Vincenzo Lucherini
23/07/2006

Una notizia molto recente è passata inosservata in questi giorni: Sergey Ivanov, il ministro della Difesa russo (nonché vicepresidente del consiglio dei ministri con incarico di presidente della Commissione di Sicurezza Nazionale), ha effettuato una ispezione al poligono di Novaya Zemlya, una enorme e sperduta isola nell’oceano artico.
Di che poligono si tratta?
Attivato nel 1955, e indaffaratissimo per tutti gli anni ’60, era il luogo dove venivano sperimentate le bombe atomiche sovietiche.
Insomma era un poligono dove si effettuavano esplosioni nucleari: 135 delle 715 esplosioni nucleari sovietiche sono state fatte lì: e le più potenti (1).
In seguito, l’URSS unilateralmente smise i test, gli USA la seguirono e ci fu un accordo sul bando delle esplosioni nucleari, incluse quelle sotterranee.
Da allora il poligono non è stato mai più usato a tale scopo, e, di fatto, semi abbandonato.
Perché oggi, con tanto di annuncio ufficiale e annesse dichiarazioni, la Russia fa questa ispezione ad altissimo livello lassù e lo fa sapere con tanta pubblicità?
Stiamo alle dichiarazioni: il ministro della Difesa russo è arrivato al sito centrale nazionale per test nucleari sulla isola artica per discutere del perfezionamento dell’arsenale nucleare nazionale.
«E’ la mia seconda visita a Novaya Zemlya (evidentemente ce n’è una precedente non pubblicizzata ndr), in accordo con le istruzioni del capo di Stato di perfezionare l’arsenale nucleare della Russia», ha dichiarato Sergey Ivanov al quartier generale del sito di test realizzato nel Mare di Barents 50 anni fa.



Nel suo discorso alla nazione davanti al parlamento in maggio, il presidente Vladimir Putin aveva posto come compito il sostanziale rafforzamento della triade nucleare per i successivi
cinque anni.
Sergey Ivanov si è anche incontrato con il responsabile capo del programma nucleare civile russo Sergey Kiriyenko.
«La Russia», ha dichiarato Ivanov, «rispetta la moratoria sulle esplosioni nucleari, ma deve essere pronta, nel caso qualcuno la violi, a riprendere i test in ogni momento».
Più chiaro di così.
C’è di che essere allarmati.
Qualcuno, in verità, ha notato la visita: l’organizzazione norvegese Bellona, messa in piedi durante la Guerra Fredda, col paravento della difesa ambientale, per monitorare l’attività nucleare sovietica nella zona.
Essa, in un comunicato, si è affrettata a bollare come «irresponsabili» le dichiarazioni di Ivanov. Forse, se oltre al Mare di Barents, allargassero lo sguardo anche a mari un po’ più caldi, capirebbero meglio chi è veramente «irresponsabile».
Se l’«Orso» si sta svegliando dal letargo, evidentemente qualcuno sta facendo proprio un gran baccano.
Facile, osservando cosa sta accadendo, capire chi sia. (2)

Vincenzo Lucherini




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Note
1) La più potente esplosione nucleare mai effettuata avvenne su questo poligono, il 30 Ottobre 1961. L’ordigno, potente oltre cinquemila volte quello di Hiroshima, fu costruito dal team capeggiato da A. Sakharov in poco più di sei settimane. Sganciato da un aereo ad alta quota, fu frenato nella caduta, per dare tempo all’aereo di allontanarsi, da un paracadute così enorme, che per anni in tutta l’URSS ci fu carenza di seta e naylon, e, quindi, di calze per signore. L’esplosione fu così potente che l’onda d’urto fece tre volte il giro della terra, e il lampo fu visibile ad oltre 1000 km di distanza, mentre ci fu un black-out delle comunicazioni radio di circa 40 minuti in tutto l’emisfero settentrionale. Paradossalmente, fu l’esplosione «più pulita», perché trasse oltre il 97% della sua potenza da fusione nucleare.


Ecco il "mostro", chiamato «Tsar bomb».






2) Foreign Affairs , la rivista del Council on Foreign Relations, ha recentemente vantato, testualmente: «Per la prima volta negli ultimi 50 anni gli USA sono sul punto di conseguire il dominio assoluto nelle armi nucleari. Ciò significa che la Russia non è più in grado di tenere testa agli Stati Uniti. In caso di conflitto, gli USA sono capaci di attaccare rapidamente e impunemente il territorio russo, senza che la Russia abbia i mezzi per montare una risposta». La Pravda diede il dovuto risalto alla notizia il 23 marzo 2006.




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