
Originariamente Scritto da
Titus Tatius
Fascisti del c…
Nessuno, tra i suddetti, sembra volere ricordare la data funesta del 25 Luglio 1943. Funesta, non solo per il Fascismo, ma per l’Italia intera !
Questo il mio punto di vista su quella trista data.
La notte tra il 24 ed il 25 Luglio 1943 - quando una maggioranza di Gerarchi del Gran Consiglio del Fascismo espresse, direttamente o indirettamente, la sua aperta ed inequivocabile sfiducia nei confronti di Benito Mussolini e del suo regime - non avvenne (come, successivamente, si pretese…) un vero e proprio tradimento della classe dirigente fascista, nei confronti del suo Capo e del suo stesso Regime.
A mio avviso, in quella circostanza, la maggioranza dei Gerarchi, si limitò esclusivamente e democraticamente a constatare il decesso politico del Fascismo (un trapasso che, agli occhi della quasi totalità degli Italiani, era già inesorabilmente avvenuto tra il 1939 ed il 1940), nonché a sottoscrivere – con l’adesione all’O.d.G. Grandi – il formale e postumo “certificato di morte” ed a suggerirne, sotto quella forma, l’inevitabile ed indispensabile “inumazione”!
Se escludiamo, infatti, il ruolo specifico di un Dino Grandi e/o di un Galeazzo Ciano (due ambiziosi, presuntuosi e vanagloriosi personaggi che non esitarono a tradire furbescamente la fiducia del Duce e ad organizzare la “fronda” contro di lui, nella speranza di poterlo direttamente surrogare o sostituire alla guida del Governo della Nazione, convinti – come erano – di potere facilmente manipolare, a loro vantaggio, sia l’Istituzione monarchica che i membri delle “antiche classi dominanti” del paese; mentre invece, furono loro stessi ad essere manovrati da questi ultimi, come due puerili e sprovveduti fantocci!), ed eventualmente quello dell’allora Presidente dell’Accademia d’Italia, Luigi Federzoni (un nazionalista monarchico – ex Ministro delle Colonie ed ex Presidente del Senato - che era probabilmente convinto di “salvare la Patria” ed il Regno Sabaudo dalla catastrofe generalizzata, azzerando venti anni di storia e riconsegnando l’integralità del potere politico e militare nelle mani di Vittorio Emanuele III), la maggioranza di coloro che accettarono di votare l’Ordine del giorno Grandi, pensarono addirittura di contribuire, con la loro presa di posizione, a correggere o rettificare l’innaturale ed incomprensibile “deriva storica” del Fascismo degli ultimi tempi, per tentare di poterlo rapidamente rimettere sugli già sperimentati “binari” del suo originario e dinamico ruolo politico e storico.
A voi la parola
Tito Tazio