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    Predefinito Russia e India nucleari



    Russia e India nucleari

    di Alessandro Iacuelli


    Il presidente russo Dmitry Medvedev e il primo ministro indiano Manmohan Singh, in visita a Mosca, hanno firmato un accordo di cooperazione per l'utilizzo pacifico della tecnologia nucleare. L'accordo consentirà la costruzione di numerose centrali nucleari in India da parte dell'agenzia atomica russa Rosatom, ha detto il numero uno Sergei Kiriyenko parlando coi reporter a margine dei colloqui al Cremlino. Al momento non sono stati resi noti molti altri dettagli dell'accordo, ma i pochi filtrati dai comunicati ufficiali fanno pensare a intese anche in altri settori strategici per l'India: una possibile collaborazione in campo spaziale e nel mercato dei diamanti.

    Così, l'India sembra intenzionata a essere un serio alleato strategico della Russia. Negli ultimi sei mesi, il premier Manmohan Singh si è recato per ben tre volte in visita ufficiale al Cremlino. L’ultima lo scorso 7 dicembre, quando i due Paesi hanno varato un importante accordo di cooperazione sullo sfruttamento pacifico dell’energia nucleare.

    L'accordo con la Russia è il secondo, dopo quello con gli Usa, alla fine di una lunga battaglia condotta da Washington e Delhi, perché l'India fosse esonerata dalle norme internazionali sulla non-proliferazione, che da oltre tre decenni impedivano la vendita all'India di combustibili e tecnologia nucleari. Queste norme erano state adottate proprio perché il Paese aveva usato le tecnologie nucleari a lei fornite per "scopi pacifici" per fabbricarsi armi nucleari, soprattutto in chiave anti pachistana, a causa della controversia sul Kashemir. In seguito al test nucleare indiano del 1974, venne costituito il Nuclear Suppliers Group (NSG), il Gruppo internazionale dei fornitori nucleari, con 45 Stati membri, fra cui l'Italia; proprio questo gruppo, l'anno scorso ha cancellato il bando all'India sull'importazione di tecnologia nucleare.

    Dopo tre anni di dibattiti a Washington, Delhi e Vienna, nell'ottobre 2008 il senato americano aveva approvato l'accordo di cooperazione nucleare civile con l'India, secondo il quale gli USA forniranno tecnologie e carburante a New Delhi per una ventina di centrali nucleari civili. In cambio l'India garantirà circa 70 miliardi di dollari in scambi commerciali con le imprese Usa.

    La Russia non è rimasta a guardare a lungo. Al momento sono pochi i dettagli forniti sull'accordo di cooperazione nucleare del 7 dicembre: si sa però che Rosatom costruirà altri 4 reattori per la centrale nucleare di Kundankulam in Tamil Nadu, già simbolo della collaborazione tra i due Paesi (il primo reattore dovrebbe essere avviato già all'inizio del 2010); verranno avviati i lavori per una nuova centrale nel Bengala occidentale, dove Rosatom dovrebbe occuparsi della costruzione di quattro su sei reattori programmati nel giro di 10-15 anni.

    L'accordo, valido dal 2011 al 2020, avrà un valore di decine di miliardi di dollari e, oltre al nucleare, prevede la vendita alla Russia di hardware militare in dotazione all'India. È probabile che la simbiosi si completi pure su altri campi, dato l'interesse di New Delhi nella ricerca spaziale, le telecomunicazioni, i mercati di diamanti grezzi e i prodotti farmaceutici.

    Al momento il nucleare fornisce all'India meno del 3% di elettricità; nel 2050, a pieno regime, la quota dovrebbe arrivare fino al 25%. Nonostante le critiche di ambientalisti e di gruppi pacifisti, con quella che ormai gli analisti chiamano la “diplomazia dei reattori”, il primo ministro Singh ha riportato l'India più che mai al centro dello scacchiere internazionale. A causa della crisi petrolifera il mercato nucleare diventa infatti sempre più appetibile per i Paese emergenti. E ora anche la Francia, vero rivale per Mosca sul mercato del nucleare indiano, aspetta il suo momento per farsi avanti.

    C'è naturalmente, come sempre quando si parla di accordi internazionali in campo nucleare, chi non si fida. Vari analisti di tutto il mondo ricordano come spesso i Paesi importatori di tecnologia nucleare, anzichè usarla a fini di approvviggionamento energetico, l'abbiano non solo usata a fini militari, ma anche rivenduta a Paesi terzi. Così, oggi c'è chi ipotizza che dietro l'accordo siglato a Mosca potrebbe esserci l'Iran, sempre al centro delle polemiche quando si parla di nucleare. Infatti, la Russia venderà all'India del combustibile atomico, così come voleva farlo con l'Iran. Dopo il distacco di Mosca dal suo appoggio tacito al piano nucleare di Teheran, quella attuale potrebbe essere una mossa compensativa che gode del tacito avallo americano.

