Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Saloth Sâr
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    Post Ilich Ramirez Sanchez, detto "Carlos"

    Ilich Ramirez Sanchez, detto "Carlos"

    La primula rossa del terrorismo internazionale marxista convertito all'Islam

    di Ugo Gaudenzi

    dicembre 2005

    Per un rimpatrio in Venezuela di Ilich Ramiìrez Sanchez, “Carlos”, si sta muovendo a Caracas un “Comitato per la Libertà dei Prigionieri dell’Impero”, un’associazione anche promossa dal partito comunista venezuelano che fa pressione sul governo Chàvez perché questi ottenga l’esecuzione delle norme della Convenzione di Vienna che obbligano i governi alla tutela dei propri cittadini detenuti all’estero. E che quindi Carlos venga trasferito dal carcere di Parigi a Caracas.
    In questa battaglia, evidentemente, però, i comunisti venezuelani sono solitari. Nonostante sia il figlio di un avvocato tra i fondatori del pcv, Altagracia Ramirez, un uomo che aveva chiamato i suoi tre figli Ilich, Vladimir e Lenin, “Carlos” viene ovunque, dai mass media embedded, definito spregiativamente sia “terrorista” che “lo Sciacallo” e indicato come “un pericolo tuttora reale per gli Usa”. In questa canea di demonizzazione si è addirittura distinta l’Humanité (il quotidiano del pc francese) che in un editoriale del “compagno José Fort” – già corrispondente all’Avana - del 18 agosto 1994 condannava “il terrorismo”, includendo Carlos tra i suoi ranghi dei terroristi eversivi.
    Una storia di normale opportunismo filo-yankee, quella dei comunisti “istituzionali” alla quale anche noi assistiamo, in Italia, da tempo.
    E’ da ricordare che Carlos quell’anno fu sequestrato a Kartum, in Sudan, da agenti francesi con la collaborazione – sicuramente monetizzata – della polizia sudanese.
    Kartum fui prima condotto, ferito, in una clinica. Qui lo anestetizzarono e lo sequestrarono e lo trasferirono in aereo in Francia. Ovviamente senza alcun provvedimento legale, giudiziario, palese tra Parigi e Kartum. E senza alcuna protesta o intervento del governo venezuelano, nonostante vari appelli della stampa indipendente di Caracas in suo favore. E nonostante una mobilitazione della famiglia di Ilich Ramirez Zanchez partecipata da noti cittadini venezuelani.
    Jerónimo Carrera, un responsabile del pc venezuelano, era nel 1967 rappresentante del pcv e della Jcv, l’organizzazione degli studenti venezuelani iscritti all’Università Patrice Lumumba di Mosca. La Jcv , quell’anno, decise di non partecipare ad una dimostrazione contro l’ambasciata americana organizzata dagli studenti arabi loro colleghi. Ilich decise invece di manifestare assieme agli studenti arabi.
    (Occorre ricordare che quello era l’anno della guerra d’aggressione israeliana detta dei Sei Giorni, della nascita di al Fatah, della trasformazione dell’Assemblea Nazionale Palestinese di Shukeiri in Olp e che nell’Urss non era in corso alcuna revisione storica sul “tradimento” perpetrato da Stalin contro gli arabi, quando a Jalta, assieme a Churchill e Roosevelt decisero la rapina israeliana della Palestina e quando le Nazioni Unite decisero, mentori appunto Mosca, Londra e Washington, la spartizione del territorio arabo e la creazione di Israele. Un tradimento, quello comunista, che tra l’altro costò la vita a molti arabi comunisti e segnò la perpetua ghettizzazione più che minoritaria dei pc in tutto il mondo arabo)
    In ogni caso la decisione di Ilich-Carlos comportò praticamente il suo allontanamento dall’Università di Mosca per gli stranieri. Ilich si recò assieme ai nuovi compagni arabi nelle terre arabe di prima linea, abbracciò la guerriglia e si propose quale membro effettivo del movimento di resistenza. Restò dunque un comunista, ma eretico.
