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  1. #1
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Sono un uomo che ama il suo Popolo. "Chi fa del male al mio Popolo e' un mio nemico" "Regnum Italicum".
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    Predefinito "Le provocazioni del sistema di stato...."

    Amici e simpatizzanti del QM,

    ci è giunta notizia che ancora una volta militanti e aderenti della cosiddetta “Destra Radicale” sono stati vittime dell’azione repressiva di questo Stato falso e democratico.

    Non vogliamo commentare – e non spetta a noi – le finalità e l’eventuale “intelligenza operativa” dell’azione.

    Vogliamo in primo luogo portare la nostra totale, incondizionata solidarietà ai ragazzi fermati o arrestati dalle forze di sicurezza di questo sistema.

    Vogliamo inoltre mettere in allerta i ragazzi più giovani impegnati in forze antagoniste all’attuale Stato imperante, “cani sciolti” o militanti, simpatizzanti o attivisti, affinché non si lascino coinvolgere nell’astuto gioco di talune ben precise e ben individuabili forze che hanno tutto l’interesse a strumentalizzare ancora una volta, come è avvenuto con frequenza e ricorrenza dal ’45 ad oggi, l’energia, la virtù, il coraggio, o spirito di sacrificio dei giovani e degli audaci.

    Noi, che abbiamo assistito ai tragici effetti dei cosiddetti “anni di piombo”, non vogliamo assistere alla nuova versione di un film già visto….quando tanti militanti “duri e puri” si sacrificarono in prima persona per i soliti politicanti senza scrupoli!

    Il contesto attuale è tale che molto spesso, nella maggior parte dei casi, un’azione concepita in buona fede finisce, inevitabilmente, per dirigersi nei suoi effetti propagandistici a vantaggio di chi ha tutti gli interessi “politici politicanti " della strumentalizzazione, in chiave contraria, dell’azione stessa.

    E’ bene e doveroso dunque, prima di scendere sul piano dell’azione, formare dei quadri solidi, massicci, capaci di essere soggetti operativi ed autoconsapevoli nel caòs attuale. E’ bene formare dei quadri per i quali Azione e Pensiero arrivino a coincidere. Che sappiano quando è il momento di agire.

    Il QM dunque rinnova il caloroso saluto ai camerati detenuti ed il proprio disprezzo alle spie e agli infami. Invita tutti a non agire per come l'antifascismo desidera


    Saluti legionari


    Il comitato provvisorio del "QM"


    http://www.ilquadratoromano.altervista.org/index.htm
    Il "quadrato ideale" di coloro che non rinunciano alla Storia, nè all'Avvenire del proprio Popolo.

  2. #2
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Nè U$A-Nè I$LAM-Nè $ION



    SALVAGUARDIA PRIORITARIA DEL PROPRIO POPOLO





    Salus populi, suprema lex est
    La salvezza del popolo è la suprema legge.

  3. #3
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  4. #4
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Predefinito La libertà è libertà, ma…

    «salus populi, suprema lex est»!

