Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad si e' servito di una fin troppo nota metafora, peraltro riadattata alla circostanza, per avvertire che il conflitto in corso in Libano tra Israele e i miliziani sciiti di Hezbollah, di cui l'Iran e' storico protettore e alleato, potrebbe avere ripercussioni tremende per l'intera regione. "Se i problemi si decidono con l'uso della forza, ogni cosa diventa complicata in misura doppia", ha esordito l'oltranzista leader di Teheran, in visita ufficiale nella Repubblica ex sovietica del Tagikistan. "Chi semina vento raccogliera' un uragano, e sara' una tempesta violentissima in tutto il Medio Oriente e in tutto il mediterraneo, che colpira' in maniera dolorosa", ha ammonito. Ahmadinejad ha poi sottolineato che il suo Paese e' contrario a ogni forma di violenza: "Tutte le questioni sulla sicurezza internazionale debbono essere risolte attraverso il dialogo, giacche' ricorrere alla forza non portera' da nessuna parte", ha affermato, alludendo probabilmente anche alla crisi innescata dal controverso programma nucleare della stessa Repubblica Islamica.

Il tutto mentre a Roma Dalema gioca a fare il facilitatore con la Rice ma senza Libano, Israele, Siria e Iran attorno al tavolo, ovvero fare i conti senza l'oste.