Nota del Segretario Nazionale del 'Nuovo Partito
d'Azione', Pino A. Quartana sulle ipotesi di manovra
finanziaria del governo.
CHIEDIAMO A PRODI UNA POLITICA SOCIALE ANCHE PER I NON GARANTITI.
"Le ipotesi che filtrano in questi giorni dagli ambienti governativi per rimettere sui giusti binari l'economia e la finanza pubblica non ci trovano – ha detto il Segretario Nazionale del Nuovo Partito d'Azione, Pino A. Quartana - del tutto concordi e non ci lasciano del tutto tranquilli. E' chiaro che il governo vuol aumentare la tassazione sulle cosiddette rendite finanziarie. Chiamiamo intanto le cose col loro nome; non si tratta di rendite, ma di risparmi. Ma, in ogni caso, non è questo che ci scandalizza, anzi; il problema è un altro e cioè che, quand'anche si tassassero i risparmi, non si risolverebbero molti problemi. Nel frattempo, vorremmo rassicurazioni sul fatto che questa volta i ceti popolari, i ceti più deboli non saranno chiamati di nuovo a fare sacrifici. I risparmi sotto una certa soglia dovrebbero essere esentati dall'aumento di prelievo fiscale. Questo il governo non lo ha finora detto chiaramente e ciò ci preoccupa. Il presidente della Confindustria è svelto a chiedere sacrifici quando sono i poveri a doverli fare e quando sono gli industriali a dover incassare. Purtroppo temiamo pure che i soldi del cuneo fiscale, quand'anche si racimolassero, andranno tutti alle imprese e che solo qualcosa resterà ai lavoratori. Ma, aldilà di questi timori, ciò che non ci piace è che non vediamo nessuna politica di lotta alla povertà. I ceti popolari non garantiti, i precari, i disoccupati ed i lavoratori marginali, tutti coloro che concorrono a delineare quella che definiamo la "seconda società" restano sempre più invisibili sullo sfondo, come se non esistessero. Non si parla di lotta agli aumenti dei prezzi o di far fare ai prezzi al consumo il cammino inverso verso la diminuzione. Non serve a nulla d'altronde aumentare le imposte finanziarie per dare qualche decina di euro in più al mese ai lavoratori se poi i prezzi in crescita si mangiano immediatamente tutti i faticosissimi aumenti di salario. Non è chiaro infine come si uscirà da una situazione del debito pubblico allarmante. Certo non se ne uscirà con l'aumento delle tasse sui risparmi, che, d'altronde, sarebbero già impegnati per coprire la riduzione del cuneo fiscale. A questo punto però Prodi ed il suo governo dovrebbero avere il coraggio di varare una grande operazione di verità sullo stato delle finanze e del debito pubblico e di dire agli italiani che la situazione italiana non è solo difficile, ma semplicemente drammatica. Non si esce da questo dramma con i pannicelli caldi, né imponendo altri sacrifici alla povera gente, ma varando un piano di rientro del debito pubblico di 3 punti all'anno (equivalenti a 90.000 miliardi delle vecchie lire per 10 o 15 anni) con il conferimento di queste risorse straordinarie in un Fondo Speciale per la Riduzione del Debito Pubblico al di fuori del bilancio annuale dello Stato e che si aggiunga, non si sostituisca, alla Finanziaria. Solo così si potranno affrontare e risolvere alla radice i guai di questo Paese. Ciò a sua volta sarà possibile - secondo il Segretario Nazionale dei nuovi azionisti - solo imponendo ai ceti ricchi o agiati un piccolo sacrificio patrimoniale per un certo numero di anni con una tassa progressiva e combinata sul patrimonio, con tagli degli sprechi della spesa corrente, con qualche dismissione o qualche privatizzazione, con sequestri dei patrimoni mafiosi e con altre eventuali operazioni di finanza pubblica straordinaria".
NUOVO PARTITO d'AZIONE
(22-06-2006)




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