Gli Stati Uniti paralizzano le Nazioni Unite per consentire ad Israele di proseguire i bombardamenti sul Libano e prepararsi all´invasione via terra del Paese.
A lanciare la dura accusa verso il governo di Washington è il ministro della Difesa francese Michelle Alliot-Marie, secondo la quale «gli Usa non vogliono giungere subito» ad una risoluzione per il cessate il fuoco perché «per il momento gli israeliani vogliono neutralizzare Hezbollah».

Intanto il ministro degli esteri francese Douste-Blazy, in visita a Beirut, sostiene che la situaziona nella città «è considerevolmente peggiorata, ed è urgente la necessità di soccorrere i civili. La spirale della violenza - ha avvertito - può soltanto condurre a una catastrofe».

A fianco del governo americano sarebbe schierato solo quello inglese.

E probabilmente non è un caso che Tony Blair ha fissato per il 28 luglio, e non prima, la sua visita alla Casa bianca per discutere della crisi mentre il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice annuncia il rinvio della sua missione in Medio Oriente non prima «della prossima settimana».

Giovedì, a New York, l´ambasciatore del regime sionista all´Onu, Dan Gillerman, ha criticato aspramente il rapporto del segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, che davanti al Consiglio di Sicurezza aveva condannato «l´uso sproporzionato della forza in atto fino a oggi» fatto da Israele, chiedendo la sospensione della guerra.

Ma non solo. Israele, come ha spiegato Louise Arbour - responsabile per i diritti umani dell'Onu - potrebbe adesso essere incriminata per «crimini contro l'umanità».

Arbour ha inoltre ipotizzato reati di tipo penale per i bombardamenti indiscriminati israeliani sopra i centri abitati.