Questo articolo fa parte del libro anarchism in action che lo riporta da una rivista anarcosindacalista nel 1999. Spero possa essere spunto per una buona discussione.


La democrazia diretta è diversa dalla democrazia parlamentare sotto molti aspetti importanti:
  • La democrazia diretta riguarda tanto esprimere idee quanto approvarle. Nella democrazia parlamentare al popolo non viene mai chiesto quali idee abbia: viene solo richiesto alla gente di “approvare” o “disapprovare” idee già preparate per loro. In questo senso la democrazia diretta è radicalmente diversa. La democrazia diretta si basa sulla nozione realistica che “il popolo sa come occuparsi al meglio della propria condizione”. Non abbiamo bisogno di specialisti che ci dicano come gestire i nostri luoghi di lavoro o le nostre comunità. Gli anarchici ritengono che siamo capaci di farlo noi stessi. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno sono le risorse e il diritto di comportarci in questo modo. La democrazia diretta è il metodo.
  • La democrazia diretta si basa sulla delega e non sulla rappresentatività. La differenza cruciale tra delega e rappresentatività è che i delegati sono eletti solo per realizzare specifiche decisioni. I delegati non hanno il diritto di cambiare una decisione presa in precedenza da un’assemblea popolare. I delegati (a differenza dei rappresentanti) possono essere immediatamente revocati e sostituiti se non adempiono alla specifica funzione attribuita loro.
  • La democrazia diretta riguarda i luoghi di lavoro quanto la comunità. Nella democrazia parlamentare, il luogo di lavoro è “immune” dalla democrazia (eccetto per i diritti che i lavoratori hanno conquistato tramite i loro sindacati). Nella democrazia diretta il funzionamento di una fabbrica, di uno stabilimento o di un ufficio è gestito attraverso un’assemblea generale di tutti i lavoratori. Questa assemblea deciderà sulle condizioni di lavoro, eleggerà dirigenti revocabili e organizzerà il lavoro. Eleggerà anche delegati che si coordineranno con gli altri luoghi di lavoro e con la comunità esterna. Le organizzazioni regionali saranno gestite da una federazione de luoghi di lavoro tramite una struttura per delegati.

Gli Zapatisti, l’anarchia e la “democrazia diretta”

Letteralmente la democrazia diretta (al contrario del consenso, che a volte è confuso con la democrazia diretta) è un metodo per prendere decisioni dal basso che usa il voto come mezzo per arrivare alla decisione. La democrazia diretta su piccola scala può essere semplice, come un gruppo di persone che votano per alzata di mano o votano su delle schede per arrivare a una decisione. Le decisioni su larga scala nella democrazia diretta di solito sono prese sotto forma di “consigli” dei delegati diretti: il compito dei delegati è di rappresentare al consiglio la volontà del loro gruppo. Questi delegati sono revocabili, e possono in genere essere revocati per qualsiasi motivo che il gruppo di cui i delegati sono portavoce ritenga sufficiente.
In democrazia diretta il risultato di voto che determina chi “vince” o “perde” è tipicamente a maggioranza (soprattutto quando si tratta di piccola scala). Ma per modificare le procedure di voo possono essere usati altri metodi, come forme di rappresentanza proporzionale o usare il voto per ottenere la maggioranza e poi utilizzare il consenso per incorporare i dissensi nella decisione finale. Nella democrazia diretta, chiunque può chiedere di votare su un determinato argomento e chiunque può chiedere la convocazione di un’assemblea, tuttavia un gruppo o un consiglio possono decidere e approvare delle linee guida per chiamare al voto e convocare le assemblee. L’articolo che segue descrive come gli Zapatisti hanno utilizzato la democrazia diretta.
Dal 1994 il movimento Zapatista ha costruito un sistema di democrazia diretta. Hanno formato una rete organizzativa e decisionale che coinvolge centinaia di migliaia di persone. Ci sono 32 municipalità dei ribelli, ognuna che comprende dalle 50 alle 100 comunità. Più di 500.000 persone partecipano a questa rete decisionale. Ci sono cinque gruppi linguistici e ciò, aggiunto all’alta montagna, alla giungla e alle strade dissestate, rende difficile ogni forma di organizzazione libertaria. Eppure gli Zapatisti sembrano esserci riusciti.