    L’azione più spettacolare alla quale Carlos partecipò è indubbiamente la cattura a Vienna, di un gruppo di ministri del petrolio dell’Opec, fra cui il saudita Yamani e il venezuelano Hernàndez. Un’azione emblematica – che chiedeva agli Stati produttori di petrolio di non agevolare la colonizzazione e la dominazione atlantica delle proprie ricchezze e dei propri popoli. Un atto di guerriglia, sfociato in un conflitto a fuoco finale non preventivato con agenti austriaci, di una frazione armata dell’Olp, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina. Che poi si sarebbe enucleata nel Fronte Popolare di Liberazione Palestinese guidato da Georges Habash.
    Più personale, invece, l’origine della spietata caccia all’uomo della quale Carlos fu poi vittima in Sudan.
    Carlos – ormai definito il “terrorista” per antonomasia, e addirittura “lo Sciacallo” - abitava con una sua compagna colombiana in un appartamento a Parigi. Un loro conoscente libanese informò della sua presenza gli agenti di sicurezza francesi. Nel momento della cattura, però, Carlos, si difese e uccise due agenti della Sureté, e riuscì a fuggire da Parigi e dalla Francia. (Un episodio, questo, che sembra tale e quale a quello che aveva visto, qualche tempo prima in Italia, Mario Tuti – accusato falsamente della strage dell’Italicus – uccidere i due poliziotti che lo stavano portando in carcere e darsi alla fuga e all’espatrio).
    Per la morte dei due agenti, Carlos fu comunque processato e condannato all’ergastolo. A nulla è valsa la difesa – tenuta da Isabel Coutant Peyre, poi diventata sua moglie – che aveva sottolineato come Carlos era un “obiettivo”, un “terrorista da uccidere” dagli agenti in borghese e che aveva dunque ucciso per non essere ucciso .
    Sequestrato a Kartum, rinchiuso per anni in isolamento e in carceri di massima sicurezza, maltrattato, da 11 anni Carlos attende che il suo governo ottenga, almeno, il suo rimpatrio in Venezuela.
    Ma ecco che inopinatamente il nome di Carlos – complici gli israelo-americani e i loro amici di merende sparsi in Europa e nella commissione Mitrokhin del Parlamento italiano – viene coinvolto nella vergognosa strage di Bologna. Evidentemente sia per coprire le responsabilità dei servizi atlantici che, in quel periodo, osteggiavano la linea del governo italiano favorevole all’indipendenza della Palestina e di amicizia con il mondo arabo, e sia per ottenere proditoriamente la sospensione di ogni accordo di suo rimpatrio in Venezuela.
    Ora Ilich-Carlos ha abbracciato la religione islamica, e nel suo “Islam Rivoluzionario” indica perché non vi sia una contraddizione patente tra il suo personale comunismo e la fede musulmana. Carlos sostiene infatti che l’Islam è uno strumento rivoluzionario ed antimperialista.
    Carlos distingue tra “terrorismo” e giusta difesa dei popoli dal dominio e dall’oppressione. L’accomunare in un unico contenitore definito “terrorismo internazionali” autori di massacri di innocenti e guerriglieri che si battono per l’autodeterminazione dei popoli è per Carlos – e per noi stessi, di Rinascita – una pretestuosa manovra di disinformazione della pubblica opinione a tutto vantaggio delle forze mondialiste e mercantili che dominano il mondo.
    Quelle forze mondialiste e mercantili che, come dichiarato dallo stesso George Bush lo scorso 8 ottobre in un discorso al National Endowement for Democracy, ora dichiarano “terrorismo” la lotta del popolo iracheno contro gli eserciti invasori e il governo collaborazionista da loro imposto a Baghdad. E che, per non sbagliare, rimettono in piedi la demonizzazione “democratica” dell’ “islamo-fascismo” il cui obiettivo è di “ridurre in schiavitù nazioni intere”. Gli invasi, gli aggrediti, gli umiliati che diventano il “Male”. Gli invasori, gli aggressori, i colonizzatori che così si mascherano da “Bene”.
    Chissà, forse Carlos non è un comunista. I comunisti hanno abbracciato palesemente il mondialismo tritatutto e militano “contro il terrorismo”. Forse è un comunista anomalo, un “islamo-fascista”.

