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    Predefinito I makhnovisti e i liberi soviet

    Una delle accuse più frequenti rivolte agli anarchici è quella di essere portatori di un ideale utopistico che, alla luce della dura realtà della vita quotidiana, non reggerebbe, vuoi perché la natura umana non lo consentirebbe, vuoi perché il caos che ne deriverebbe implicherebbe il ritorno a uno stato selvaggio dove sopravvivono solo i più forti (ma non è proprio quello che accade oggi?).
    Ma il fatto è che è tutt'altro che irrealizzabile l'ideale del comunismo anarchico - ossia una società senza dominio e sfruttamento, in cui ognuno gode delle ricchezze collettive della società in ugual misura, portando il proprio contributo al ciclo produttivo e partecipando direttamente al processo decisionale di tutto ciò che lo riguarda. E la prova del fatto che si tratta di una teoria strettamente coniugata con la pratica viene proprio dalle realizzazioni concrete effettuate dai comunisti anarchici quando le situazioni rivoluzionarie le hanno rese possibili. In quelle occasioni i fatti, e non le parole, hanno dimostrato che il comunismo anarchico è in grado di gestire anche società industriali complesse (come lo era quella catalana nel 1936).
    Tuttavia, il comunismo anarchico deve essere voluto, richiede la sedimentazione di prassi e mentalità libertarie e l'acquisizione e l'acquisizione delle conoscenze tecniche e organizzative necessarie a strutturare e fare funzionare una società libertaria. Non si tratta di un'astrazione insomma. E due ottimi esempi della natura pratica del comunismo anarchico ci vengono forniti dal programma dei Makhnovisti nell'Ucraina tra il 1917 e il 1922.
    Il documento che posto ora è frutto del lavoro di Nestor Makhno e del Gruppo comunista anarchico di Guliai-Pole, e fu adottato durante una sessione del Soviet Rivoluzionario Militare dell'Esercito Insorto Rivoluzionario (Makhnovista) dell'Ucraina il 20 ottobre del 1919. Dopo aver pubblicato il testo, portandolo a conoscenza della popolazione di quella regione liberata dell'Ucraina, che fu il teatro di operazioni dei Makhnovisti, le tesi del programma furono presentate al Secondo Congresso Regionale degli operai, contadini e insorti.
    L'Esercito Makhnovista in quel tempo controllava gran parte dell'Ucraina meridionale e contava quasi 80.000 combattenti. E sebbene il documento stesso non sia stato adottato subito dal Congresso, fu accolto bene dai partecipanti (con pochissime eccezioni). Lo svilupparsi della situazione militare impedì un ulteriore dibattito sulle tesi e la successiva adozione del programma. Tuttavia la bozza di Dichiarazione è innegabilmente il documento che meglio rappresenta la volontà di larghe fasce dei lavoratori rivoluzionari ucraini del periodo.



