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    "Asse del male", regna l'inettitudine

    "Asse del male", regna l'inettitudine
    di Joseph L. Galloway (The Miami Herald)

    "Quelli che viviamo sono tempi insidiosi, che richiedono una diplomazia abile e accorta. Proprio la caratteristica che non è stata esattamente il punto forte di chi si è occupato e di chi si occupa del nostro futuro"
    È successo 4 anni e mezzo fa, durante il suo primo discorso allo Stato dell'Unione: il presidente statunitense George Bush dichiarò che Corea del Nord, Iran e Iraq avevano formato “un asse del male” volto a minacciare la pace del mondo.

    In quel periodo la Corea del Nord era l'unica delle tre “nazioni nemiche” che si pensava avesse una o più armi nucleari. L'Iran già allora nutriva ambizioni nucleari e, dei tre, era l'unico paese a coltivare legami comprovati con gruppi internazionali terroristici che rappresentavano una minaccia diretta agli Stati Uniti.

    Allora cosa ha fatto Bush? Ha preso di mira il meno pericoloso dei tre – l’Iraq – e ci [gli americani, NdT] ha portato dritti nel pantano di una guerra infinita, che ha mostrato le debolezze dell’obiettivo e le nostre.

    Le altre più minacciose – Iran e Corea del Nord – da Washington sono state trattate per anni con benevola noncuranza. L’obiettivo e gli sforzi nazionali erano concentrati a rovesciare il brutale regime di Saddam Hussein e a importare maldestramente la democrazia jeffersoniana in uno dei territori meno fertili del Medioriente.

    Gli Stati Uniti hanno dichiarato che “il sistema anti-missili” è pronto per l’uso, ma non è ancora stato testato – ovvero non è ancora stato dimostrato se è in grado di intercettare e distruggere missili in condizioni reali.

    La Corea del Nord ha recentamente testato un missile a lungo raggio – una provocazione, anche se il missile ha fatto fiasco in meno di 40 secondi. L’Iran continua con il proprio programma di arricchimento dell’uranio, un processo che potrebbe portare alla fabbricazione di materiale bellico entro qualche anno.

    Per 4 anni e mezzo l’amministrazione Bush si è tenuta alla larga dalla diplomazia, lasciando le negoziazioni relative alle ambizioni nucleari dell’Iran nelle mani dei paesi europei – che hanno interessi economici in Iran. E i discorsi alle sei nazioni per bloccare il programma nucleare della Corea del Nord non hanno prodotto granchè.

    Dunque, cerchiamo di riassumere. Minacciamo di difenderci con un missile non testato contro un missile a lungo raggio nordcoreano che (al momento) non funziona, e pretendiamo che l’Iran prima chiuda le fabbriche per l’arricchimento dell’uranio prima ancora che inizino le negoziazioni sul tema.

    Al Pentagono stanno predisponendo piani di emergenza per attacchi aerei destinati mettere fuori uso gli stabilimenti nucleari iraniani. Gli strateghi dell’Air Force, cantando la solita vecchia canzone, raccontano ai loro capi che potrebbero mettere fuori uso l’85% dei siti iraniani con bombardamenti mirati. Oppure, da già che ci sono, (se sapessero dove tali siti si trovano) perché non farvi precipitare tante piccole bombe nucleari?

    I sapientoni tra i leader militari Usa hanno messo in guardia sul fatto che faremmo bene a considerare il pericolo delle ripercussioni – armi nucleari a parte – derivanti da un attacco simile all’Iran.


    Gli iraniani potrebbero:

    • interrompere il flusso delle esportazioni di petrolio e far salire il prezzo di un barile di greggio oltre i 100 dollari nel giro di una notte;

    • affondare una o due superpetroliere nel Golfo Persico e far salire il prezzo ancora più in alto;

    • intervenire in Iraq, direttamente o indirettamente tramite i loro compagni sciiti, e rendere ancora più spaventosa la situazione dei nostri soldati;

    • segnalare a tutti i loro "clienti" terroristi di lanciare un’offensiva sugli interessi americani ovunque sia possibile.


    Si potrebbe pensare che Bush e la sua gente abbiano imparato qualcosa, durante il periodo in cui sono stati al potere, sul mondo reale e sulle conseguenze del lanciare minacce e agire precipitosamente, del considerare le conseguenze delle proprie azioni con colpevole ritardo o del non considerarle affatto.

    Quelli che viviamo sono tempi insidiosi, che richiedono una diplomazia abile e accorta. Proprio la caratteristica che non è stata esattamente il punto forte di chi si è occupato e di chi si occupa del nostro futuro.



    Joseph L. Galloway è un ex militare maggiore Usa corrispondente per il Knight Ridder Newspapers.


    Fonte: The Miami Herald
    Traduzione a cura di Elena Mereghetti per Nuovi Mondi Media
    Ibrahim

  2. #2
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    Ma ti pagano per ogni parola i padroni islamici,o lo fai per hobby?

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da audace12
    Ma ti pagano per ogni parola i padroni islamici,o lo fai per hobby?
    Errato in tutte e due i casi da te citati.

    Lo faccio solo ed ESCLUSIVAMENTE per leggere i tuoi interessanti e ricchi post di risposta....

    p.s. quando ci riesco...perchè casualmente mi sei finito nella I. L.
    Ibrahim

 

 

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