    Un mio vecchio e grande amico di tutta una vita, dopo avere preso visione di un articolo («O Mondao Meravigliao») che gli avevo recentemente inviato, ha sentito l’incontenibile ed irrefrenabile bisogno di telefonarmi… Non certo per congratularmi, né tanto meno per intavolare con me una qualsiasi discussione ma, semplicemente per dirmele di «tutti i colori»!
    Per riassumere, diciamo che – oltre a contestare globalmente quanto avevo scritto – mi ha letteralmente aggredito con una sonora e viscerale bordata di riprensioni e di biasimi, nonché veementemente sbraitato all’orecchio all’incirca questo: «Ma come ti permetti di attaccare il “liberismo”… e di trovargli tutti i difetti! Lo vuoi capire o no che la libertà è libertà e che niente e nulla possono sostituire la libertà? Non vorrai mica ricondurci alla schiavitù? Oppure, hai l’intenzione di rimettere anacronisticamente in auge i tradizionali e soffocanti poteri dello Stato, per complicarci di nuovo la vita»?
    All’inizio di quella specie di «imboscata telefonica», ho addirittura pensato ad uno scherzo… Poi - tra la sorpresa e l’incredulità - rendendomi rapidamente conto del contrario, mi sono semplicemente rassegnato ad ascoltare il furioso e collerico soliloquio del mio amico e ad «incassare» la sua frenetica ed inconsulta raffica di critiche e d’improperi. In modo particolare, per non dovere essere costretto a rescindere definitivamente la nostra pluriennale e fraterna relazione, sbattendogli il telefono sul muso o mandandolo dritto dritto a «quel paese»!
    Quell’inattesa telefonata, però - indipendentemente dallo sbigottimento e dalla profonda pena e delusione che, sul momento, era riuscita a provocarmi – mi ha intimamente destabilizzato e, soprattutto, fatto lungamente ed intensamente riflettere.
    Aveva ragione il mio amico? Ero - e sono - io nell’errore? Prima di redigere quel mio articolo, avevo tenuto conto di tutti gli aspetti del «Liberismo», anche di quelli più validi ed edificanti?
    Credetemi: ho provato in tutte le maniere a rimettermi intellettualmente e politicamente in discussione ma, nonostante la mia buona volontà, un «Liberismo» accettabile, non sono proprio riuscito a scovarlo!
    Al contrario – pur allungando ed allargando sinceramente lo sguardo della mia coscienza al di là di ogni possibile ed immaginabile stadio di umana comprensione e tolleranza – non mi è stato possibile focalizzare nel «Liberismo», nient’altro che disastri a catena e fiumane di effetti perversi…
    Come definire, infatti, l’infinità di guerre e di conflitti espressamente scatenati per tentare artificialmente di sostenere un’economia che - malgrado tutte le teorie - non riesce in nessun modo a funzionare? Che nome dare ai clash borsistici in serie ed alle speculazioni internazionali ed anonime che vanno invariabilmente a danno e pregiudizio delle economie nazionali e dei piccoli e medi risparmiatori? Come chiamare la sistematica sconnessione che esiste tra i mercati finanziari e gli altri settori dell’economia? Che appellativo assegnare alla trasformazione di ex imprese nazionali in dei conglomerati eterogenei di interessi e di scopi che non hanno più niente a che vedere con le imprese a “dimensione umana” che esistevano precedentemente? Come qualificare la marea di falsi e pretestuosi processi di delocalizzazione e/o di ristrutturazione della maggior parte delle industrie, dei servizi e delle banche dei nostri paesi? Come inquadrare la “flessibilità” aziendale e la mobilità forzata dell’insieme dei fattori di produzione? Come denominare i saccheggi minuziosi e generalizzati delle nostre risorse energetiche, mineralogiche, forestali e marine, e la loro dissipazione venale e scellerata? Che qualifica attribuire alla devastazione capillare e sistematica del nostro ambiente naturale, tra l’altro unico, indispensabile e non rinnovabile? E che termine utilizzare per circoscrivere e tipizzare l’incontenibile e drammatico fenomeno della disoccupazione cronica di milioni e di milioni di cittadini; oppure, quello dell’esclusione psicologica e della frustrazione materiale di coloro che non posseggono i mezzi materiali per uguagliare o approssimare i ritmi economici e sociali che sono vissuti dalle categorie dominanti della stessa popolazione; o ancora, quello dell’apartheid sociale ed economica di strati sempre più importanti di popolazione all’interno delle nostre società?
