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    Predefinito Rassegna stampa: L'Espresso

    Vaticano II: la vera storia che nessuno ha ancora raccontato
    Il cardinale Ruini boccia senza appello le interpretazioni dell’ultimo Concilio come cesura e “nuovo inizio” della Chiesa. E invoca che se ne scriva finalmente una storia non di parte, ma “di verità”

    di Sandro Magister



    ROMA, 22 giugno 2005 – A quarant’anni dalla sua chiusura, il Concilio Vaticano II è ancora in attesa di una sua storia “non di parte ma di verità”. L’ha detto il cardinale Camillo Ruini presentando un volume fresco di stampa, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, scritto dal vescovo Agostino Marchetto – studioso di storia della Chiesa, poi in servizio diplomatico per la Santa Sede e oggi segretario del pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti – e intitolato: “Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Contrappunto per la sua storia”. La presentazione del volume è avvenuta a Roma il 17 giugno, nella sala “Pietro da Cortona” dei Musei Capitolini.

    Perché “contrappunto”? Il cardinale Ruini l’ha subito spiegato. Il libro di Marchetto fa da contrappunto, ossia si contrappone nettamente, all’interpretazione del Vaticano II che ha fino ad oggi monopolizzato la storiografia cattolica mondiale: quella dei cinque volumi della “Storia del concilio Vaticano II” diretta da Giuseppe Alberigo e pubblicata in sei lingue tra il 1995 e il 2001: in Italia per i tipi del Mulino e a cura di Alberto Melloni.

    Ruini ha esordito paragonando “in modo un po’ scherzoso” la storia del Vaticano II di Alberigo a quella scritta dal servita Paolo Sarpi sul Concilio di Trento, pubblicata a Londra nel 1619 e subito messa all’indice dei libri proibiti: cioè una ricostruzione brillante, fortunata, ma molto polemica e molto di parte. A Sarpi rispose diciassette anni dopo il gesuita Pietro Sforza Pallavicino con una “Istoria” molto più documentata ma non meno appassionata e parziale. Ci vollero tre secoli prima che il Tridentino avesse la sua prima storia equa e compiuta, pubblicata da Hubert Jedin tra il 1949 e il 1975. E proprio questo Ruini ha invocato: una “grande storia in positivo” anche per il Concilio Vaticano II, sperabilmente presto, senza aspettare altri tre secoli. Il volume di Marchetto – ha detto – dà nelle sue pagine finali alcune indicazioni per produrre questa storia “nuova e diversa”.

    La tesi di fondo di Alberigo e della sua “scuola di Bologna” fondata negli anni sessanta da Giuseppe Dossetti è che gli elementi prioritari del Concilio Vaticano II non sono i testi che esso ha prodotto. La priorità è l¿evento in sé. Il vero Concilio è lo "spirito" del Concilio. Non riducibile, anzi, incommensurabilmente superiore alla "lettera" dei suoi documenti.

    E lo "spirito" del Concilio è identificato nel sogno di Giovanni XXIII di una "nuova Pentecoste" per la Chiesa e per il mondo. Mentre la "lettera" sarebbe l¿imbrigliamento dell¿assise attuato da Paolo VI, il papa che ha in effetti promulgato tutti i documenti conciliari. Tra Giovanni XXIII e Paolo VI lo scarto è dato come incolmabile. Quasi la "lettera" di papa Giovanni Battista Montini avesse soffocato e tradito lo "spirito" di papa Angelo Giuseppe Roncalli.

    Un altra tesi di fondo è che il Vaticano II ha segnato una cesura sistemica tra la stagione ecclesiastica anteriore, preconciliare, e quella successiva, postconciliare.

    Ebbene, il cardinale Ruini ha contestato in radice questa visione. Non solo il Concilio Vaticano II non segna una cesura, intesa come un “nuovo inizio” nella storia della Chiesa, ma tale cesura “è anche teologicamente non ammissibile”.

    A sostegno della continuità del Vaticano II rispetto alla grande tradizione della Chiesa, Ruini ha citato anzitutto Giovanni XXIII, e proprio quel passaggio del suo discorso inaugurale del Concilio dell’11 ottobre 1962 che Alberigo e la scuola di Bologna più invocano a sostegno delle loro tesi.

    Poi ha citato Paolo VI. Che il 18 novembre 1965 chiarì ai vescovi riuniti in Concilio che con la parola programmatica “aggiornamento” Giovanni XXIII “non voleva attribuire il significato che qualcuno tenta di darle, quasi essa consenta di relativizzare secondo lo spirito del mondo ogni cosa nella Chiesa (dogmi, leggi, strutture, tradizioni), mentre fu così vivo e fermo in lui il senso della stabilità dottrinale e strutturale della Chiesa da farne cardine del suo pensiero e della sua opera”.

    Poi ancora ha citato Giovanni Paolo II, che nel 2000, a un convegno sull’attuazione del Vaticano II, ribadì che “leggere il Concilio supponendo che esso comporti una rottura col passato, mentre in realtà esso si pone nella linea della fede di sempre, è decisamente fuorviante”.

    Ma pur nella continuità con la tradizione e le fonti bibliche e patristiche – ha proseguito Ruini – il Vaticano II ha segnato delle novità e aperture.

    Alla base dell’apertura del Concilio alla modernità – ha detto – c’è l’assunzione positiva della centralità del soggetto umano, ossia quella “svolta antropologica che ha caratterizzato lo sviluppo storico dell’Occidente almeno a partire dall’Umanesimo e dal Rinascimento”.

    Con ciò il Vaticano II “ha posto fine a una lettura catastrofale dell’epoca moderna”. Ma ha soprattutto ricondotto la centralità dell’uomo “a una prospettiva ultimamente cristologica”: prospettiva che “mi è stata cara fin da quando, in età più giovane, potevo dedicarmi di più allo studio della teologia”. Ruini ha citato a sostegno di questa visione sia la costituzione conciliare “Gaudium et Spes” al n. 22: “Solamente nel Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo”; sia l’enciclica di Giovanni Paolo II “Dives in Misericordia” al n. 1: “Quanto più la missione della Chiesa si incentra sull’uomo, tanto più deve confermarsi e realizzarsi teocentricamente, cioè orientarsi in Gesù Cristo verso il Padre”.