Assemblee di villaggio

Le aree che gli Zapatisti organizzano apertamente sono rurali e estremamente povere. Tipiche sono le piccole comunità che vanno da una dozzina a oltre 100 famiglie, costrette a vivere lavorando la terra senza l’ausilio dei moderni macchinari agricoli. Molti uomini devono lavorare fuori dal villaggio, nelle città vicine o addirittura negli Usa. Nei villaggi le uniche presenze politiche sono quelle della Chiesa cattolica, nella variante locale della “teologia della liberazione”, e dello stesso EZLN.
Diez de Abril è una nuova comunità nata nei territori espropriati nel 1995. Ne fanno parte le stesse persone che lavoravano quella terra prima della ribellione. Si ono riuniti in assemblea prima di prendere possesso della terra, hanno deciso come dividersi la terra e hanno sceltodi chiamare la nuova comunità “Diez de Abril” in riferimento al giorno (il 10 aprile 1919) in cui Zapata venne assassinato.
La consueta assemblea settimanale avviene dopo o durante la messa domenicale. E’ aperta a tutti e chiunque abbia più di 12 anni ha diritto di parola e di voto, anche se le votazioni sono molto rare. Questi incontri possono andare avanti per ore e in genere risolvono le questioni pratiche che riguardano il lavoro nella comunità o la spesa dei fondi comuni. Ci possono essere lunghissime discussioni per decidere se comprare un trattore o un camion. Se necessario si tengono altre assemblee durante la settimana. L’assemblea elegge dei delegati chiamati “responsibles” per coordinare il lavoro in particolari settori. Questi delegati sono a termine (da uno a due anni) e sono soggetti a revoca nel corso del mandato se si ritiene che non sguano il principio del “dirigere obbedendo” (lo slogan Zapatista che riguarda il mandato che hanno ricevuto).
Ci sono anche dei collettivi che adempiono a particolari compiti nell’ambito della comunità. Sonoistituiti dall’assemblea, alla quale rispondono, ma sono autonomi. Tra i collettivi di Diez ce ne sono per il caffè, il bestiame, l’orticoltura, il pane, la sartoria e il pollame. Una parte della produzione di ogni collettivo va ai suoi membri, il sovrappiù va a un fondo comune centrale controllato dall’assemblea.

CCRI

Il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno è l’organismo che di fatto comanda l’esercito. Questo organismo(o meglio questi organismi, dato che ci sono anche dei CCRI regionali) è composto dai delegati delle comunità. Di per sé non è una struttura militare.
A livello regionale può prendere decisioni che riguardano le comunità locali. Per esempio quando una comunità nella regione di Morella voleva occupare la terra poco dopo la ribellione “il locale” CCRI ordinò ai contadini di aspettare, in attesa di una definizione del problema della terra su scala regionale dopo il dialogo del 1994.
In sé questo non è necessariamente un problema, se il CCRI è un organismo genuinamente per delegati. In molte situazioni rivoluzionarie è ragionevole bloccare settori di militanti se delle azioni premature potrebbero portare alla soppressione del movimento. In quel caso forse si può non essere d’accordo con la decisione presa, ma il problema è come e da chi è stata presa. Dalle popolazioni locali o da qualche incomprensibile organismo che agisce in loro nome?
Un mese dopo l’insurrezione, il giornale liberale messicano “La Jornada”, che si occupa ampliamente degli Zapatisti, ha intervistato alcuni membri del CCRI. Uno di nome Isacc ha spiegato le responsabilità del CCRI:
“ se la gente dice che un compagno membro del CCRI non sta facendo niente, che noi non rispettiamo il popolo o non facciamo quel che il popolo dice, allora significa che vuole sostituici…In questo senso, se qualche membro del CCRI non fa il suo lavoro, se non rispetta il popolo, beh compagni, qello non è il suo posto. E allora ci scuserà, ma dobbiamo mettere un altro al suo posto”.

A luta continua