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Nell'ordine:
VITTORIO EMANUELE SCARICATO
'D'ora in poi è Amedeo il duca di Savoia'
La decisione emerge dagli atti diffusi dalla casa reale. Il motivo? Ufficialmente il matrimonio 'borghese' e senza 'previo e formale assenso del sovrano'
ROMA, 7 luglio 2006 - «Il principe Amedeo di Savoia (nella foto) assume d'ora in avanti pubblicamente il ruolo di capo della casa di Savoia e il titolo di Duca di Savoia, con i relativi titoli e le prerogative ad esso spettanti».
È quanto si legge negli atti diffusi dalla casa reale di Savoia riunitasi alla presenza della presidenza della Consulta dei senatori del regno.
In tale atto si specifica che il principe Vittorio Emanuele di Savoia «sposandosi civilmente a Las Vegas e a Ginevra e poi religiosamente a Teheran, sempre senza il previo e formale assenso del sovrano, ha perduto ipso iure, in forza delle leggi dinastiche da lui apertamente e consapevolmente violate, per sè e per i suoi discendenti ogni diritto di successione al trono e non fa più parte della famiglia reale».
«Detronizzato» Vittorio Emanuele di Savoia
La casa reale di Savoia alla presenza della presidenza della Consulta dei senatori del regno ha deciso: d'ora in poi Duca di Savoia sarà il principe Amedeo, già Duca delle Puglie
ROMA - «Il principe Amedeo di Savoia assume d’ora in avanti pubblicamente il ruolo di capo della casa di Savoia e il titolo di Duca di Savoia, con i relativi titoli e le prerogative ad esso spettanti». E’ questo quanto si legge negli atti diffusi dalla casa reale di Savoia riunitasi alla presenza della presidenza della Consulta dei senatori del regno.
In tale atto si specifica che il principe Vittorio Emanuele di Savoia «sposandosi civilmente a Las Vegas e a Ginevra e poi religiosamente a Teheran, sempre senza il previo e formale assenso del sovrano, ha perduto ipso iure, in forza delle leggi dinastiche da lui apertamente e consapevolmente violate, per sè e per i suoi discendenti ogni diritto di successione al trono e non fa più parte della famiglia reale».
PRINCIPE VITTORIO EMANUELE PRIVATO DI OGNI DIRITTO DINASTICO
L’atto divulgato questa mattina, in una conferenza stampa presso la sala Stampa Estera di Roma, è stato commentato dal nuovo "erede" di Casa Savoia, il Principe Aimone, figlio di Amedeo d’Aosta, accompagnato da Aldo Alessandro Mola, Presidente della Consulta dei Senatori del Regno, e da Gian Nicola Amoretti, Presidente Nazionale dell’Umi, Unione Monarchica Italiana.
Questo uno dei passaggi fondamentali. «I poteri delegati verranno esercitati -si legge- nel nome del Capo della Casa, senza che necessiti delega ulteriore o autorizzazione preventiva e approvazione successiva, al fine di consentire la massima celerità ed efficacia dell’attività svolta nel settore delegato».
In tal modo, si comprende a pieno già la volontà, espressa nel documento, di istituire: «una rappresentanza permanente col mondo dell’economia e della politica; di una rappresentanza permanente per i rapporti con il mondo della cultura storica e dell’arte; nonchè l’attribuzione della funzione di riordinare le onorificenze sabaude e gli Ordini dinastici, per tutelarne la memoria storica e adeguarne i rapporti con la società attuale, nel rispetto delle originarie finalità, delle disposizioni testamentarie del Re Umberto II e delle leggi vigenti in materia».
AMEDEO D’AOSTA SI E’ SEMPRE DEVOLUTO PER SUCCESSIONE
Nel comunicato divulgato dalla Casa Reale Savoia si specifica: «Il Principe Amedeo di Savoia, sin dalla scomparsa di S.M. Umberto II si è devoluto per successione automatica il ruolo di Capo della Casa». In quanto alla tempistica della proclamazione, che ’coincidè in parte con gli eventi che vedono indagato Vittorio Emanuele, nella nota si specifica che «S.A.R. il Principe Amedeo, nella vigenza della norma costituzionale che esiliava a tempo indefinito i discendenti maschi degli ultimi due Re, (...), facendosi carico dell’esigenza segnalata anche dalla consulta dei Senatori del Regno di non compromettere il loro rientro in Patria, realizzatosi finalmente nel 2002, ha ritenuto sin qui di non assumere il ruolo e i titoli che gli competono sin d’allora».