    Ruini ha anche respinto l’idea che il Concilio Vaticano II abbia avuto al suo centro la Chiesa:

    “Giustamente [il grande teologo e poi cardinale] Henri De Lubac osservò che, nonostante lo spazio preponderante occupato dalla Chiesa nei documenti del Vaticano II, non è fondato il sospetto che il Concilio rappresenti un’ulteriore tappa del processo per cui la Chiesa si starebbe adeguando al carattere immanentistico della cultura moderna: infatti il Vaticano II parla sì della Chiesa, ma anzitutto per mettere di nuovo in evidenza il suo radicale orientamento a Cristo, alla salvezza eterna, a Dio che salva l’uomo”.

    Altro punto critico è il ruolo della gerarchia. Ruini ha sottolineato che “essa è per il Popolo di Dio”. Quando il Concilio si svolse, “la contestazione antiautoritaria della seconda metà degli anni Sessanta doveva ancora esplodere. I padri conciliari non si sentirono quindi obbligati a difendere l’autorità della gerarchia da un attacco che non c’era stato”. Si dedicarono piuttosto “a completare e ad equilibrare l’opera del Concilio Vaticano I, affiancando all’affermazione del primato del papa quella della collegialità dei vescovi”. E con ciò “posero le premesse per uno sviluppo ecclesiologico che è ormai iniziato e dovrà caratterizzare il tempo che sta davanti a noi, realizzando una forma di sintesi tra la prospettiva incentrata sul collegio dei vescovi, prevalente nel primo millennio, e quella che fa capo al primato papale, che ha contrassegnato il secondo millennio”.

    Di Joseph Ratzinger teologo, Ruini ha ripreso alcuni passaggi della sua autobiografia, negli anni in cui egli era perito al Concilio:

    “Nella discussione preparatoria alla costituzione ‘Dei Verbum’ Ratzinger si chiedeva se venisse prima, per la fede, l’esegesi storico-critica del testo biblico, oppure la tradizione della comunità credente. E rispondeva che prima veniva la tradizione. Il Concilio gli ha dato ragione. L’alternativa sarebbe stata trasformare la Chiesa in una democrazia parlamentare dominata dai teologi e dagli esegeti”.

    Concludendo, Ruini ha di nuovo contestato la contrapposizione tra Giovanni XXIII e Paolo VI quale appare nella storia del Vaticano II prodotta da Alberigo e dalla scuola di Bologna.

    E di questa storia, che pur continua a dominare la scena, ha praticamente decretato il tramonto:

    “L’interpretazione del Concilio come rottura e nuovo inizio sta venendo a finire. È un’interpretazione oggi debolissima e senza appiglio reale nel corpo della Chiesa. È tempo che la storiografia produca una nuova ricostruzione del Vaticano II che sia anche, finalmente, una storia di verità”.

    __________


    Il libro commentato dal cardinale Ruini raccoglie 52 scritti del suo autore – per lo più recensioni di libri sul Vaticano II – pubblicati tra il 1989 e il 2003, più 6 inediti:

    Agostino Marchetto, “Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Contrappunto per la sua storia”, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2005, pp. 410, euro 35,00.

    __________


    Del cardinale Ruini, la più completa e aggiornata rilettura del Concilio Vaticano II è nel capitolo centrale di questo suo libro pubblicato lo scorso aprile:

    Camillo Ruini, “Nuovi segni dei tempi. le sorti della fede nell’età dei mutamenti”, Mondadori, Milano, 2005, pp. 92, euro 10,00.

    __________


    In questo sito, sulla storia del Vaticano II a cura di Giuseppe Alberigo, oggetto delle critiche di Agostino Marchetto e del cardinale Ruini:

    > Concilio Vaticano II. Una storia non neutrale (9.11.2001)

    Di Alberigo, l’editrice il Mulino pubblicherà tra breve una nuova sintesi della storia dell’ultimo Concilio, che uscirà nella collana Universale Paperbacks:

    Giuseppe Alberigo, “Breve storia del Concilio Vaticano II”, il Mulino, Bologna, 2005, pp. 200, euro 10,50.

    __________


    Vai alla home page di > www.chiesa.espressonline.it, con i lanci degli ultimi articoli e i link alle pagine di servizio.

    L’indirizzo è > s.magister@espressoedit.it

    __________


    Sandro Magister cura anche un blog quotidiano, sempre sulla Chiesa, con segnalazioni, interventi, commenti:

    > SETTIMO CIELO. IL BLOG DI SANDRO MAGISTER

    > L¿indice generale del blog, mese per mese

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  2. #2
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    Predefinito Sommari dei precedenti articoli

    26.7.2006
    > Al summit sul Medio Oriente Benedetto XVI predica la croce di Gesù
    Meno politica, il minimo essenziale, e più fede cristiana: è la nuova linea voluta dal papa per la Chiesa. Mentre gli eserciti combattono e le diplomazie trattano, in una piccola parrocchia di montagna egli dice...

    25.7.2006
    > Questioni aperte: la comunione ai divorziati risposati
    La Facoltà Teologica di Milano propone che siano ammessi all’eucaristia senza che rinuncino ai rapporti sessuali. Un suo autorevole teologo spiega perchè e a quali condizioni. Come reagirà Roma?

