Maurizio Blondet
24/07/2006
Ancora una volta scopro le Scritture parlare di cronaca.
Alla Messa di domenica, un po’ distratto, mi scuoto quando sento pronunciare: «…abbattendo il muro di separazione…».
Ma non è il telegiornale.
E' la lettera agli Efesini (2,11-19), dove Paolo si rivolge ai «gentili nella carne, chiamati incirconcisi da coloro che si dicono circoncisi per un’operazione della carne».
Gesù, dice Paolo, «ha fatto di due popoli una sola unità abbattendo il muro di separazione, annullando nella sua carne l’inimicizia [ossia] questa legge dei comandamenti con le sue prescrizioni».
Così Cristo ha formato «in sé stesso, pacificandoli, dei due popoli un solo uomo nuovo, per riconciliare entrambi con Dio in un solo corpo mediante la croce». (1)
No, non è un notiziario.
Ma inevitabilmente la mente corre al «muro di separazione» che i giudei hanno costruito in Terra Santa, 800 chilometri, altezza media 12 metri, filo spinato, sensori elettronici, torrette armate e fari. E’ per la loro difesa naturalmente, perché dall’altra parte del muro i palestinesi covano «inimicizia». Ma ora, san Paolo ci dice che quel muro stesso è inimicizia.
E agghiaccia vedere che hanno ricostruito il muro di separazione che Cristo è venuto ad abbattere «per annunciare la pace a voi, i lontani, e pace ai vicini».
Questo «muro di separazione» esiste prima dentro che fuori.
Ed è «originario» nella storia degli ebrei.



L’archeologo Israel Finkelstein non ha trovato alcuna prova fisica dell’esodo dall’Egitto
- mi spiace, buoni cattolici letteralisti: l’Esodo è un evento spirituale, un’uscita da «questo mondo» con le sue divinità animali - non un segno che gli ebrei siano venuti dal Nilo attraverso il Sinai a conquistare la «terra di Canaan» massacrando i «cananei» ed altri idolatri.
Invece, ha raccolto le prove che gli ebrei sono dei cananei, che ad un certo punto si sono «separati» dai loro parenti e vicini, nell’atto stesso di considerarli «nemici».
E le prove archeologiche di questa separazione sono molto materiali: un modo diverso, kosher, di macellare gli animali, oggetti di purificazione, vasellame di abluzioni… appunto quel che dice Paolo: la «separazione» consistè in «questa legge dei comandamenti con le sue prescrizioni»: nella legge giudaica.
Quella legge che esaspera Isaia con le sue minuzione regole alimentari e di impurità («Regola su regola, precetto su precetto, un po’ qui e un po’ là»).
Lo scopo di questa legge fu presto inteso, anziché come segno di ardua elezione e disciplina, come muro di separazione.
Lo spiegò pochi anni fa rabbi Schneerson, il capo del Lubavitcher, citando un passo biblico o talmudico: «La differenza tra un ebreo e un non-ebreo si comprende alla luce della nota sentenza: differenziamoci».
E andrebbe ancora bene, ma ecco che conclusione ne trae Schneerson: «Dunque, non abbiamo qui solo il caso di una persona che sia solo di livello superiore all’altra. Invece abbiamo qui il caso di un differenziamoci tra specie totalmente diverse. Il corpo di un ebreo è di qualità totalmente diversa dal corpo di ogni altro individuo delle nazioni […] L'intera creazione esiste solo per il bene degli ebrei» (citato da Israel Shahak, «Jewish fundamentalism in Israel», Londra, 1999).






Come si vede, l’originaria «differenziazione» vien fatta diventare un muro.
Che separa i superiori, padroni della creazione, dagli inferiori ontologici, che sono solo «vanità».
Ha ragione Israel Shamir, che intende la sua conversione al cristianesimo ortodosso così:
«Sono uscito dalla paranoia dell’odiare ed essere odiati alla gioia dell’amare ed essere amati»: era questa l’intenzione di Cristo, quando abbattè il muro di separazione dell’esclusivismo ebraico unendo nel suo corpo suppliziato le due umanità «separate».
Ed ha ancora ragione Shamir, quando dice che a rendere l’ebreo un problema non è la razza (che non esiste), ma la sua cultura ed ideologia, l’educazione che dà ai suoi figli, questa idea di superba «separazione» dal resto dell'umanità.
Corollario: nessuno ha colpa per essere di una certa razza, ma ben si può rimproverare ad un popolo quel che insegna ai suoi figli, se insegna ad odiare e a disprezzare gli altri.
La razza non si può cambiare, l’ideologia sì, anzi se ne deve esigere il cambiamento, se insegna l’odio - allo stesso modo in cui si impose il divieto del cannibalismo o dei sacrifici umani ad altre «culture».
Perché, come scrisse Paolo agli Efesini, l’abbattimento del muro era annuncio di pace.
E se si rialza il muro - quel muro anticristico - è per perpetuare l’inimicizia.
Hanno costruito quel muro di cemento di 800 chilometri per «separarsi» dai palestinesi; ora ne vogliono un altro verso gli Hezbollah, un muro d’interposizione fatto di soldati stranieri al loro servizio.
Ma la pace, mai.
Israel Shamir, forse esagerando per generosità, considera i musulmani una branca cristiana, non riconosce un muro nemmeno con loro.
Forse sbaglia.