    BOZZA DI DICHIARAZIONE
    DELL'ESERCITO INSORTO RIVOLUZIONARIO (MAKHNOVISTA) DELL'UCRAINA

    adottato il 20 ottobre 1919 durante una seduta del Soviet rivoluzionario militare
    Le classi lavoratrici dell'Ucraina oggi si trovano di fronte ad eventi di enorme importanza e di grandi conseguenze storiche. Senza dubbio, il significato di tali eventi va al di là dei limiti dell'attività dell'esercito insorto rivoluzionario. Ma, a nostro giudizio in quanto avanguardia della lotta in corso, riteniamo nostro dovere spiegare ai lavoratori dell'Ucraina, della Russia e di tutto il mondo, i fini per cui noi combattiamo, nonché la nostra analisi sugli eventi recenti e sulla situazione attuale.
    Nel febbraio e nel marzo del 1917, la Russia e l'Ucraina hanno vissuto la Prima Rivoluzione che ha portato alla caduta dell'autocrazia zarista ed ha introdotto un potere politico statale composto inizialmente da personaggi della borghesia della grande industria e successivamente da rappresentanti della media e piccola borghesia. Nessuno di questi due governi ha goduto di una qualche stabilità. Sono bastati otto mesi perché le masse rivoluzionarie rovesciassero queste autorità che non avevano niente in comune con gli interessi e le aspirazioni dei lavoratori.
    Già nel luglio del 1917, era evidente la necessità di una Seconda Rivoluzione. Ciò difatti è avvenuto alla fine di ottobre, aprendo la strada alla presa del potere statale da parte del partito Socialdemocratico Bolscevico, che si considerava il rappresentante del proletariato rivoluzionario e dei contadini poveri rivoluzionari o, in altre parole, della rivoluzione sociale. Ben presto, tale partito si è impegnato in una lunga campagna contro tutti i partiti concorrenti al fine di accaparrarsi tutto il potere. Poiché le sue parole d'ordine coincidevano con le aspirazioni delle masse, queste ultime lo hanno sostenuto nel momento cruciale. E così il periodo di otto mesi di governo della coalizione borghese e di rivalità tra i vari partiti politici si è conclusi con la presa del potere da parte del Partito Bolscevico.
    Tuttavia, ben presto si è potuto capire che questo partito e questo potere statale - come qualsiasi partito e ogni potere statale - funzionavano solamente per se stessi rivelandosi totalmente impotenti nel raggiungere i grandi obiettivi della rivoluzione sociale: proprio grazie a questo fatto rappresentano oggi un ostacolo alla libera attività creativa delle masse lavoratrici, le uniche capaci di affrontare il compito. È evidente che, controllando l'intera vita economica e sociale, qualunque potere statale inevitabilmente crea nuovi privilegi politici ed economici e mina le fondamenta stesse della rivoluzione sociale.
    L'incapacità del Partito Comunista-Bolscevico nell'offrire una via autentica di lotta per il socialismo ha portato naturalmente allo scontento, alla delusione e all'amarezza tra le masse lavoratrici. La disorganizzazione della vita economica, le conseguenze di una cattiva politica agraria, hanno portato a gravi disordini nelle campagne. Le autorità bolsceviche sono riuscite, tuttavia, ad organizzare in Russia un'imponente macchina statale ed un esercito accondiscendente, il quale viene impiegato proprio come ai tempi dello zarismo, ossia per eliminare ogni manifestazione di scontento e resistenza popolare.
    Nell'Ucraina la situazione è diversa
    Prima di subire il potere delle autorità bolsceviche, l'Ucraina è stata occupata dagli austro-tedeschi che vi avevano installato il loro vassallo, il hetman Skoropadsky. Questo è stato poi sostituito dal potere di Petliura. Gli eccessi di queste autorità hanno scatenato un'esplosione di rabbia popolare e un rifiuto generalizzato dell'idea stessa del potere statale, assumendo la forma di un imponente movimento popolare di insorti, nutrito da una mentalità autenticamente antipartitica, rivoluzionaria ed antiautoritaria. Durante una serie di scontri dopo la partenza degli austro-tedeschi, gli insorti rivoluzionari hanno epurato l'Ucraina dai sostenitori del hetman e di Petliura: le autorità Comuniste-Bolsceviche ne hanno approfittato per insediarsi nella primavera del 1919, portando ben presto alla delusione. Già dopo pochi mesi, lo scontento e l'ostilità delle masse lavoratrici della città e specialmente delle campagne si è fatto sentire violentemente. Grandi regioni, quali le province di Ekaterinoslav e Tavrida, hanno intrapreso un processo segnato sempre più marcatamente dalla autorganizzazione economica e sociale su una base di ostilità verso i partiti ed il potere statale. In quei luoghi, infatti, non era consentito svolgere alcuna attività politica. Verso fine estate, l'intero paese è stato scosso dagli enormi movimenti di contadini insorti contro il governo e l'arbitrio del Partito Comunista. La Terza Rivoluzione viene alla luce e guida questa insurrezione generalizzata.
    Nel frattempo, la reazione ha alzato la testa. E la Terza Rivoluzione si è posta contro questo tentativo di restaurare il vecchio regime. Le autorità bolsceviche, sperando di trovarsi di nuovo padroni della situazione annichilendo entrambi i loro nemici - e cioè l'insurrezione rivoluzionaria e la reazione - hanno infidamente complottato per facilitare lo schiacciamento del nucleo principale dell'Esercito Insorto Makhnovista. Tuttavia, la macchina statale e le forze armate delle autorità Comuniste-Bolsceviche si sono dimostrate ugualmente incapaci di radicarsi nell'Ucraina e di prendere il posto del movimento insorto rivoluzionario nella sua lotta contro Denikin. Gli insorti rivoluzionari sono usciti indeboliti da queste difficili circostanze, ma per niente vinti. Pur spinti lontani da casa, hanno cercato ad ogni costo di sopravvivere e mentre si muovevano per altre regioni dell'Ucraina, hanno perseguito una lotta totale contro i Denikinisti, contro le false dichiarazioni premeditate di Trotsky e contro le avversità che nocevano alla rivoluzione.
    Ora le fiamme dell'insurrezione contadina e la lotta contro la reazione si stendono per tutta l'Ucraina. Compare un nuovo nemico dei lavoratori, nella forma del governo repubblicano borghese di Petliura. Uno scontro, al contempo inevitabile e decisivo (solo il tempo ci permetterà di dire chi ne uscirà vittorioso), mette oggi il progetto dell'organizzazione libertaria - i cui fautori sono le masse imponenti dell'Ucraina - in contrapposizione con l'assoluto del potere politico - monarchico, Comunista-Bolscevico o repubblicano borghese che sia.
    Questa, così delineata, è stata la dura esperienza rivoluzionaria che noi insorti Makhnovisti abbiamo vissuto in questi ultimi due anni e mezzo di rivoluzione. Rimane solo da aggiungere che, nella nostra regione ed in molte altre regioni più lontane, siamo stati testimoni e partecipi di alcuni tentativi riusciti di organizzazione libertaria della società e dell'economia, tentativi liberi dalle interferenze di ogni governo. La maggior parte di essi sono stati interrotti soltanto in seguito all'intervento violento da parte di qualche autorità.
    Il frutto di questa esperienza difficile ma preziosa, nonché i principi teorici che la caratterizzano, ci inducono ad esporre chiaramente e nello specifico il nostro progetto.
    La disfatta della rivoluzione ci ha convinto oltre ogni dubbio che nessun partito politico o autorità statale è capace di risolvere le grandi questioni attuali, o di rilanciare ed organizzare l'economia devastata del paese, oggi incapace di stimolare e soddisfare i bisogni delle masse lavoratrici. Alla luce di questa esperienza, siamo convinti che enormi masse di contadini e di operai dell'Ucraina sono giunti alle stesse conclusioni e che non accetteranno alcuna oppressione politica.
    È nostra opinione che nel prossimo futuro tutte le classi lavoratrici arriveranno alle stesse conclusioni e che loro stesse avranno cura dell'organizzazione delle proprie vite lavorative, economiche, sociali e culturali sulla base di principi liberi, facendo a meno della sorveglianza, della pressione e della dittatura di qualsiasi capo, partito o potere.
    Siamo certi che il movimento insorto popolare che si sviluppa attualmente nell'Ucraina rappresenta l'inizio della grande Terza Rivoluzione che libererà una volta per tutte, le masse lavoratrici da ogni oppressione da parte dello Stato e del Capitale, sia privato che statale.
    Affermiamo che il nostro esercito insorto Makhnovista non è altro che quel nucleo di rivoluzionari, il cui compito consiste nell'organizzare dappertutto le forze insorte e nell'aiutare i lavoratori insorti nella loro lotta contro ogni arbitrio del potere statale e del capitale. L'Ucraina è sull'orlo di una vera e propria rivoluzione sociale contadina. La situazione è esattamente questa. Noi insorti Makhnovisti siamo i figli di quella rivoluzione, siamo qui per servirla e per proteggerla. Quando la rivoluzione si diffonderà per tutta l'Ucraina operaia come un grande incendio, liberandola dagli aggressori e da ogni potere, noi combattenti fedeli saremo lì tra milioni di insorti del popolo. Poi, spalla a spalla, parteciperemo alla costruzione di una nuova vita.