    21.7.2006
    > Ho fatto un sogno: è risorta la musica di Palestrina e Gregorio Magno
    Intervista esclusiva col maestro Domenico Bartolucci. Chi e perchè ha soffocato il canto gregoriano e la polifonia. E come ridar loro vita. Benedetto XVI? “Un Napoleone senza generali”

    19.7.2006
    > Israele lotta per la vita, ma il Vaticano “deplora”
    Il segretario di stato uscente Sodano è esponente di punta della corrente anti-israeliana. Ma c’è chi giudica diversamente la nuova guerra in Libano. Un editoriale di Vittorio E. Parsi e un’intervista di p. David Maria Jaeger

    14.7.2006
    > La nuova squadra di Ratzinger si allena nel Sant’Uffizio
    Dias, Bertone, Lajolo, Lombardi... Nomina dopo nomina, Benedetto XVI cambia faccia al governo centrale della Chiesa. Con al centro lui e la congregazione per la dottrina della fede

    7.7.2006
    > India. Anche le suore di madre Teresa in ostaggio di induisti fanatici
    Le leggi anti-conversione volute dai partiti nazionalisti alimentano le violenze contro i cristiani. La protesta del papa e del cardinale indiano Ivan Dias, nuovo prefetto “de Propaganda Fide”

    3.7.2006
    > Sinodo sull’eucaristia: al papa l’ultima parola
    Benedetto XVI sta scrivendo il documento conclusivo, che pubblicherà entro l’estate. L’arcivescovo Malcolm Ranjith l’anticipa così: “Una correzione è necessaria. Bisogna ritornare alla liturgia nello spirito del Concilio”

    30.6.2006
    > Vittoriosa barca di Pietro, invano sballottata da Satana
    Nell’omelia per la festa dei santi Pietro e Paolo, Benedetto XVI descrive una Chiesa “squassata dal vento delle ideologie”, ma inaffondabile. Perché anche nella debolezza del papa “si rivela la forza di Dio”

    27.6.2006
    > Musica nuova in Vaticano, non solo in segreteria di stato
    Bertone prende il posto di Sodano. Ma una svolta importante avviene anche nella musica liturgica. Un concerto col papa nella Cappella Sistina, diretto dal maestro Bartolucci, ha indicato la strada

    16.6.2006
    > Ortodossia e islam: Benedetto XVI prepara il suo viaggio in Turchia
    Ha dedicato un'intera catechesi a sant'Andrea, l'apostolo della Chiesa “sorella” di Costantinopoli, e ha auspicato l'insegnamento della religione islamica nelle scuole europee, a precise condizioni. Dal pensatore musulmano Khaled Fouad Allam una proposta in sintonia col papa

    13.6.2006
    > Nel Duomo di Milano la Chiesa del futuro si sperimenta così
    Con videoinstallazioni, musica elettronica e arte astratta. Con letture quaresimali di Oscar Wilde e Jack Kerouac. Con la cattedra data ai non credenti. Nella grande diocesi che ha per patroni sant'Ambrogio e san Carlo Borromeo

    7.6.2006
    > Lajolo e Kasper, due nuovi ratzingeriani in squadra
    Ricoprono cariche chiave in curia, lì nominati da Giovanni Paolo II. Ma sostengono in pieno il nuovo corso di papa Ratzinger. Ecco cosa è cambiato con loro nell’ecumenismo e nei rapporti con l’islam

    1.6.2006
    > San Pietro raccontato dal suo successore
    I testi integrali delle due catechesi dedicate da Benedetto XVI al primo degli apostoli. Un documento straordinario della sua predicazione meno conosciuta. E del suo modo d’essere papa

    29.5.2006
    > Il papa ad Auschwitz: “Volevano uccidere Dio”
    “Con la distruzione di Israele volevano strappare la radice su cui si basa la fede cristiana”. Una sconvolgente interpretazione della Shoah, nelle parole del papa tedesco

    26.5.2006
    > La nuova curia di Benedetto XVI guarda all’Asia
    Viene dall’India il nuovo prefetto di “Propaganda Fide”. Ed è arrivato dallo Sri Lanka il nuovo segretario della congregazione per la liturgia. Il suo primo discorso pubblico è stato la presentazione di un libro. Rivelatore

    22.5.2006
    > Preservativo sì o no: “La Civiltà Cattolica” sbarra la strada
    Un articolo dell’autorevole rivista conferma che la Chiesa non allenterà il suo divieto. Nemmeno contro l’AIDS in Africa. Ma sulla stessa rivista quindici mesi fa il cardinale Martini...

    19.5.2006
    > Fine della storia per il fondatore dei Legionari di Cristo
    “Una vita riservata di preghiera e penitenza”: è questa la pena inflitta da Benedetto XVI a Marcial Maciel, dopo “attento studio e investigazione”. Lui e la Legione obbediscono

    15.5.2006
    > C’è un islam pacifico alle foci del Gange
    A insegnarlo è un filosofo musulmano dell’università di Dhaka, a fianco a fianco con docenti cristiani, ebrei, buddisti, induisti. Ecco una sua intervista, con un missionario cattolico

    11.5.2006
    > Nella laicissima Francia, Nicolas Sarkozy rompe il tabù
    In un libro, il candidato alla presidenza della repubblica francese riconosce alla religione il suo spazio pubblico. E la Chiesa prende nota, anche in Italia e a Roma

    8.5.2006
    > Alla Cina il papa chiede libertà, non perdono
    Le autorità cinesi ricominciano a ordinare vescovi illegittimi. Ma questa volta il Vaticano risponde duro. È il nuovo corso inaugurato da Benedetto XVI

    4.5.2006
    > Incontri di civiltà. Come Joseph Ratzinger guarda all’islam
    L’autore di questo saggio, Samir Khalil Samir, è un gesuita egiziano che conosce molto da vicino sia il papa sia la religione musulmana. L’ha scritto e pubblicato per “Asia News”. Eccolo integrale

    28.4.2006
    > Il “Day after” di Carlo Maria Martini
    Il testo pubblicato su “L'espresso” dal cardinale ha molto contrariato il vertice della Chiesa. Alcuni l'hanno letto come il manifesto di un antipapa. Ecco una rassegna delle reazioni. Con un commento di Pietro De Marco

    24.4.2006
    > Quando inizia una vita? Risponde il cardinale Martini
    E la risposta è: non subito con la fecondazione, ma dopo. Con le conseguenze che ne derivano. Il cardinale Carlo Maria Martini e il bioeticista Ignazio Marino discutono di ovociti ed embrioni, aborto e contraccettivi, Aids ed eutanasia

