Che differenza c'è tra certezza assoluta e certezza morale?
Il dubbio è escluso in entrambi i casi, ma la distinzione quale è?
Grazie per le risposte.
CIAO![]()
Che differenza c'è tra certezza assoluta e certezza morale?
Il dubbio è escluso in entrambi i casi, ma la distinzione quale è?
Grazie per le risposte.
CIAO![]()
Io ho trovato questo:
http://www.vatican.va/holy_father/pi...n-rota_it.html
Se nella certessa morale si esclude ogni fondato o ragionevole dubbio come può non escludersi la possibilità assoluta del contrario? Come si dà possibilità di contrario senza dubbi?Vi è una certezza assoluta, nella quale ogni possibile dubbio circa la verità del fatto e la insussistenza del contrario è totalmente escluso. Tale assoluta certezza però non è necessaria per proferire la sentenza. In molti casi raggiungerla non è possibile agli uomini; l'esigerla equivarrebbe al richiedere cosa irragionevole dal giudice e dalle parti: importerebbe il gravare l'amministrazione della giustizia al di là di una tollerabile misura, anzi ne incepperebbe in vasta proporzione la via.
In opposizione a questo supremo grado di certezza il linguaggio comune chiama non di rado certa una cognizione che, strettamente parlando, non merita un tale appellativo, ma deve qualificarsi come una maggiore o minore probabilità, perchè non esclude ogni ragionevole dubbio e lascia sussistere un fondato timore di errare. Questa probabilità o quasi-certezza non offre una base sufficiente per una sentenza giudiziaria intorno alla obbiettiva verità del fatto.
In tal caso, quando cioè la mancanza di certezza circa il fatto da giudicare impedisce di pronunziare un giudizio positivo sul merito della causa, la legge, ed in particolare l'ordinamento dei processi, danno al giudice regole obbligatorie sopra il modo di procedere, nelle quali le praesumptiones iuris e i favores iuris hanno una importanza decisiva. Di queste regole di diritto e di procedura il giudice non può non tener conto. Sarebbe però da riguardarsi come una esagerata o erronea applicazione di tali norme e come una falsa interpretazione della volontà del legislatore, se il giudice volesse a quelle ricorrere, quando si ha non solo una quasi-sicurezza, ma una certezza nel proprio e vero senso. Contro la verità e la sua sicura conoscenza non si danno nè presunzioni nè favori di diritto.
Tra la certezza assoluta e la quasi-certezza o probabilità sta, come tra due estremi, quella certezza morale, della quale d'ordinario si tratta nelle questioni sottoposte al vostro foro, ed a cui Noi intendiamo principalmente di riferirCi. Essa, nel lato positivo, è caratterizzata da ciò, che esclude ogni fondato o ragionevole dubbio e, così considerata, si distingue essenzialmente dalla menzionata quasi-certezza; dal lato poi negativo, lascia sussistere la possibilità assoluta del contrario, e con ciò si differenzia dall'assoluta certezza. La certezza, di cui ora parliamo, è necessaria e sufficiente per pronunziare una sentenza, anche se nel caso particolare sarebbe possibile di conseguire per via diretta o indiretta una certezza assoluta. Solo così può aversi una regolare e ordinata amministrazione della giustizia, che proceda senza inutili ritardi e senza eccessivo gravame del tribunale non meno che delle parti.
CIAO![]()
In realtà ciò che conta non è la certezza, ma le prove. Se vi sono prove sufficienti a far concludere, oltre ogni ragionevole dubbio, che l'imputato ha commesso il fatto, allora l'imputato è colpevole. Le prove, per essere sufficienti, devono essere univoche, nel senso che devono indicare con chiarezza una sola soluzione, In presenza di prove ambigue, poco chiare, che non consentono conclusioni sicure, allore sussiste un ragionevole dubbio, e l'imputato va assolto.
Grazie 1000 Ashamael![]()


Vediamo di chiarire un po' le cose. Nella Chiesa si è soliti distinguere la certezza morale dalla certezza assoluta. La certezza assoluta esclude ogni possibile dubbio ed è la verità dei fatti pura e semplice; la certezza morale non è detto che coincida con quella assoluta, ma semplicemente esclude ogni ragionevole dubbio. Il che non è detto che sia escluso in assoluto qualsiasi dubbio. Pio XII negli anni '40 ebbe modo di sviluppare questi concetti nei discorsi alla Rota Romana (all'epoca Sacra Rota).
Che cosa vuol dire? Che è data la possibilità della c.d. retractatio, cioè sostanzialmente la revisione del processo se emergano nuove prove ovvero le prove esibite si rivelino false.
Detto in altri termini, la certezza morale fonda il convincimento del giudice sulla base degli atti processuali, cioè delle prove raccolte e di quelle fornite dalle parti. Il che vuol dire che le parti possano aver taciuto o possano aver mentito, però ciò non emerge dagli atti. Può emergere in seguito e ciò, come detto, costituisce motivo di revisione del processo.
Insomma, la certezza morale, se vogliamo, è la certezza che si forma nel processo che non è detto sia la verità (assoluta), ma è, appunto, una verità processuale.
Ciò si verifica anche negli ordinamenti civili, tant'è che anche qui è possibile la revisione dei processi (anche relativamente alle sentenze passate in res iudicata, cioè definitive e che, quindi, rappresentano una "certezza" ed una "verità"). Ma in questi non si è soliti parlare di certezza assoluta e certezza morale, bensì di verità processuale (che, come detto, può essere diversa e divergente da quella effettiva).
E ciò deriva dal fatto che il mondo del diritto ha bisogno di certezze nei rapporti e queste si basano sulle apparenze, cioè su quello che emerge dalle prove e dagli atti. E sappiamo che, talora, tra l'essere e l'apparire vi è una bella differenza ........ .
Perfetto Augustinus, grazie 1000
Il caso penso si applichi anche al fatto della Grande Promessa dei primi 9 Venerdì del mese. Si dice che danno la certezza morale, ma non assoluta della salvezza. Questo perché in foro interno non si può sapere con certezza assoluta se uno ha adempiuto bene la pratica.
CIAO![]()


Più che abbia bene adempiuto la pratica, che non abbia commesso peccati mortali inconfessati sino alla fine.Originariamente Scritto da Eugenius
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Ma su uno compie bene la pratica, quindi nella forma prescritta senza presunzione e senza ricevere la Comunione in peccato mortale, in punto di morte non riceve la grazia della conversione e della morte in Grazia di Dio?
CIAO![]()


Certo, però non è un atto dovuto da parte di Dio, ma è un suo dono, appunto, una sua grazia ed anche questa va meritata.Originariamente Scritto da Eugenius
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E' vero, è un dono che non annulla il libero arbitrio.
Per meritare questa grazia è sufficiente adempire alle condizioni con vera devozione, vero animo filiale di riconoscenza, senza affetto al peccato, o c'è dell'altro?
CIAO![]()