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    Predefinito Russia e Cina il perno del nuovo equilibrio geopolitico

    | Lunedi 24 Luglio 2006 - 14:44 | |

    La crisi geopolitica del Libano non è il solito scontro delle guerriglie nella striscia di Gaza, è un evento che potrebbe segnare la svolta verso un nuovo equilibrio di poteri a livello internazionale. Dalla caduta del muro di Berlino molte cose sono cambiate, il sistema finanziario ed economico ha cambiato gli Stati, li ha logorati mentre ha portato altri ai vertici delle decisioni globali. Ora si stanno affacciando sul contesto internazionale due potenze dormienti, che per lungo tempo hanno accusato il colpo del sistema capitalistico, riuscendo nel tempo a farlo proprio e a utilizzarlo per accumulare potere. Il potere di cui parliamo sono i dollari che posseggono un valore anche se divenuti carta straccia, un rompicapo assurdo che si spiega solo sapendo cosa è davvero la moneta. Il mondo dovrà fermarsi ad un loro cenno se minacceranno di vendere o convertire i titoli o la valuta nominata in dollari, accumulata grazie allo sfruttamento delle loro straordinarie risorse: l’energia per la Russia, i manufatti per la Cina. In un mondo di consumatori, la fa da padrone infatti il produttore, così la Cina, data la sua forza contrattuale, entra nel WTO tre anni fa.

    La Russia si è così seduta per la prima volta alla Presidenza dell’Assemblea del G8 a San Pietroburgo, facendo già sentire la sua gran voce, soprattutto nei confronti dell’Europa, alla quale ricorda che vi è sempre l’alternativa “Cina” se i mercati europei non saranno disposti ad aprire la distribuzione alle major tedesche. Fa il suo trionfale ingresso anche nel WTO, accolta con entusiasmo dallo stesso Bush che si è impegnato per questo obiettivo, ma d’altronde non poteva fare altro: la posta in gioco è alta e avrebbe rischiato troppo se si fosse esposto con una campagna aggressiva come i vecchi tempi della Guerra Fredda. Grande diplomazia anche con la Cina,consacrata dagli incontri dei reciproci capi di Stato, che mettono fine così alla controversia nata intorno allo Yuan: il governatore della Banca Nazionale Cinese ha acconsentito ad una rivalutazione della moneta per dare ossigeno al dollaro, sempre però nell’esercizio della sua sovranità.
    Intorno a queste due potenze ruota l’intera scena politica; ora stanno osservando, intervengono solo in rare occasioni ma sono pronte a rispondere ad ogni mossa azzardata che potrebbe nuocere ai loro piani ed interessi mondiali. Oltre alla Cina e la Russia non esiste Stato che ora è in grado di esercitare un controllo sugli altri Stati. L’America è sull’orlo della recessione e di una svalutazione del dollaro che non ha eguali in questo secolo; l’Inghilterra e la Francia sono vecchi paesi che esaltano il riarmo nucleare ma entrambi hanno profondi problemi sociali. Con il governo tedesco la Merkel deve ancora farsi conoscere in campo internazionale, deve ancora convincere, mentre l’Italia con Prodi si trova a fare i conti con un governo difficile. Il Giappone si sta logorando con le speculazioni dei fondi di investimento e deve dunque sottostare al dictat delle lobbies.