    18.4.2006
    > Benedetto XVI un anno dopo. Che cosa ha fatto di nuovo
    Tra le innovazioni introdotte da papa Joseph Ratzinger ce n’è una speciale: ascoltare domande in pubblico e a tutte rispondere, improvvisando. L’ha fatto con i giovani, i preti, i bambini

    12.4.2006
    > “Settimana Santa a Monreale”, autore Romano Guardini
    Una straordinaria lezione di liturgia dal vivo, scritta dal teologo che fu maestro di Joseph Ratzinger. In una pagina per la prima volta tradotta dall’originale tedesco

    10.4.2006
    > Oriana Fallaci s’è iscritta alla Compagnia di Gesù
    Un saggio di un gesuita di “La Civiltà Cattolica” fa un’analisi dell’islam estremamente critica, molto simile a quella della celebre scrittrice. Che Benedetto XVI legge e stima

    5.4.2006
    > In Italia si vota. E la gerarchia della Chiesa si pronuncia così
    A dar lezione sono due discorsi del papa e del suo vicario, e tre articoli di “La Civiltà Cattolica”. Problema: in democrazia si può votare su tutto?

    30.3.2006
    > Tutti al cinema, ad ascoltare “Il grande silenzio”
    Il film è stato girato nella Grande Certosa di Grenoble e sono 162 minuti di contemplazione pura. In Germania ha avuto un sorprendente successo. Ora è arrivato a Roma

    28.3.2006
    > La nuova politica vaticana con la Cina è di color rosso porpora
    Il suo emblema è il neocardinale Zen, vescovo di Hong Kong. “Il colore della mia veste”, ha detto, “è il sangue degli eroi senza nome che hanno sofferto per essere fedeli alla Chiesa”

    24.3.2006
    > A Tor Tre Teste è nata una chiesa bellissima. Ma smemorata e muta
    Il papa in visita alla nuova chiesa costruita a Roma da Richard Meier. Fatta solo di pareti nude, incapaci di narrare la fede cristiana. Pietro De Marco la mette a confronto col duomo di Monreale e dice come farla rivivere

    22.3.2006
    > C’è un dossier Turchia sul tavolo del papa
    A novembre Benedetto XVI andrà a Istanbul. Vuole più libertà religiosa per i cristiani e più dialogo con l’islam politico moderato. Un articolo di “La Civiltà Cattolica” spiega perchè

    21.3.2006
    > Ruini ribatte a Martino: il Corano nelle scuole si insegni così
    Alle stesse condizioni che valgono per ogni altro insegnamento nella scuola pubblica. Ma da queste condizioni l’islam è lontanissimo. Così è in Italia e così è in molti paesi d’Europa. Il parere del giurista Carlo Cardia

    16.3.2006
    > “Credo Apostolicam Ecclesiam”: in piazza San Pietro tutti i mercoledì
    Benedetto XVI ha inaugurato un nuovo ciclo di catechesi. Come tema ha scelto il legame “inseparabile” tra Cristo e la Chiesa. E nella sua prima lezione ha fatto appello alla conversione degli ebrei

    14.3.2006
    > Renato Martino, cardinale fuori controllo
    Le sue dichiarazioni spesso creano difficoltà alle autorità vaticane e al papa. Le ultime riguardano Cuba e l’insegnamento del Corano nelle scuole pubbliche

    9.3.2006
    > Cipro. Ritratto di una cristianità cancellata
    Nella parte nord dell’isola, occupata dalla Turchia, le chiese sono diventate stalle o moschee. Diario di un viaggio al di là del muro

    7.3.2006
    > Benedetto XVI in diretta. Quindici domande, altrettante risposte
    Dialogo spontaneo tra il papa e i preti della sua diocesi di Roma. Sulla Bibbia e il Corano, su Pio XII, sulle donne nella Chiesa, sull’Africa, sull’ecumenismo, sull’interpretazione del Concilio...

    6.3.2006
    > I neocatecumenali obbediscono al papa. Ma a modo loro
    La comunione continueranno a farla seduti, come a un banchetto. È quanto risulta da una lettera che i capi del Cammino hanno scritto a Benedetto XVI

    2.3.2006
    > Viale del tramonto per il cardinale segretario di stato
    Dovrebbe essere il primo collaboratore del papa. Ma per Benedetto XVI il cardinale Angelo Sodano è più un ostacolo che un aiuto. Specie dopo la sua fallita manovra contro il cardinale Camillo Ruini

    23.2.2006
    > Che cosa insegna il papa teologo? Prima di tutto la verità
    I primi dieci mesi di Benedetto XVI “dottore della Chiesa”. Le nomine dei nuovi cardinali. L’inefficienza della curia. Grandi folle in ascolto, ma pochi collaboratori

    20.2.2006
    > I cristiani, l’islam e il futuro dell’Europa
    Come e perché l’islam può far parte dell’Europa “catholica”. A due condizioni: forte identità cristiana e autoriforma musulmana. Conferenza letta a Denver, Colorado, su invito dell’arcidiocesi

    10.2.2006
    > Cina. Venti milioni di comunisti in preghiera
    Tanti sarebbero gli iscritti al partito comunista che nello stesso tempo aderiscono a una religione. La linea ufficiale lo vieta. Ma c’è chi la ritiene sbagliata. E lo scrive

    7.2.2006
    > Beati i miti. Vita e martirio di un prete in missione in Turchia
    Don Andrea voleva riabitare il Medio Oriente “come Gesù lo abitò, con il dono umile della vita”. L’hanno ucciso al grido di “Allah è grande”, mentre pregava

    6.2.2006
    > Fine di un tabù: anche Romano Amerio è “un vero cristiano”
    Amerio fu il più grande degli oppositori tradizionalisti nella Chiesa del XX secolo e per questo fu punito con un generale ostracismo. Ma ora si scopre che la sua tesi centrale è la stessa di Benedetto XVI. Il quale vuol far pace coi lefebvriani

    30.1.2006
    > Le chiavi del perdono. L’amorevole potere del successore di Pietro
    La basilica di San Pietro compie 500 anni. Lo storico dell’arte Timothy Verdon spiega quale messaggio trasmettono le pietre e le immagini della Roma dei papi

    26.1.2006
    > Castelgandolfo rivisitato. I gesuiti accorrono in difesa del papa
    Padre Fessio dà ragione ai confratelli Troll e Samir. E insieme testimoniano che per Benedetto XVI l’islam è riformabile e può accordarsi con la modernità. Ma a caro prezzo

    25.1.2006
    > “Deus Caritas Est”: l’enciclica spiegata dal suo autore
    La prefazione di Benedetto XVI alla prima enciclica del suo pontificato. “La parola ‘amore’ oggi è così sciupata, consumata, abusata. Dobbiamo riprenderla, purificarla e riportarla al suo splendore originario...”