    Per quanto riguarda le nostre idee sulle questioni fondamentali della ricostruzione economica e sociale, siamo convinti che vada sottolineato quanto segue: una volta che i lavoratori avranno la libertà necessaria per determinare il proprio destino da soli, la stragrande maggioranza si muoverà, naturalmente ed inevitabilmente, verso la realizzazione di principi sociali veramente comunisti. Crediamo che solo le masse lavoratrici abbiano la capacità di realizzare questi principi, purché abbiano accesso alla più completa libertà di creazione socioeconomica. Pertanto, riteniamo che l'imposizione del nostro ideale con la forza sia del tutto irrazionale e fuori luogo. Crediamo inoltre che sarebbe sbagliato cercare di trascinare le masse dietro di noi, con una direzione dall'alto. Intendiamo limitare il nostro ruolo alla semplice assistenza teorica ed organizzativa, per mezzo di proposte, consigli, suggerimenti e orientamento. Secondo noi, le persone dovrebbero avere l'opportunità di sentire ogni opinione e ogni consiglio, ma sta solamente a loro decidere se accettarli o meno, con assoluta indipendenza e libertà, senza interferenza alcuna da parte di partiti, dittatori o governi di ogni sorta.
    Facciamo ogni sforzo per comunicare le nostre idee alle masse lavoratrici, per richiamare la loro attenzione sul ruolo autonomo che dovranno avere nella costruzione dei liberi soviet (consigli).
    Il sistema dei soviet
    La nostra concezione di un sistema autentico di liberi soviet si può esprimere come segue. Per poter instaurare una nuova vita economica e sociale, i contadini e gli operai creano naturalmente e liberamente i propri organismi sociali ed economici: comitati o soviet di villaggio, cooperative, comitati di fabbrica o di officina, comitati di miniera, organizzazioni delle ferrovie o delle poste, e qualsiasi altra unione o organizzazione immaginabile. Per poter stabilire dei legami naturali tra tutte queste unioni ed associazioni, creano delle strutture federate dal basso nella forma di soviet economici il cui compito tecnico è di regolare la vita sociale ed economica su larga scala. Questi potranno essere soviet distrettuali, soviet cittadini, soviet regionali, ecc., organizzati man mano che ne sorge la necessità, sulla base dei principi di libertà. In nessun caso sarebbero delle istituzioni politiche guidate da qualche uomo politico o partito politico, il quale finirebbe per imporre i propri desideri (come infatti succede dietro la maschera del "potere sovietico"). I soviet come li intendiamo noi sono solo i rami esecutivi delle assemblee che li hanno espressi.
    Tale sistema dei soviet è il vero specchio dell'organizzazione dei contadini e degli operai. Se questa creazione sarà veramente il libero lavoro delle stesse masse contadine ed operaie, se il lavoro economico fondante di tutte le strutture di base e degli organismi consiliari federativi inizierà ad attirare sempre più lavoratori, senza alcuna interferenza o ingerenza arbitraria da parte di qualsiasi partito o autorità, allora, secondo noi, sarà possibile introdurre velocemente un sistema economico e sociale basato sui principi dell'uguaglianza sociale, della giustizia e della solidarietà, mettendo fine dunque all'esistenza delle differenze di classe, ai partiti politici ed agli Stati, nonché al dominio di una nazione su altre. Gradualmente e naturalmente gli strati arretrati e non occupati della popolazione verranno assorbiti da questo sistema. Ogni "attività politica" che porti inevitabilmente alla creazione di privilegio e ad un meccanismo di asservimento economico e politico delle masse lavoratrici sarà smentito nella pratica, e tali eventuali organizzazioni "politiche" tenderanno a scomparire.
    La soluzione che noi proponiamo alle questioni che si solleveranno nelle strutture "ufficiali" e sulle diverse attività sociali nei campi dell'istruzione, della medicina, della statistica, dell' anagrafe, ecc., è questa: si offrirà la massima libertà di movimento all'inestimabile e creativa iniziativa dell'individuo, all'interno della struttura dei soviet. Tutto ciò non sarà problematico e sarà risolto meglio dalle strutture locali di autogoverno.
    Il sistema di giustizia e amministrazione
    Nell'illustrare questo sistema, dobbiamo anzitutto riaffermare il principio che ispira la nostra posizione: siamo contro ogni rigido sistema di giustizia e di polizia, contro ogni codice legislativo prescritto una volta per sempre, dal momento che queste cose comportano gravi violazioni della vera giustizia e della vera tutela della popolazione. E la vera giustizia non dovrebbe esprimersi in un sistema formale, bensì restare un atto vivente, libero e creativo della comunità. Ecco perché ogni forma obsoleta di giustizia - l'amministrazione della corte, i tribunali rivoluzionari, le leggi repressive, la polizia o le milizie, le Ceka, i carceri, ed ogni altro anacronismo sterile ed inutile - deve scomparire spontaneamente o deve essere abolita sin dal primo respiro della vita libera, sin dai primi passi della libera e vivente organizzazione della società e dell'economia.
    Sarà compito delle stesse libere organizzazioni, associazioni e soviet degli operai e contadini prescrivere questa o quella forma di giustizia. Tale giustizia non dovrebbe essere amministrata da ufficiali specializzati, bensì da persone fidate che godono della fiducia della popolazione locale, tramite accordo con quest'ultima e ripudiando le sanzioni prescritte in passato. Parimenti, l'autodifesa popolare si dovrà basare sulla libera organizzazione e non dovrà essere compito di milizie specializzate. L'organizzazione formale della giustizia e della difesa da parte dello Stato non solo non raggiunge tali scopi, ma è un tradimento di ogni vera giustizia e difesa.
    La questione della distribuzione dei beni di consumo
    Si tratta di una questione di grande attualità. La sua risoluzione è della massima urgenza poiché da essa dipende proprio ora il destino dell'intera rivoluzione. Il difetto principale nella precedente rivoluzione(1) stava nella disorganizzazione della distribuzione, che aveva portato ad una dicotomia tra le città e la campagna. I lavoratori devono prestare la massima attenzione a questo. La questione era particolarmente facile da risolvere all'inizio della rivoluzione, quando la vita non era ancora in totale disordine e quando c'era cibo ovunque, in quantità più o meno adeguate. A quel punto, la competizione tra i partiti socialisti per il controllo del potere politico e poi la lotta del partito bolscevico per detenerlo, ha monopolizzato l'attenzione degli operai e dei contadini, che hanno lasciato irrisolta la questione ed hanno mancato di vigilare adeguatamente. Quanto alle autorità bolsceviche, si sono mostrate naturalmente incapaci di risolverla.
    Anche in questo caso crediamo che una soluzione giusta della questione e una riorganizzazione di tutto ciò che vi attiene spetta solamente agli stessi lavoratori attraverso le loro libere organizzazioni. Solo loro potranno sistemare la faccenda in modo efficiente. A tal proposito, i lavoratori devono evitare la disunione, ed è vitale trovare una stretta unità tra gli operai ed i contadini. Questo non sarà difficile purché si faccia a meno delle organizzazioni politiche e dei politici parolai. Liberate da ogni autorità politica, le città convocheranno congressi unitari di operai e contadini, che stabiliranno tra le priorità la questione della distribuzione e ristabiliranno i legami economici tra le città e le campagne, mettendo in moto una scambio equo delle necessità di base. Sarà cura delle organizzazioni sindacali, delle cooperative e delle agenzie di trasporto sviluppare il sistema. Verranno create delle strutture adatte all'uopo con il compito di cercare, consolidare e rilanciare la produzione industriale ed agricola: esse introdurranno un sistema di commercio e di equa distribuzione dei beni. In questo contesto, le cooperative e le libere associazioni degli operai e dei contadini dovranno svolgere un ruolo cruciale. Solo così, secondo noi, si potrà risolvere la questione particolarmente importante della distribuzione.
    La questione agraria
    Il processo di rapida ricostruzione e miglioramento dell'economia agraria, attualmente moribonda e molto limitata, richiede una riorganizzazione della lavorazione della terra mediante la decisionalità assolutamente libera e volontaria dell'intera popolazione contadina (si dà per scontato l'aiuto degli esperti). I commercianti dei villaggi dovranno essere esclusi da subito dal processo. Siamo convinti che la soluzione al problema della terra si avrà spontaneamente attraverso l'organizzazione comunista dell'economia contadina. Tutti saranno presto persuasi che la crescita della produzione e la soddisfazione dei bisogni potranno essere assicurate solamente dalla collettività e non dall'individualismo. Tuttavia, l'imposizione forzata del comunismo o l'amministrazione dall'alto dovranno essere rifiutate.
