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    Predefinito La dissoluzione della moneta

    Vogliamo portare l’attenzione su un aspetto molto interessante della Tradizione, soprattutto per gli sviluppi a cui può dar seguito, ci riferiamo cioè al significato tradizionale della “moneta”. Che essa rientrasse in un ordine completamente differente rispetto a quello comunemente oggi accettato e che questa caduta non rappresenti altro che un fenomeno particolare di una “solidificazione” e “dissoluzione” generale di portata ben maggiore, ci è mostrato con la solita limpidezza dai seguenti brani del Guénon. A questi scritti aggiungiamo solo alcuni nostri interrogativi, considerando proprio gli sviluppi attuali dei tempi: se l’autentico significato della moneta rientra nell’ordine del Sacro, che cosa dovremmo pensare dell’inversione contemporanea di una moneta dal significato non solo ormai tutto materiale ma la cui stessa consistenza si è “dissolta” (azioni, bancomat e carte di credito…)? Se - parafrasando Guénon - il “caso” è un nome dato, per dissimularla, alla nostra ignoranza, non si dovrebbe allora, nel rimuovere “il caso” dalla lettura dei fatti storici contemporanei, usufruire almeno del metodo dell’«analogia inversa» e pertanto chiedersi quale nascosta casta sacerdotale invertita stia dietro alle recenti introduzioni di nuove monete o alla parodia di una ”Unione Europea” del tutto sconsacrata?
    Questi interrogativi naturalmente devono essere risolti nella sola prospettiva tradizionale, se non si vuole cadere nei tranelli dissimulati dalla stessa contro-Tradizione come sempre più spesso accade di vedere per le molteplici “fantasmagorie complottistiche” riportate in rete.




    «Fra le altre prove che potremmo citare in appoggio a quanto detto [Guénon si riferisce alle relazioni tra i popoli antichi], ne indicheremo una sola, che riguarda specialmente i rapporti dei popoli mediterranei, e questo perché si tratta di un fatto poco conosciuto o per lo meno negletto,a cui nessuno sembra aver prestato l’attenzione che merita e di cui in ogni caso sono state fornite interpretazioni molto inesatte. Vogliamo alludere all’adozione, tutt’intorno al bacino del Mediterraneo, di uno stesso tipo fondamentale di moneta, con variazioni secondarie che fungono da segni distintivi locali; e questa adozione, benché non si riesca a fissarne con esattezza la data, risale certamente a un’età antichissima, almeno in rapporto a quel periodo dell’antichità che per lo più si esamina. In questo fatto non si è voluto vedere niente di più che un’imitazione delle monete greche, le quali sarebbero pervenute accidentalmente in regioni lontane; anche questo è un esempio dell’influenza esagerata che si suole attribuire ai Greci, nonché della deplorevole tendenza a far intervenire il caso in tutto quello che non si sa spiegare, come se il caso fosse qualcos’altro che un nome dato, per dissimularla, alla nostra ignoranza delle cause reali. Quel che sembra certo è che questo modello comune di moneta, che comporta essenzialmente una testa umana da un lato e un cavallo o un carro dall’altro, non è più specificamente greco di quanto non sia italico o cartaginese, o persino gallico o iberico; la sua adozione ha sicuramente richiesto un accordo più o meno esplicito tra i differenti popoli mediterranei, anche se le modalità di questo accordo necessariamente ci sfuggono.» (Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, pagg. 33-34)


    «…Certamente, se ci si attiene soltanto al semplice punto di vista «economico» com’è inteso oggi, sembra proprio che la moneta sia qualcosa che appartiene interamente al «regno della quantità»; è del resto a questo titolo che essa svolge, nella società moderna, la funzione preponderante che tutti ben conoscono e sulla quale sarebbe evidentemente superfluo insistere. In verità, però, il suddetto punto di vista «economico» e l’annessa concezione esclusivamente quantitativa della moneta non sono se non il prodotto di una degenerazione, in definitiva abbastanza recente; inoltre la moneta ha avuto alla sua origine e ha conservato a lungo un carattere completamente diverso ed un valore prettamente qualitativo, per stupefacente che ciò possa sembrare ai nostri contemporanei.
    Una osservazione facile da fare, per poco che si abbiano «occhi per vedere», è che le monete antiche sono letteralmente coperte di simboli tradizionali, sovente scelti fra quelli che presentano un significato più particolarmente profondo. Così si è osservato espressamente che presso i Celti i simboli raffigurati sulle monete trovano spiegazione solo se li si rapporta a conoscenze dottrinali caratteristiche dei Druidi, il che implica quindi un intervento diretto di questi ultimi in tale campo; ed è fuori questione che ciò che è vero per i Celti sotto questo profilo lo è egualmente per gli altri popoli dell’antichità, naturalmente tenendo conto delle modalità proprie alle loro rispettive organizzazioni tradizionali. Questo si accorda in modo perfetto con l’inesistenza del punto di vista profano nelle civiltà strettamente tradizionali: la moneta, là dove esisteva, non poteva di per sé essere la cosa profana che più tardi è divenuta; e se lo fosse stata, come si potrebbe spiegare l’intervento di un’autorità spirituale che evidentemente non vi avrebbe avuto niente a che vedere, e allo stesso modo: come si potrebbe capire che diverse tradizioni considerino la moneta un oggetto veramente colmo di una «influenza spirituale», la cui azione poteva effettivamente esercitarsi in virtù dei simboli che ne costituivano il normale «supporto»?[...] In effetti non ci si potrebbe spiegare diversamente il fatto che taluni sovrani, a quell’epoca [Guénon si riferisce al controllo dell’autorità spirituale sulla moneta nel Medioevo], siano stati accusati di aver alterato le monete; se i loro contemporanei gliene fecero colpa, bisogna concluderne che essi non avevano la libera disponibilità del titolo della moneta, e che, cambiandolo di propria iniziativa, essi andarono al di là dei diritti riconosciuti al potere temporale1 (nota: Si veda R. Guénon, Autorità spirituale e potere temporale, dove abbiamo fatto riferimento particolare al caso di Filippo il Bello, e dove abbiamo avanzato l’ipotesi di un rapporto assai stretto tra la distruzione dell’Ordine del Tempio e l’alterazione delle monete, cosa che non è difficile da capire se si ammettesse, almeno come molto verosimile, l’idea che l’Ordine del Tempio avesse allora, insieme ad altre funzioni, quella di esercitare il controllo spirituale su tale dominio; non ci dilungheremo oltre, ma ricorderemo che è precisamente a quel momento che riteniamo di poter far risalire gli inizi della deviazione moderna propriamente detta.) […]…poiché la quantità pura si trova propriamente al di sotto di ogni esistenza, come nel caso della moneta (caso più eclatante di molti altri perché con esso si è quasi arrivati al limite), non ci si può che trovar di fronte ad una vera dissoluzione. Ciò può già servire a mostrare che, come dicevamo prima, la sicurezza della vita ordinaria è in realtà qualcosa di molto precario, e non solo a questo riguardo, come vedremo in seguito; ma la conclusione che se ne potrà trarre sarà in definitiva sempre la stessa: il termine reale della tendenza che conduce gli uomini e le cose verso la quantità pura non può essere che la dissoluzione finale del mondo attuale.» (Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, pagg.107,108 e 111)


    Consigliamo anche questo breve scritto sul vero “valore” del petrolio rimandando però il lettore, per maggiori chiarimenti, alla lettura del capitolo “Significato della metallurgia” sempre in Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi
    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=258119

  2. #2
    VINCIT OMNIA VERITAS!
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    Un bel post, grazie Sattwa!
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