    Il governo russo non conferma e non smentisce: "I nostri due paesi hanno tanti campi di cooperazione, molti progetti riguardano la sfera energetica e una parte considerevole di essi concerne il settore nucleare", ha dichiarato Medvedev nella conferenza stampa dopo la firma dell'accordo, "Il documento che abbiamo firmato oggi consente di sviluppare la collaborazione negli anni futuri", ha aggiunto. Il premier indiano, subito dopo l'arrivo a Mosca, aveva incontrato in forma privata Medvedev nella sua residenza privata a Barvikha, mentre i colloqui ufficiali, a delegazioni allargate, si sono svolti al Cremlino. Al momento non si sa di più: tutto ciò che riguarda il governo russo è decisamente coperto da riserbo e ovviamente, tanto per cambiare, si parla di vendita di uranio per “soli usi pacifici”.

    Russia e India nucleari


    carlomartello

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    Predefinito Rif: Russia e India nucleari

    L'India avrà il suo primo sottomarino nucleare.
    In affitto


    di Gianandrea Gaiani


    La Marina di New Delhi disporrà già da questa primavera di un sottomarino nucleare d'attacco preso in affitto per dieci anni dalla Russia. L'accordo, reso noto martedì da fonti del ministero della Difesa di Mosca, consentirà all'India di rafforzare la sua già consistente flotta subacquea convenzionale composta da 10 battelli del tipo russo Kilo e 4 del modello tedesco Tipo 209.

    I piani ambiziosi di sviluppo della forza navale indiana, che includono anche portaerei e cacciatorpediniere lanciamissili, vedono nella flotta subacquea uno dei maggiori punti di forza. Nei prossimi anni entreranno in servizi i primi sei sottomarini del tipo francese Scorpéne, acquisiti nell'ambito i un programma da ben 18 unità che rimpiazzeranno i mezzi subacquei attualmente in servizio. Sul fronte dei sottomarini nucleari l'India ha da tempo in cantiere un progetto nazionale, noto come Advanced Technology Vessel, che ha però incontrato ritardi e difficoltà tecniche. Si tratta di una classe prevista in 5 unità destinate a imarcare anche missili balistico.. Il primo battello, battezzato Arihant, è stato presentato nel luglio 2009 ma è ancora largamente incompleto e difficilmente potrà entrare in servizio nel 2011 come inizialmente previsto

    Con il leasing del sottomarino russo Nerpa e probabilmente in futuro di altre unità russe del tipo Project 971 (classe Akula per la Nato), Nuova Delhi punta ad acquisire in breve tempo dimestichezza con i sottomarini a propulsione atomica addestrando gli equipaggi e ampliando le conoscenze tecniche. I sottomarini classe Akula uniscono grande silenziosità e robustezza, ampia autonomia e un armamento che comprende siluri, missili antinave e anche missili multiruolo 3M-54 Klub con gittata di 300 chilometri e capacità di imbarcare anche testate nucleari, acquisiti con il pacchetto "tutto compreso" offerto da Mosca al costo di 650 milioni di dollari per 10 anni. Sembrano invece esclusi dal contratto i missili da crociera SS N 21 Sampson con ben 3.000 chilometri di raggio d'azione.

    Varato nel 2008 dopo una lunghissima costruzione, il Nerpa è stato protagonista nel novembre di quell'anno di un gravissimo incidente mai del tutto chiarito nell'Oceano Pacifico, quando un gas antincendio si sprigionò nelle camerate uccidendo 20 marinai. Riparato e ammodernato nei sistemi di sicurezza il Nerpa è pronto a entrare in servizio con la marina indiana che ha già inviato alla base navale di Vladivostok 173 marinai che si addestreranno a utilizzare il battello già ribattezzato Chakra. Lo stesso nome assegnato dal 1988 al 1991 a un altro sottomarino a propulsione atomica russo, un esemplare della classe Charlie affittato per tre anni dalla Marina Indiana.