    Non parliamo degli strabilianti «successi» che il «Liberismo» sta ottenendo all’interno delle nostre Nazioni…
    Un approfondito e scrupoloso giro d’orizzonte, ci lascia rapidamente intravedere e contemplare: corruzione, malcostume e totale asservimento dei nostri politici ai poteri economici occulti; un completo disgiungimento, tra ciò che dicono o fanno i rappresentanti del potere legale e ciò che i membri della società reale si aspettano dai loro governanti; una martellante ed ossessionante propagazione del «pensiero unico» Liberista che è sistematicamente imposto, ormai, a tutti i livelli della società e capillarmente applicato a tutti i settori del vivere civile, attraverso una metodica ed articolata demoralizzazione, diffamazione e marginalizzazione delle élites che ancora osano manifestare la loro opposizione nei confronti del sistema; la definitiva disintegrazione della famiglia e dei valori che l’animavano; l’atomizzazione e dispersione politica delle nostre comunità tradizionali; la castrazione sociale, la decadenza esistenziale e la frustrazione morale e spirituale delle giovani generazioni; lo scadimento dei valori civili e politici delle nostre società e l’imbastardimento etnico-culturale dell’insieme delle civiltà del mondo.
    Non parliamo dello straordinario «impulso» che il «Liberismo» avrebbe trasmesso alle diverse economie del mondo…
    E’ vero che la «ricchezza» del Globo è aumentata di ben cinque volte negli ultimi 30 anni. Ma è ugualmente vero che quest’ultima ha preferito «incomprensibilmente» rifugiarsi e condensarsi esclusivamente nelle «tasche» di pochi!
    Non dimentichiamo, infatti, che la quinta parte più ricca della popolazione mondiale dispone dell’80% delle risorse, mentre la quinta parte più povera dispone di meno dello 0,5%. Non dimentichiamo inoltre che le 3 persone più ricche al mondo, posseggono oggi un patrimonio che supera largamente quello del sesto dell’umanità. Non dimentichiamo altresì che gli americani Bill Gates, Warren Buffett, Larry Hallison e Paul Allen possono vantare fortune finanziarie di gran lunga superiori a quelle delle 42 Nazioni più povere del Mondo; Non dimentichiamo, in fine, che 13 clan familiari (Astor, Bundy, Collins, Dupont, Freeman, Kennedy, Li, Onassis, Rockfeller, Rothschild, Russell, Van Duyn, Windsor) controllano, da soli, la quasi totalità delle banche, delle industrie, delle fonti energetiche, e dei settori strategici del nostro Pianeta!
    Questo, mentre all’incirca 3 miliardi di persone (praticamente, la metà degli abitanti della Terra!) sono costrette a vivere con meno di due dollari al giorno; 300 milioni di bambini sono sfruttati e mantenuti in condizioni di schiavitù; più di 600 milioni di persone vivono ad di sotto dei limiti di povertà; ed il 40% della popolazione mondiale non ha ancora accesso all'energia elettrica o ai più comuni prodotti farmaceutici.
    Non parliamo degli stupefacenti «progressi» che – grazie al «Liberismo» - sono registrati nel campo della nostra alimentazione quotidiana…
    Per citarne soltanto qualcuno, pensiamo alle infinite manipolazioni genetiche, ai « doppaggi » farmaceutici (tra i più conosciuti: il 17 beta estradiolo, il progesterone, il testosterone, lo zeramolo e l’acetato di trembolone e di melengesterolo), alle alterazioni nutritive ed alle contraffazioni biologiche, sintetiche e chimiche operate sulle principali derrate della nostra alimentazione quotidiana. Questo, ancora una volta, senza parlare degli insetticidi, dei pesticidi, dei fungicidi, degli erbicidi che sono utilizzati nelle colture intensive dei nostri paesi per aumentare il rendimento dei raccolti; della calce viva che è utilizzata per il lavaggio e lo «sbiancaggio» delle nostre insalate; degli antiparassitari e dei gas che sono utilizzati per la maturazione artificiale degli ortaggi e della frutta, nonché degli spray che sono impiegati per l’auto-conservazione di questi ultimi nelle diverse tappe della catena alimentare, dal giorno del loro raccolto agli scaffali dei nostri supermercati…
    Bella la «libertà» del Liberismo, n’est-ce pas?
    Certo – come afferma il mio amico – la libertà è libertà…