    Il decreto dei Bolscevichi sulla "nazionalizzazione della terra", ossia la messa nelle mani dello Stato di tutte le terre (o meglio, nelle mani del governo, delle sue agenzie e dei suoi funzionari), va decisamente rifiutato. La presa della terra da parte dello Stato porterà inevitabilmente, non a strutture agricole libere ed ugualitarie, bensì alla ricomparsa di un nuovo sfruttatore e padrone - lo Stato - che farà ricorso, come fanno i padroni, alla schiavitù salariale e che imporrà con la forza ogni sorta di corvée, gabella, ecc. sui contadini, così come hanno fatto i suoi predecessori, i pomiesciki. I contadini non avranno alcun beneficio se si troveranno davanti ad un solo padrone - lo Stato - ancor più potente e crudele delle migliaia di piccoli padroni e pomiesciki. Le terre tolte ai latifondisti non dovrebbero essere messe a disposizione dello Stato, bensì messe nelle mani di chi le lavora: le organizzazioni contadine, le comuni libere ed altre unioni.
    Il modo in cui gestire la terra, gli attrezzi e l'organizzazione stessa dell'economia agricola, dovrebbe essere liberamente deciso dai congressi contadini in seguito a dibattiti con l'approvazione di mozioni, senza alcuna interferenza da parte di qualsiasi autorità.
    È nostra opinione che la soluzione di tutte le questioni da parte degli stessi contadini aprirà la strada ad un processo naturale di espansione dell'organizzazione sociale dell'economia contadina, iniziando, ad esempio con la divisione ugualitaria e commensurata della terra, degli attrezzi agricoli e del bestiame: con l'organizzazione sociale del lavoro e della distribuzione dei prodotti sulla base della cooperazione: con l'uso sociale della terra, degli attrezzi, ecc.: ossia, secondo una formula più o meno dichiaratamente comunista. Gli sforzi fisici e mentali dei contadini, con tutta la loro esperienza e tutte le loro conoscenze, in stretta collaborazione con le organizzazioni operaie, aiuterà il processo e faciliterà il suo sviluppo. Nel frattempo, le tenute private saranno divise velocemente e facilmente. La popolazione contadina attiva avrà ben presto la meglio sui rappresentanti della classe dei grandi proprietari, appropriandosi anzitutto delle loro tenute perché siano gestite dalla collettività e poi naturalmente integrando costoro nell'organizzazione sociale.
    Richiamiamo l'attenzione della popolazione contadina alla diffusione delle organizzazioni cooperative ed alla produzione per la distribuzione. È nostra opinione che l'organizzazione cooperativa è, come fase iniziale, il passo più indicato e naturale sulla strada verso la costruzione dell'economia agricola su nuove basi.
    La cosiddetta "economia sovietica" dove, inevitabilmente, prevalgono la schiavitù salariale, l'arbitrio e la violenza da parte dei funzionari Comunisti-Bolscevichi, va completamente estirpata. La questione del ruolo degli agronomi capaci e specialisti, nonché i diversi altri problemi, potranno essere risolti mediante il dibattito, così come lo saranno le decisioni prese dagli organismi contadini e dai congressi contadini. La schiavitù salariale in tutte le sue manifestazioni deve essere estirpata irrimediabilmente.
    È fin troppo evidente che una soluzione equa e l'ulteriore evoluzione della questione della terra dipendono strettamente ed in gran parte dalla soluzione equa della questione del lavoro. Inoltre, sta alle organizzazioni operaie stabilire i legami con i villaggi... in numero sufficiente da poter scambiare ogni sorta di materiale prodotto dall'industria e oggetti per la produzione agricola. Solo una stretta e solidale unione dell'operaio e del contadino nelle organizzazioni per il mutuo soccorso, nella produzione e nello scambio economico, potrà trovare una soluzione naturale, ragionata ed equa alla questione agraria.
    La questione del lavoro
    Visti i molti tentativi da parte dei vari partiti politici, "imprenditori" o "personaggi colti", di risolvere la questione del lavoro e avendo scrupolosamente esaminato l'idea ed i risultati della confisca da parte dello Stato (nazionalizzazione) dei mezzi e strumenti della produzione operaia (le miniere, le comunicazioni, le officine, le fabbriche, ecc.) nonché degli organismi operai stessi (sindacati, comitati di fabbrica e di officina, cooperative, ecc.), possiamo affermare con certezza che esiste una soluzione vera ed equa alla questione del lavoro: il trasferimento di tutti i mezzi, strumenti e materiali del lavoro, della produzione e dei trasporti, non sotto il totale controllo dello Stato - questo nuovo padrone e sfruttatore che usa la schiavitù salariale ed è tanto oppressivo nei confronti dei lavoratori quanto lo sono gli imprenditori privati - bensì alle organizzazioni ed unioni dei lavoratori naturalmente e liberalmente associati, in collaborazione con le organizzazioni contadine tramite i loro soviet economici.
    Siamo convinti che solamente una simile soluzione della questione del lavoro potrà liberare l'energia e l'attività delle masse operaie, dando una nuova spinta alla ricostruzione dell'economia industriale devastata, rendendo impossibili lo sfruttamento e l'oppressione, e ponendo fine alla speculazione e alle truffe che hanno come conseguenza l'aumento artificiale dei prezzi e l'irrefrenabile ascesa del costo della vita.
    Siamo giunti alla convinzione che solo i lavoratori, con l'aiuto delle proprie organizzazioni e libere unioni, potranno assicurarsi la liberazione dal giogo dello Stato e del Capitale (privato o di Stato che sia), assumere la gestione della lavorazione delle riserve minerarie e di carbone, rinnovare la gestione di fabbriche ed officine, stabilire scambi equi dei prodotti tra le diverse regioni, città e campagne, far ripartire il traffico ferroviario; in altre parole, rianimare il corpo moribondo della nostra organizzazione economica.
    Nessuna autorità, nessun partito, nessun apparato per la direzione e supervisione dei lavoratori, nessun commissario, ufficiale, attivista politica o altro può, secondo la nostra ferma opinione, raggiungere tali obiettivi. L'organizzazione del lavoro, della produzione, del trasporto, della distribuzione e degli scambi dovrebbe essere competenza delle libere unioni dei lavoratori, con l'aiuto di individui capaci e di esperienza, in un contesto che veda ovunque il lavoro libero nelle fabbriche e nelle officine.
    Per poter essere sicuri che tale organizzazione sia attiva e che il suo sviluppo sia fruttuoso, è assolutamente necessario che i congressi e le conferenze dei lavoratori siano, anzitutto, fondati su basi veramente libere, senza alcuna pressione o imposizione da parte di partiti o individui. Soltanto i congressi liberi e le conferenze libere avranno la capacità di trovare una soluzione efficace a tutte le questioni urgenti della vita lavorativa e della costruzione sociale opera dei lavoratori, mediante politiche necessarie e meditate.
    Naturalmente, la risoluzione giusta della questione del lavoro ed il suo sviluppo dipendono in gran parte dalla soluzione equa data alla questione della distribuzione e della spartizione della terra, nonché dalla questione finanziaria, legata strettamente anch'essa alla questione del lavoro.
    La questione della casa pure ne è una parte integrante, pertanto offriamo solo l'essenza della nostra posizione al riguardo: uno dei primi compiti delle organizzazioni libere dei lavoratori sarà quello di provvedere all'assegnazione equa degli alloggi disponibili e quindi di procedere con la costruzione degli alloggi necessari. Ciò sarà possibile solo in collaborazione con i responsabili per la gestione della casa (il comitato per la casa ed il distretto).
    La questione finanziaria
    Il sistema finanziario non può essere separato dal sistema capitalista. Quest'ultimo sarà presto sostituito dalla libera organizzazione comunista dell'economia, che porterà incontrovertibilmente alla scomparsa del sistema finanziario ed alla sua sostituzione con lo scambio diretto dei beni attraverso l'organizzazione sociale della produzione, dei trasporti e della distribuzione.
    Tuttavia, non si potrà effettuare tale trasformazione in un sol giorno. Sebbene il sistema monetario oggi sia nel caos, dovrà necessariamente continuare ad esistere per qualche tempo. Per il momento, è essenziale che sia riorganizzato in base a nuovi principi.
    Non si tratta, quindi, di mantenerlo o di rifondarlo, bensì di adattarlo temporaneamente in base a regole più giuste. Fino al momento del colpo di stato di ottobre, le ricchezze del popolo erano concentrate o nelle mani dello Stato o in quelle dei capitalisti e delle loro banche. Alla radice di questa concentrazione vi erano le imposte obbligatorie ad alimentare il crescente sfruttamento. Le autorità Comuniste-Bolsceviche si sono costituite al di sopra dei lavoratori in qualità di padrone-sfruttatore-Stato. Si credono i governanti e gli organizzatori del sistema monetario del paese. Infatti, lo Stato bolscevico ed i suoi funzionari sono gli unici a disporre delle ricchezze del popolo. Secondo noi, si tratta di una situazione che deve cambiare radicalmente.
