http://www.corriereadriatico.it/arti...8323AE739D4C5B
Certificati medici fasulli, due anni e due mesi a Fausto Crostella. Dovrà risarcire il Comune
Condannato il dipendente assenteista
ANCONA - Alla fine del processo per le sue assenze dal lavoro giustificate con certificati medici fasulli il dipendente comunale Fausto Crostella (a sinistra nella foto con l’avvocato Toccaceli) può accogliere con un mezzo sospiro di sollievo la condanna a due anni e due mesi, anche se i suoi legali la ritengono ingiusta e confidano di ribaltare il verdetto negli altri due gradi di giudizio. Poteva andare peggio all’anconetano di 44 anni, impiegato amministrativo della IV Circoscrizione, se il giudice avesse accolto la richiesta del sostituto procuratore Mariangela Farneti, che ha concluso la requisitoria chiedendo la misura cautelare, motivandola con il pericolo che possa ancora essere indotto in tentazione considerata la “sprezzante reiterazione del reato per tre anni, la facilità con cui lo ha commesso, la spiccata disaffezione ai doveri di dipendente pubblico”.
Quasi che il caso di assenteismo a Palazzo del popolo potesse assurgere a paradigma della battaglia ingaggiata dal ministro Brunetta contro i fannulloni nella pubblica amministrazione. Il pm aveva usato il pugno di ferro anche con la richiesta della pena di tre anni e mezzo, tirando le somme di una condotta, ha detto, ispirata dal “totale disprezzo delle regole”. L’atto d’accusa ha ripercorso le indagini, a partire dall’inizio casuale. Nel novembre 2006 i carabinieri mentre rimuovevano la Porsche intestata a Crostella rimasta senza benzina scoprirono nel bagagliaio blocchetti con fogli bianchi e timbri di medici in attività, e la prescrizione dei giorni di riposo.
Il processo, ha sostenuto il pm, ha provato che è stato lui a compilarli. “I medici hanno disconosciuto l’autenticità di quei certificati”, che Crostella ha trasformato in documentazione fai-da-te da produrre al Comune, il suo datore di lavoro, motivando fittiziamente di allontanarsi dall’ufficio per malattia. In questo modo si era procurato “un ingiusto profitto perché percepiva la retribuzione anche senza prestare attività lavorativa”, ha rimarcato il pm. Sul conto presentato dalla pubblica accusa per i 145 giorni di assenteismo in tre anni (31 nel 2004, 40 nel 2005, 74 nel 2006), ha concordato l’avvocato Franco Boldrini, che rappresentava l’amministrazione comunale costituita parte civile. “La truffa ai danni del Comune è integrata per il solo fatto di aver consegnato certificati fasulli, a prescindere se il dipendente fosse realmente malato”, ha precisato chiedendo un risarcimento di 11 mila e 24 euro, il calcolo dello stipendio intascato nei giorni in cui Crostella ha marcato visita illecitamente, più 25 mila euro di danno all’immagine. “Nessun datore di lavoro, pubblico o privato - ha ricordato Boldrini - ha l’obbligo di disporre le visite fiscali”. Ha replicato uno dei legali della difesa, l’avvocato Marcello Pierdicca: “Il danno d’immagine il Comune se lo è fatto da solo, e lo hanno subito i cittadini. Nell’interesse pubblico avrebbe dovuto verificare il comportamento di un suo dipendente e garantire il corretto funzionamento della pubblica amministrazione”. L’altro difensore di Crostella, l’avvocato Davide Toccaceli, ha trovato il grimaldello per scardinare uno dei due capi d’accusa. “Nella falsità materiale il soggetto agente deve avere la qualità di pubblico ufficiale, questi certificati sono stati emessi da medici nell’atto di svolgere la libera professione. E’ un falso in scrittura privata, e serve la querela”. Niente da fare per la truffa. “Non c’è stato nessun danno per il Comune, Crostella stava davvero male”. Ma il giudice ha inflitto al dipendente due anni e due mesi e 600 euro di multa, e l’obbligo di risarcire il danno, con la provvisionale di 12 mila euro. Spazzata l’ombra della misura cautelare. “Non c’è pericolo di reiterazione del reato”, ritenendo “l’imputato sufficientemente persuaso dalla condanna”.
EMANUELE COPPARI,




Rispondi Citando