  2. #2
    Saloth Sâr
    Ospite

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    Traduciamo alcuni brani da un recente libro del militante rivoluzionario CARLOS, pubblicato dalle Éditions du Rocher.


    Ilich Ramírez Sánchez dit Carlos

    L’Islam révolutionnaire

    Éditions du Rocher, Monaco 2003, pp. 274, € 24,20




    Mi sono convertito all’Islam alla vigilia del mio ventiseiesimo compleanno, ai primi del mese di ottobre 1975. Ventisette anni fa, è come se fosse ieri, in un campo di addestramento del FPLP nello Yemen, vicino a Ja’ar, nel governatorato di Abyan. Mi ero preparato a questo passo in compagnia dei combattenti arabi che un po’ più tardi avrei guidati in un’incursione alquanto pericolosa nell’Africa orientale. Erano tutti musulmani e mi avevano chiesto di diventare uno dei loro condividendo la loro fede, affinché, nell’eventualità, fossi io a guidarli in Paradiso. La fraternità d’armi è dunque all’origine della mia conversione. (pp. 23-24)
    La conquista egemonica è possibile solo a condizione di far saltare quelli che bisognerebbe chiamare i « catenacci di sovranità ». Gli stati islamici indipendenti che intendono essere padroni a casa loro e filtrare le influenze o le ingerenze straniere, che vogliono liberamente applicare la Sciaria, la legge islamica, devono scomparire, perché l’Islam è un freno, anzi, è un ostacolo al “libero” esercizio delle leggi del mercato. Va da sé che nello spirito dei conquistatori, dei nuovi “crociati” della “democrazia”, le leggi divine debbono essere cancellate e far posto a quelle dell’economia, della finanza, della produzione e del consumo! Ogni deroga a questa legge bronzea del capitalismo merita una sanzione. E la sanzione è la guerra. Le porte chiuse si aprono a cannonate.
    La legge dell’”Idolo”, chiamatelo il Vitello d’Oro se volete, costituisce l’unica realtà sacra del mondo democratico e moderno. Immaginate: la Sciaria proibisce il prestito a interesse. Le pratiche e le leggi finanziarie islamiche sono “solidariste”, sono fondamentalmente contrarie a “far lavorare il denaro”, cosa che è considerata immorale e fonte di ingiustizia, perché non è più il lavoro in sé a costituire il merito di una persona, bensì le leggi cieche della speculazione. L’Islam, nella sua infinita saggezza, ha tagliato corto con questo sistema perverso, interdicendo non solo l’usura, ma ogni rendita derivante dal denaro. (p. 49)
    Gli ultimi Europei, ossia gli uomini e le donne che hanno conservato la fierezza delle loro origini, coloro che sono ancora fedeli al retaggio dei loro padri, arriveranno ad abbracciare l’Islam; per coloro che hanno saputo custodire il rispetto di se stessi e quindi rifiutano di avvilirsi al contatto del feticismo materialista, l’Islam rappresenta l’unico mezzo per salvaguardare i loro valori, il patrimonio spirituale ereditato da una lunga storia.
    Da questo punto di vista, la guerra che l’Islam deve condurre contro l’imperialismo non è, ripetiamolo, la lotta contro un popolo, una nazione o uno Stato. Noi combattiamo un sistema, un sistema che, insensibilmente ma inesorabilmente, porta l’uomo alla corruzione e poi alla morte ontologica. (p. 63)
    Sono gli Stati Uniti, bisogna rammentarlo, ad avere preso storicamente l’iniziativa di costruire e usare armi di distruzione di massa. Queste armi sono state sperimentate a Hiroshima e a Nagasaki contro delle popolazioni civili, proprio mentre lo stato maggiore giapponese offriva all’America una resa negoziata. (…) È la libertà in marcia, l’avvento del regno democratico; per insegnare agli uomini a vivere, talvolta è utile, perfino necessario, cominciare con lo sterminarli. In questo, gli Stati Uniti non devono ricevere lezioni da nessuno… (p. 121)
    I genitori guardano con tenerezza – la gioventù passa presto, no? – i loro figli che vanno ad abbrutirsi col rock duro, con la techno e tutte le forme sonore della droga… Si divertono, e non si rendono conto che, in realtà, stanno assistendo a una tragedia… La televisione diffonde il culto sfrenato del sesso, della violenza e del dollaro. Le vostre televisioni scaricano continuamente le loro immondizie nel seno stesso delle vostre famiglie, mentre i vostri politicanti insorgono contro lo spettro di un ipotetico ritorno dell’ordine morale! Parlare di bene e di male è diventata un’incongruità, o meglio, un’oscenità. Denunciare il male, esaltare il bene nella sua oggettività, dire la verità di Dio, sono cose che vi fanno rabbrividire. Voi preferite barricarvi in casa per timore dei ladri, perché volete conservare una cosa sola, come il bene più prezioso, più prezioso dei vostri stessi figli scomparsi o violentati: la sola libertà di cui voi realmente dissoniate, la libertà di avvilirvi! E sia! Ma allora, siccome non avete più il coraggio di difendere i principi morali della legge naturale e divina, quella dei vostri padri, smettetela di piangere sulle vostre disgrazie. (p. 209)
    La “liberazione” dell’Europa si è risolta con alcuni milioni di morti ad Est come ad Ovest, mentre i vinti venivano decimati dalla fame e dalle epidemie nei campi di concentramento riaperti dai “liberatori”. De Marenches spiega come Churchill abbia fatto deportare tra i ghiacci sovietici quasi due milioni e mezzo di uomini, donne e bambini, i quali hanno conosciuto la sorte che si può ben immaginare. Ecco gli eroi senza macchia della vostra storia. Una storia che bisognerà pur decidersi a riscrivere. (…) Il leggendario eroe della “liberazione”, il grand’uomo Churchill, dovrebbe forse avere il privilegio di un posto di prim’ordine nella lista dei grandi criminali della storia. Un posto che gli spetta di diritto, sia per la sua politica nel Vicino Oriente prima della guerra, sia per la distruzione delle città tedesche per mezzo delle bombe al fosforo. (p. 218-219)
    Nel 1933, la guerra viene dichiarata da Wall Street e Manhattan. L’arma atomica ideata in quel periodo dal dolce e pacifico Einstein e realizzata dal suo correligionario Oppenheimer, non si chiamava forse “progetto Manhattan”? Wall Street e Manhattan dichiarano la guerra (non è un modo di dire, ma la verità storica) alla Germania nazionalsocialista, la quale rifiuta la supremazia del dio dollaro e fonda la stabilità della sua moneta ricostruendo la propria economia sulla base del valore lavoro e sulle sole forze produttive.
    Più ancora dell’antigiudaismo dichiarato dell’ideologia del regime, ad essere assolutamente imperdonabili erano il crimine di blasfemia contro il dollaro e la soggiacente tentazione autarchica, la quale portava implicitamente a girare le spalle al libero scambio. La restaurazione dell’economia tedesca su basi socialiste, quindi contrapposte al liberalismo, costituiva una vera e propria dichiarazione di guerra… (pp. 222-223)