    Coerentemente all'introduzione ed espansione del sistema dei soviet liberi dei lavoratori che inaugurerà una vita nuova e libera, ogni tassazione obbligatoria deve cessare ed essere sostituita da contributi liberi e volontari dei lavoratori. In un contesto di costruzione libera ed indipendente, tali contributi indubbiamente produrranno i migliori risultati.
    Per estensione, il tesoro pubblico e centralizzato dello Stato, qualsiasi forma esso possa prendere (anche se fosse una "Banca del popolo"), va chiuso e sostituito da un sistema decentralizzato di vere banche popolari, gestite come cooperative. I fondatori e gli utenti di tali banche saranno solamente operai e contadini, o meglio, le loro associazioni, unioni ed organizzazioni, sulla base di un contributo liberamente concordato.
    In caso di una spesa inevitabile per una qualsiasi opera o servizio a livello regionale o anche nazionale (ad esempio per le poste), il congresso generale o soviet della realtà in questione dovrebbe ricevere l'importo necessario dalle banche popolari. Queste ultime potranno essere comunali, sovietiche o sociali, come vuole il caso. L'importo di tali contributi volontari sarà fissato mediante il calcolo dei bisogni e delle spese sociali. Neanche un centesimo del danaro del popolo potrà essere speso senza il consenso espresso dell'organizzazione (che sia congresso, comune, soviet o sindacato). Al momento convenuto, i vari servizi sociali e le varie agenzie consegneranno i propri progetti di spese alle rispettive strutture decisionali, le quali approveranno il progetto se sarà il caso di farlo.
    Questi sono i lineamenti generali del sistema finanziario che crediamo debba essere impiegato durante quel periodo quando esisteranno ancora la moneta ed il danaro. Soltanto un simile sistema potrà essere compatibile con un vero sistema di soviet.
    Per quanto riguarda la moneta di per sé, inizialmente ci potrà essere in circolazione una quantità superiore a quanto ne sia necessaria. Pertanto, man mano che la nuova organizzazione del lavoro si rafforzerà e crescerà, gli operai ed i contadini adotteranno gradualmente un sistema di registrazione del lavoro sociale svolto, che minerà il sistema monetario. Tale registrazione darà al soggetto il diritto di prelevare dai negozi e dai mercati sociali tutti quegli articoli di cui ha bisogno e che cominceranno ad abbondare grazie all'organizzazione del nuovo sistema economico incentrato sul bisogno.
    Non è lontano il giorno in cui ogni lavoratore, grazie al suo lavoro a vantaggio della società (e perciò, essendo egli stesso membro della società, anche a proprio vantaggio), potrà, fornendo la documentazione appropriata, ottenere quei prodotti e beni di cui non può fare a meno.
    La questione nazionale
    Chiaramente, ogni gruppo nazionale ha il diritto naturale ed indiscutibile di parlare liberamente la propria lingua, di vivere secondo i propri costumi, di osservare le proprie credenze ed i propri rituali, di stampare i propri libri scolastici e di godere delle proprie istituzioni e strutture gestionali: in altre parole, di mantenere e sviluppare la propria cultura naturale in ogni campo. È altrettanto ovvio che tale posizione chiara e specifica non ha niente a che fare con quel nazionalismo bigotto di tipo "separatista", che pone nazione contro nazione e sostituisce - con una separazione artificiale e dannosa - la vera lotta per raggiungere un'unione sociale naturale dei lavoratori in un'unica e condivisa collettività sociale.
    È nostra opinione che le aspirazioni nazionali di carattere naturale e sano (lingua, costumi, cultura, ecc.) possono essere soddisfatte in modo integrale e fruttuoso soltanto con l'unione delle nazionalità piuttosto che nell'antagonismo tra di loro. La lotta di un popolo per la liberazione naturalmente porta ad un'identica lotta da parte di altri popoli, producendo inevitabilmente isolamento ed ostilità tra le varie nazioni. Necessariamente, tale visione della questione nazionale, una visione profondamente borghese e negativa, ha come conseguenza assurdi e sanguinosi conflitti nazionali.
    La rapida costruzione di una nuova vita su basi socialiste, porterà ineluttabilmente allo sviluppo della cultura propria di ogni nazione. Quando noi insorti Makhnovisti parliamo dell'indipendenza dell'Ucraina, la intendiamo fondata sul piano economico e sociale ad opera dei lavoratori. Proclamiamo il diritto del popolo ucraino (e di ogni altra nazione) all'autodeterminazione, non nel senso bigotto, nazionalista, di un Petliura, bensì nel senso del diritto dei lavoratori all'autodeterminazione. Dichiariamo che i lavoratori delle città e delle campagne ucraine hanno dimostrato a tutti con la loro lotta eroica che non vogliono più sottomettersi al potere politico e non ne hanno alcuna necessità, e che coscientemente aspirano ad una società libertaria. Pertanto dichiariamo che ogni potere politico di qualsiasi provenienza sia, che cerchi di governare e di dirigere con la forza e l'arbitrio, deve essere considerato dalle masse dei lavoratori ucraini alla stregua di un nemico e di un controrivoluzionario. E contro tale nemico le masse dei lavoratori ucraini porteranno una strenua lotta, fino all'ultima goccia del proprio sangue, per difendere il loro diritto all'autorganizzazione.
    Naturalmente, nella società fondata su basi veramente sovietiche come abbiamo qui tracciato, non sarà necessario sollevare la questione di rappresentanza proporzionale ed altre procedure politiche.
    La cultura e l'istruzione
    In una società libera, la cultura e l'istruzione non possono essere un monopolio dello Stato né del governo. Potranno essere esclusivamente compito degli individui e delle organizzazioni liberamente e naturalmente unite tra di loro. Solo in simili condizioni potrà avverarsi la libera e viva creazione dei valori culturali nei quali lo spirito delle masse lavoratrici si riconoscerà.
    Le libertà civili
    Sarà evidente che la libera organizzazione della società consente ogni opportunità pratica per la realizzazione di ciò che si chiamano le "libertà civili": la libertà della parola, di stampa, di coscienza, di culto, di assemblea, la libertà sindacale, di organizzarsi, e così via.
    La difesa della società
    Fino a che la libera società avrà bisogno di difendersi contro attacchi esterni, si dovrà organizzare la sua autodifesa, il suo esercito. Per noi, si tratterà di un corpo libero, fondato sul principio dell'elezione ai posti di responsabilità, strettamente legato alla popolazione. Tale corpo deve essere sotto l'autorità degli organismi dei lavoratori nelle città e nelle campagne, perché possa proteggerli contro ogni offensiva violenta da parte di qualsiasi Stato o potere capitalista, e garantire loro la libertà di costruzione sociale.
    Rapporti con gli stati esteri
    I congressi allargati che rappresenteranno tutti gli organismi delle città e dei villaggi - che costituiscono la libera società - daranno incarico ad una commissione di mantenere rapporti stabili con gli stati esteri. Tale attività dovrebbe essere pubblica e libera da ogni ambiguità: non si può approvare alcuna "diplomazia segreta". le questioni che la commissione non sarà in grado di risolvere dovranno essere dibattute e risolte da un congresso straordinario.
    * * *
    Queste, secondo noi, sono le basi sulle quali si dovrebbe basare la società libera, giusta e sana per la quale lottiamo.
    Non sta a noi imporre le nostre idee sulla popolazione lavoratrice con la coercizione: crediamo invece che è nostro dovere semplicemente comunicare la nostra opinione ed offrire agli operai ed ai contadini l'opportunità di dibattere tali opinioni con tutta libertà - queste ed altre ancora, in modo che possano avere libertà completa di scegliere questa o quella via alla ricostruzione economica e sociale della società.
    Siamo convinti di ciò: è solo riconoscendo il valore della più completa libertà di informazione e di sperimentazione nelle questioni della ricostruzione, che le masse lavoratrici potranno trovare da sole la via naturale che porta ad un autentico e sano socialismo. Tale libertà di informazione e di sperimentazione nella costruzione sarà sostenuta e difesa da noi con tutta la nostra forza: sarà indubbiamente difesa così da tutti i lavoratori dell'Ucraina a cui ci appelliamo perché prendano parte alla nostra lotta comune, correggendo di volta in volta gli inevitabili errori e difetti, dimostrando la loro solidarietà e rafforzandola con la continua azione rinnovatrice dei combattenti e dei difensori della libertà. È attraverso gli sforzi comuni della collettività estesa dei lavoratori che la nuova società prenderà forma liberamente; con la difesa di questo diritto alla libera creazione e con la forza armata vinceremo.

