Il governo tedesco, costretto dalle violenze perpetrate contro le minoranze tedesche in Polonia e dalle violazioni dei confini effettuate da provocatori polacchi, a causa anche della assenza di disponibilità ad una trattativa da parte di Varsavia, specialmente dopo le garanzie prestate dall’Inghilterra e dalla Francia nel marzo 1939, così come in presenza di pressioni sempre più forti tese ad isolare economicamente Danzica, fu spinto a sottoscrivere il patto di neutralità con la Russia sovietica. 23 agosto 1939.
Hitler sperava, attraverso il patto, di provocare un atteggiamento più morbido della Polonia, che potesse scongiurare il pericolo di una guerra, mentre Stalin, ben istruito dalle missioni militari inglesi e francesi che giornalmente agivano a Mosca, sapeva che mai la Polonia si sarebbe resa disponibile a trattative, e che Francia e Inghilterra avrebbero combattuto.
“Questa era l’informazione che Stalin aveva tanto atteso”
Il patto Ribbentrop-Molotov fu pensato da Stalin come strumento attraverso il quale la mano di Hitler facesse scatenare la seconda guerra mondiale.
Per quasi mezzo secolo la favola propagandistica russa, quella dell’aggressione tedesca del 22 giugno 1941 ad una pacifica Unione Sovietica, ha retto e imprigionato la scienza storica, eliminando, con la forza tipica dell’indottrinamento, un approccio logico dei fatti.
Per la Germania del 1941 la certezza di una neutralità russa, dopo un trattato di pace con l’Inghilterra, sarebbe stato il più grande regalo. Conseguire questo risultato doveva essere il compito della diplomazia tedesca; se così fosse stato, la Fortezza Europa non avrebbe potuto essere riconquistata militarmente dagli occidentali, né in futuro. Una guerra con la Russia era quindi l’ultimo desiderio che Hitler potesse avere.
Le richieste inaccettabili avanzate da Molotov a Berlino nel novembre 1940 annullarono le speranze tedesche in una neutralità russa e delinearono un inquietante disegno egemonico di Mosca sull’Europa: fra i confini orientali tedeschi e la Manica, solo la Wehrmacht e le sue armate sue alleate restavano a difendere il continente europeo.
Dopo l’inizio dell’attacco preventivo alla Russia, le dichiarazioni di alti ufficiali sovietici, come quelle del rappresentante del comandante supremo del gruppo d’armate Volchov, Vlassov, così come le cronache concordi di ufficiali quali Naumov, Jewstifejev, Malyachkin, Pissmany, ed ancora le carte sovietiche cadute in mano ai Tedeschi con indicate le posizioni future di unità sovietiche sul territorio tedesco e la precisa individuazione delle truppe tedesche al fronte, testimoniano che i Tedeschi ed i loro alleati altro non fecero che prevenire ed arrestare un’imponente marcia di avvicinamento al confine da parte dell’Armata Rossa, il cui completamento avrebbe certo richiesto ancora giorni e settimane, e che comunque rivelava un’unica cosa: che l’Unione Sovietica aveva deciso di entrare in guerra contro la Germania.
L’Armata Rossa già il 15 maggio 1941 stava a ridosso dei confini orientali della Germania ed era in grado, in pochissimo tempo, di passare all’offensiva. Il 22 giugno 1941 iniziò con successo l’attacco tedesco: tre gruppi d’armate con 123 divisioni, di cui 17 corazzate, e 35 divisioni di paesi alleati; 3300 carri armati e 2000 velivoli della Luftwaffe.
Da parte sovietica stavano invece, secondo i dati più recenti: una prima linea composta da cinque gruppi di armate con 170 divisioni, 64 gruppi motorizzati e 10000 fra carri armati (di cui 1475 T-34) e blindati. Più indietro stava una seconda linea con ulteriori 70 divisioni e 8000 carri. Dal 13 giugno queste forze nelle retrovie, costituenti la seconda linea, erano in trasferimento ed avrebbero dovuto raggiungere il confine il 10 luglio. Se i Tedeschi non avessero attaccato il 22 giugno, l’Armata Rossa si sarebbe trovata pronta nelle proprie posizioni con una massa di almeno 240 divisioni, 20000 carri armati e 10000 aerei. Ma pronta per che cosa?
In violazione degli accordi contenuti nel patto Ribbentrop-Molotov, secondo il quale, fatta eccezione per la sola Polonia, potevano costituirsi solo sfere d’interesse e non occupazioni di territori, Stalin si era annesso, approfittando del fatto che Hitler era impegnato altrove, i tre Paesi Baltici, due regioni della Romania ed aveva tentato di occupare la Finlandia.