    LETTERA DI CARLOS A FRANCOIS GENOUD (18 marzo 1995) *


    Caro compagno di lotta,
    ho ricevuto ieri la vostra lettera datata 2 marzo 1995. Voglio che sappiate che siete la sola persona – coi miei più stretti familiari – con cui tengo corrispondenza dalla prigione.
    In questo paese, in cui la lealtà politica dipende solo dai sondaggi, la vostra fedeltà ai nostri ideali suscita ancor più grande ammirazione.
    So che avete cominciato a lottare per la liberazione della Palestina fin dall’età di vent’anni, a Gerusalemme nel 1936, col Gran Muftì Shaykh Amin el-Husseini.
    Anch’io ho cominciato a lottare per la liberazione della Palestina all’età di vent’anni, sulla Riva Est del Giordano, nel 1970, con Georges Habbache e con Waddi Haddad.
    Da allora, ho consacrato la mia vita alla più nobile delle cause, la liberazione della Palestina nel contesto della Rivoluzione mondiale…
    Se mai ci incontreremo ancora, raggiungeremo il Walhalla dei rivoluzionari e condivideremo momenti di familiarità coi nostri cari martiri scomparsi…
    Sarei felice di arrivare alla vostra età con un decimo del vostro spirito indomito; sappiate che vi ammiro sinceramente, che ho fiducia in voi, che ho a cuore la vostra amicizia. Trasmettete i miei omaggi ai vostri intimi. Mantenetevi in contatto con la mia famiglia in Venezuela, che è anche la vostra famiglia. Recibe un abrazo revolucionario de
    Carlos