    Nota:
    1. Quella dei Bolscevichi


    I SOVIET NELLA CONCEZIONE DEI MAKHNOVISTI
    La prima sessione del libero soviet di Guliai-Pole si svolse nell'aula magna del collegio della città. Cernoknizhni, insegnante e presidente del soviet, pronunciò il seguente discorso:
    Compagni! Salutiamo la formazione del primo libero soviet di Guliai-Pole. In un'occasione simile, credo sia doveroso dare una breve indicazione della natura, dell'organizzazione e dell'importanza dei liberi soviet dei lavoratori costituitisi grazie all'iniziativa degli stessi lavoratori in questa nostra libera regione.
    È necessario dire, anzitutto, che, al contrario dei soviet politici dei Bolscevichi, l'elemento caratteristico della vita sociale tra di noi è l'autogoverno dei lavoratori nelle questioni locali; questo è perfettamente coerente con l'organizzazione della lotta partigiana. I liberi soviet dei lavoratori rappresentano la solida realizzazione dei principi che sottostanno a tale autogoverno.
    Liberi, poiché essi sono del tutto indipendenti da qualsiasi autorità centrale e sono inoltre eletti in totale indipendenza.
    Soviet dei lavoratori, poiché essi sono fondati sulla base del lavoro condiviso e sono composti solo da lavoratori, operano secondo i loro desideri, servono soltanto i loro interessi e sono completamente liberi da ogni influenza politica.
    Ogni soviet di tale tipo è esecutore della volontà dei lavoratori di quella località e delle loro organizzazioni.
    I soviet altrove costituitisi dovranno collegarsi tra di loro, potranno creare organismi di autogoverno popolare e coordinare le loro attività al livello richiesto dalla loro competenza territoriale ed attività economiche.
    La pubblicazione di una dichiarazione di principi, delle caratteristiche e dell'organizzazione dei liberi soviet da parte del Soviet Rivoluzionario Militare(1) rappresenta la costituzione adottata da queste organizzazioni.
    È interessante notare che sin dalla sua nascita, l'idea dei liberi soviet viene accettata sempre di più e sempre più volentieri dalle masse, e si è diffusa rapidamente nelle regioni più distanti da Guliai-Pole.
    Avendo istintivamente compreso la semplicità del sistema dei liberi soviet, i contadini hanno compiuto ogni sforzo per creare tali organismi. Una volta che il compito sarà terminato, i contadini diverranno indubbiamente i sostenitori più fedeli del sistema dei liberi soviet e crederanno senz'altro che si tratti di un fondamento sano che garantisce la costruzione di un'esistenza comune e libera.
    Allo stesso tempo, tra le masse contadine inizia a farsi strada ed acquisisce maggior influenza l'apprezzamento della necessità dell'unione diretta tra i lavoratori delle città circostanti.
    Citiamo l'esempio dell'appello dei contadini di Guliai-Pole: "Operaio, tendi la tua mano al contadino", appello che non è rimasto inascoltato: si diffonde, se ne discute ed è diventato una parola d'ordine nella nostra regione: stimola interesse tra i lavoratori delle città in cui è giunto. Inoltre, né l'accerchiamento da parte delle forze ostili, né la propaganda di altre scuole di pensiero hanno impedito il diffondersi dell'idea di un riavvicinamento tra gli operai ed i contadini.
    La concezione dei liberi soviet dei lavoratori nasce dalla vita stessa. Questa forma transizionale di autogoverno porterà in pratica all'ordine non autoritario del futuro, basato sui principi della libertà illimitata, dell'uguaglianza totale e della solidarietà.
    In altre parole, direi che la corrente libertaria avrà così trovato la sua vera espressione, quella giusta: l'azione sociale. La ricettività dei lavoratori è prova inconfutabile che tra i contadini vi è amore per la libertà, così come vi è quella irremovibile determinazione a svolgere ognuno la sua parte nella costruzione di una vita libera, indipendente ed ugualitaria.
    In un contesto diverso, meno turbolento, quello stesso movimento avrebbe potuto prendere un'altra direzione, avrebbe potuto trovare la sua espressione nei modi più differenti e sarebbe anche stato perfettamente sano, originale e decisivo nel suo sviluppo. Infine, siamo portati a credere che esso avrebbe portato alla costruzione delle basi per una società veramente libera dei lavoratori.
    Ma, nostro malgrado, si tratta per ora di sogni, poiché la dura realtà presenta tutta un'altra faccia. E in che cosa consiste esattamente?
    Accade che anche adesso il nemico tradizionale del lavoro e della libertà - l'Autorità - sta facendo progressi in questa nostra regione. La motivazione di fondo degli sfruttatori che invadono la nostra regione (Bolscevichi e Denikinisti) consiste nella loro ferma determinazione di asserire il loro potere eliminando con la violenza la libertà di tutti gli altri, riducendo inoltre i lavoratori allo stato di oggetti inanimati.
    Con tali metodi, tutti questi autoritari-statalisti annienteranno tutti gli sforzi e le conquiste dei lavoratori.
    Nel caso dei Bolscevichi, la vita ed il lavoro del contadino dovrebbe sopportare il giogo della Ceka e del Sovnarkom [il soviet dei commissari del popolo], ovvero una banda di avventurieri, esperti nella doppiezza politica: le stesse persone che hanno abilmente ingannato i lavoratori e che hanno trasformato la rivoluzione sociale russa in una vaga effervescenza delle masse.
    Nel secondo caso, il contadino dovrebbe sottomettersi al governo della frusta dei "signori" privilegiati che si nascondono dietro ufficiali in alta uniforme con sciabola e mostrine luccicanti.
    I contadini non potrebbero e naturalmente non vorrebbero accettare una tale prospettiva, avendo assaggiato i frutti dell'albero della libertà. Proprio per questo motivo essi si sono insorti insieme per difendere i loro interessi così tanto negati. Sono insorti perché hanno rifiutato una volta per tutte lo sfruttamento statale della società, hanno rifiutato la rapina economica e l'arbitrio politico.
    Faccio appello a tutti voi perché proteggiate l'ideale dei contadini di organizzarsi in liberi soviet dei lavoratori, così come proteggereste i vostri più cari poiché, come ho già detto, tali soviet assicurano al popolo l'autentico autogoverno dei lavoratori stessi e porteranno alla libertà vera, l'uguaglianza genuina e la solidarietà onesta.

    Nota:
    1. Un riferimento alla Bozza di Dichiarazione dell'Esercito Insorto Rivoluzionario del 20 ottobre 1919.


