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    Predefinito Dalla Gazzetta dello Sport del 27/7/2006...

    40 voti a favore, un solo astenuto (l’irriducilbile Zamparini). A impedire l’unanimità solo l’assenza del presidente della Lazio Claudio Lotito, tuttora in carcere con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Luciano Moggi, insomma, ha fatto il pieno. Da ieri l’ex direttore generale della Juventus, ingiustamente «demonizzato» nei brutti giorni del cosiddetto calcio-scandalo, è il nuovo presidente di Lega Calcio. E’ stato voluto fortemente dai presidenti di serie A, e accettato di buon grado da quelli di serie B, che hanno condiviso l’esigenza di una guida più dinamica della Lega, e convinti dai progetti che Moggi ha presentato per far crescere il business e la redditività dell’azienda calcio, nel quadro di un’attività che, ha detto il neopresidente, «non va più considerato solo come uno sport, ma come uno show, nel senso più nobile del termine».
    Si conclude così nel migliore dei modi un anno tormentato dal punto di vista calcistico. Iniziato, lo ricorderete tutti, conle discutibili sentenze di Calciopoli comminate dalla Corte Federale e poi ulteriormente «alleggerite» dalla Camera di conciliazione e arbitrato. Nonostante tutto, e perla gioia di milioni di tifosi, il calcio ha ripreso subito la sua corsa: il Milan, ingiustamente colpito con la penalizzazione di 3 punti, ha saputo effettuare una fenomenale rimonta, e vincere lo scudetto all’ultima giornata sull’Inter, che ancora si lamenta sterilmente per il rigore concesso alla Reggina nell’ultima giornata, che gli è costato la vittoria e il torneo. La Fiorentina, nonostante i 9 punti da recuperare, ha ottenuto il terzo posto e la Champions League, mentre la Lazio, con i 6 punti in meno, si è salvata a stento dalla B. Hanno pesato senz’altro i problemi societari, con il nuovo buco di 56 milioni scoperto nella gestione Lotito, e che ha fatto crollare il titolo in Borsa del 67% in sole due settimane. In ogni caso il nuovo ministro dello Sport, Franco Carraro (che ha sostituito in quota Udeur Giovanna Melandri, passata al nuovo dicastero delle Politiche per l’infanzia abbandonata e infelice), ha garantito l’imminente approvazione di una legge che dovrebbe garantire il sostengo statale alle squadra di calcio in deficit, purché abbiano un nome che inizia per L e non sia più lungo di 5 lettere, e questo solo al fine di non estenderne eccessivamente i benefici. Anche l’opposizione voterà compatta il provvedimento, a cui ha dato il via libera pure Rifondazione.
    Quanto alla Juve, recuperati facilmente i 5 punti di penalità, il suo purgatorio in serie B è finito presto. E ora si accinge a una nuova stagione in serie A, dove sarà senz’altro protagonista. Confortata anche dalla «wild card» assegnatale dal Presidente della Federazione Adriano Galliani che, con una decisione molto discussa ma in fondo più che comprensibile, ha tolto al Chievo, arrivato quarto, il diritto di partecipare alla Champions, per darlo appunto alla Juventus, in nome di «indiscutibili meriti sportivi».
    Nel suo discorso di insediamento, Moggi ha annunciato le linee guida della politica della Lega: aumento della serie A a 32 squadra, divise in due gironi, con successivi playoff e playout, in modo da garantire ogni stagione almeno 40 partite per tutti, e 50 per le squadre più importanti. Obbligatorietà dell’ingresso in Borsa per tutte le società, in modo da tutelare gli azionisti risparmiatori, «razionalizzazione» degli spazi della Nazionale, che potrà giocare le sue amichevoli tra il 21 dicembre e il 7 gennaio, e tra il 15 luglio e il 15 agosto. «Del resto», ha specificato Moggi, «quel che la gente ama davvero è il calcio di club, le nazionali sono solo un romantico lascito del passato. Noi vogliamo bene agli azzurri, ma che non rompano troppo i cog...», ha aggiunto, con il suo inconfondibile humour.