    23.1.2006
    > Islam e democrazia si sono incontrati in segreto a Castelgandolfo
    Il resoconto di un weekend di studio sull’islam tra il papa e suoi ex allievi di teologia. Con due versioni contrastanti su come Benedetto XVI giudica la religione musulmana

    19.1.2006
    > Trame vaticane. Chi resiste a Benedetto XVI
    La disobbedienza dei neocatecumenali. Le leggende nere sul conclave. Il boicottaggio delle traduzioni. Tre modi diversi di avversare il nuovo papa

    13.1.2006
    > Anche Iran e Cina cadono sotto i giudizi del papa
    Nel discorso al corpo diplomatico Benedetto XVI non li ha citati per nome. Ma ha detto chiaro come li giudica: sul metro di verità e libertà. Un’intervista del vescovo di Hong Kong

    10.1.2006
    > Finalmente la verità. Quello che il papa ha detto al corpo diplomatico
    Nel suo primo discorso agli ambasciatori presso la Santa Sede, Benedetto XVI ha ricordato da dove nasce la pace vera. “Ai responsabili delle nazioni dico: se non temete la verità, non potete temere la libertà!”

    5.1.2006
    > Guerra santa. Quell’anno in cui i musulmani presero Roma
    Pochi lo sanno, ma è accaduto. Un libro uscito negli Stati Uniti offre per la prima volta al grande pubblico i maggiori documenti sulla teoria e la pratica del jihad. Da Maometto a oggi

    2.1.2006
    > “Terra in cambio di terra”: l’esperto di Sharon svela il suo piano di pace
    L’esperto è Sergio Della Pergola, il maggior studioso mondiale di demografia dell’ebraismo. L’identità del popolo d’Israele all’origine del piano. Col Vaticano come modello, per il futuro di Gerusalemme

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    > Tutti gli articoli del 2005

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    > Gli articoli del 2002, gennaio-giugno

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  3. #3
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    Predefinito la leggenda nera su Pio XII l'ha inventata un cattolico

    La leggenda nera di Pio XII l’ha inventata un cattolico: Mounier
    E con lui un altro grande cattolico, Mauriac. La propaganda comunista non fu la sola a creare l’immagine di papa Pacelli filo-nazista. Due saggi su due autorevoli riviste gettano nuova luce su come è nata

    di Sandro Magister



    ROMA, 20 giugno 2005 – Sull’ultimo numero di “La Civiltà Cattolica” lo storico gesuita Giovanni Sale ricostruisce con documenti anche inediti la nascita della “leggenda nera” di un Pio XII filo-hitleriano.

    “La Civiltà Cattolica” è la rivista dei gesuiti di Roma i cui articoli sono previamente letti e autorizzati dalla segreteria di stato vaticana.

    Stando alla ricostruzione di p. Sale, a generare la leggenda nera fu, sul finire della seconda guerra mondiale, la stampa comunista internazionale guidata da Mosca.

    Negli stessi giorni, però, sull’ultimo numero di "Archivum Historiae Pontificiae" – la rivista annuale della facoltà di storia ecclesiastica della Pontificia Università Gregoriana, anch’essa affidata ai gesuiti – è uscito un articolo dello storico Giovanni Maria Vian che sulle origini della leggenda nera di Pio XII dà una ricostruzione differente.

    Secondo Vian, a dar vita all’accusa contro i “silenzi” di Pio XII, oltre che la propaganda sovietica, furono dei cattolici francesi e polacchi, e in particolare due intellettuali di spicco, Emmanuel Mounier e François Mauriac.


    P. Sale richiama l’attenzione sul primo discorso importante pronunciato da Pio XII dopo la fine della seconda guerra mondiale: il messaggio ai cardinali pronunciato il 2 giugno 1945.

    In esso papa Eugenio Pacelli condannò con parole molto forti “le rovinose e inesorabili applicazioni della dottrina nazinalsocialista, che giungevano fin a valersi dei più raffinati metodi scientifici per torturare e sopprimere persone spesso innocenti”.

    Queste parole del papa riprendevano quasi alla lettera un suggerimento a lui fatto pochi giorni prima dall’allora ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, il filosofo cattolico Jacques Maritain. Sia nel suggerimento di Maritain sia nel discorso del papa gli ebrei non erano nominati esplicitamente, ma p. Sale vi vede una trasparente “allusione alla soluzione finale posta in esecuzione dai gerarchi nazisti contro gli ebrei”.

    Subito dopo, nel suo discorso, Pio XII ricordò l’uccisione di migliaia di sacerdoti cattolici nei campi di concentramento nazisti, con “in prima linea per il numero e per la durezza del trattamento i sacerdoti polacchi”.

    Quel discorso di Pio XII ebbe una vasta eco nel mondo. Riportando i commenti della stampa internazionale, p. Sale fa notare che “la parola del papa fu interpretata secondo gli orientamenti ideologici e politici che nei vari paesi si andavano prefigurando, agli esordi della guerra fredda”.

    A dettare la linea alla stampa comunista di tutto il mondo fu un commento di Radio Mosca del 7 giugno 1945, nel quale p. Sale vede “già sviluppati alcuni motivi che diventeranno centrali nei decenni successivi nella polemica antipacelliana”.