    * Da: Pierre Péan, L’extrémiste. François Genoud, de Hitler à Carlos, Fayard, Paris 1996, p. 382

  3. #3
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    Ma di tutte le figure del marxismo-leninismo rivoluzionario sempre le più paradossali e da macchietta bisogna tirar fuori? Ma per favore adesso rispolveriamo anche lo sciacallo? Un rivoluzionario a parole che viveva sovvenzionato come un nababbo dalla Germania Orientale. Il più grande servo del cosiddetto terrorismo di stato propugnato da una delle nazioni più servili dell'imperialismo e del capitalismo di stato sovietico. Mentre Guevara, o Neto, o Guzman o Ortega o Wijeweera o Giap o Ortega o mille altri veri guerriglieri e rivoluzionari lottavano con il fango fino alle orecchie sotto il fuoco imperialista per la causa rivoluzionaria e per il proprio popolo , Carlos lo Sciacallo, Carlos il rivoluzionario da paillettes si faceva i beneamati affari suoi in mezzo a puttane, caviale, casinò e shampagne. Un grande rivoluzionario sul serio non c'è che dire. Basta parlare di questi buffoni di corte. Carlos non merita nemmeno di avere lo stesso nome di Lenin.
    Il marxismo-leninismo è roba seria e non una variante della corrida.

    A luta continua

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista
    Ma di tutte le figure del marxismo-leninismo rivoluzionario sempre le più paradossali e da macchietta bisogna tirar fuori? Ma per favore adesso rispolveriamo anche lo sciacallo? Un rivoluzionario a parole che viveva sovvenzionato come un nababbo dalla Germania Orientale. Il più grande servo del cosiddetto terrorismo di stato. Mentre Guevara, o Neto, o Guzman o Ortega o Wijeweera o Giap o Ortega o mille altri veri guerriglieri e rivoluzionari lottavano con il fango fino alle orecchie sotto il fuoco imperialista per la causa rivoluzionaria e per il proprio popolo , Carlos lo Sciacallo, Carlos il rivoluzionario da paillettes si faceva i beneamati affari suoi in mezzo a puttane, caviale, casinò e shampagne. Un grande rivoluzionario sul serio non c'è che dire. Basta parlare di questi buffoni di corte. Carlos non merita nemmeno di avere lo stesso nome di Lenin.
    Il marxismo-leninismo è roba seria e non una variante della corrida.

    A luta continua
    Non voglio dire nulla sui rivoluzionari da te citati perchè non ce ne è neanche bisogno, però non condivido per niente la tua opinione su Carlos, egli fu comunque un grande rivoluzionario, nel bene e nel male, tra l'altro mi sembra che la tua critica verso di lui coincida perfettamente con quella che gli rivolsero tutti i peggiori osservatori borghesi occidentalisti di quel periodo...Mah....