Dal documento si recepisce come la "legittima" successione del principe Amedeo risulta essere in considerazione che «l’intera Famiglia Reale e ciascun membro di essa hanno come primo dovere la salvaguardia delle radici storiche e giuridiche dell’Italia, della cui unificazione politica di Casa Savoia fu guida e protagonista». Allo stesso modo, la funzione naturale della Consulta è sottolineata nell’atto stesso, quando si dice che il principe Amedeo è «confortato dalla Consulta dei Senatori del Regno, voluta da S.M. il Re Umberto II, oltre che dai membri della Casa, da cui desidera essere supportato in questo gravoso compito ad alcuni di loro incarichi permanenti e/o deleghe in alcuni settori».
A RIORDINARE ORDINI DINASTICI DELEGATO PRINCIPE AIMONE
Ma il Duca di Aosta, da oggi anche Duca di Savoia, nonchè Capo della Casa Reale, già si attiva, conforme a quanto definito nell’atto, in virtù di quei poteri «legittimamente acquisiti» e con disposizione preliminare, da valere come base normativa provvisoria della Casa Reale di Savoia; in questo documento il Capo della Real Casa specifica le deleghe delle suddette rappresentanze. In particolare, il principe delega al principe Aimone di Savoia, suo figlio, la delega "ad hoc" per la rappresentanza permanente col mondo dell’economia e della politica; sempre in capo al principe Aimone ci sarà la funzione di «riordinare gli Ordini dinastici e le onorificenze connesse, nel rispetto delle originarie finalità, delle disposizioni testamentarie del Re Umberto II e delle leggi vigenti in materia».
Inoltre, il principe Aimone viene definito «in pectore Duca d’Aosta, titolo da premettere, se lo desidera, al titolo di Duca delle Puglie, conferitogli da S.M. il Re Umberto II». Mentre sarà la principessa Reale Maria Gabriella di Savoia, sorella di Vittorio Emanuele, ad avere la delega per la «rappresentanza permanente per i rapporti con il mondo della cultura storica e dell’arte».
Anche in un’altra deliberazione, si ritorna sulla questione degli Ordini dinastici, nella quale dichiara che: «E’ sospesa "sine die" il conferimento dell’Ordine della SS. Annunziata».
7/7/2006
Comunicato stampa
Il Coordinamento Monarchico Italiano, al quale appartengono le principali organizzazioni
monarchiche e d’ispirazione risorgimentale, è stato informato della conferenza stampa indetta da
una sedicente "Consulta dei Senatori del Regno".
A tale proposito, dichiara:
1. Circa i principi che attualmente regolano i meccanismi successori di Casa Savoia, per correttezza
d’informazione va ricordato che:
- Le norme dello Statuto Albertino, promulgato il 4 marzo 1848, avevano valore sia in campo
dinastico sia nel campo del diritto pubblico. Nel preambolo, il Re volle definire lo Statuto
“legge fondamentale, perpetua ed irrevocabile della Monarchia”. Dunque una legge con la
quale il Sovrano dettava le nuove regole fondamentali della Sua Dinastia. Ne deriva la legittima
ed evidente volontà di superare tutte le norme precedenti in materia, sia dal punto di vista
dinastico sia nel campo del diritto pubblico.
- Queste considerazioni sono confermate dall’art. 81 dello Statuto, che recita: “Ogni legge
contraria al presente Statuto è abrogata”. Non vi è alcuna altra regola statutaria che affronti il
tema delle norme previgenti. Per questa ragione, tutte le norme antecedenti allo Statuto che
contrastavano con esso, incluse quelle dinastiche, furono abrogate, radicalmente e totalmente,
dall’8 marzo 1848.
