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ISRAELE RIPIEGA, VIA OSSERVATORI ONU

BEIRUT - Al diciassettesimo giorno di guerra, l'offensiva israeliana sembra incartarsi su se stessa e - di fronte all'accanita resistenza Hezbollah - i parà della brigata Golani hanno abbandonato oggi una collina che avevano occupato a ovest di Bint Jbeil, il bastione dei guerriglieri del Partito di Dio che, sei km. all'interno del territorio libanese e a 700 metri d'altitudine, sovrasta un'ampia fascia di confine.

Nel quadro di un "raggruppamento", le truppe israeliane si sono riattestate a Marun al-Ras, il villaggio di confine quattro km. più a sud-est conquistato sei giorni fa, ma nuovi missili Hezbollah - i Khaibar 1 - hanno colpito Afula, cittadina arabo- israeliana tra Haifa e Tel Aviv, a dispetto dei bombardamenti aero-navali che nelle ultime 24 ore hanno martellato senza sosta il sud del Libano e la valle orientale della Bekaa.

"Khaibar, Khaibar, ya yahud, jeish Mohammad sawfa yaud": "Khaibar, Khaibar, oh ebrei, l'esercito di Maometto tornerà", recita il nuovo grido di guerra in memoria dei primi combattenti islamici all'epoca della guerra con gli ebrei che li avevano scacciati dalla cittadina della penisola arabica, la stessa a cui Hezbollah ha voluto intitolare il missile di fabbricazione iraniana e con una gittata di 100 km.

Nel Libano meridionale sempre più in fiamme, un convoglio della Protezione civile libanese che stava evacuando verso il villaggio di Alma al-Shaab decine di sfollati in fuga da quello di Rmeish (20 km. più a ovest) è stato invece bombardato dall' artiglieria israeliana, provocando il ferimento di tre bambini e le drammatiche testimonianze in diretta dei giornalisti di due Tv libanesi (Lbc e New Tv) che stavano seguendo la rischiosa operazione di soccorso lungo la strada che corre parallela al del confine.

Nel villaggio cristiano di Rmeish, ha raccontato all'Ansa il responsabile di zona della Caritas libanese, la situazione è ormai tragica, con quasi trentamila sfollati abbandonati a se stessi dopo essere fuggiti dai vicini villaggi di confine di Aitarun, Marun al-Ras, Yarun e Ain Ebel, pesantemente bombardati anche nelle ultime 24 ore. "Non ci sono più cibo, acqua e medicine, ma ci sono molti feriti. La Croce rossa cerca di raggiungere Rmeish, ma è molto pericoloso, per la vicinanza alla zona dei combattimenti", ha detto Sadr.

Sempre nel Libano meridionale, raid aerei israeliani - con un bilancio di almeno 13 civili uccisi, tra cui un cittadino giordano, e altri sette feriti - hanno pesantemente colpito anche numerosi villaggi (Majdal Zun, Qabrika, Shaqra, Tallusa, Ansar, Talet Mina, Abu Rashid, Mansuri, Cana e Kafr Joz) nei dintorni del porto di Tiro e della cittadina di Nabatiye (rispettivamente, 85 km. a sud e 75 km. a sud-est di Beirut).

Ma i caccia F-16 e gli elicotteri Apache israeliani non hanno risparmiato neppure la valle orientale delle Bekaa, dove altri raid hanno provocato almeno tre morti e, secondo Israele, anche l'uccisione di un capo militare di Hezbollah, Nur Shalhub, che sarebbe stato impegnato a trasportare un carico di armi a bordo di un camion centrato da un missile a ridosso del confine con la Siria.

E mentre la guerra rischia di trascinarsi ancora a lungo, con un prezzo sempre più pesante per la popolazione civile libanese e difficoltà sempre maggiori nelle operazioni di soccorso a causa dei ritardi nella preannunciata apertura di "corridoi umanitari", un altro colpo alla credibilità della comunità internazionale - già duramente scossa dall'inizio del conflitto - è giunto oggi con il ritiro degli ultimi osservatori dell' Untso (l'Organizzazione Onu per la supervisione della tregua) dai due superstiti punti d'osservazione lungo il confine.

Gli osservatori Untso si sono ritirati dai due posti d' osservazione Hin e Mar, rispettivamente 15 e 46 km. a est della base di Naqura dell'Unifil, la forza Onu in Libano che finora li aveva ospitati, dopo che avevano già abbandonato gli altri due posti d'osservazione di Ras e di Khiam: nel primo, il capitano dell'esercito italiano Roberto Punzo era stato ferito domenica dal fuoco Hezbollah; nel secondo, altri quattro osservatori - un cinese, un austriaco, un canadese e un finlandese - erano invece stati uccisi mercoledì in ripetuti bombardamenti d'artiglieria israeliani.