Ma un lettore mi chiede informazioni su uno dei «Segni dell’Ora», una delle profezie dei tempi ultimi che l’Islam si tramanda, e ciò mi induce a rileggerle.
Anche qui, trovo molta attualità.
I segni dell’«Ora» maggiori sono dieci.
Uno dei segni è il fumo, «il giorno in cui il cielo sarà coperto da un fumo evidente»: è forte la sensazione che l’abbbiamo già visto in TV, quando bruciarono i giacimenti del Kuweit.
Ci saranno tre «smottamenti» o terremoti: uno ad occidente, uno ad oriente, uno nella penisola arabica.
Apparirà il Dajjal, l’Anticristo; scenderà di nuovo Gesù figlio di Maria; sciameranno Gog e Magog perché la muraglia elevata in Afghanistan da Alessandro sarà distrutta, e prosciugheranno il lago di Tiberiade (la grande sete).
Il sole infine sorgerà ad occidente, e allora sarà tardi per pentirsi.
Uscirà un fuoco dallo Yemen, «e la gente sarà portata al luogo dell’assemblea».
Ma ci sono altri particolari.
In un hadit, Maometto dice: «Non ci sarà l’Ora finchè i romani (gli occidentali) non si accamperanno ad al-Amaq o a Dabiq» (presso Aleppo in Siria).
Questo esercito dirà ai musulmani schierati: «Non state tra noi e coloro che hanno preso dei prigionieri tra noi».
Ecco, mi pare d’aver sentito che tutto è cominciato, giorni fa, da soldati iraeliani «rapiti».
In un altro hadit, dice di punto in bianco: «Presto le persone dell’Iraq riceveranno né soldi né cibo».
I presenti chiedono: «Perché accadrebbe tale cosa?».
E lui: «A causa dei non-arabi».
Lo stesso per la Siria: «Presto non riceveranno né cibo né soldi né grano».
E perchè? «A causa dei romani».
Si tratterà delle sanzioni e degli embarghi imposti dall’America supercristiana?



Ancora: «La resurrezione dei morti non avrà luogo prima che i musulmani combattano gli ebrei. L’ebreo si nasconderà dietro le pietre e gli alberi, che diranno: o musulmano, un ebreo si nasconde dietro di me, vieni ad ucciderlo. Salvo il ‘gharkad’, perché è il giudeo degli alberi».
Ciò perché il gharkad pare essere una pianta spinosa, che non dà né frutti né ombra.
I musulmani assicurano che ad Israele in questi anni piantano molte gharkad.
Forse è solo una leggenda urbana, o del suk.
Ma certo è che il Corano stabilisce un legame stretto tra il Dajjal, l’Impostore, e gli ebrei.
La Sura delle Donne (155 e seguenti) li accusa: «Tutto è venuto dalla loro rottura dell’alleanza, dalla loro malaccoglienza dei segni di Dio, dal loro omicidio ingiusto dei profeti… dalle loro parole enormemente calunniose contro Maria».
Il Talmud, come noto, dice che Maria ebbe suo Figlio da un soldato romano, Pandera: è questa la calunnia imperdonabile per Maometto.
Egli crede infatti alla verginità di Maria.
Sono elencati anche i segni minori dell’«Ora».
Sono «minori» perché più generali, meno specifici.
Ma anch’essi, mi pare, di grande attualità.
Eccone alcuni:
«Quando sarà visto come vergogna agire seguendo i dettami del Corano».
«Quando persone indegne di fiducia saranno guardate come degne di fiducia, e il fidato come indegno di fiducia» (conosco due o tre casi qui in Italia, credo anche voi).
«Quando farà caldo in inverno», il cambiamento climatico.
«Quando la lunghezza dei giorni è tesa»: per alcuni, ciò allude all’accelerazione dei tempi ultimi, per altri al fatto che «un viaggio di alcuni giorni sarà coperto in poche ore».



«Quando oratori e conferenzieri mentono apertamente» (non c’erano ancora talk-show né giornalisti).
«Quando le bugie prevalgono sulla verità» (vedi sopra).
«Quando le donne che hanno bambini sono scontente di essere madri, e donne sterili sono felici di non avere alcuna responsabilità familiare».
«Quando le persone seguono chiassosamente [apertamente] le loro passioni e capricci».
Mi vengono in mente le giornate dell’orgoglio omosessuale.
Si allude a una crisi della fede islamica.
«Quando la legislazione islamica è data in mano ai peggiori della Ummat».
«Le moschee saranno decorate, ma i cuori privi di guida».
«Gli ipocriti avranno il controllo degli affari della comunità» (i wahabiti, i sauditi ipocriti?)
«e persone cattive e immorali avranno in mano il commercio» (il mercato globale? Gli sciecchi del petrolio?).
Si consumeranno alcoolici «smodatamente», «musica e strumenti musicali si troveranno in ogni casa».
Ce n’è anche per i fondamentalisti: «Verrà un tempo in cui un gruppo di persone emergerà che recita a memoria il Corano. Diranno: c’è qualcuno che capisce il Corano meglio di noi? C’è qualcuno più abile di noi nello studio del Corano?».
Il profeta sancisce: «Questi arroganti presuntuosi saranno della mia Ummah (comunità), e saranno il combustibile del Fuoco».
Segni di una certa attualità.

Maurizio Blondet




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Note
1) Di passaggio si noti che queste affermazioni di Paolo smentiscono le elucubrazioni in cui si è distinto il cardinale Lustiger (ma seguito da molti giudaizzanti cattolici), secondo cui esiste una salvezza separata per i giudei, e l’Alleanza è ancora valida. Inutilmente i neocatecumenali ballonzolano coi Lubavitcher attorno alla Torah nel loro pseudo-tempio di Palestina. Ogni uomo si salva, se si salva, per Cristo. Anche i buddhisti e i musulmani, lo sappiano o no.




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