Zaia, esordio in libreria con prefazione francescana

«Adottiamo la terra», prima fatica letteraria del leghista

Zaia, esordio in libreria con prefazione francescana - Corriere del Veneto

Tra le (poche) cose che Luca Zaia non aveva ancora fatto, alla pur sempre verde età di 41 anni, c’era scrivere un libro. Uno pensa: ma quando lo trova il tempo, tra una battaglia ingaggiata contro gli Ogm (il suo ministero farò ricorso per Cassazione contro la recente sentenza del Consiglio di Stato che ha aperto alle coltivazioni transgeniche anche in Italia) e il lavoro ai fianchi per convincere McDonald a mettere sulla griglia McItaly - anche il nome, oltre all’idea, giura che è farina del suo sacco -, il primo panino «identitario» nella storia del fast food globale? Risposta: «Nei tempi morti tra un viaggio e l’altro, ragionando ad alta voce con i miei collaboratori».

Per l’appunto. Zaia parla del suo esordio in libreria (editore Mondadori, se per caso qualcuno avesse dubbi in proposito) mentre si trova su un aereo in volo lungo la rotta Mosca-Berlino, un «tempo morto» tra l’inaugurazione del nuovo stabilimento creato in Russia dal colosso italiano della carne, Cremonini (quello della mitica Montana, tra mandrie e cow boy) e il record mondiale di strette di mano stabilito durante la visita agli stand italiani di Fruit Logistica a Berlino, la vetrina più importante per chi produce frutta e verdura. Dunque, il libro: uscirà a marzo («Ma le elezioni regionali non c’entrano - garantisce lui - era già tutto programmato da tempo ») e si intitolerà «Adottiamo la terra», sottotitolo «per non morire di fame». Non un testamento spirituale, poiché a 41 anni la definizione suonerebbe persino jettatoria, bensì le riflessioni fissate su carta in forma di racconto - scritto a quattro mani con il portavoce Giampietro Beltotto - di un amministratore pubblico che si è occupato direttamente di agricoltura fin dagli albori dell’impegno in politica, e che ora, dopo due anni da ministro, si appresta a un lavoro diverso: vincere, con ottime possibilità, la sfida per diventare governatore del Veneto.

«Io avrei voluto intitolarlo Adottiamo i contadini - confessa Zaia - però agi editor di Mondadori non è piaciuto e io mi sono adeguato. Dentro c’è pochissima politica: volevo parlare del futuro dell’agricoltura, dello spreco insopportabile di cibo che l’Occidente ha ogni giorno sulla coscienza, del prezzo che siamo disposti a pagare perché, dietro a quello che mangiamo, ci sia ancora un contadino in carne e ossa anziché un laboratorio». In uno slogan: no agli Ogm, sì all’identità profonda di ciò che la terra produce secondo il suo millenario ciclo naturale. E non sarà un caso se la prefazione di «Adottiamo la terra» è firmata non da un letterato, né da uno scienziato e tanto meno da un uomo politico: pensieri e parole appartengono al padre superiore dei francescani di Assisi.

Il ministro che voleva adottare i contadini, però, sta per andarsene. Se il test berlinese di Fruit Logistica è un campione attendibile dell’umore degli addetti ai lavori, si dà il caso che possa lasciare un vuoto incolmabile. Al netto della deferenza di circostanza verso l’autorità in visita - anche se la popolarità di Zaia, da questo punto di vista, lo colloca esattamente agli antipodi del potente in passerella - il registro dei giudizi è sintonizzato sul rimpianto. Si dispiacciono i produttori di arance del Nisseno («Lui sa di cosa parla»), gli rende merito il coltivatore di kiwi biologici sul Montello («Potrà piacere o non piacere, ma da ministro ha chiuso una serie di pratiche che si trascinavano da anni»), lo canzonano affettuosamente i produttori dell’Agro Pontino («ministro, sei troppo bianco in faccia, un italiano deve avere un altro colorito»), si preoccupano i dirigenti della «Domenico De Lucia Spa», agroindustria di Caserta, elettori dichiarati del Pdl: «Rispetto al predecessore si è dato molto da fare, ci dispiace che lasci per andare a fare il governatore del Veneto, è un ministro molto competente ». Pausa. Poi, a voce più bassa: «Ma che, all’Agricoltura ci mandate Galan adesso?».

Alessandro Zuin

04 febbraio 2010