    Radio Mosca accusò Pio XII di farsi vanto tardivamente e a torto della sua opposizione al nazismo, perché invece “aveva taciuto quando operavano le macchine tedesche della morte, quando fumavano i camini dei forni crematori”. Nemmeno da Radio Mosca, in questo commento, gli ebrei furono chiamati per nome. In ogni modo – scrive p. Sale – da lì “iniziò la leggenda nera, la quale in qualche misura è arrivata fino ai giorni nostri, di un Pio XII amico e alleato dei nazisti”.

    Nella conclusione del suo saggio, p. Sale ricorda che cinque mesi dopo quel discorso Pio XII “ebbe modo di rilevare tutto l’orrore per le atrocità naziste quando, il 29 novembre 1945, ricevette una delegazione di profughi ebrei venuti a ringraziarlo per l’opera della Chiesa cattolica in loro favore durante la seconda guerra mondiale”. E aggiunge:

    “In ogni caso non c’era ancora in quel periodo la percezione esatta (sia psicologica, sia culturale, sia storico-conoscitiva) di ciò che nel cuore dell’Europa era accaduto agli ebrei negli ultimi anni della guerra. [...] Lo stesso concetto di Olocausto e di unicità della Shoah non era ancora stato elaborato neppure in ambiente ebraico”.


    Su "Archivum Historiae Pontificiae" Vian non contraddice la ricostruzione di p. Sale. La integra però gettando luce su accuse contro i “silenzi” papali provenienti in quegli stessi anni anche da cattolici francesi e polacchi. Accuse di cui Pio XII mostrò di essere al corrente nei passaggi sopra citati del suo discorso del 2 giugno 1945.

    Ecco qui di seguito l’articolo di Vian apparso su "Archivum Historiae Pontificiae", n. 42, 2004, pp. 223-229. L’articolo (qui senza le note) ricostruisce la genesi e lo sviluppo della leggenda nera di Pio XII dal 1939 fino agli inizi del pontificato di Paolo VI. L’autore è docente di filologia patristica all’università di Roma La Sapienza e membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche.


    Il silenzio di Pio XII: alle origini della leggenda nera

    di Giovanni Maria Vian


    La polemica sul silenzio di Pio XII durante la seconda guerra mondiale – di fronte soprattutto all’orrendo tentativo genocida dei nazisti di sterminare gli ebrei in Europa, una delle maggiori tragedie del Novecento – fa parte ormai della storia. Su questo argomento molto si è scritto e si continua a scrivere, per la sua indubbia rilevanza, per l’interesse sempre vivissimo suscitato anche oltre le cerchie ristrette degli specialisti e per il suo innegabile uso strumentale, che s’intreccia anche con l’introduzione della causa di canonizzazione del pontefice.

    Soprattutto questa strumentalizzazione ha finito per creare una vera e propria leggenda nera, al di là delle diverse possibili valutazioni dell’atteggiamento del papa negli anni tragici del conflitto. Ricordare le origini, spesso trascurate, delle accuse al pontefice – formulate dapprima da ambienti cattolici e poi amplificate, già durante gli anni di guerra, dalla propaganda sovietica e poi comunista – è lo scopo di questa nota.

    A interrogarsi sui “silenzi di Pio XII” fu per primo Emmanuel Mounier, addirittura poche settimane dopo l’elezione a papa del cardinale segretario di stato Eugenio Pacelli, il 2 marzo 1939. E lo fece a proposito dell’aggressione dell’Italia all’Albania, avvenuta agli inizi di aprile di quell’anno, e dell’assenza di reazioni di condanna da parte del nuovo pontefice.

    In un articolo scritto immediatamente dopo, l’intellettuale cattolico francese, pur premettendo di avvertire “il ridicolo che vi sarebbe per un fedele nel sostituirsi alla coscienza pontificale”, sottolineava “che lo scandalo, a causa di questo silenzio” era entrato “in migliaia di cuori”. E aggiungeva: “Non sono in grado di giudicare se questo non era che l’inevitabile tributo di una diplomazia riuscita […]. Io non ho chiesto che alcune parole. Perché capita anche che la Parola vivifichi” .

    Il problema delle parole non pronunciate, e già allora invocate da Mounier, avrebbe tormentato la coscienza del pontefice durante i lunghissimi e tremendi sei anni della guerra, scatenata soltanto pochi mesi più tardi dall’aggressione alla Polonia da parte della Germania nazionalsocialista alleata con la Russia sovietica. In questo contesto, ha scritto lo storico gesuita Burkhart Schneider, “il papa venne accusato per il suo apparente silenzio che sembrava indifferenza di fronte ad indicibili sofferenze”. E queste accuse vennero soprattutto da “ambienti dei polacchi in esilio”, dunque di nuovo da parte cattolica.

    La linea politica e diplomatica della Santa Sede nei decenni precedenti e soprattutto durante la spaventosa guerra del 1914-1918 aveva cercato di perseguire, senza troppi consensi nemmeno tra i cattolici, una sorta di neutrale imparzialità tra le parti in conflitto. Questa linea aveva incluso la condanna, da parte di Benedetto XV, dell’“inutile strage” e una vera e propria “diplomazia dell’assistenza”, di cui in Germania era stato protagonista lo stesso Pacelli, allora nunzio a Monaco.

    Nella nuova tragedia bellica – provocata dai totalitarismi nazista e sovietico che la Santa Sede aveva condannato nel 1937 con le encicliche “Mit Brennender Sorge” e “Divini Redemptoris” – Pio XII intese seguire la stessa linea, anche se invece nei fatti il pontefice compì scelte che non è possibile classificare come neutrali.

    Così il papa, con una decisione senza precedenti, appoggiò tra l’autunno del 1939 e la primavera del 1940, già nei primi mesi del conflitto, il tentativo – presto abortito – di rovesciare il regime hitleriano da parte di alcuni circoli militari tedeschi in contatto con i britannici, mentre dopo l’attacco della Germania all’Unione Sovietica a metà del 1941 Pio XII dapprima si rifiutò di schierare la Santa Sede con quella che era presentata come una crociata contro il comunismo e poi si adoperò per smussare l’opposizione di moltissimi cattolici statunitensi all’alleanza degli Stati Uniti con la Russia staliniana.