    Ormai l’America, Bush e l’Unione Europea sono falliti, hanno dovuto cedere il passo, in così poco tempo, alla Russia e alla Cina. Il deficit americano continua a crescere esponenzialmente, e certo la fuga dal dollaro non sarà frenata con delle trovate mediatiche tipo quella con cui Bush dichiara che la flessione del debito deriva innanzitutto dall’aumento delle tasse alle grandi imprese.
    L’effetto nel breve periodo non durerà molto, così come non durerà ancora per molto l’alea di sfiducia verso i mercati Asiatici, servita a sorreggere Wall Street da un probabile collasso su se stesso.
    La situazione è alquanto grave, il prezzo del petrolio continua a salire, quello dell’oro e dei metalli anche, tuttavia le Borse reggono e i Broker continuano a vendere derivati.
    Evidentemente c’è qualcosa che non va, e altro vi è dietro questa calma ancora apparente.
    Se la polveriera del vicino oriente prenderà fuoco, la situazione potrebbe essere anche ingestibile, il dollaro ne subirebbe l’ondata di sfiducia mentre il prezzo del petrolio continuerà vertiginosamente a salire. A questo punto un intervento di Russia e Cina potrebbe essere tanto salutare quanto distruttivo, o comunque potrebbe preludere ad un rinnovo della strategia del terrore. Anche da parte atlantica.
    Tuttavia, se delle Banche d’affari internazionali, come Goldman Sachs, Barkley, dichiarano la chiusura delle linee di credito a Eurotunnel, provocandone il fallimento, nonostante siano Banche che investono ora molto in trasposto e infrastrutture, vorrà dire che sanno cosa può accadere ed è giusto mettere il proprio investimento al sicuro. Due mesi fa nel canale della Manica è affondata una nave, e i governi hanno bloccato la pesca in quella zona, perché forse contenente nelle stime scorie nucleari.
    Il grande fallimento dell’Eurotunnel potrebbe ritrovare un suo risanamento dalla ricostruzione, per cui un “buco” nel tunnel potrebbe aiutare a nascondere scorie nucleari, proprio com’è stato in Somalia, quando è sbucata un’autostrada su un terreno alquanto sospetto.
    La Francia rappresenta dunque il più grande punto debole dell’Onu o del G8, perché è uno Stato ormai destabilizzato politicamente dall’integrazione dei popoli e dall’immigrazione. Se le banlieux sono andate in fiamme è stato perché esiste una minoranza, che non è certo di numero inferiore, che non si sente cittadino francese e mai lo sarà, perché dato le sue origine e le sue tradizioni, non riuscirà mai a apprendere quelle francesi e cancellare le sue.
    Questa profonda divisione etnica, che si aggiunge alla già precaria stabilità politica, fa della Francia uno Stato molto vulnerabile che potrebbe esporla al rischio di minacce, per via , ad esempio, del coinvolgimento del Kuwait Gate.

