Votiamo oggi la fiducia al Governo ma ribadiamo il nostro NO alla missione militare italiana in Afghanistan, che abbiamo sempre contrastato (anche con il voto contrario per chi di noi era in Parlamento) fin dal novembre 2001, fedeli ai principi irrinunciabili contenuti nell'articolo 11 della Costituzione.
Abbiamo chiesto con forza al nuovo esecutivo un chiaro segno di discontinuità con le politiche di guerra del governo Berlusconi, indicando da subito - insieme al ritiro del contingente italiano dall'Iraq, previsto dal programma dell'Unione - almeno la cancellazione della partecipazione italiana a Enduring Freedom e un progetto di strategia di uscita dalla stessa missione multinazionale ISAF, sempre più integrata nei piani militari di Washington.
Mentre il ritiro dall'Iraq è stato pur tardivamente calendarizzato, nessun disimpegno neanche parziale è stato annunciato rispetto al teatro afghano, per il quale è anzi previsto un drammatico incremento del potenziale bellico - in termini di truppe con relativo mutamento delle regole d'ingaggio e di mezzi di distruzione devastanti - da parte delle forze alleate.
Il non aver accolto tale incremento di strumenti di morte propostoci dalla NATO da parte dell'Italia non può essere presentato come un "successo", perché in guerra non è accettabile una presunta politica di "riduzione del danno".
L'avvio della prospettata "riflessione" sulle missioni militari italiane sarà per noi l'occasione per avanzare con forza il ritiro del nostro contingente dall'Afghanistan, spingendo perché il governo sviluppi un'iniziativa in tutte le sedi internazionali contro la guerra come strumento per raggiungere obiettivi di pace. La guerra ha alimentato e non ridotto il terrorismo, la pace si prepara con la pace.
Lo stesso ruolo dell'Italia e dell'Europa in Medio Oriente, di fronte alla pericolosissima escalation in atto come vediamo in queste ore in Libano, non potrà dispiegarsi a favore di una soluzione negoziata dei conflitti con la necessaria credibilità e autorevolezza se contemporaneamente saremo parte in causa sui fronti di guerra.
Ci auguriamo che le tante voci che nel Paese si levano contro le missioni di guerra e che i sondaggi ci dicono riflettere le speranze di una larga maggioranza del popolo italiano, che va oltre lo stesso elettorato dell'Unione, siano raccolte dal nuovo Governo. Apprezziamo che le nostre posizioni siano oggi considerate dall'insieme delle forze politiche della maggioranza non solo legittime, ma anche serie e rappresentative. Perché tuttavia non restino vuote parole, chiediamo che si traducano in atti concreti. La riproposizione tra qualche mese dello stesso scenario in Afghanistan con l'ennesima proroga della missione sarebbe un regresso negativo e per noi inaccettabile.
Per continuare la nostra lotta dentro e fuori le istituzioni a sostegno di una vera politica di pace da parte dell'Italia ci batteremo non solo per il ritiro dall'Afghanistan e da ogni teatro di guerra, ma anche, come previsto dal Programma elettorale dell'Unione, contro gli armamenti nucleari e le basi militari nel nostro Paese, per la riduzione delle spese militari e per l'affermarsi di una cultura di pace in tutte le istanze della società.
Sen. Mauro Bulgarelli Ver
Sen. José Luis Del Rojo Prc-Se
Sen. Loredana De Petris Ver
Sen. Anna Donati Ver
Sen. Fosco Giannini Prc-Se
Sen. Claudio Grassi Prc-Se
Sen. Gigi Malabarba Prc-Se
Sen. Marco Pecoraro Scanio Ver
Sen. Oskar Peterlini Svp
Sen. Franca Rame Idv
Sen. Natale Ripamonti Ver
Sen Fernando Rossi Pdci
Sen. Gianpaolo Silvestri Ver
Sen. Dino Tibaldi Pdci
Sen. Franco Turigliatto Prc-Se
Sen. Massimo Villone Ds
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