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  2. #2
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    Predefinito Risposta a Nestor Makhno di Errico Malatesta


    Risposta a Nestor Makhno
    Errico Malatesta

    Caro compagno,
    finalmente riesco a vedere la lettera che voi m'indirizzaste già da più di un anno, a proposito della critica ch'io feci al Progetto di organizzazione di un'Unione generale degli anarchici, pubblicato dal gruppo di anarchici russi all'estero e conosciuto nel nostro movimento col nome di "Plateforme".
    Conoscendo la mia situazione, voi avevate certamente compreso perché non vi rispondevo.
    Io non posso partecipare come vorrei alla discussione delle questioni che più c'interessano, perché la censura non mi fa pervenire né le pubblicazioni che essa considera sovversive, né le lettere che trattano di argomenti politico-sociali, e solo a lunghi intervalli e per casi fortunati mi giunge l'eco affievolita di quello che i compagni scrivono o fanno. Così seppi che la "Plateforme" e la critica ch'io ne feci furono molto discusse, ma ho saputo poco o nulla di quello che fu detto e la vostra lettera è il primo scritto sull'argomento che riesco a vedere.
    Se potessimo corrispondere liberamente, io prima d'intavolare la discussione vi pregherei di chiarire i vostri concetti, i quali, forse anche per colpa di una imperfetta traduzione dal russo in francese, mi riescono in alcuni punti alquanto oscuri. Stando le cose come stanno, vi rispondo secondo che v'ho compreso, e mi affido alla speranza di poter poi vedere la vostra replica.
    Voi siete meravigliato che io non ammetta il principio della responsabilità collettiva, il quale è da voi ritenuto un principio fondamentale che ha guidato e deve guidare i rivoluzionari passati, presenti e futuri.
    Da parte mia io mi domando che cosa possa mai significare in bocca di un anarchico questa espressione di responsabilità collettiva.
    Io so che tra militari si usa decimare un corpo di soldati che si è ribellato o si è mal condotto in faccia al nemico, fucilando indistintamente quelli che la sorte designa. So che i capi d'esercito non si fanno scrupolo di distruggere un villaggio o una città e massacrare tutta una popolazione, fanciulli compresi, perché qualcuno ha tentato di resistere all'invasione. So che in tutte le epoche i governi hanno in vario modo minacciato ed applicalo il sistema della responsabilità collettiva per tenere a freno i ribelli, esigere le imposte, ecc. E comprendo che questo possa essere un mezzo efficace di intimidazione e di oppressione.
    Ma come si può parlare di responsabilità collettiva fra uomini che lottano per la libertà e la giustizia, e quando non si può trattare che di responsabilità morale, sia essa poi seguita o no da sanzioni materiali?!!
    Se, per esempio, in uno scontro con una forza armata nemica il mio vicino si conduce da codardo, il danno può esser mio e di tutti, ma la vergogna non potrà essere che di colui che non ha avuto il coraggio di sostenere la parte che si era assunta. Se in una cospirazione un affiliato tradisce e manda in galera i suoi compagni, saranno forse i traditi responsabili del tradimento?
    La "Plateforme" diceva:
    "Tutta l'Unione sarà responsabile dell'attività rivoluzionaria e politica di ogni membro e ciascun membro sarà responsabile dell'attività rivoluzionaria e politica dell'Unione".
    È conciliabile questo con i principi di autonomia e di libera iniziativa che gli anarchici professano? Io già risposi:
    "Se l'Unione è responsabile di quello che fa ciascuno dei suoi membri, come può lasciare ai singoli membri ed ai vari gruppi la libertà di applicare il programma comune nel modo che crede migliore? Come si può essere responsabile di un atto se non si ha la facoltà d'impedirlo? L'Unione dunque, e per essa il Comitato esecutivo dovrebbe sorvegliare l'azione dei singoli membri e prescrivere quello che debbono fare o non fare; e poiché la disapprovazione dopo il fatto non può sanare la responsabilità previamente accettata, nessuno potrebbe fare qualche cosa senza avere prima ottenuto il benestare del Comitato. E d'altra parte, può un individuo accettare la responsabilità delle azioni di una collettività prima di sapere quello che essa farà, e se non può impedire che essa faccia quello che egli disapprova?".
    Certamente io ammetto e propugno che ogni uomo il quale si associa con altri per cooperare ad uno scopo comune deve sentire il dovere di coordinare le sue azioni con quelle dei suoi consoci, non far nulla che nuoccia all'opera degli altri e quindi alla causa comune e rispettare i patti convenuti - salvo ad uscire lealmente dall'associazione quando per sopravvenute differenze di opinioni, o mutate circostante, o incompatibilità tra i mezzi preferiti, la cooperazione fosse divenuta impossibile o inconveniente. Come ritengo che chi quel dovere non sentisse e non praticasse debba esser messo fuori dell'associazione.
    Può darsi che voi, parlando di responsabilità collettiva, intendiate appunto l'accordo e la solidarietà che deve esistere tra i membri di un'associazione. E' se fosse così, la vostra espressione sarebbe secondo me un'improprietà di linguaggio, ma in fondo si tratterebbe solo di una questione di parole senza importanza, e l'accordo sarebbe presto raggiunto.
    * * *
    La questione veramente importante che voi sollevate nella vostra lettera è quella della funzione (le rôle) degli anarchici nel movimento sociale ed il modo come essi intendono compierla. Qui si tratta, del fondamento stesso, della ragion d'essere dell'anarchismo e occorre spiegarsi bene.
    Voi domandate se gli anarchici debbono assumere (nel movimento rivoluzionario e nell'organizzazione comunista della società) una parte direttiva e quindi responsabile, o limitarsi ad essere degli ausiliari irresponsabili.
    La vostra domanda mi lascia perplesso, perché manca di precisione. Si può dirigere col consiglio e coll'esempio, lasciando che la gente, messa nella possibilità, nella necessità di provvedere da sé ai propri bisogni, adotti in piena libertà i nostri metodi e le nostre soluzioni, se esse sono, o le sembrano, migliori di quelle proposte e praticate da altri. Ma si può dirigere anche assumendo il comando, cioè diventando governo ed imponendo a mezzo dei gendarmi le proprie idee ed i propri interessi.
    In che modo vorreste voi dirigere?
    Noi siamo anarchici perché crediamo che il governo (ogni governo) sia un male, e che non si possa arrivare alla libertà, alla fratellanza, alla giustizia, se non per mezzo della libertà. Quindi non possiamo aspirare a governare, e dobbiamo fare tutto il possibile per impedire che altri - classe, partito o individuo - s'impossessi del potere e diventi governo.
    La responsabilità dei dirigenti, con cui mi sembra vogliate garentire il pubblico contro i loro abusi o i loro errori, non mi dice nulla che valga. Chi ha in mano il potere non è realmente responsabile che di fronte alla rivoluzione, e non si può fare tutti i giorni una rivoluzione e generalmente se ne fa una sola dopo che il governo ha già fatto tutto il male che poteva.
    Voi capirete dunque ch'io son lungi dal pensare che gli anarchici debbano contentarsi di essere dei semplici ausiliari di altri rivoluzionari che, non essendo anarchici, naturalmente aspirano a diventare governo.
    Io credo, al contrario, che noi, gli anarchici, convinti della bontà del nostro programma, dobbiamo sforzarci di acquistare un'influenza predominante per poter indirizzare il movimento verso l'attuazione dei nostri ideali; ma questa influenza dovremo acquistarla facendo più e meglio degli altri, e sarà utile solo se sarà così acquistata.
    Noi dobbiamo, oggi, approfondire, sviluppare e propagare le nostre idee, e coordinare le nostre forze per un'azione comune. Dobbiamo agire in mezzo al movimento operaio per impedire che esso si limiti e si corrompa nella ricerca esclusiva dei piccoli miglioramenti compatibili col sistema capitalistico, e far in modo ch'esso serva di preparazione alla completa trasformazione sociale. Dobbiamo lavorare in mezzo alle masse inorganizzate e forse inorganizzabili per svegliare in essere lo spirito di rivolta ed il desiderio e la speranza di una vita libera e felice. Dobbiamo iniziare e secondare tutti i possibili movimenti che tendono ad indebolire le forze dello Stato e dei capitalisti e ad elevare il livello morale e le condizioni materiali dei lavoratori. Dobbiamo insomma prepararci e preparare, moralmente e materialmente, per l'atto rivoluzionario che deve aprire la via all'avvenire.
    E domani, nella rivoluzione, dobbiamo prender parte energica (se possibile prima e meglio degli altri) nella necessaria lotta materiale e spingerla a fondo per distruggere tutte le forze repressive dello Stato ed indurre i lavoratori a prender possesso dei mezzi di produzione (terre, miniere, officine, mezzi di trasporto, ecc.) e dei prodotti già pronti, organizzare subito, da loro stessi, un'equa distribuzione dei generi di consumo, e nello stesso tempo provvedere allo scambio tra comuni e regioni ed alla continuazione ed intensificazione della produzione e di tutti i servizi utili al pubblico. Noi dobbiamo, in tutti i modi possibili e secondo le circostanze e le possibilità locali, promuovere l'azione delle associazioni operaie, delle cooperative, dei gruppi di volontari - affinché non sorgano nuovi poteri autoritari, nuovi governi, combattendoli colla forza se necessario, ma soprattutto rendendoli inutili. E quando non trovassimo nel popolo consensi sufficienti e non potessimo impedire la ricostituzione di uno Stato colle sue istituzioni autoritarie ed i suoi organi coercitivi, noi dovremmo rifiutarci a parteciparvi e a riconoscerlo, ribellarci contro le sue imposizioni e reclamare piena autonomia per noi stessi e per tutte le minoranze dissidenti. Dovremmo insomma restare in stato di ribellione effettiva o potenziale, e, non potendo vincere nel presente, preparare almeno l'avvenire.
    È così che intendete anche voi la parte degli anarchici nella preparazione e nell'attuazione della rivoluzione?
    Da quello che so di voi e dell'opera vostra sono inclinato a credere di sì.
    Però, quando vedo che nell'unione che voi preconizzate vi è un Comitato esecutivo il quale dovrebbe "dirigere ideologicamente ed organizzativamente" l'associazione, mi viene il dubbio che voi vorreste anche nel movimento generale un organo centrale, il quale dettasse autoritariamente il programma teorico e pratico della rivoluzione.
    In questo caso saremmo lontani assai.
    Il vostro organo, o i vostri organi dirigenti, malgrado fossero composti di anarchici, non potrebbero non diventare un governo vero e proprio. Essi, credendosi, in completa buona fede, necessari al trionfo della rivoluzione, vorrebbero innanzi tutto assicurarsi l'esistenza e la forza per imporre la loro volontà: creerebbero perciò dei corpi armati per esser difesi materialmente ed una burocrazia per attuare i loro dommi, e con ciò paralizzerebbero il momento popolare ed ucciderebbero la rivoluzione.
    È quello, io credo, che è accaduto ai bolscevichi.
    Ecco, io credo che l'importante non sia il trionfo dei nostri piani, dei nostri progetti, delle nostre utopie, le quali del resto hanno bisogno della conferma dell'esperienza e possono essere dall'esperienza modificate, sviluppate ed adattate alle reali condizioni morali e materiali dell'epoca e del luogo. Ciò che più importa è che il popolo, gli uomini tutti perdano gl'istinti e le abitudini pecorili, che la millenaria schiavitù ha loro inspirate, ad apprendano a pensare ed agire liberamente. Ed è a questa grande opera di liberazione morale che gli anarchici debbono specialmente dedicarsi.
    Vi ringrazio dell'attenzione che avete voluto prestare ad un mio scritto, e nella speranza di leggervi ancora, vi saluto cordialmente.
    Novembre 1929
    E. Malatesta
    Pubblicato ne Il Risveglio, 4 dicembre 1929
    A luta continua

