. vegliano sul Napoli. Racconta di quando, passato al Toro, Lucky Luciano tesserò il figlio della segretaria, tale Palestro, per gonfiare i bilanci, o ingaggiò terne di prostitute per le terne arbitrali Uefa (il sesso dopo la partita ha sempre fatto bene alle giacchette nere e benissimo ai club ospitanti). Racconta di quando lo stesso Lucianone, vestito a festa dalla Vecchia Signora, trasformò lo «stile Juventus» nell’«ostile Juventus»: tanto per dirne qualcuna, il duo Moggi-Giraudo «dimenticò» di inviare la tessera dello stadio al presidente onorario Giampiero Boniperti e di invitarlo al centenario bianconero, o di commemorare quel pericoloso galantuomo di Gaetano Scirea.
Quest’Indagine sul calcio ha ben poco di giudiziario. E molto di giornalistico. Mette insieme le tessere del mosaico, operazione molto utile nel momento in cui il processo a Calciopoli rischia di trasformarsi nel processo a questo e a quello, perdendo di vista l’insieme, quel «futuro passato» che dà il nome alla collana della Bur. Sfilano nelle seicento pagine, scorrevolissime, trent’anni di Italia pallonara. Storie di partite comprate, truccate o sospettate. Storie di scommesse e monetine provvidenziali, di harahiri puzzolentissimi a fine stagione (memorabile quello del Napoli di Maradona che spianò la strada a un incredulo Milan) e anche di morti sospette (come il giallo irrisolto della scomparsa di Donato Bergamini). Storie di aste miliardarie e bancarotte fraudolente, diritti televisivi e doveri dimenticati, doping e malattie lancinanti (do you remember il morbo di Lou Gehrig, che s’è portato via Signorini e altri 50 ex calciatori? Il solito Guariniello indaga ancora). Storie di orologi per arbitri e di camorra, di droga e di cavalli (due ne regalò Gaucci al suocero di un arbitro dal cognome programmatico: Senzacqua). Storie di uomini coraggiosi che denunciavano il sistema finendone triturati, e di conigli che si adeguavano finendo premiati e onorati. Storie che negli altri paesi sono l’eccezione (vedi il caso Tapie in Francia) e che da noi sono la regola (sono più i presidenti finiti in galera che quelli rimasti incensurati: Ciarrapico, Borsano, Farina, Tanzi, Cragnotti, Pellegrini, Casillo, Gaucci, Cecchi Gori…).
Ma il bello del libro è che non si limita al marcio degli scandali. Perché, in mezzo a tanto guano, rifulge ogni tanto qualche pepita, peraltro sempre più rara. C’era un tempo in cui, a raccontare il dio pallone, erano Brera e Arpino, Soldati e Beppe Viola (mitica la sua frase: «Baresi è il miglior libero d’Italia, dopo Franco Freda»). Poi, purtroppo, vennero i Tosatti. C’era un tempo in cui, sull’eterno fango italico, volteggiavano i Platini e i Falcao, gli Zoff e i Tardelli, i Di Bartolomei e i Totti.
Il tempo in cui la rivalità non era soltanto affare di affari, ma anche di passione e financo di un certo stile. Boniperti e Viola, negli anni del duopolio Juve-Roma, se le suonavano di santa ragione, anche sotto la cintola. Ma, vivaddio, la parola «sport» non stonava affatto, accanto ai loro cognomi. Nemmeno nei giorni delle polemiche più infuocate. Nel 1981, a Torino, Bergamo annulla un famoso gol a Turone per un controverso fuorigioco. Nel 1983, a Roma, la Juve vince per un gol di Brio in sospetto off-side. «Con la Juve è sempre una questione di centimetri», ironizza Viola. Boniperti, che non parlava mai di queste cose, sorvola: «Non ho visto né il gol di Turone né quello di Brio: esco sempre dallo stadio a fine primo tempo…». Poi, in segreto, spedisce a Viola un righello di plastica da 3 mila lire. Viola risponde con un righello d’oro: «Serve più a te che sei geometra. Io sono ingegnere». Lo stile è come il coraggio: se uno non ce l’ha, non se lo può dare. E se n’è perso lo stampo da un pezzo.
E perchè non un complotto di Milan e Mediaset per colpire la Fiat?


Grande Borrelli!!!
ha usato ad arte le telefonate di moggi per colpire berlusconi!!!
Juve, fiorentina e lazio sono state usate per confondere le idee.
Cosi berluska non può dire di essere perseguitato, visto che le altre squadre hanno subito pene più pesanti.
Così hanno anche colpito gli interessi televisivi-pubblicitari di sky e mediaset, indebolendo di fatto il potere contrattuale delle squadre penalizzate.
Semplicemente geniale!!!
Lo dico anche se sono juventino....


Lo dici solo per farmi contento, vero? ...Originariamente Scritto da pedro67
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Quando arriveranno gli alieni a bombardarci, Libero se ne uscirà fuori che li ha fatti arrivare la sinistra per distruggere mediaset.
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Gli zeri, per valere qualcosa,
devono stare a destra.


bisogna essere bacati dentro...Originariamente Scritto da brunik


ANCORA UNO "SGUB" DEL POPOLARE BETULLA SCRITTO DIRETTAMEMTE SOTTO DETTATURA DI UN AVVOCATO DI BERLUSCONI


Ma, Farina ancora scrive???? ...![]()
Si metterà un cappuccio in testa, voglio sperare ....


Originariamente Scritto da MrBojangles
credo di no, perchè è impossibile trovare un sacco talmente grande da contenere contemporaneamente il suo testone e balle che scrive...![]()