A soli dieci mesi dalla firma del patto di non aggressione, grazie alle iniziative unilaterali di Stalin la barriera di Stati che separava la Russia dal resto d’Europa era stata annullata, non vi erano più stati neutrali fra Hitler e Stalin, e proprio attraverso questo nuovo assetto si alimentarono le premesse per un attacco.
Durante il periodo precedente il 22 giugno 1941, l’Unione Sovietica aveva occupato territori con più di 24 milioni di abitanti. Inoltre attraverso un processo di superindustrializzazione, condotto con un certo successo dal 1927 attraverso due piani quinquennali Stalin era in grado di gestire una produzione bellica a dir poco gigantesca e di alta qualità. In meno di due anni dalla firma del patto Ribbentrop-Molotov l’Unione Sovietica aveva potuto aggiungere alla già consistente forza militare 125 nuove divisioni di fucilieri, 30 divisioni motorizzate, 61 divisioni corazzate e 79 divisioni aeree. Oltre a ciò era stata intrapresa l’ulteriore costituzione di altre 60 divisioni territoriali e motorizzate.
Attraverso l’educazione pre-militare Stalin si era garantito, già all’inizio della guerra, un milione di paracadutisti brevettati ed una capacità di istruzione di 150000 piloti.
Se si contano i paracadutisti di tutte le forze armate dei paesi belligeranti non si può non notare che l’Unione Sovietica ne possedeva 200 volte tanti, sia paracadutisti, sia soldati che avevano ricevuto un addestramento paracadutistico.
L’attacco preventivo tedesco distrusse l’85% della capacità produttiva russa per quanto riguardava le munizioni: ebbene, con il restante 15% l’Unione Sovietica riuscì comunque a vincere.
L’Unione Sovietica era già nel 1941 una superpotenza. Nell’estate del 1941 Hitler ha distrutto, attaccando a sorpresa, questa superpotenza. Tutto ciò che Stalin ha in seguito impiegato, a Stalingrado come a Kursk, davanti a Mosca e a Berlino, sono i resti di quell’originaria forza di guerra.
L’inizio della mobilitazione generale dell’estate del 1939 nei vari Stati significava, nei fatti, l’entrata nella Seconda Guerra Mondiale. Stalin lo sapeva bene e diede, consciamente, l’ordine per l’inizio della mobilitazione generale il 19 agosto 1939. Da quel giorno la guerra non potè essere più fermata e gli avvenimenti lo avrebbero dimostrato. La mobilitazione generale era stata stabilita in vista di una guerra offensiva; essa non venne intrapresa per la difesa del territorio russo. La mobilitazione generale aveva raggiunto una dimensione così colossale che non fu possibile camuffarla. Hitler aveva anticipato Stalin di due settimane.
Tuttavia, poiché anche le mosse dei tedeschi non potevano certo restare nascoste ai Sovietici ed il veloce riassestamento delle forze tedesche dopo la campagna dei Balcani dava adito a preoccupazioni, il governo russo anticipò la data dell’offensiva contro la Germania, ma meglio sarebbe dire contro l’Europa, alla metà del luglio 1941.
L’attacco tedesco all’Unione Sovietica, che fu per Hitler oltremodo gravoso decidere, fu nel vero senso della parola un attacco preventivo, posto in essere per anticipare un corrispondente attacco dell’Unione Sovietica.
E non fu una decisione sconsiderata, per il fatto che la Wehrmacht non sarebbe stata comunque in grado di rigettare i Sovietici al di là degli Urali. Che questo non sia successo lo si deve in primo luogo ai massicci aiuti arrivati dagli Stati Uniti, quindi al tradimento di alcuni circoli politici e militari tedeschi che lavoravano a una sconfitta della propria patria. Persino Stalin confermò ciò in una conversazione, nell’ottobre del 1944 a Mosca, con l’incaricato speciale americano Averell Harriman.
“Vi è stato un tempo in cui Gran Bretagna e Russia erano da sole in grado di venire a capo dei problemi in Europa. Insieme vinsero Napoleone (con l’aiuto della Prussica) e combatterono contro i Tedeschi nella Prima Guerra Mondiale. Nella Seconda Guerra Mondiale tuttavia Gran Bretagna e Russia non avrebbero potuto disporre della superiorità per battere la Germania. È dubbio che la Germania, senza il pieno dispiegamento di forze degli Stati Uniti, potesse essere battuta”.
Anche Winston Churchill aveva dichiarato, all’inizio dell’estate 1941, che “è da escludere una vittoria fino a quando gli Stati Uniti non entreranno in guerra”.
In occasione dei festeggiamenti per l’Independence Day, il 5 luglio 1950, sempre Churchill avrebbe affermato: “Solo l’America e l’Inghilterra impedirono che Hitler rigettasse Stalin al di là degli Urali”.




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