    Non è da escludersi che ad essere colpito sia il canale di Suez, bloccando così il Mediterraneo e i traffici delle merci provenienti dall’Oriente, e facilitando Israele nelle operazioni di armamento. Dovremmo dunque attenderci un altro attentato, pagato forse con il bottino della rapina avvenuta un mese fa a Londra, in maniera alquanto rapida e indolore, senza molti problemi fruttando più di 50 milioni di sterline.
    Oppure metti obbietti possibili un vecchio nostro articolo e quello del canale di la manche.
    Se siamo arrivati al punto in cui Stati come Russia e Cina possono farci fallire da un momento all’altro, se il Presidente dell’Iran può liberamente affermare che Israele deve scomparire, allora fino ad oggi i nostri generali ci hanno mentito, hanno seminato terrore, e ora noi raccogliamo odio e disperazione.

    •   Alt 

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    Usa: “Rivoluzioni colorate? Non è quello che pensate…”

    | Lunedi 24 Luglio 2006 - 14:06 | RM |

    Gli Stati Uniti non esportano le ‘rivoluzioni colorate’ o la democrazia. È questo il commento dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Tadjikistan, Richard Hoagland, in occasione di un incontro con i giornalisti a Dushanbe, la capitale dello Stato mediorientale.
    “Non possiamo esportare la democrazia, noi non possiamo direttamente obbligare altri Stati sovrani a adottare il nostro punto di vista perché non s’impianta la democrazia con la forza” ha ribadito il diplomatico Usa.
    Queste ‘rivoluzioni colorate’, come vengono definite dalla stampa internazionale per via dei loro simboli, sono dovute a condizioni interne, come miseria cronica, debolezza economica, corruzione onnipresente nei ranghi alti del potere, elezioni non trasparenti e spesso pilotate, che secondo Hoagland sono l’unico fattore che crea il movimento delle masse, negando ovviamente una strumentalizzazione Usa di questi fattori per fini terzi.
    Secondo l’ambasciatore, l’unico interesse degli Stati Uniti è quello di “seguire attentamente tutto quello che aiuta la democrazia e i diritti dell’Uomo”. Gli Usa, inoltre, ritengono che i sistemi politici democratici e l’economia di mercato contribuiscano alla stabilità e lo sviluppo, e per questo “fanno il possibile per far sì che il loro punto di vista sia conosciuto a tutti i livelli”, ma ovviamente senza incitare nessuno.
    Le dichiarazioni dell’ambasciatore sono attinenti ai recenti provvedimenti presi da alcuni Stati confinanti con il Tadjikistan, come l’Uzbekistan, che hanno deciso di bandire diverse organizzazioni non governative perché accusate di tramare ribaltamenti di potere fomentando vere e proprie sommosse popolari, spesso violente.
    Le affermazioni di Hoagland, però, non smentiscono per niente l’accusa di strumentalizzazione e di istigazione delle folle che va inoltre molto oltre al sostegno della democrazia e del libero mercato.
    Le “rivoluzioni colorate”, infatti, indubbiamente promosse e finanziate dalle Ong, a loro volta sostenute finanziariamente dall’amministrazione americana, sono un acuto metodo per prendere il controllo dall’interno di Paesi che rientrano nelle strategie di dominio globale degli Usa. Diritti umani, democrazia, e quant’altro sono solo belle parole che servono ad illudere i popoli in questione, che si mobilitano e ribaltano un potere, che può essere talvolta anche marcio, per istituirne un altro totalmente suddito alla visione imperialista degli Stati Uniti ed, il più delle volte, peggio del precedente. I veri obiettivi dei democratizzatori a stelle e strisce non hanno niente a che vedere con il benessere della popolazione, la libertà, la coesione sociale, la stabilità del Paese o quant’altro, ma hanno a che fare con la colonizzazione politica ed economica, il dominio geopolitico, lo sfruttamento e la strumentalizzazione nell’ottica di perseguire in seguito ulteriori scopi imperialistici.
    Questa è la vera politica degli Usa: la strategia politicamente corretta della democrazia export. Un fenomeno ormai evidente a tutti, ma ipocritamente negato dai suoi promotori con beffarde sortite.

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    Il vero obiettivo è l’Iran

