Palazzo Chigi. Scontro in Consiglio dei ministri tra Parisi e Lanzillotta. Sardegna in rivolta
Il governo boccia la ConsultaStop anche alla legge sullo scioglimento dei consigli comunali Soru: un nostro diritto.
«Il popolo sardo non è sovrano»
Il consiglio dei ministri ha impugnato la legge regionale con la quale circa due mesi fa l’assemblea regionale sarda ha istituito la Consulta per la riscrittura dello Statuto. Impugnata anche la legge sulla indizione delle elezioni comunali e provinciali e sullo scioglimento degli organi degli enti locali, quella che dà il potere alla Regione di nominare propri commissari al posto di quelli prefettizi.
La decisione, sulla proposta del ministro degli affari regionali, Linda Lanzillotta, non è stata unanime. Anzi, decisamente contrastata. Contro l'iniziativa, proposta dal ministro degli Affari regionali Lanzilotta, si sarebbe schierato il ministro della Difesa Parisi.
Quella di ieri è la terza delle sei leggi regionali sarde esaminate dal nuovo Governo che non ottiene il via libera. Le tre su cui non sono state sollevate obiezioni riguardano l'istituzione dell’Arpas (l'agenzia regionale per la protezione dell’ambiente), il Commercio e la Pesca. L’altra legge impugnata è quella che istituisce le cosiddette “tasse sul lusso”, che violerebbe il principio di uguaglianza e generalità delle imposte, dal momento che fissa per i tributi da pagare per seconde case, barche a aerei (per soste o ormeggi) una disparità di trattamento tra sardi, esentati, e i non residenti o non nati nell’isola.
DURISSIMO IL COMMENTO di Antonello Soro coordinatore della Margherita. «Sono molto amareggiato - ha detto – per questa decisione. Considero la scelta dei ministri legittima ma assolutamente un grave errore di valutazione politica e di merito. Non mi sembra il modo migliore di inaugurare i rapporti con le regioni e in particolare con una regione come la Sardegna che della specialità autonomistica ha fatto una religione». Secondo Soro «i ministri hanno demonizzato una ordinarissimi legge. Sembra che sia stata impugnata perché evocava le parole sovranità e popolo sardo». Ma, ha aggiunto, «la sovranità del popolo italiano si esprime compiutamente attraverso il complesso delle istituzioni che la Costituzione identifica come la Repubblica, particolarmente dopo l’approvazione del nuovo Titolo V e alle quali la Costituzione assegna i poteri di rappresentanza democratica. Una sovranità che non contemplasse i poteri autonomistici come luogo di autogoverno sarebbe monca».
Per l'assessore alle Riforme, Massimo Dadea «la decisione del Governo suscita delusione ed amarezza. Per il presidente della Regione, Renato Soru, «la sovranità è propria del popolo sardo. E non deve far paura a nessuno».
I dati. I motivi del ricorso.
«Parlare di sovranità del popolo sardo - sostiene il consiglio dei ministri nel ricorso alla Consulta – appare in contrasto con i principi fondanti la nostra carta costituzionale. Ciò finisce per eccedere dalle competenze statutarie regionali, dove si parla solo di autonomia e non già di sovranità».




Rispondi Citando