    Ma di quale libertà stiamo parlando? Di quella dei «pochi» che si permettono il lusso di sottomettere ed opprimere i «tanti»? Della libertà di coloro che pensano di potere eternamente opporre e contrapporre il loro «avere» all’ «essere» intrinseco delle nostre società? Oppure, di sostituire la «cosa», «l’oggetto» e/o il «danaro» alla centralità, all’essenzialità ed all’indispensabilità dell’uomo?
    Tutti – «Liberisti» in testa – cianciano di libertà, ma che cos’è, in definitiva, la libertà?
    Se escludiamo a priori quella vana e vuota parola che riempie costantemente il nulla strutturale dei cafouillages politichesi dei nostri politicanti e quella teorica possibilità che ci viene offerta dalle nostre Costituzioni di esercitare astrattamente quell’ipotetica facoltà (senza per altro fare menzione del diritto di ricevere anche i mezzi necessari per poterla effettivamente e concretamente praticare…), ci restano due sole possibilità di definizione della libertà: la prima, è la possibilità di fare ciò che ognuno di noi vuole o desidera, anche a discapito e detrimento della libertà degli «altri»; la seconda, quella di esercitare pienamente e realmente quella facoltà (cioè, possedendo ugualmente i mezzi materiali per poterla effettivamente e concretamente praticare), nel pieno rispetto della libertà degli «altri».
    La prima definizione, corrisponde alla «legge del più forte»: a quella «legge», cioè, che – secondo il «Liberismo» – deve assolutamente e costantemente prevalere nei quotidiani rapporti che normalmente intercorrono tra uomo ed uomo, gruppo e gruppo, collettività e collettività, Stato e Stato (nonché tra Stato ed uomo/gruppo/collettività, ecc.). La seconda definizione, corrisponde ad una vita in società fondata sul buon senso ed opportunamente armonizzata da una qualunque «regola del gioco»: una «regola», cioè, che – liberamente scelta, adottata ed accettata da tutti – deve senz’altro essere in grado di permettere ad ognuno (uomo, gruppo, collettività, Stato) di esercitare totalmente e concretamente la sua libertà, senza potere in nessun caso spregiare, offendere, ledere, menomare e/o negare la libertà degli «altri».
    Inutile continuare a chiedersi chi, tra me ed il mio amico, avesse ragione.
    Se consideriamo che debba essere la «legge del più forte» a prevalere all’interno delle nostre società, allora è senz’altro il mio amico (ed il «Liberismo» in generale che egli ha tenuto così duramente e dogmaticamente a difendere e propagandare) ad avere inequivocabilmente ragione. Se pensiamo, invece, che sia più saggio e meno distruttivo per le nostre società, cercare di adottare e di applicare una comune «regola del gioco», allora sono le mie modeste tesi (e quelle di coloro che – come me – contestano al «Liberismo» l’assurda ed anacronistica possibilità di anteporre, ogni volta, nel rapporto societario, l’interesse individuale all’interesse collettivo), ad avere un più giusto ed appropriato fondamento!
    Se è la «legge del più forte» che deve prevalere, smettiamola però di continuare simultaneamente a sottometterci a «due padroni»: lo Stato ed i «magnate dell’economia». Scegliamo il più forte… Aboliamo gli Stati. Cessiamo di rispettare le leggi o gli ordinamenti. Finiamola di pagare le tasse e di svolgere il servizio militare. E lasciamo, ad ogni cittadino, la più ampia libertà di organizzare autonomamente il suo ben vivere come meglio crede!
    Se è il principio della «regola del gioco» che ci sembra molto più corrispondente all’interesse generale dei nostri popoli e delle nostre nazioni, allora piantiamola per cortesia di prenderci per i fondelli…
    Salus popoli, suprema les est!
    Facciamo nostra, oggi, quell’antica e fondamentale Legge di Roma. Cacciamo a calci nel sedere i «Liberisti» che occupano impunemente le leve dell’attuale potere mondiale. Restituiamo «voce» ai Popoli. Rifondiamo, di sana pianta, le nostre istituzioni. E ridiamo forza ed autorità alla potenza coercitiva degli Stati (intesi, naturalmente, non come «Stati-Nazione» ma, come espressione politica, economica, sociale, culturale e militare di « Popoli-Nazione»!). Questo, non per permettere agli Stati stessi di incominciare o di ricominciare ad « impicciarsi » di economia, ma per dare loro la possibilità di imporre - tra il «troppo» ed il «troppo poco» - il migliore equilibrio possibile all’insieme degli attori sociali ed ai loro differenti, antagonisti e contraddittori interessi.

