Maurizio Blondet
24/07/2006

L'esercito israeliano sta febbrilmente costruendo ampi «complessi di detenzione» per concentrarvi gli Hezbollah che catturerà durante l'offensiva di terra nel Libano meridionale.
Che i «complessi di detenzione» siano lager lo dice il materiale da costruzione che il giornale Yidiot Aharonot (1) ha visto scaricare da convogli di camion alla base militare Filon presso Rosh Pina e rapidamente mettere in opera: «filo spinato, container e wc mobili».
I container in sostituzione delle baracche fuorimoda adottate dal Terzo Reich, e i wc chimici al posto delle latrine a bucco dei bei tempi.
Il Quarto Reich scintilla di modernità.
Lo zelo è lo stesso, anzi superiore.
Il rabbinato militare ha emesso una sentenza talmudica per consentire che i lavori di allestimento dei lager continuino anche il sabato: un'opera così santa non deve essere interrotta nemmeno nel giorno del Signore.
E poi, la necessità è urgente.
Secondo Aharonot, l'eccezione talmudica suggerisce «l'urgenza attribuita al progetto» in vista dell'offensiva di terra che penetrerà in profondità.
Vista l'ampiezza dei lager nuovi, l'operazione sarà di larghissima scala, assicura il giornale.
Tanto più che Olmert ha detto che l'operazione «durerà molto a lungo».
Migliaia di Hezbollah, o presunti tali, saranno catturati nei rastrellamenti.
Difficile infatti distinguere un Hezbollah da un pastore sciita che abita nell'area con la famiglia nel proprio casolare; nel dubbio, si farà una retata e poi Dio riconoscerà i suoi.



I rastrellamenti in cui, secondo la nota narrativa ebraica, si dinstinsero le SS, saranno certo superati in ampiezza e brillantezza.
L'esperienza non manca.
Già durante la precedente guerra in Libano, dice il giornale, «migliaia di libanesi» furono rastrellati e ficcati nella prigione di al-Hiyam in Libano.
Adesso, per la nuova impresa, una vecchia prigione non basta più, occorrono veri campi di concentramento.
Ma la necessità di un'offensiva di terra denuncia il fallimento del primo attacco, sostanzialmente aereo.
«Il generale Dan Halutz e i suoi strateghi sono sorpresi dall'inefficacia della guerra aerea israeliana contro gli Hezbollah», scrive World Tribune (2).
E cita un ufficiale di Giuda: «la potenza aerea non è la risposta giusta; occorre andare da un bunker Hezbollah all'altro. Alcuni di questi bunker sono a sette metri sotto terra e non possono essere distrutti dagli aerei, ammesso che possano essere localizzati».
La cosa stupefacente, commenta il sito francese Dedefensa, è che i militari israeliani credessero a questo mito: evidentemente hanno assorbito come spugne le teorie sulla «Revolution in military affaire», ossia le stupide idee di Rumsfeld che l'aviazione e i droni, l'elettronica e le telecom più le armi di alta precisione laser-guidate fossero la soluzione per battere il «terrorismo globale», altra entità mitica.



Già i bombardamenti «strategici» (a tappeto, terroristici, sulle popolazioni civili) eseguiti su larghissima scala dagli anglo-americani nella seconda guerra mondiale non hanno avuto il successo proporzionale al tonnellaggio di esplosivo impiegato: l'industria tedesca lavorò a pieno ritmo fino all'ultimo.
L'errore, nonostante fosse riconosciuto da seri studi militari USA, è stato ripetuto in Vietnam. Sempre con l'illusione vile di poter fare la guerra dall'alto, senza vittime proprie, e senza impegnarsi sul terreno nella solita, antica, sporca guerra.
Il sogno di fare la guerra senza bisogno del coraggio e del sacrificio che questa richiede.
Come dice Dedefensa, questo mito della superiorità aerea è un corollario della «visione meccanicista del mondo e della fede assoluta nella tecnologia» che è propria dell'americanismo ideologico.
Di più: al fondo c'è la credenza «che la potenza aerea è applicabile in tutte le guerre contro qualunque nemico, perché è in se stessa portatrice delle virtù americane». (3)
La cosa stupefacente è che gli israeliani, con tutta la loro esperienza bellica, oggi seguano questa teoria - che è una fuga dalla (dura) realtà nel mondo virtuale americanoide.
L'inefficacia della teoria non è per nulla rassicurante, nel senso che rende la guerra più crudele, non meno, per i civili.
Ne è un esempio l'Iraq: fulmineo «successo» della fase aerea («Shock and awe»), e rovinosa incapacità di controllo del territorio da allora fino ad oggi.
Ora, gli israeliani hanno supplito all'insufficienza mentale della teoria con l'aumento del volume
di fuoco e di armi proibite.


Il corpo di una bambina completamente carbonizzato dal fosforo bianco



Wayne Madsen pubblica la foto di un soldato di Sion che porta un grosso e strano proiettile d'artiglieria che è sul mercato delle armi per un doppio utilizzo: anti-mina e lanciatore di sostanze chimiche, come fosforo bianco e i composti usati nelle bombe termobariche.
Tali bombe penetrano in un edificio e sottraggono per vuoto di pressione tutto l'ossigeno dall'ambiente, e dai polmoni dei presenti.
Il fatto che il soldato porti la bomba a braccia indica che essa non contiene questo tipo di esplosivo, ma probabilmente il gas venefico il cui uso è stato denunciato da sopravvissuti libanesi.
Ma anche il fosforo bianco è stato usato: ancora Madsen pubblica la foto di un cadaverino (una bambina) che presenta il caratteristico aspetto annerito e deformato da fosforo. (4)
Il Quarto Reich è più stupido del Terzo, ma molto più insensibile.
E la sua guerra durerà di più.
Condi Rice ha detto chiaro: le sofferenze del Libano sono «le doglie del parto del nuovo Medio Oriente», insomma si tratta di cambiare la carta geografica e i regimi di Siria e Iran.
«It's hard. We're going through a very violent time».
Ha detto Condi.
Frase storica, che finirà nei libri di scuola.
Significa: bombe, bombe, bombe.

Maurizio Blondet




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Note
1) Z. Lando, «Israel building prison for captives, attests to israeli plans for large scale ground incursion», Yidiot Aharonot, 21 luglio 2006.
2) «Israel's military stunned by the failure of its air war», World Tribune, 21 luglio 2006.
3) «Vu d'en haut», Dedefensa.org, 22 luglio 2006.
4) Vedere Waynemadsenreport.com, 22-23 luglio 2006.




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Non condivido per nulla il paragone che Blondet fa tra nazionalsocialismo e sionismo.