    Certamente, non per questo cambiò il giudizio del papa e dei suoi più stretti collaboratori sul comunismo, giudizio che restò sempre radicalmente negativo, accentuandosi dal 1943 e culminando nel decreto di condanna emanato nel 1949 dal Sant’Uffizio. L’immagine di un Pio XII “al soldo degli Americani” – diffusa e sempre sostenuta dai sovietici a causa dell’indubbio anticomunismo del papa – è però dal punto di vista storico insostenibile.

    Proprio in questa polemica – frutto della propaganda sovietica e più in generale comunista, ripresa presto anche da esponenti della Chiesa ortodossa russa – trovarono posto, fin dal 1944, le accuse a papa Pacelli e al Vaticano, che s’innestavano così sugli interrogativi espressi da Mounier e che si ritrovano nei diplomatici accreditati presso la Santa Sede, ma questa volta a proposito della politica nazista di sterminio degli ebrei.

    Nel quadro del progressivo distanziamento e irrigidimento dei due blocchi vittoriosi che avrebbe portato negli anni del dopoguerra all’imposizione dell’egemonia sovietica in quasi tutti i paesi dell’Europa orientale e centrale e quindi alla guerra fredda, a Pio XII fu imputato di avere sostenuto la Germania nazista e il fascismo, di averli perdonati, di avere nascosto criminali di guerra tedeschi, di non aver condannato la barbarie hitleriana, di avere taciuto e di essersi schierato con l’Occidente capitalista.

    Già durante la guerra, il 13 giugno 1943, il pontefice replicò alle accuse “che il papa ha voluto la guerra, che il papa mantiene la guerra e fornisce il denaro per continuarla, che il papa non fa nulla per la pace. Mai forse fu lanciata una calunnia più mostruosa e assurda di questa”.

    Dopo la guerra, il 24 dicembre 1946, Pio XII alluse esplicitamente alla propaganda contro la Santa Sede: “Noi ben sappiamo che tutte le nostre parole, le nostre intenzioni rischiano di essere male interpretate e svisate a scopo di propaganda politica”.

    E nel 1951 l’interrogativo che Mounier aveva sollevato una dozzina d’anni prima a proposito dell’aggressione italiana all’Albania diveniva, nelle parole di un altro intellettuale cattolico francese – François Mauriac, che l’anno dopo sarebbe stato insignito del premio Nobel per la letteratura – un duro rimprovero a Pio XII per non aver condannato la mostruosa persecuzione degli ebrei.

    Nella prefazione al “Bréviaire de la haine. Le IIIe Reich et les Juifs” di Léon Poliakov, dopo aver sottolineato che il libro era in primo luogo diretto ai tedeschi, Mauriac scriveva:

    “Questo breviario è stato scritto anche per noi francesi, il cui tradizionale antisemitismo è sopravvissuto a quegli eccessi di orrore nei quali Vichy ha avuto la sua timida e ignobile parte; per noi cattolici francesi, soprattutto, che, se abbiamo salvato l’onore, senza dubbio ne andiano debitori all’eroismo e alla carità di molti vescovi, preti e religiosi verso gli ebrei braccati, ma che non abbiamo avuto il conforto di sentire il successore del Galileo, Simone Pietro, condannare con parola netta e chiara, e non con allusioni diplomatiche la crocifissione di questi innumerevoli ‘fratelli del Signore’. Al tempo dell’occupazione, chiesi un giorno al venerando cardinale Suhard, che d’altra parte tanto aveva fatto, nell’ombra, a favore dei perseguitati: ‘Eminenza, comandateci di pregare per gli ebrei’, ed egli per tutta risposta levò le braccia al cielo. Certamente, la potenza occupante aveva mezzi di pressione cui non si poteva resistere, e il silenzio del papa e della gerarchia altro non era che un repugnante dovere; si trattava di evitare sciagure peggiori. Ciò non toglie che un crimine di tanta ampiezza ricada in parte non indifferente su tutti i testimoni che hanno taciuto, quali siano state le ragioni del loro silenzio”.

    Meno severi invece erano gli accenti dell’ebreo Poliakov che – a proposito della tradizione antiebraica e dell’atteggiamento di Pio XII, e appena prima di alcuni acuti cenni sull’“essenza anticristiana dell’antisemitismo” – esprimeva un giudizio ben più sfumato:

    “Non spetta a uno scrittore israelita pronunciarsi in merito a dogmi secolari di un’altra religione; ma, di fronte all’immensità delle conseguenze, non si può non essere profondamente turbati. Che il senso del nostro turbamento non vada frainteso. Noi non ammettiamo che vi sia stato anche soltanto una traccia di antisemitismo nel pensiero del papa. Se, contrariamente a tanti vescovi francesi, egli non fece sentire la sua voce, ciò fu dovuto senza dubbio al fatto che la sua giurisdizione si estendeva all’Europa tutta intera e che egli doveva tener conto non soltanto delle gravi minacce sospese sulla Chiesa, ma anche della condizione di spirito dei suoi fedeli di tutti i paesi”, che erano influenzati dalla tradizione antiebraica del cristianesimo.

    In questo contesto si colloca la svolta nella questione del silenzio di Pio XII, quando il pontefice era morto (il 9 ottobre 1958) da più di quattro anni.

    Questa svolta fu avviata dal dramma teatrale “Der Stellvertreter” di Rolf Hochhuth, che venne rappresentato per la prima volta a Berlino il 20 febbraio 1963 e che, per le sue tesi estreme avverse a papa Pacelli e per le forti polemiche da subito suscitate, ha da allora esercitato un influsso enorme sulla formazione dell’immagine di Pio XII e della Santa Sede nell’opinione pubblica e nello stesso dibattito storiografico.

    Particolarmente significativa, nel divampare immediato della polemica, fu quasi subito la difesa del pontefice da parte di uno dei suoi più stretti collaboratori, Giovanni Battista Montini, che dalla fine del 1954 era arcivescovo di Milano e nel 1958 era stato creato cardinale da Giovanni XXIII.