    Alberto B. Mariantoni

  5. #5
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    "questo è un test signore?"
    "lei è il signor Tyler Durden, signore"

    "quando soffri d'insonnia non sei mai realmente sveglio e non sei mai realmente addormentato. Tutto è una copia, di una copia, di una copia, di una copia"

  6. #6
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    anche se copie, l'importante è comunque il contenuto, no? LIBERTA non liberismo!

  7. #7
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    Come volevasi dimostrare...leggete i giornali oggi ed i commenti all'iniziativa....

  8. #8
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    Che mentalità, invece, dovremmo avere, per non incorrere nei suddetti “vicoli ciechi”?

    E’ sufficiente essere ciò che si è o, se si preferisce, essere coerenti con le idee che pretendiamo affermare o rappresentare: avere, cioè, ben chiaro nella mente che gli uomini (volenti o nolenti), sono tutti differenti, per natura e costituzione. E nella loro differenza, sono tutti unici, originali ed irripetibili.

    Per diventare “complementari”, è necessario fare una prima cernita: selezionare gli onesti, respingere e marginalizzare i disonesti. Soprattutto, i disonesti in senso politico!

    Senza entrare nei dettagli, diciamo che per disonesti in senso politico, intendiamo tutti coloro che, normalmente, parlano bene e razzolano male.

    Quando qualcuno di questi ultimi, è preso in flagranza di delitto di disonestà, non ci debbono essere remissioni di peccati. Deve essere schifato ed allontanato dall’ambiente. Immediatamente. Da tutti gli altri.

    Non è accettabile, infatti, che si continuino ad accettare tra di noi dei personaggi che, nel corso delle ultime elezioni politiche – con estrema facilità, disinvoltura e leggerezza, e senza interpellare nessuno – si sono permessi il lusso di passare, da una posizione anti-sistema, a quella di appoggio incondizionato (e gratuito?) ad una parte di quest’ultimo. Per poi, tentare di ripassare – dopo il loro flop elettorale e come se nulla fosse avvenuto – da una posizione favorevole ad una parte del sistema, a quella, di nuovo, di opposizione pura e dura nei confronti di quest’ultimo. Ed in certi casi, tentando addirittura di riproporsi ai militanti e simpatizzanti della cosiddetta Area, come “attori neutri” o “vittime innocenti” della sconfitta o come possibili “(ri)federatori” del nostro mondo politico.

    In questo caso, non è più una questione di idee, di scelte, di visioni del mondo. E’ solo ed esclusivamente disonestà politica.
    Tanto più che quelle loro “scelte di campo”, i “gentlemen” di cui sopra, le hanno prese autonomamente, da soli, senza realmente interpellare nessuno, se non i loro più fidati e scodinzolanti tirapiedi!

  9. #9
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    Mai più servi della destra atlantica
    Mai più utili idioti al servizio dell'America
    Mai più al soldo del mercante di Arcore.
    MAI PIU' AL SERVIZIO DEL LIBERISMO DI DESTRA E DI SINISTRA


    Fuori gli ETERNI PERDENTI dalla nostra area

  10. #10
    Enclave MUSSOLINISTA
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