    | Lunedi 24 Luglio 2006 - 13:46 | Michele Altamura |

    L’attacco al Libano non è la solita guerra fatta di incursioni e interventi aerei, porta con sé distruzione, è un vero sterminio delle popolazioni civili senza un pretesto o una dichiarazione ufficiale. Israele sta bombardando e uccidendo uno Stato perché due soldati sono stati rapiti e uccisi.
    Dietro questa guerra c’è tutta la comunità internazionale che si allea e si scontra allo stesso momento contro i due belligeranti, ci sono grossi interessi in ballo e il destino di un’intera economia globale. Questa non è una guerra come tutte le altre, è pericolosa perché non sappiamo che tipo di scenari apra, conosciamo soltanto gli eventi che ci hanno portato all’attuale situazione: sicuramente i presupposti ci inducono a trarre catastrofiche conclusioni.
    Mentre i politici europei, con l’Italia schierata in prima linea, hanno deciso di inviare un esercito qualsiasi, gli Stati Uniti stanno giocando una grandissima partita che decreterà la loro sopravvivenza. Attualmente grazie alle nostre ‘antenne’, di cui siamo orgogliosi e fieri, possiamo confermarvi che ai confini con l’Iran vi è un dislocamento di contingenti armati non ancora identificati, che si stanno preparando a un’incursione dando inizio ai primi scontri. Una flotta di portarei si sta invece disponendo dal Mar Rosso sino al Mediterraneo, circondando tutta la zona mediorientale di influenza. La guerra di sta dunque spostando verso l’Iran, probabilmente perchè gli Stati Uniti non permetteranno che Russia e Europa prendano il controllo della regione, e così accelerino l’ineluttabile declino economico.Gli Stati Uniti intendono necessariamente bombardare, perché dal loro intervento militare dipende la salvezza della loro economia più che della posizione di potere nell’equilibrio mondiale. La situazione economico-finanziaria statunitense è vicina al collasso, in quanto stanno giungendo dalle agenzie statistiche i primi dati trimestrali sulla produzione che indicano in maniera inequivocabile che la recessione è in atto. Il dollaro continua ad essere svalutato, con rialzi continui e costanti del tasso di interesse che si susseguiranno sino alla fine dell'anno. Le borse ormai si tengono in piedi solo grazie alle parole di Bernanke, ma è surreale pensare che i grandi investitori, gli hedge founds o gli analisti, anche i più disattenti, credano a questo ottimismo: il sistema borsistico è sicuramente falsato e viziato dalla disinformarzione e dalle operazioni di insider trading. La bolla immobiliare sta cominciando a dare i primi segni di cedimento e, se scoppierà la deflazione, sarà accompagnata sicuramente da un’alta inflazione nel settore reale, provacando il fallimento di imprese e l’innalzamento del tasso di povertà già molto alto. È la fine di un’economia globale, che non è fondata su alcun controvalore, e anche se lo fosse non vi sarebbe abbastanza denaro per pagare il debito pubblico e garantire la moneta in circolazione.
    Lo stato attuale della situazione è chiaro ai partner commerciali e politici degli Stati Uniti: è chiaro all’Iran che ha pubblicizzato la creazione di una borsa per petrodollaro per scatenare il panico, lo sa l’Arabia Saudita, il Quwait e la Siria che hanno diversificato le divise valutarie. Lo sa anche la Russia che ha chiesto per la sua collaborazione l’ingresso nel WTO e uno stabile e incondizionato appoggio all’interno del G-8. Gli Stati Uniti in questa situazione potevano scegliere di tornare sui propri passi, accomodandosi a una tavola rotonda per ritrattare i patti di Bretton Woods, cosa che non è avvenuta né certo avverrà, o di bombardare e preparare l’incursione verso i Paesi strategici, quelli che sono adiacenti ai veri obiettivi da colpire. Ha deciso per la guerra, cosicché quello che era un conflitto tra due paesi in lotta da una vita, è divenuta una gara a chi prima si insedia, una competizione contro l’Onu e l’Unione Europa. Quest’ultima infatti è già pronta a prendere possesso della posizione di dominio che la valuta forte le conferisce, sostenuta anche dalla politica dei trattati e delle aree di libero scambio divenute l’avamposto della democrazia. L’America è definitivamente crollata e probabilmente la discussione si solleverà all’interno dello Stato stesso, ma troverà una soluzione all’estero.