  3. #3
    RenzoAudisio
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    Ti ringrazio dei 2 documenti interessantissimi che non avevo ancora letto, specie il secondo... la Risposta di Malatesta sempre così pregna di saggezza che va certamente ben oltre la propria ideologia.

    Machno invece mi ispira sempre una grande sincera tenerezza, persona onesta ma che di saggezza ne aveva davvero poca, ed era totalmente sprovveduto sotto il profilo economico.
    Tanto per romperti le balle ti citerò un passaggio su di lui dell'economista Sergio Ricossa: "Nestor Makhno, anarchico ucraino e capo di una banda di guerriglieri dal 1917 al 1921, il quale cominciò col combattere i tedeschi e finì col combattere i comunisti. Dove arrivava, emetteva fiumi di cartamoneta falsa, ma sui biglietti faceva onestamente stampare: "I falsari non saranno puniti". É un tipo di onestà rara e inconcepibile dentro la Banca d’Italia, la Banca centrale europea, la Federal Reserve, il Fondo monetario internazionale, eccetera."

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Ti ringrazio dei 2 documenti interessantissimi che non avevo ancora letto, specie il secondo... la Risposta di Malatesta sempre così pregna di saggezza che va certamente ben oltre la propria ideologia.

    Machno invece mi ispira sempre una grande sincera tenerezza, persona onesta ma che di saggezza ne aveva davvero poca, ed era totalmente sprovveduto sotto il profilo economico.
    Tanto per romperti le balle ti citerò un passaggio su di lui dell'economista Sergio Ricossa: "Nestor Makhno, anarchico ucraino e capo di una banda di guerriglieri dal 1917 al 1921, il quale cominciò col combattere i tedeschi e finì col combattere i comunisti. Dove arrivava, emetteva fiumi di cartamoneta falsa, ma sui biglietti faceva onestamente stampare: "I falsari non saranno puniti". É un tipo di onestà rara e inconcepibile dentro la Banca d’Italia, la Banca centrale europea, la Federal Reserve, il Fondo monetario internazionale, eccetera."

    Per quanto riguarda il documento programmatico makhnovista se ti interessa ti posto qui il link dove puoi trovare l'intero documento di cui quanto da me riportato è solamente una parte.
    http://www.fdca.it/storico/sovietliberi/index.htm

    La parole di Ricossa sono corrette, il problema è capire chi fossero in realtà i comunisti che Makhno ed i suoi guerriglieri si ritrovarono a combattere. Non è un fatto di secondo piano per me. Ho sempre considerato l'Unione Sovietica dopo Lenin uno stato rivoluzionario involuto in uno stato classista, dominato dispoticamente da una classe di burocrati, imperialista, totalitario e dedito al capitalismo di stato.
    Si può essere daccordo o no con questa impostazione. Io personalmente non mi ritengo un anarchico in quanto sono un comunista nazionalitario, ma molti aspetti dell'anarchismo o meglio dell'anarcocomunismo li trovo pienamente condivisibili. Soprattutto per me come comunista nazionalitario è fondamentale il discorso intorno alla democrazia diretta.

    A luta continua

 

 

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