Attacco del vicesegretario Natoli e del pm Spataro. Napolitano al Csm chiederà di andare alla radice dell’allarme carceri Indulto, tensione tra Unione e le toghe Riforma Castelli e indulto i nodi. D’Ambrosio: non mi ricandiderei. E si parla di sciopero
ROMA — Difficile non vedere un collegamento tra le due cose. Ma, almeno ufficialmente, il collegamento non c’è. Il giorno dopo l’approvazione definitiva dell’indulto i componenti dell’Associazione nazionale magistrati, che pure avevano apprezzato le aperture al dialogo del ministro Mastella, tornano a usare la parola sciopero.E lo fanno per protestare contro la decisione presa al Senato di non discutere prima della pausa estiva il disegno di legge che sospende l’applicazione della riforma Castelli, da loro sempre criticata. Ma che sotto la cenere il malumore per l’indulto ci sia, eccome, lo si capisce leggendo le parole Gerardo D’Ambrosio, l’ex procuratore capo di Milano diventato senatore dell’Ulivo: «Oggi non mi ricandiderei ».
SCIOPERO — A pronunciare la parola fatale, sciopero, sono il pm di Milano Armando Spataro e il vicesegretario dell'Associazione, Gioacchino Natoli. Giovedì l’Anm ha in programma l’ultima riunione della giunta prima della pausa estiva. E loro chiedono che in quella sede si pensi a una «azione di sciopero da accompagnare con altre forme di protesta». Qual è il problema? Originariamente il Senato avrebbe dovuto chiudere i suoi lavori il 4 agosto e la settimana che comincia oggi sarebbe stata dedicata (anche) all’approvazione del disegno di legge presentato dal nuovo ministro della Giustizia che sospende l’applicazione di alcuni aspetti della riforma Castelli. Testo che sta molto a cuore ai magistrati perché rinvia di cinque mesi il limite (oggi fissato al 29 ottobre) entro il quale esercitare l’opzione tra la funzione di pm e quella di giudicante.Mail Senato ha chiuso i battenti sabato, dopo il rush finale proprio sull’indulto, e il disegno di legge è rimasto fermo. «Mi auguro e farò il possibile perché entro settembre possa essere approvato almeno da Palazzo Madama », garantisce Mastella. Ma le sue rassicurazioni non sembrano bastare. «Il provvedimento— attaccano Spataro e Natoli—è stato trattato quasi fosse un’inezia meno importante della vendita dei farmaci nei supermercati o dell’allargamento del numero dei taxi». «Non ci aspettavamo questa chiusura anticipata», dice Nello Rossi, segretario generale dell’Anm, che già alcuni giorni fa, insieme al presidente Giuseppe Gennaro, aveva firmato una dichiarazione simile a quella fatta ieri da Spataro e Natoli. Non si parlava esplicitamente di sciopero, bensì di «forme di autotutela»,mala sostanza non cambia molto. In ogni caso, una decisione sarà presa a settembre, quando si potrà riunire il comitato direttivo centrale.
INDULTO — Dopo l’approvazione di due giorni fa, la legge sull’indulto sarà firmata dal presidente della Repubblica non appena il testo arriverà al Quirinale. Ma già oggi, durante la cerimonia per l’insediamento del nuovo Csm, Giorgio Napolitano potrebbe sottolineare la necessità di agire sulle cause del sovraffollamento delle carceri, situazione che ha spinto il Parlamento a prendere la strada dell’indulto e che potrebbe ripresentarsi nel giro di pochi mesi in assenza di interventi strutturali. Anche su questo l’attenzione dell’Anm è massima: «Abbiamo scelto di non commentare — spiega il segretario Rossi — perché è una questione essenzialmente politica e non riguarda direttamente il nostro lavoro. Ma, come logico che sia, quando accerteremo gli effetti sul campo non mancheremo di indicarli e di esprimere le nostre valutazioni». Parla già adesso invece l’ex magistrato Gerardo D’Ambrosio. E le sue sono le parole di chi dalla politica si aspettava tanto e invece è rimasto deluso: «Non mi candiderei più. Un provvedimento di questa importanza è stato discusso in Senato in un solo giorno. Noi avevamo impostato la nostra campagna sulla sicurezza e della sicurezza, con l’indulto, non si sono affatto preoccupati». D’Ambrosio ricorda che dopo gli sconti di pena varati prima del 1990 «la situazione nelle carceri tornava quella di prima nel giro di otto mesi. Mi auguro che il ministro dell’Interno prenda le dovute precauzioni ».
Lorenzo Salvia




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