- All’art. 2, lo Statuto prevede che “Lo Stato è retto da un Governo Monarchico e
Rappresentativo. Il trono è ereditario secondo la Legge Salica”. La “legge salica” fissa un
principio: il trono si tramanda automaticamente dal padre (il Sovrano, appunto) al primo figlio
maschio. Qualora quest’ultimo manchi, il diritto alla successione al trono passa al primo nato
maschio di altro ramo della Famiglia Reale. L’art. 2 non pone condizioni diverse da quelle della
discendenza diretta e della mascolinità dell’erede, superando tutte le norme che tendevano a
complicare il meccanismo della successione, come le cosiddette “Regie Lettere Patenti” di
Vittorio Amedeo III, che imponevano al Principe Ereditario di chiedere e ottenere l’assenso del
padre prima di un eventuale matrimonio non principesco. La regola fissata dall’art. 2 è garanzia
di trasparenza e tronca sul nascere eventuali manovre volute da chi, per interessi personali o di
parte, desiderava “pilotare” la successione ed imporsi quale futuro Re.
- La situazione cambiò nel 1942, in epoca fascista, con l’introduzione del Codice Civile, il quale,
all’art. 92, prevedeva l’assenso del “Re e Imperatore” quale condizione necessaria per la
validità, in senso dinastico, di un eventuale matrimonio non principesco dell’Erede al Trono.
Tuttavia, nel 1948 anche l’articolo 92 fu abrogato, seguendo la stessa sorte dello Statuto
concesso da Re Carlo Alberto.
- Dunque, la situazione legale dal 1948 ad oggi è quella di un vuoto normativo in termini di legge
scritta. Questo vuoto, come sempre in casi di tal genere (basti pensare all’assetto normativo del
Regno Unito) viene riempito dalla Tradizione (gli usi e le consuetudini sono addirittura
riconosciuti quali fonti normative in tutti i paesi di diritto, ed ancor più nell’ordinamento delle
Coordinamento Monarchico Italiano, Palazzo Caotorta, San Marco 3559 – 30124 Venezia
Famiglie Reali). In Casa Savoia questa Tradizione ha sempre confermato il principio
fondamentale della legge salica, in virtù del quale il primo figlio di Re è l’Erede legittimo. Lo
era quando la Monarchia reggeva lo Stato italiano e lo è ora, potenzialmente, perché Re
Umberto II non abdicò mai, evitando che la linea di successione al trono s’interrompesse.
2. A parte tali considerazioni di carattere legale e storico, non va dimenticato che, proprio in quanto
terzo nella linea di successione dinastica di Casa Savoia, il Duca d'Aosta ha potuto vivere
tranquillamente in Italia per tutto il lungo periodo (quasi 60 anni) durante il quale Re Umberto II,
suo figlio, il Principe Vittorio Emanuele, e suo nipote, il Principe Emanuele Filiberto, sono stati
costretti a vivere in esilio dalle norme costituzionali italiane, che prevedevano l'esilio per gli ex Re
di Casa Savoia, le loro consorti ed i loro discendenti maschi.
3. Il Duca d'Aosta non fu costretto all'esilio perché non aveva, come non ha, i diritti che oggi tenta
di vantare.
4. Re Umberto II non partecipò al matrimonio a Teheran ma era presente con la Regina Maria José,
con Re Simeone II dei Bulgari e con oltre un migliaio di personalità al ricevimento organizzato
all'Hotel Intercontinental di Ginevra.
5. Re Umberto II e la Regina Maria José sono stati padrino e madrina di battesimo del Principe
Emanuele Filiberto di Savoia proprio nel castello della Regina, a Merlinge, il 23 luglio 1972;
6. Non è mai esistito un "Consiglio di Famiglia" in Casa Savoia e nessun Capo della Dinastia è mai
stato dichiarato deposto in oltre un millennio di storia.
7. Le spiacevoli vicende giudiziarie in corso non posso fare dimenticare che l'Italia è un paese di
diritto, nel quale nessuno può essere ritenuto colpevole prima di essere stato condannato con
sentenza passata in giudicato. L'azione del Duca d'Aosta si manifesta mero atto d'opportunità
mediatica, e non fa certamente onore a chi l'ha concepito e realizzato.
Venezia, 7 luglio 2006
Il Portavoce Eugenio Armando Dondero
Bene bene. Ci può succedere altro?




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