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Heimbrecht
    Non voglio dire nulla sui rivoluzionari da te citati perchè non ce ne è neanche bisogno, però non condivido per niente la tua opinione su Carlos, egli fu comunque un grande rivoluzionario, nel bene e nel male, tra l'altro mi sembra che la tua critica verso di lui coincida perfettamente con quella che gli rivolsero tutti i peggiori osservatori borghesi occidentalisti di quel periodo...Mah....
    Sarà pure che mi sbagli ma Carlos è stato espulso da tutte e organizzioni guerrigliere in cui aveva tentato di entrare. Una su tutte la PFLP. La sua Organizzazione Araba per la Lotta Armata non ha mai fatto nulla di nulla dalla sua stessa nascita nonostante fosse nata in uno dei santuari più sicuri per tutte le organizzazioni guerrigliere di allora: lo Yemen del Sud.
    la maggior parte delle azioni che gli vengono attribuite non sono sue, dall'attentato alla squadra israeliana olimpionica a Monaco al dirottamento di Entebbe. E' stato disconosciuto dal 1985 dall'Iraq, da Cuba e dalla Libia e la Siria in cui si rifugiò lo tollerava appena.
    Nel giugno 2003, Ramírez Sánchez pubblicò una collezione di scritti dal carcere, col titolo di Islam Rivoluzionario, dove cercò di spiegare e difendere le sue attività come parte di un conflitto di classe. Nel libro dichiara la sua ammirazione per Osama bin Laden (ecco il perchè di tanto interesse di alcuni a Carlos).
    Ha cercato poi per tornare in Venezuela in questi ultimi anni di arruffianarsi con un carteggio segreto il presidente chavez il quale se ne è altamente fregato di lui e invece di tenere questo carteggio ancora segreto lo ha mostrato in pubblico. Come dire non ho niente da spartire con quest'uomo-
    Dulcis in fundo quello che per anni era uno dei suoi più stretti collaboratori ovvero Michel Moukharbal era un agente del Mossad.
    Poi che dire...come al solito sono pronto a cambiare idea qualora mi si portino fatti che cambiano quelli scritti da me. Io Ernesto Guevara o Agostino Neto non li ho mai visti farsi fotografare con lo smoking all'uscita di un casinò.
    Vedila così, aldilà delle mie precendenti considerazioni, da quest'ultime ne viene fuori l'immagine di un "rivoluzionario" quantomeno mediocre e inconcludente.

    A luta continua

  6. #6
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    Comunque commentando questi frammenti postati da Saloth Sar mi sento di dover mettere in risalto due parti in particolare:

    Il leggendario eroe della “liberazione”, il grand’uomo Churchill, dovrebbe forse avere il privilegio di un posto di prim’ordine nella lista dei grandi criminali della storia. Un posto che gli spetta di diritto, sia per la sua politica nel Vicino Oriente prima della guerra, sia per la distruzione delle città tedesche per mezzo delle bombe al fosforo. (p. 218-219)
    Su questo sono assolutamente daccordo con Ramirez Sanchez. Troppo spesso si tende a dimenticare che alla base dell'occupazione sionista in Medio Oriente c'è la politica coloniale inglese e francese in quell'area. troppo spesso si dimentica come gli arabi vennero traditi sin dalla prima guerra mondiale dagli inglesi che durante la grande guerra avevano promesso ai popoli arabi l'indipendenza in cambio del sostegno militare.
    Troppo spesso si dimentica che a Yalta assieme a Stalin e a Roosvelt c'era Churcill con il suo sigaro.

    L’arma atomica ideata in quel periodo dal dolce e pacifico Einstein e realizzata dal suo correligionario Oppenheimer, non si chiamava forse “progetto Manhattan”?
    Questo invece è un falso storico. Infatti se è vero che Oppenheimer fu a capo del progetto Manhattan a Los Alamos e assieme ad Enrico Fermi ed altri fisici di grande fama costruirono l'arma atomica, Einstein partecipò al progetto Manhattan fino a quando questo progetto prevedeva solo lo studio della tecnologia necessaria a sfruttare il potenziale energetico nucleare. Quando Einstein venne messo al corrente che lo sviluppo della tecnologia necessaria a controllare gli stadi della fissione atomica era solo il primo passo per la creazione dell'arma nucleare si ritirò immediatamente dal progetto e divenne uno dei più grandi oppositori dell'arma nucleare.
    D'altro canto il ruolo di Einstein poteva essere per il progetto stesso solo molto marginale. Sebbene sia stato lui con la teoria della relatività nel 1905 ad parire la frontiera della fisica nucleare, non riuscì mai a capirne gli sviluppi tanto da non considerare valido il lavoro di Eisenberg e di Pauli sul principio di indeterminazione (che è alla base della comprensione della morfologia dell'atomo e degli orbitali atomici).

    Infine una domanda a Saloth Sar. Di questo libro sono sempre riuscito solo a leggere stralci qua e là. Tu che trovi praticamente tutto in rete sapresti darmi un link dove poterlo trovare e scaricare?

    A luta continua

 

 

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