    Uno degli elementi che fa riflettere sulla natura di questa guerra è il modo in cui Israele sta lanciando le sue bombe, allo scopo di creare un campo aperto: ne sta lanciando in quantità industriale, forse per svuotare i capannoni americani; e infatti basti pensare che in Iraq ne sono state sganciate 150 mila in un mese e la maggior parte era anche senza il detonatore. Poi c’è la Russia, che ha sta attuando lo stesso gioco fatto anni addietro nei Balcani: non è mai stata chiara la sua politica estera e nè in favore di chi si fosse schierata. Il suo atteggiamento è sempre stato ambiguo nei confronti dei serbi e ora la storia si ripete con l’Iran, perché da un momento all’altro è passata da una posizione di appoggio incondizionato, all’approvazione di un’eventuale azione militare punitiva. Il fatto che l’America stia appoggiando la Russia sul campo delle strategie di politica economica, dovrebbe riportare la mente alla caduta del Muro di Berlino, a Gorbaciov: allora come oggi, i banchieri vogliono stringere il cappio fin quanto è possibile. La guerra non conviene a nessuno farla e i giganti tra di loro non si combatteranno mai.
    Allo stesso modo, il comportamento degli Hezbollah, finanziati e forniti di missili “katiusha”, ha favorito, senza saperlo, gli Stati Uniti. Il gruppo dei resistenti è evidentemente stato manovrato per poi essere intrappolato nella morsa di due lobbies che si scontrano, confrontandosi su una polveriera pronta a scoppiare da un momento all’altro. Intanto il Vaticano non vuole rinunciare a quella posizione di potere acquisisto, e fa il doppio gioco nei confronti di questi due popoli che si dissanguano a vicenda. Israele colpendo la zona cristiana, ha voluto far intendere al Vaticano che deve decidere da che parte stare una volta per tutte.
    Oggi, a causa di questa guerra, vi è il rischio che le popolazioni musulmane insediatesi nei vari Stati europei, si rivoltino contro di colpo, aizzati dall’odio confezionato dai fautori dello scontro fra civiltà. Se ciò accadrà, l’islamizzazione dei popoli europei sarà inevitabile e l'intera umanità sarà totalmente in crisi, cadrà nel caos, perchè avremo un nemico in casa, e le rivolte nelle banlieux rappresentano infatti un primo segnale d’allarme. Alla fine, a risolvere la grande crisi internazionale, sarà probabilmente la Nato, che crocefiggerà l’ONU, la quale intanto sta diventando sempre più impotente, ma, d’altronde, ovunque i caschi blu siano andati nulla di buono è stato costruito per il presente e il futuro dei popoli. L’Onu senz’altro invierà un contingente nel Vicino Oriente senza che abbia ottenuto da parte degli Stati una risoluzione che ne legittimi l’intervento. Già il definire l’operazione come una “forza di contrapposizione” fa ben capire che in questa guerra non vi sono regole, nè moderatori. Abbiamo avuto guerre in tutte le salse ma mai “di contrapposizione”, e se Annan ha utilizzato questo termine vuol dire che sta forzando gli eventi per giungere subito ad una soluzione. In realtà Annan ora protegge la sua vita e la sua carriera, perché si è esposto troppo con l’affare “Oil for food” ed è ormai talmente coinvolto in un circolo vizioso di tangenti e scandali internazionali, che non gli resta altro che continuare a proteggere questo sistema.
    E mentre tutti noi ora guardiamo la guerra, Vodafone, Microsoft, Google, Skype e Paypal stanno brindando al lancio della Tesla car, sulla quale è stato mantenuto il massimo riserbo, con un’eclatante sceneggiatura visibile solo ai navigatori internet più esperti. Tale evento è stato deliberatamente occultato al grande pubblico e per tale motivo la ong Etleboro è fiera di aver diffuso la notizia in maniera anticipata rispetto ai canali ufficiali.
    Sono loro i nuovi padroni del globo, mentre la vera guerra è quella dell'inflazione, della disoccupazione e del sabotaggio, che porta disordini e malcontenti sociali. Il vero potere non è più nel petrolio, nel gas, ma è nelle informazioni, nei database: ormai ci daranno un telefono dal quale controlleranno e registreranno ogni istante della nostra vita. Tutto questo è stato possibile grazie a Nikola Tesla che ha regalato le sue scoperte all’umanità, e quando si rifiutò di consegnare al suo finanziatore, J.P. Morgan, altre invenzioni, all’incirca 12 altri progetti, gli chiese di divenire socio e in contropartita sposare sua figlia. Tesla rifiutò e rimase per il resto dei suoi giorni in compagnia dei suoi piccioni, divenuti i suoi unici amici.
    Ora tutti si sono accordati, Russia e America, Europa e Cina, mentre i nostri politici obbediscono alle decisioni prese dall’alto come dei vermi e dei parassiti. Tutto ciò è reso possibile proprio dal sistema gerarchico che distrugge ogni cosa, rende facilmente raggiungibile i più alti poteri e da lì poi il controllo diviene agevole. Ciò di cui noi abbiamo bisogno è un sistema distributivo, una Tela che restituisca a ciascun componente il potere di autogovernarsi e governare allo stesso tempo la collettività. Al Qaeda, infatti, significa “la base dei dati”, è una rete distributiva, composta da varie cellule che si intersecano in un sistema di telematizzazione: in realtà noi da sempre stiamo cercando un signor internet.

    Michele Altamura

 

 

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