    Entro il prossimo anno cambierà tutto anche nel sistema arbitrale: gli arbitri, scelti dal nuovo designatore Massimo De Santis, verranno esaminati ogni fine stagione da una commissione di «saggi» nominati da quattro rappresentanti scelti dalla Lega: tre di loro verranno scelti dal gruppo delle squadre «top» (Juve, Roma, Fiorentina, Lazio, Milan e Inter), e uno da quelle delle altre di A e di B. «Un meccanismo semplice, chiaro e alla luce del sole», ha spiegato Moggi a chi nutriva qualche dubbio, «basta con le trattative sotto banco, basta con le telefonate per avere favori», ha aggiunto sornione, guadagnandosi le risate della platea, «gli arbitri dovranno rispondere del loro operato alle squadre, senza chinare la testa ma anche senza permettersi prepotenze. E’ finita l’epoca degli arbitri “fai-da-te”, quelli che credono che tutto gli sia permesso».
    Ma la riforma più importante, e contro cui già si prepara l’opposizione dei presidenti più conservatori, è quella della modifica del meccanismo delle promozioni-retrocessioni. Bocciata l’idea di abolirle, e di mantenere una serie A eternamente con le stesse squadre, si è deciso di ridurle a due dalla A alla B, e due dalla B alla C, ma con un importante modifica. Conterà non più solo la classifica finale del campionato, ma anche il bacino d’utenza della città, la grandezza dello stadio, e perfino il fatturato della società. Se fossero state applicate fin da questa stagione, le nuove regole avrebbero imposto che l’Albinoleffe, primo in classifica, avrebbe dovuto cedere il posto al Napoli, arrivato quindicesimo. Con grande soddisfazione dei tifosi napoletani... E così sarà in tutte le serie, fino alla D «Avremo così un calcio più dinamico», ha specificato Moggi, «che non guarda solo ai dribbling e ai fuorigioco, ma si apre alla società e alla cultura d’impresa».
    Nonostante qualche malumore qua e là, le proposte di Moggi sembrano aver conquistato tutti. Significativo il commento di Massimo Moratti: «Mi sembrano tutte buone idee: si profila la nascita di un calcio nuovo, in cui l’Inter conserverà il suo ruolo di protagonista». L’unico a opporsi è stato Zamparini: «Sì, Moggi sarà pure una brava persona, ma il sistema deve cambiare. E lo dico io che ne faccio parte da anni». Si dice sodddisfatto anche Paolo Bergamo, nuovo general manager del Milan dopo la «promozione» di Galliani: «Moggi ha accolto quasi tutte le nostre proposte. Del resto con lui lavoro benissimo, come sapete è un vecchio amico». E il Cavaliere che ne dice? Non è la fine del calcio romantico che lui tanto amava? «Il Cavaliere è contento che il solco da lui tracciato ormai vent’anni stia dando buoni frutti». Pierluigi Pairetto, diventato, dopo la cancellazione della squalifica, team manager della Roma, teme invece per l’indipendenza degli arbitri: «Questa riforma non ci piace: le squadre romane devono poter nominare un saggio tutto per loro. Altrimenti la prevalenza dei “soliti noti” del Nord sarà schiacciante».
    Piccoli distinguo, piccoli malumori, che però non intaccano il clima di grande unità ritrovato dalla Lega calcio. Che ha avuto anche un gesto di cortesia, da alcuni peraltro ritenuto eccessivo: un telegramma di auguri inviato al capezzale del professor Guido Rossi, da poco ripresosi da un infarto che lo ha lasciato in fin di vita. Qualsiasi siano state le sue colpe, merita comunque grande solidarietà umana.

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  2. #2
    Maestrina Lisergica
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    2006... o 2007?

  3. #3
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    Hai dimenticato di dire che, così, tanto perchè non si dica che la giustizia non ha funzionato, il Genoa è stato retrocesso in Terza Categoria.

  4. #4
    ambrosini
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    Piccolo errore......

    40 voti a favore, un solo astenuto (l’irriducilbile Zamparini).

    40 voti a favore, nessun astenuto. Come quando hanno votato Galliani......

  5. #5
    a.k.a. tolomeo
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    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  6. #6
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    Predefinito

    il brutto è che nel nostro paese sarebbe possibile...

 

 

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