    Dei 18 sottomarini tipo Akula, Akula migliorato e Akula 2 (3 battelli) realizzati negli anni '80 e '90, quattro non sono mai stati completati e solo 8 risultano ancora in servizio con le flotte russe del Nord e del Pacifico. Il prezzo di favore concesso all'India per l'affitto del Nerpa sembra dovuto a precedenti investimenti indiani che hanno consentito il completamento del sottomarino nei cantieri russi. Oltre ad aumentare il vantaggio strategico sul Pakistan, con l'affitto del Nerpa l'India acquisisce anche capacità a lungo raggio indispensabili a confrontarsi con la crescente presenza navale cinese nell'Oceano Indiano grazie alla cessione di alcune basi navali birmane alle flotte di Pechino.

    L'India avrà il suo primo sottomarino nucleare. In affitto - Il Sole 24 ORE


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 17-01-10 alle 02:57

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    Predefinito Rif: Russia e India nucleari

    Medvedev: il partenariato con l’India è una priorità per la Russia

    Il Presidente russo Dmitrij Medvedev ha inviato all’indirizzo del Presidente e del Primo Ministro dell’India Pratibha Patil e Manmohan Singh un messaggio di auguri in occasione di una Festa statale – 60 anniversario della proclamazione della Repubblica dell’India. In Russia sono altamente apprezzati i rapporti tradizionalmente stretti ed amichevoli con l’India, i nostri popoli sono vincolati dai sentimenti di sincera simpatia, di rispetto reciproco e di fiducia., — si rileva, in particolare, nel messaggio indirizzato a Patil. Medvedev ha fatto notare che il partenariato strategico con l’India rappresenta una delle priorità della politica estera della Russia. Lo ha comunicato martedì il Servizio stampa del Cremlino.

    La Voce della Russia


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    Ottimo!

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    Predefinito Rif: Russia e India nucleari

    Piacerà ai Cinesi?

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Piacerà ai Cinesi?
    28 Gennaio 2010

    Il Dalai Lama “indiano” preoccupa Pechino



    E se il Dalai Lama diventasse indiano?
    Sarebbe ridicolo, dicono i cinesi. Una scelta possibile, replicano gli indiani.
    Cosa sta succedendo in Tibet? E il Dalai Lama vuole davvero richiedere la cittadinanza, questa volta non onoraria, indiana?

    Non è la prima volta che il leader buddista parla di se stesso utilizzando l’espressione “figlio dell’India“, ma l’averlo ripetuto in occasione della cerimonia d’apertura dalle Conferenza Internazionale del Buddismo nel Gujarat, in India, ha fatto infuriare i cinesi, convinti che Tenzin Gyatzo abbia approfittato dell’evento per rinnegare ufficialmente ogni suo legame con la Repubblica popolare.

    La vera paura di Pechino è che la reincarnazione del prossimo Dalai Lama venga riconosciuta in una persona nata e vissuta fuori dal territorio cinese, e il fatto che Tenzin Gyatso pochi mesi fa si sia recato in Arunachal Pradesh “considerandolo un territorio indiano” dimostrarebbe un pericoloso avvicinamento tra il leader buddista e New Delhi.

    L’Arunachal Pradesh altro non è che uno stato indiano che la Cina rivendica da decenni, considerandolo storicamente l’estremità meridionale del Tibet, e, in quanto tale, parte integrante del territorio cinese.

    Pechino sostiene il suo punto di vista ricordando a cinesi e tibetani che l’attuale Dalai Lama è un opportunista perché, pur proponendosi come il “rappresentante ufficiale del popolo tibetano”, ha venduto l’Arunachal Pradesh a un altro paese, di cui si dichiara figlio nonché punto di riferimento culturale. “Come può una persona che non si sente cinese difendere gli interessi e i valori di una parte del popolo cinese? É impossibile”, grida Pechino. Che probabilmente spera in questo modo di legittimare la sua futura interferenza nel riconoscimento del prossimo Dalai Lama.

    Quanto a Tenzin Gyatso, è difficile credere che voglia cambiare nazionalità. Certo, New Delhi potrebbe sempre concedergli una cittadinanza onoraria, ma dal momento che l’India ospita il leader buddista dai tempi dell’esilio del 1959, è difficile metterne in dubbio il sostegno alla causa tibetana.

    Probabilmente, quello che davvero preoccupa Pechino è che se il quindicesimo Dalai Lama verrà riconosciuto in un cittadino dell’Arunachal Pradesh, il mondo, ma non la Cina, avrà per la prima volta un Dalai Lama indiano.

    Il Dalai Lama “indiano” preoccupa Pechino - Mondo - Panorama.it


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    Ultima modifica di carlomartello; 29-01-10 alle 03:23

 

 

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