    Occasione dell’intervento di Montini fu un articolo in difesa di Pio XII – pubblicato dalla rivista cattolica inglese “The Tablet” nel numero dell’11 maggio 1963 – che tra l’altro sottolineava la vicinanza del lavoro teatrale di Hochhuth a una “pubblicazione comunista” sul Vaticano e la seconda guerra mondiale.

    Il cardinale di Milano – in una lettera giunta a “The Tablet” lo stesso giorno della sua elezione al pontificato, il 21 giugno 1963, quando assunse il nome di Paolo VI – difendeva il comportamento di Pio XII di fronte alla persecuzione e allo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti, crimini di cui il papa sarebbe stato corresponsabile per non averli condannati, secondo la tesi di Hochhuth.

    “Un atteggiamento di condanna e di protesta, quale costui rimprovera al papa di non avere adottato, sarebbe stato, oltre che inutile, dannoso; questo è tutto”, scriveva tra l’altro l’antico collaboratore di papa Pacelli, e concludeva:

    “Non si gioca con questi argomenti e con i personaggi storici che conosciamo con la fantasia creatrice di artisti di teatro, non abbastanza dotati di discernimento storico e, Dio non voglia, di onestà umana. Perché altrimenti, nel caso presente, il dramma vero sarebbe un altro: quello di colui che tenta di scaricare sopra un papa, estremamente coscienzioso del proprio dovere e della realtà storica, e per di più d’un amico, imparziale, sì, ma fedelissimo del popolo germanico, gli orribili crimini del nazismo tedesco. Pio XII avrà egualmente il merito d’essere stato un ‘Vicario’ di Cristo, che ha cercato di compiere coraggiosamente e integralmente, come poteva, la sua missione; ma si potrà ascrivere a merito della cultura e dell’arte una simile ingiustizia teatrale?”.

    Gli stessi accenti e spunti critici contro la tesi propagandistica del drammaturgo tedesco si ritrovano quasi due anni più tardi in un articolo dello storico liberale Giovanni Spadolini, pubblicato il 18 febbraio 1965 dopo le prime rappresentazioni del testo teatrale di Hochhuth a Roma, che furono subito proibite e seguite da aspre polemiche.

    L’articolo dell’autorevole intellettuale e uomo politico laico esordiva con un attacco diretto alla posizione assunta dai partiti di sinistra e soprattutto dai comunisti: “Il partito che propugna il dialogo coi cattolici ha bandito una specie di crociata per la libertà di pensiero sulla base di questo libello di diffamazione anticlericale e di autodifesa nazionalista”.

    E ricordando la difesa di Pio XII da parte di Montini – nel 1963 appena prima di essere eletto papa e poi durante lo storico viaggio del pontefice in Terra Santa nel gennaio del 1964 – Spadolini insisteva sugli elementi di propaganda politica presenti nel dramma appena rappresentato a Roma: così l’allora cardinale di Milano “era insorto, con la lealtà del collaboratore e del discepolo che non dimentica, contro le assurde e inique requisitorie di una propaganda politica appena ammantata di moralismo”, mentre quando “Paolo VI pose piede in terra israeliana, in quella che fu la tappa più significativa e rivoluzionaria della sua missione palestinese, tutti avvertirono che il pontefice intendeva rispondere, dallo stesso cuore del focolare nazionale ebraico, ai sistematici attacchi del mondo comunista che non mancavano di trovare qualche complicità o qualche condiscendenza anche nei cuori cattolici – o almeno in certi cattolici non ignoti neppure all’Italia”.

    Nell’articolo di Spadolini chiarissima risulta dunque la percezione dell’origine delle accuse a papa Pacelli: dapprima, tra il 1939 e il 1951, in due intellettuali cattolici francesi come Mounier e Mauriac, e poi soprattutto nella propaganda sovietica degli anni di guerra e più in generale in quella comunista durante il dopoguerra e la guerra fredda.

    Accentuatasi dopo la morte di Pio XII e durante il pontificato così diverso di Giovanni XXIII, la polemica esplose definitivamente al tempo di Paolo VI e s’intrecciò con la contrapposizione dei pontificati pacelliano e roncalliano che, tra l’altro, indusse nel 1965 papa Montini a introdurre simultaneamente le cause dei due predecessori:

    “Sarà così assecondato il desiderio, che per l’uno e per l’altro è stato in tal senso espresso da innumerevoli voci; sarà così assicurato alla storia il patrimonio della loro eredità spirituale; sarà evitato che alcun altro motivo, che non sia il culto della vera santità e cioè la gloria di Dio e l’edificazione della sua Chiesa, ricomponga le loro autentiche e care figure per la nostra venerazione e per quella dei secoli futuri”.

    Con il trascorrere del tempo la questione del silenzio di Pio XII si è molto complicata perché le reiterate accuse a papa Pacelli si sono trasformate in una leggenda nera. Questa non facilita certo i nuovi positivi rapporti tra Chiesa cattolica ed ebraismo, mentre si sono dimenticate le origini delle accuse, nate in ambienti cattolici e amplificate soprattutto dalla propaganda sovietica e comunista e dai suoi nostalgici, che non perdonano a Pio XII il suo anticomunismo.

    __________


    Il link alla rivista della facoltà di storia ecclesiastica della Pontificia Università Gregoriana su cui è uscito l’articolo di Giovanni Maria Vian:

    > “Archivum Historiae Pontificiae”

    __________


    Il saggio di p. Giovanni Sale è invece uscito su “La Civiltà Cattolica” del 4 giugno 2005, pp. 419-432, con il titolo “Pio XII e la fine della seconda guerra mondiale”:

    > “La Civiltà Cattolica”

    __________


    In questo sito, una valutazione della figura di Pio XII in un saggio di Pietro De Marco:

    > Un figlio della Chiesa di Pio XII rompe il silenzio sulla sua santità (27.1.2005)

    __________


    Vai alla home page di > www.chiesa.espressonline.it, con i lanci degli ultimi articoli e i link alle pagine di servizio.

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